Una delle cose di cui dovrò ringraziare i miei bimbi per sempre è quella di avermi “imposto” la visione di film per bambini, sui quali non avrei altrimenti posto l’attenzione dovuta. Vale per tanti grandi classici che in questi anni ho rispolverato e tante nuove uscite che grazie aal’obbligo di accompagnare loro al cinema, mi sono goduto quanto se non più di loro.
A casa nostra il primo episodio della Saga ambientata nel Fiordo in cui si colloca il meraviglioso regno di Arendelle, è passato sullo schermo dal nostro salotto ad una media di 2/3 volte al mese negli ultimi inverni. Uno dei film per “serata cinema” (casalinga), più gettonati in assoluto di casa Zanoli. Il tema principale (in Italiano “All’alba risorgerò“) ha rimbombato per settimane anche grazie ad una bambola canterina di Elsa, regalata a mia figlia per il suo ormai “lontano” quarto compleanno. La so a memoria anch’io e in me suscita amore/odio. A volte straziante litania ossessiva, in altri casi capace di stimolare emozionanti ricordi. La bambola ha rischiato di finire indiscarica più volte,soprattutto quella volta che da me accidentalmente pestata ha iniziato in sfavillanti lucine color ghiaccio a gracchiare a squarciagola la celeberrima canzoncina in piena notte, svegliando tutti e regalandomi montagne d’insulti.
Con queste premesse, come potete immaginare, il mantra “papi andiamo a vedere Frozen II?” è cominciato ben prima della sua uscita avvenuta solo questa settimana. Il cinema è uno di quei lussi al chiuso che in maniera totalmente arbitraria, ritengo meritevole di essere perseguito e ai quali non ho troppi problemi ad accondiscendere anche per i miei piccoli (altrimenti al limite del vessato su tanti altri temi “moderni”, dai tablet ai centri commerciali, che conoscono giusto di straforo). Una passione che ho e che non mi dispiace trasmettere, per quanto sedentaria per il corpo, ritengo molto stimolante per la mente.
Per non esagerare nelle premesse, ma come potete immaginare, resisto poco meno di tre giorni e ieri (sabato 30 novembre), mi dirigo con prole verso il meraviglioso cinema Belvedere di Castellarano (già la nostra Sassuolo è ancora e dopo anni priva di un proprio cinema cittadino, che permetta la visione delle ultime uscite senza necessità di inquinanti spostamenti in auto…). Partiamo presto e in preda a una fregola che nemmeno prima di un derby allo stadio e il tempo di attesa è sufficiente per sgranocchiare per intero il grande sacchetto di pop-corn di rito (altra concessione al consumismo yankee al quale non so dire di no, ma l’erbazzone e il gnocco fritto al cinema mi paiono scomodi, anche se ho fatto pure quella…).
Finalmente il film inizia e cadiamo tutti e tre in una sorta di catalessi. Concentrazione che non si schioda nemmeno a causa delle solite lucine maleducate di genitori, lasciatemelo dire, stupidi: sia per il gesto fuori luogo, che per la mancanza di rispetto, ma anche per l’occasione persa di godersi uno spettacolo meraviglioso.
Lo si capisce fin dalle prime battute che quello che stiamo per vedere è un altro piccolo capolavoro, che fa intuire immediatamente anche che si punta più di quanto non accada all’interno del suo illustre predecessore, sul musical. Il tormentone forse non ha la stessa potenza (anzi, togliamo il forse), ma in compenso sono tante le parti cantate che danno un’aria di sogno e di leggerezza al racconto. E dire che a me i musical normalmente annoiano. Ho letto chi paragona questa produzione a quelle di Broadway, ma personalmente non ho l’esperienza e la cultura per confermare o meno questa posizione.
La storia parte e con essa l’avventura. I personaggi principali sono quelli che abbiamo conosciuto qualche anno fa, ma quello che fa probabilmente il salto di qualità maggiore nelle gerarchie è Olaf, il pupazzo di neve animato dalla magia di Elsa, che conferma la sua indole comica e regala i momenti di ilarità necessari ad alleggerire una trama altrimenti piuttosto impegnativa, soprattutto per i più piccoli. Si ripesca il passato e si va alla ricerca della verità che ha obbligato a questo presente, per capire se ci sia o meno un futuro: quello che probabilmente sarebbe bene facesse anche chi si candida alla guida non di Arendelle, ma delle nostre nazioni e quindi del nostro futuro (il bello dei flm animati è che possono avere letture più o meno profonde e in questo, la Disney, spesso ci mette del suo con bagni di morale non indifferenti).

Se c’è un liet motif è poi quello dell’importanza delle solidarietà, ma soprattutto del non cedere alla facile lusinga dell’abitudine e del conservatorismo dello status quo. Anna è colei che lotta per mantenere tutto com’è, ma alla fine sarà quella che dovrà fare del suo meglio per garantire che le cose possano cambiare, ovviamente in meglio. Stravolte, ma non per questo negative, anzi, finalmente incanalate nella maniera ideale a mettere tutti a proprio agio e tutti al servizio per rendere il mondo un posto migliore.
Nel mezzo, avventure fantastiche fatte di acqua, fuoco, vento, terra e naturalmente ghiaccio, nella quale sono pericolosamente fissate le verità scomode del passato, senza le quali è però impossibile guarire i mali del presente e dunque agire per un futuro migliore per tutti. I rischi dell’uscire dalla propria comfort zone sono parecchi e i pericoli di pagare un prezzo altissimo sono più che tangibili. Ci vuole coraggio, perché la verità non sta nella convenienza, ma è conveniente avere il coraggio di liberare la verità, costasse abbattere muri o dighe che anziché progresso, hanno solo portato ad essere schiavi di ciò che siamo abituati a chiamare modernità.
Un film davvero spettacolare, emozionante e coinvolgente e carico di spunti di riflessione per noi grandi: se solo riuscissimo a non dare le cose per scontate, tipo che al cinema a vedere questi lungometraggi si deve andare solo per accompagnare i piccoli e nel frattempo tanto vale rompere le scatole con gli schermi del proprio palmare. I miei bimbi hanno riso e si sono divertiti…io addirittura, di nascosto nel buio della sala gremita, mi sono anche commosso.
La menata della memoria dell’acqua, però mi è piaciuta poco…ma non voglio rovinare con uno spadone il ricordo di un bellissimo sabato pomeriggio tardo autunnale, davanti ad una storia avvincente, emozionante, vissuta coi miei bimbi al mio fianco.

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