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Lei non sa che sogno io – Puntata 11 – Luciano

Lei non sa nuovo

Dopo la sbornia di soddisfazione derivante dalla ripresa delle registrazioni di Lei non sa che sogno io avvenuta il mese scorso, rieccoci in un batter d’occhio a picchiare il ferro finché è caldo e con la mente del programma, Marcello, ci ritroviamo nella sede Anffas dell’Albero d’Oro a Sassuolo per questa nuova tornata di  registrazioni. La prima ci permette di accogliere davanti al nostro meraviglioso, nuovo impianto, Luciano.

È la prima volta che abbiamo come ospite una persona che anagraficamente potrebbe essere tranquillamente nostro padre e la cosa mi mette un po’ di soggezione, come sempre ne ho avuta per gli anziani. Quella buona, quella che qualcuno chiamerebbe piuttosto deferenza. Luciano comunque è un vulcano e pare un ragazzino. Incontenibile. rende impossibile non appassionarsi subito a lui e far cadere ogni tipo di timore reverenziale.

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Ci vuole veramente poco per capire che ci divertiremo come dei salami (come direbbe Marcello) e che impareremo tante cose. Innanzi tutto la dolcezza. Luciano tracima di questa caratteristica e non lesina particolari di vita vissuta che lo confermano ad ogni piè sospinto. Quando parla di suo padre gli brillano ancora gli occhi. Sono passati numerosi decenni dagli accadimenti che ci vengono raccontati a cascata, ma a Luciano brillano gli occhi come se li vedesse ancora. Da padre non posso che sognare che un giorno o l’altro i miei figli possano parlare con così tanto amore, ammirazione e trasporto di me…la vedo dura, ma è bello avere dei sogni!

E Luciano ne ha ancora tanti. Non ha solo racconti che vanno da quella volta che il papà inchiodò niente po po di meno che Enzo Ferrari, a quell’altra in cui lì in Via Fenuzzi c’era questa e quell’altra attività. Luciano appena può ci dice: oh ragazzi, questa cosa della radio bisogna che la facciamo come si deve e parte come un razzo, avanti, incurante delle sue primavere che fra non molto saranno ottanta.

Luciano con i suoi vivaci occhi chiari è un raggio di sole che squarcia il tempo. Non la pioggia incessante che cadeva nei giorni delle registrazioni, ma proprio il trascorrere del tempo, che pare non avere senso per lui: fuori dal tempo e fuori dal comune. L’ora in sua compagnia è carica di risate, che non si fermano mai. Un fiume in piena per il quale non si può che provare sana invidia e grande ammirazione.

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Un diario per fissare momenti e memorie altrimenti perse, dunque, che resta online e sfugge alla sfera privata solo per soddisfare quel poco di vanità che mi tiene lontano dal definitivo annullarmi: in pratica in vita.

Non troverete segreti, perché quei pochi che ho non li racconto e non li ammetto nemmeno a me stesso.

Antonio “Zanna” Zanoli

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