Pare che uno scienziato canadese, tal William Roberts in forza all’università del Western Ontario, abbia svolto specifici test ed esperimenti per studiare il comportamento animale in ambito di percezione del tempo e di memoria. Dopo aver osservato i risultati di questi esperimenti ha poi elaborato l’ipotesi che i Topolini utilizzati per queste prove (nessun topo morto o maltrattato a quanto mi è dato sapere…), avessero memoria episodica, ricordano cioè un avvenimento particolarmente saliente (il ritrovamento di cibo in un labirinto, nello specifico dei test), ma che col passare del tempo questa memoria diveniva palesemente sempre più offuscata, fin a renderla insufficiente per la ricerca del cibo stesso (elemento piuttosto importante per chi non salterebbe la cena per potersi permetere smartphone, SUV e status simbol antropici vari). Lo studioso americano conclude dicendo che “La ricerca dà ragione alla teoria che gli animali siano “bloccati nel tempo”, senza alcuna percezione del passato e del futuro”.
Bloccati nel tempo.
Ecco come pare di essere a molti di noi di fronte all’incedere della cronaca politica e sociale del nostro paese. Qualcuno dice che in realtà siamo di fronte ad un’evoluzione, ma quello che a me pare è proprio che i ricordi svaniti grottescamente nei meandri della brama di vivere e affermarsi, stiano ora ritornando, ma non dalla memoria, bensì dalla contingenza.
I ragionamenti sono figli del proprio tempo, solo che il tempo scorre sempre più velocemente e così annebbia il senso dello stesso, rendendo invisibili e dunque impraticabili a chi (forse), giustamente vuole viaggiare sicuro e senza troppe soprese e rischi. A chi vuole sapere a cosa va incontro, a chi vuole avere la ragionevole garanzia che i propri investimenti in termini di impegno e di tempo siano ripagati in modo equo e corretto. Ho fatto, ergo, merito! Tutto ciò che mette in discussione questo granitico assioma va combattuto ed eliminato. Gli anticorpi devono fagocitare ogni questione che potrebbe spostare la logica nella quale si sono impostate le coordinate della nostra esistenza.
Anticorpi. Quante volte in questi giorni ho sentito utilizzare questa parola per descrivere le sardine che si raggruppavano nelle piazze d’Italia ad intonare canti partigiani e per dar vita ad una composta protesta (quasi elegante ci tengono a far notare tutti), contro l’imbufalimento della politica, sempre più inglobata nelle dinamiche del wrestling, anziché quelle della filosofia, del pensiero e del ragionamento.
Che poi basta essere a cena con degli amici per capire che il problema è serio. Anni e anni di propaganda hanno fatto danni immensi e anche persone insospettabili, intelligenti e per bene, hanno ormai assimilato in modo osmotico le parole d’ordine che da una parte sono state sbraitate e nessuno, per paura di perdere qualche simpatia, ha voluto prendersi la responsabilità di disinnescare. Ora queste parole e i concetti che rappresentano sono così radicati nell’immaginario comune che metterle in discussione è dura quanto dovrebbe essere per una mente lucida e razionale anche solo concepirne la discussione, Assurdità che vengono reiterate e numeri che fanno a pugni con la percezione, ma spesso, sempre più spesso, perdono il confronto. La paura di rimettere in discussione i propri standard porta sempre più acqua al mulino di quello che ci siamo abituati per comodo e nella solita schiacciante necessità di comoda sintesi, a chiamare populismo, ma in realtà sarebbe meglio chiamare con il proprio nome: delirio collettivo per crisi di panico, indotta dal timore di perdere qualcosa.
Le sardine hanno messo in luce molte cose. Forse la principale è che l’assenza di politica è talmente conclamata e subdolamente infiltrata nella nostra società, che ormai quando la politica arriva a fare capolino viene attaccata dagli anticorpi esattamente come se fosse una malattia: in modo preventivo, prima ancora di stare a sentire, di analizzare. Basta la parola politica per far scattare sull’attenti i linfociti e compagnia bella. Ma di questo avevo già parlato qualche giorno fa (per chi volesse leggere, basta cliccare qui) e non vorrei ripetermi, ma preferibilemente tentare di evolvermi nel ragionamento.
Sono anni che siamo martellati con percezioni che stimolano i nostri timori di perdere ciò che abbiamo: sicurezza, immigrazione, scontri di civiltà, di religione, di visione. Ecco la visione degli ultimi anni si potrebbe riassumere nelle regole del marketing, nel suo linguaggio e nella fredda spietatezza tecnica con il quale lo si deve applicare per renderlo efficace: per essere uomini di successo; per essere qualcuno. Talmente martellati che abbiamo creato una società abbindolata dalle sintesi, dagli slogan e soprattutto sopraffatta dalla paura. Una società in cui una reazione passa per rivoluzione, dove ci si scomoda solo per andare contro, anziché incontrarsi per tornare a dare peso ai concetti, primo fra tutti quello della politica.
Le sardine che riempiono le piazze in queste settimane sono il meglio che al momento potevamo sperare? Forse, ma io con un po’ di impertinenza voglio chiedermi e valutare se per caso non siano in realtà l’ennesimo segnale (o frutto?), di decadenza della nostra società, che non ama analizzare, ma solo compattare in modo da rendere semplici le cose difficili. Ama riconoscersi, ma poi tornare a casa propria. Ama distinguersi, ma non necessariamente mettersi in gioco.

Faccio spesso esempi (questo in particolare), con il primo soccorso, perché per tanti anni l’ho insegnato nelle scuole e nelle fabbriche, oltre che nella società civile e mi pare un modo chiaro per disegnare il quadro: per soccorrere una persona vittima di uno scompenso è necessario capire da che cosa questo sia causato e per primi, anzi con solerzia, meglio dire urgenza, vanno valutati tre fondamentali elementi: il respiro, il battito cardiaco e la coscienza. Se mi metto a steccare una gamba rotta a chi ha in atto un infarto, avrò un cadavere con una meravigliosa quanto inutile steccatura. Ecco, le sardine a me sembrano questa cosa qui per il momento e non sapete quanto vorrei sbagliarmi e spero di sbagliarmi, ma non mi sento un disfattista nel dar voce ai miei dubbi, motivandoli come sto provando a fare, cercando di non farmi sedurre dal facile qualunquismo del “non ci sono speranze” e sapete che mi sento presuntuosamente certo di avercela fatta, almeno per ora?. Il male è così profondo che le sardine probabilmente non si rendono conto di portarne in parte il germe che ora stanno lì a combattere con composta, educata, morigerata e intonata protesta. Questo non significa che il movimento delle sardine (ma è un movimento?) sia inutile, sbagliato o dannoso. Sempre che non le si voglia santificare, perché allora sì che la questione diviene molto pericolosa: anestetizzande, autoassolutoria e incoerente con la storia del nostro paese.
Certo, le sardine hanno fatto capire che i castelli di carta costruiti dagli “uomini forti” (tutti!!!), che si sono alternati alla guida delle massime istituzioni politiche del nostro paese da ormai un paio di decenni almeno, avevano le fondamenta sulle sabbie mobili. È bastato pochissimo per mettere in crisi costruzioni che per quanto labili e instabili, sembravano impossibili da intaccare. Ci ha messo anni di lavoro il Capitano per costruire il proprio mondo, ma bastano quattro ragazzi volenterosi che richiamano alla pacatezza e ad uno stile sobrio, per mettere in crisi questo sistema. Ci hanno messo anni quelli del cenrosinistra (sia quelli più in mezzo, che quelli che pensano di essere più a sinistra), per crearsi l’immagine dell’unica alternativa possibile al baratro, ma bastano sempre quei quattro ragazzi a dimostrare che dire qualcosa di risoluto e chiaro era ciò che serviva per risvegliare almeno un briciolo di coscienza collettiva e riempire di nuovo le piazze anche sotto la pioggia. Cose semplici che divengono fondamentali: dire come la si pensa su qualcosa. Bene: le sardine hanno detto come la pensano sui modi del centrodestra, ciò che manca ora, se vogliono esserne alternativa vera è dire cosa ne pensano sulle loro politiche.
Il sospetto è che per il momento non lo facciano, perché forse entrare più nello specifico dei temi riempirebbe meno le piazze e susciterebbe meno indigniazione? Io il sospetto ce l’ho, perché ho visto foto di sardine sui social, le stesse facce che ieri erano convinti sostenitori di Minniti o del Jobs Act, delle liberilizzazioni totali, della bretella campogalliano-sassuolo. Cosa c’entrano queste cose? Beh…la politica è poi queste cose. I modi sono solo marketing e per quanto beceri e disgustosi, a volte anche portatori di sostanza avvelenata, rimangono ancora marginali rispetto ai danni fatti con le scelte politiche di ampio respiro, che non mi pare abbiano visto molti scontri di opinioni fra le maggiori espressioni politiche del paese, da molto tempo a questa parte. E le sardine, vorrei proprio saperlo, sa che parte stanno rispetto a questi temi, perché secondo me sono quelli che a cascata giustificano i modi che giustamente esse combattono.
È vero come dice qualcuno che intanto le sardine hanno fatto sì che Salvini non facesse la solita pasaggiata propagandistica nel centro di Modena o di Reggio, ma questo per me è solo il segnale che rende palese in che vuoto di coscienza politica, benaltrismo, disimpegno totale e in parte d’incoerenza stia soffocando il nostro paese.
Quando sento uno dei promotori della prima grande adunata di piazza bolognese sfottere Salvini (“…noi siamo riusciti ad imparare il suo mestiere in sei giorni…”), io tremo già, perché si consolida in me il sospetto che mi porta a pensare che ancora una volta non riusciremo a cambiare le regole d’ingaggio, ma al limite conosceremo altri attori di un gioco al massacro dell’unica cosa che servirebbe oggi: politica vera!
Dall’altra parte invocano i gattini, che da veri bulli e con sornione menefreghismo, in barba alla logica, ma con il diritto imperituro di dar voce al proprio istinto, dovrebbero arrivare per mangiare le sardine…immagine più deprimente dello stato di incoscienza civile che anima e paradossalmente, ma stando alla logica dell’autoassoluzione, ovviamente sostiene su livelli numerici ciclopici il centrodestra odierno, non potevano fornircela.
Sta a vedere che le sardine e i micioni del centrodestra son solo la faccia della stessa medaglia che ci ostiniamo a tenere ben nascosta e che alla fine ciò che vogliono è solo prendersela con quei topolini che non fanno altro che fornire pazientemente e responsabilmente le proprie vite per gli esperimenti…

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