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Più che altro per non dimenticar(Si)


Aïlo – Un’avventura fra i ghiacci

Uggiosissimo sabato pomeriggio di fine novembre e sono solo coi bimbi. Non vado, ma soprattutto non li porto al cinema da tempo immemore. Abbiamo spesso scelto i boschi, lo stadio e altri passatempi, che hanno, senza la volontà di farlo, escluso il cinema dalle possibilità con cui arricchire e strappare all’ozio i nostri fine settimana. Quasi per caso butto un’occhiata su cosa danno al cinema, perché in effetti non mi spiacerebbe, la sera, tornare a curare anche questa mia passione e salta fuori che da lì ad un’oretta inizierà in uno dei cinema multisala a noi più comodi, la proiezione di un documentario che si basa sulla vita di una renna. Aïlo, per l’appunto. Dai suoi primi attimi di vita, fino alla chiusura di un ciclo vitale suo e della mandria di renne che con lui sono protagoniste di questo interessante lavoro, ergo un annetto.

Scattiamo e cerchiamo di incastrare ogni cosa e alla fine ci troviamo io e i bimbi seduti comodamente mentre stanno per iniziare le primissime immagini mozzafiato di questo lungometraggio condensato in circa 80 minuti.

Nevica e il vento è forte. Martoria gli occhi che i bimbi dicono subito che son tristi, di una mandria di renne che si sta preparando a vivere l’ennesima, lunga e faticosa giornata sulle alture della Lapponia. Sono al di fuori della linea della vegetazione, nella più aspra delle situazioni. Dalla neve alta dal ghiaccio emergono solo alcune rocce e l’orizzonte è monocromatico. Penso subito che sia stupefacente come esseri viventi possano resistere in quelle condizioni ed anzi come abbiano “scelto” di passare l’inverno proprio lì, adattandosi a nutrirsi di licheni, per essere più protette dai predatori che non possono insidarli a causa dell’altezza della neve.

Ma sta per giungere la primavera e correndo lungo la solita pista che questi animali si “tramandano” di generazione in generazione, si preparano a scendere nelle praterie e nei pascoli che sovrastano gli spettacolari fiordi.

Aïlo decide di nascere prima che chi lo sta portando in grembo sia riuscita a giungere comodamente e tiepidamente a destinazione. Sono ancora lungo il percorso e la mamma deve decidere se correre il rischio di abbandonare la mandria e curarsi del proprio piccolo o abbandonarlo al proprio destino (morte certa), lì in mezzo alla neve, quando ancora non ha imparato a reggersi in piedi e avere però quasi certe possibilità di salvare la propria esistenza. Dopo un po’ di titubanza e quando pareva che l’egoismo la spuntasse, i due istinti si dimostra più potente e quindi vince quello materno. Da qui inizia un’avventura descritta da immagini ed emozioni mozzafiato.

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Una giovane renna ha cinque minuti per imparare a reggersi in piedi, altri cinque per imparare a correre e altri cinque per imparare a nuotare. Così racconta l’evocativa voce narrante che nella versione italiana è affidata a Fabio Volo (bravo perché interpreta i testi con naturalezza e scollegando un po’ dal fare tipico delle voci da documentario, dando sale e pepe quando necessario).

Le avventure, i pericoli, le conoscenze si alternano senza dare scampo alla noia. Vi chiedete come si possa parlare di una piccola renna per quasi un’ora e mezza? Di argomenti ce ne sono e di possibili variabili altrettante. Quando poi non parlano direttamente di lei, si descrive ciò che sta attorno, in un mondo che per quanto inospitale ha trovato il modo di accogliere forme di vita complesse, che a tratti assomigliano in modo spaventoso a quelle degli umani. Dalle capriole alle sfuriate materne.

 

Il documentatio non risparmia la crudezza della natura, ma non ci sono immagini che lo rendano violento o sconsigliato per la visione anche dei più piccoli: certo, se volete tenerli sotto una campana e non spiegare che cosa sia la morte o perché i lupi cacciano le renne, questa visione non fa per voi. Se al contrario avete voglia di rispondere a tante domande e infrangere quella campana di vetro, assistere alla proiezione di questo bellissimo film documentario può darvi una grossa mano: anche agli adulti, per imparare cose che forse non sapevate o per ricordare cose che forse vi siete dimenticati.

Ci sono spesso riferimenti anche ai danni che l’uomo ha causato al naturale incedere degli eventi naturali, come il semplice creare strade, che però tagliano le piste di queste necessarie migrazioni e quindi mettono a repentaglio la sopravvivenza di chi assieme a noi vive su questa terra: dal lupo al ghiottone. Il clima che cambia può anche mutare questi ritmi che sono regolati dall’istinto dal tempo dei tempi. Dobbiamo preparci a rendere conto anche di questo, se proprio non abbiamo intenzione di modificare repentinamente il nostro comportamento. Come si sa la natura alla fine vince sempre, solo non si sa sotto quale forma…non necessariamente, anzi molto probabilmente non quella umana.

Come già accennato un paio di volte le immagini sono assolutamente spettacolari, la storia è avvincente e a tratti anche molto divertente (personaggio che spacca è assolutamente l’emellino! Non me lo sarei mai aspettato). Amara e crudele quanto lo è la realtà, dove anche un eccesso di passione e di determinazione nel raggiungere uno degli scopi principali in natura, come la riproduzione, possono per uno strano gioco di sfortuna, portare a condividere la morte, incastrati al destino proprio del nostro avversario.

Forse un po’ troppo dilatato nella seconda parte, ma assolutamente bellissimo! Portateci i vostri bambini, ma come dicevo poco sopra, solo se non avete paura della natura e di farvi fare, ma anche di farvi delle domande, quindi uscire dalla vostra comfort zone.

 

 



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Un diario per fissare momenti e memorie altrimenti perse, dunque, che resta online e sfugge alla sfera privata solo per soddisfare quel poco di vanità che mi tiene lontano dal definitivo annullarmi: in pratica in vita.

Non troverete segreti, perché quei pochi che ho non li racconto e non li ammetto nemmeno a me stesso.

Antonio “Zanna” Zanoli

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