Bar Snob

Più che altro per non dimenticar(Si)


Bar Snob – Episodio CXII (IX-IV) – 10 XII 2019

Un po’ di amara riflessione sulla supponenza che ci circonda, poi via a sladinare una puntata del Bar Snob non del tutto tipica. Un po’ per scelta, un po’ per obbligo, rimangono in disparte quasi completamente le celebrazioni e le ricorrenze. Come in ogni bar che si rispetti le discussioni si intrecciano e si passa di palo in frasca nell’arco di pochi istanti: i flussi di pensiero battono nettamente la logica, almeno fino all’avvento di Cocco, che arriva con una boccia di Marzemino e tante cose da dire, soprattutto su consumismo, capitalismo e affini. Le discussioni non si interrompono nemmeno quando vengono abbassati i microfoni e alla fine non ci ricordiamo più cosa abbiamo detto in diretta o solo fra noi…un abbraccio particolare a Paolo del quale scoviamo un messaggio vocale giuntoci solo ora, ma inviatoci addirittura il 19 novembre e un grande ringraziamento a coloro che ci hanno seguito e che hanno commentato coi messaggi, da casa, regalandoci aiuto e spunti.

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COPERTINA

Se facessimo un elenco dei difetti, probabilmente me ne riconoscerei una quantità ben superiore alla metà di quelli esistenti al mondo, ma se ce n’è uno che credo proprio di non dovermi ascrivere è quello di essere supponente e dare per scontate le cose, ma soprattutto le persone.

Non mi piace apporre etichette a coloro che incontro, anche se non ho mai avuto paura di dare il mio giudizio. Sono due cose ben differenti, occhio a confonderle grossolanamente!

Forse abbiamo già disquisito da queste parti del concetto di giudizio e a me il ricatto perbenista e cattolico di “non si giudica nessuno”, fa assolutamente accapponare la pelle.

Mi fa rabbrividire ogni volta che lo sento, perché oltre che essere innaturale è anche ipocrita. Anzi: sbagliato. Come dicevo un autentico ricatto, che tende a piallare il sale della vita e dell’onestà. Certo a favore del quieto vivere: ma lo è sul serio?

Tutti giudichiamo e ci mancherebbe altro, lo fa soprattutto chi dice di non farlo e questi lo fanno prevalentemente con supponenza, cioè senza scomodarsi più di tanto dalle apparenze e dal sentito dire.

Ecco questo mi fa girare i coglioni.

Le etichette e la supponenza che ne è generatrice.

Lo so, ancora una volta passo come quello che scopre l’acqua calda e che si fa compatire come l’ultimo dei coglioni e se va bene degli illusi. La cosa non mi crea assolutamente problemi se vi interessa saperlo.

Preferisco questo all’essere un superficiale supponente, di quelli che poi, se ci si va a vedere bene dentro, s’infilano automaticamente nella classifica dei paraculi.

Eppure la supponenza pare proprio avere preso il sopravvento sull’attenzione e sembra dilagare senza grandi ostacoli. Non c’è nessuna diga, nessun anticorpo, ormai, ad arginarne e disinnescarne la vigliacca e subdola violenza che scaturisce dalla supponenza.

È talmente radicata dento le nostre relazioni che spesso i fatti soccombono alle dicerie.

Se ci pensiamo è una roba da matti!

Imprigionare le persone dentro l’immagine che noi abbiamo di loro è assolutamente abominevole, devastante!

Non ci si rende conto dei danni che si possono fare e che si fanno.

Poi anche questa cosa: noi, loro…ma noi e loro chi?

Perché sempre queste distinzioni fatte con la mannaia (dalle nostre parti si direbbe col “Pudai” o al “Maras”, ma abbiamo deciso di darci un taglio intenational, quindi…). Con la mannaia tagliamo a fette quello che ci si presenta di fronte.

Ci dividiamo in categorie, in squadre, in tutto.

Non riusciamo più a dare peso agli individui. Non vogliamo farlo, perché costa fatica, impegno, sacrificio, attenzione. Costa qualcosa di nostro e nessuno vuol più mettere nulla al di fuori di ciò che può tornargli in tasca.

La mannaia lascia spigoli vivi che feriscono, scarnificano e mutilano ciecamente.

Il caso, la cattiveria?

No, solo la supponenza, che fa più danni della tempesta nell’uva!

State più attenti, perché la leggerezza, la supponenza, ai giorni nostri è davvero peggio che dei pugni in faccia.

State più attenti alle persone, perché sono loro il fulcro della vita e mentre, ormai, paiono divenuti solo accessori della vita degli altri…

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VINILE IN SPOLVERO

FIRESTARTER – PRODIGY – EP 12″ (XL, 1996)

78620885_2696048887084335_7542035586220032_n.jpgQuesto vinile dei chilometri ne ha fatti parecchi, sia per seguirmi nelle decine di serate a destra e a manca, che in rotazione sul piatto. C’era dunque bisogno di spolverarlo? Beh, abbiamo ripreso la BB side, ovvero “Molotov Bitch”, suite ipnotica come solo a Prodigy riuscivano. Semplicità al servizio dell’ipnosi musicale, quasi a dare una boccata d’ossigeno dopo le mazzate del brano che da il titolo a questo EP. Per tranquillizzare e far riposare orecchi e mente. La scelta della serata ha anche innescato una bella discussione con partecipi alcuni ascoltatori: tutti concordi nel definire Prodigy una delle band, se non la band più importanti nel portare il sound elettronico anche nei cuuro dei rockettari duri e puri, negli ormai lontani anni ’90, dove questo scontro culturale faceva letteralmente scintille. Un singolo questo che usciva con netto anticipo rispetto a “The fat of the land”, lavoro sulla lunga distanza che consacrò Prodigy come band trasversale e soprattutto globale. Un disco che li fece uscire dal vivace, ma comunque limitato mondo dei Rave (in cui nacquero), per affacciarsi al grande pubblico, che li accolse e  tutt’ora li riconosce come una delle band fondamentali degli anni ’90.

SCHEGGE SONEEKE

REVOLUTION – SPACEMEN 3 – EP 12″ (FIRE,1988)

SPACEMEN_3_REVOLUTION-108518.jpgSe mi si chiedesse in quale gruppo musicale io identificherei Antenna 1, credo che d’istinto risponderei: Spacemen 3. Se mi si chiedesse, invece, per cosa dovrei ringraziare Max, direi sempre Spacemen 3. Non l’elettronicuccia, tantomeno il brit pop e tutti i generi che grazie a lui hanno preso il largo sugli allora 104.7 in FM stereo, ma proprio la band di Jason Pierce e Sonic Boom, che lui mi disse “bisogna che te li studi bene!”. E quanta ragione aveva. Io, forse complice l’età e le esperienze che stavo vivendo a cavallo fra gli ’80 e i ’90 del ‘900, amavo cose completamente diverse e non ricordo nemmeno se mi ci ero mai imbattuto in Spacemen 3. Forse sì, ma non avevo certo la testa per capirli e così, riscoprirli una decina di anni più tardi, mi ha permesso di gustarmeli e il merito, ebbene sì, ancora una volta è di Max. Questo è forse il brano che mi viene in mente al volo se penso alla formazione inglese (che fu ospitata da Antenna Uno Rockstation per un live al Mascotte di Nonantola, oltre che per un’intervista negli studi di Via Marconi 67/b), e che Max mi disse “ascolta questo per sapere di cosa ti sto parlando”. Una bomba…se non l’avete mai sentita, vi invidio: vorrei anch’io risentirla per la prima volta e così sentire dentro l’esplosione e il tiro di quelle due note in croce, grattugiate e bistrattate dall’urgenza espressiva.

 

A SUA INSAPUTA

sdq-851x554.jpgEra dalla prima puntata che non prendevamo in ballo colui grazie al quale è di fatto nata questa rubrica: ed eccolo qui che arriva con una stilettata gelida a ricordarci che dietro ai giri di parole ci sono le persone e i drammi che spesso cerchiamo di coprire con diciture furbine e subdole. Pierpaolo ci ricorda che fermarsi alle definizioni tecniche, ci può servire per lenire il disagio che umanamente sarebbe impossibile altrimenti non provare di fronte a famiglie buttate per strada, così come a tutti i drammi che ormai preferiamo non vedere e vigliaccamente li nascondiamo dietro montagne di fuffa lessicale: ma il dolore è vero e così i drammi che ne sono responsabili. Il decoro delle definizioni è solo per chi non ha voglia di sporcarsi le mani con l’umanità e la sua complessità. Pierpaolo ce lo dice in due righe scarne, come pochi saprebbero fare…

Si scrive “l’outlook di Moody’s sulle banche italiane passa da negativo a stabile grazie alla riduzione dei crediti deteriorati”. Si legge “sfratti”.

(PIERPAOLO ASCARI, FACEBOOK, 04 XII 2019)

 

NON È SUCCESSO NIENTE

CTHULHU

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Citazione letteraria di gran stile nel pezzo scelto quest’oggi per la nostra ormai nuova rubrica settimanale, ovvero quella che va a riprendere gli scritti di Nicolò Targhetta, dalla sua pagina Facebook che da anche il titolo alla nostra rubrica. Da H.P. Lovecraft al global warming è un attimo. Così come per Andrea è stato velocissimo il grattarsi la gola nel tentativo di sembrare il sommo Cthulhu…

– O sommo Cthulhu, oscurità incarnata, le stelle si sono infine allineate e io ti richiamo dalla tua città sommersa! Ascolta il mio canto blasfemo e sorgi o grande oscuro, sorgi e fai precipitare questo mondo nella follia e nella disperazione!- CHI OSA DESTARMI DAL MIO INFINITO SONNO FRA LE ROVINE PERDUTE DI R’LYEH?
– Grande Antico, fonte di ogni malvagità, sono solo il tuo umile servitore.
– SCIOCCO MORTALE, HAI CONDANNATO PER SEMPRE IL TUO MONDO A UN OLOCAUSTO ETERNO! SCATENERÒ LA FOLLIA DI MILLE APOCALISSI SU… CHE FAI?
– Eh?
– DICO, CHE FAI?
– Perdonami, sommo Cthulhu, ora che il rituale è terminato con successo stavo buttando via i resti dei sacrifici umani.
– SI, VABBÈ, MA PERCHÈ LÌ?
– In che senso, sua perversità?
– LI STAI A METTERE NEL SECCO.
– Sì.
– SON RESTI UMANI. ANDREBBERO NELL’UMIDO.
– Sì, va be’, ma mi scoccia. Il secchio sta fuori, ha piovuto, sono in ciabatte…
– MA STA LÀ, LO VEDO. STA NEANCHE A TRE METRI.
– Va be’, ma tanto è uguale, infinito terrore stellare.
– NO CHE NON È UGUALE. NON È UGUALE NO MANNAGGIA LI PESCETTI! BUTTA LA ROBA NEL SECCHIO GIUSTO, CHE MISERIA! NON TI COSTA NIENTE!
– Ma, mio signore…
– COS’È STO ODORE?
– Che odore?
– L’ULTIMA VOLTA NON C’ERA.
– Credo sia… inquinamento, fonte di ogni disperazione.
– INQUINAMENTO.
– Sì.
– FA MALE?
– Be’, sì. Alla lunga, sua oscenità.
– PERCHE’ NON LO DIMINUITE?
– Eh, perché. È una questione complicata, ci sono degli interessi di mezzo.
– TIPO?
– Tipo che in India e in Cina non capiscono perché noi dobbiamo avere gli iPhone e loro no, e così…
– COS’È CHE BRUCIA LÌ?
– Dove, innominabile signore?
– LÌ, LÌ IN FONDO.
– Ah lì. È la foresta Amazzonica.
– CHE LE STATE FACENDO?
– La distruggiamo.
– MA… MA…
– Cosa, araldo della fine dei giorni?
– MA DOVREI FARLO IO.
– Eh, ci siamo presi avanti.
– MA PERCHÈ?
– Anche qui non saprei che dire. Pessima gestione delle risorse? Incapacità di progettare un futuro sostenibile? Ci piace il legno? Siamo delle scimmie con una scarsissima percezione delle conseguenze delle nostre azioni? Chi può dirlo?
– E I VOSTRI LEADER CHE FANNO?
– I nostri leadahaha… scusa, scusa, eterna notte, non volevo sembrare irrispettoso. Ma i nostri politici adesso hanno altri problemi.
– LE GUERRE?
– No, no no.
– LE INEGUAGLIANZE SOCIALI?
– Macché.
– LA POVERTÀ, I CONFLITTI RELIGIOSI?
– I meme.
– I MEME.
– Si stanno impratichendo, sua eternità. Sa, siamo in campagna elettorale. Devono vincere in Emilia Romagna.
– E POI?
– E poi vincere le elezioni.
– E POI?
– E poi governare.
– E POI?
– Eh, è a questo punto che si perdono sempre un po’. No! No! Non guardi da quella parte…
– CHE COS’È QUELLO?
– Il Cile.
– MA SIETE DELLE MERDE.
– Lo so.
– DELLE MERDE.
– Mi rendo conto, o somma aberrazione.
– HO CAPITO.
– Cosa?
– È UNO SCHERZONE.
– Ma no.
– È UNO SCHERZONE. È GIÀ PASSATO QUALCUNO!
– Io…
– V’È SALITO IL PAGLIACCIONE E AVETE VOLUTO FARMI UNO SCHERZONE. PUOI DIRMELO EH, MICA M’OFFENDO.
– Veramente…
– DAI, CHI DEI RAGAZZI È PASSATO? YOG SOTHOTH? NYARLATHOTEP?
– Non credo…
– SI VEDE, DAI. QUESTA È FARINA DELL’ABOMINEVOLE SACCO DI NYARLATHOTEP. LA GENTE CHE MUORE E NESSUNO FA UN CAZZO, IL PIANETA A PUTTANE, LA CORRUZIONE, L’ODIO, IL DISPREZZO RECIPROCO. C’È SCRITTO NYARLATHOTEP SU OGNI ANSA.
– O tenebra delle tenebre, no.
– NO?
– No, somma cacofonia.
– AVETE FATTO TUTTO VOI.
– Sì.
– MA DICO IO, MA PERCHÈ NON POTETE FAR FARE AI PROFESSIONISTI? S’ARRIVAVA QUI, SI IMBASTIVA QUALCHE TSUNAMI, QUALCHE TERREMOTO, ORRORE, GRIDA, CREATURE INNOMINABILI DALLE PROFONDITÀ MARINE E IN DUE SETTIMANE, MASSIMO UN MESE ERA TUTTO FINITO. INVECE NO! CI DOVEVATE METTERE LE VOSTRE NUTELLOSE MANINE MORTALI. L’APOCALISSE COL FAI DA TE! MA GUARDA QUESTI! COSÌ ADESSO VI TOCCA BRUCIARE A FUOCO LENTO.
– Sono costernato, o abisso.
– MA IO MI DOMANDO, MA CHE M’HAI CHIAMATO A FARE?
– Pensavo… a proposito di questo… non so, un aiutino, magari anche solo una consulenza.
– AH. HO CAPITO. TU VUOI CHE IO DIA UNA SPINTARELLA A TUTTA LA FACCENDA.
– È che veramente non ce la faccio più. Sarebbe fattibile?
– ORMAI SON QUI. VEDIAMO CHE POSSO FARE.

 …

– Cos’è Gattini per Salvini? 
– Oh grazie a dio, la fine è vicina.

SCALETTA MUSICALE

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Un diario per fissare momenti e memorie altrimenti perse, dunque, che resta online e sfugge alla sfera privata solo per soddisfare quel poco di vanità che mi tiene lontano dal definitivo annullarmi: in pratica in vita.

Non troverete segreti, perché quei pochi che ho non li racconto e non li ammetto nemmeno a me stesso.

Antonio “Zanna” Zanoli

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