Episodio un po’ sconclusionato a causa dei due gestori del Bar Snob che non sono, come si suol dire, proprio in bolla. Un po’ sulle nuvole, arruffoni, ma comunque ben supportati da casa con una partecipazione record rispetto alle altre occasioni. Sono tanti gli ascoltatori che soprattutto nella prima ora di programma vogliono dire la loro sul’argomento più caldo del momento, ovvero la manifestazione e il movimento delle Sardine. Ma si parla anche di cose più leggere con Lino Banfi intossicato di caffè con utopia e il ricordo della strepitosa Anna Marchesini nei panni della Sessuologa Merope Generosa. Parliamo ancora di clima e dei danni che i cambiamenti ci dicono produrranno anche sull’economia. Tante citazioni dal cassetto dei ricordi di film anni ’90, poi ancora un’estratto dalla pagina “Non è successo niente”, interpretata al meglio delle nostre capacità. Bjork e Arianna Porcelli Safonov a chiudere le due ore settimanali che anche in questo caso sono volate via, nonostante tutto!

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COPERTINA
Il desiderio di ascoltarsi, di capirsi e dunque di rispettarsi ormai è svanito nel nulla e con questo incipit mi pare di non dire nulla di nuovo. Anzi, mi rendo conto di dire qualcosa di ormai ripetuto all’ignoranza. Probabilmente solo io e da questi microfoni, l’avrò già detto decine di volte e così rischio solo di fare la figura del disco rotto, che si vede rimbalzare in una eco eterna le proprie istanze, da un muro di gomma che diviene ogni giorno più spesso e più alto.
Come dicevo già la volta scorsa, passa un po’ la voglia di fare discorsi e di provare a scalfire questo fiume in piena di assolutismo dogmatico e/o arrogante, che assilla anche chi non ti saresti mai aspettato. Ci si indigna per qualcosa e non ci si accorge nemmeno più che si reagiasce con la stessa modalità che ci ha indignato. Un cortocircuito o semplicemente il solito benaltrismo da quattro soldi.
I bulli fanno schifo, ma appena ci si accorge della possibilità di sconfiggerli o di aver vinto una battaglia contro di loro, li si bullizza; e la cosa più grave è che sembra giusto così. Quando poi ci scappa la fatidica frase: se l’è proprio cercata, siamo al capolinea: ci si qualifica ufficialmente per ciò che si è, ovvero dei bulli.
È un po’ il concetto della pena di morte…ammazzare è sbagliato e tu per punire chi lo ha fatto che fai? Lo ammazzi…
Diventa un cane che si morde la coda, che credendola il nemico da sconfiggere la rende quindi il proprio, stesso nemico.
Perché a quanto pare l’importante è averne uno. Qualcuno o qualcosa contro cui andare.
Nel frattempo ci si dimentica di quello che sta succedendo, come se spostare l’attenzione annullasse i disastri in cui si è immersi.
A forza di dai e dai, ci si scorda di quello che ci sarebbe da fare.
Da Venezia alla Lucania si va sott’acqua, esattamente come da anni stanno prevedendo i climatologi e la stragrande maggioranza degli scienziati che si occupano di clima, territorio, inquinamento e via discorrendo, ma si preferisce parlare di Ius Culturae e ovviamente andare a tirare fuori liste interminabili di occasioni in cui queste cose sono già accadute: dimenticando di far notare che però stanno accadendo in periodi ristrettissimi come non mai. Come se a negare il guaio, non esistesse: dei bimbi capriocciosi.
Ed ora già vi sento digrignati e rabbiosi (che non vedevate l’ora!!!), sputacchiare contro la radio un “perché, non è mica importante lo Ius Culturae?!?”.
Calma: sì lo è, non c’è dubbio alcuno: lo è!
Vi faccio solo notare, che se come è successo agli amici di Venezia che ho sentito in questi giorni, nel soggiorno non vi trovate sardine, intese come rispettabilissimi e gagliardissimi attivisti contro chi li vuole legare, ma sogliole, sì intese proprio quelle che normalmente mettereste in padella impanate, beh, forse sarebbe bene non dico fare una scala di priorità che escluda qualcosa che sentite così fondamentale (e che sono convinto anch’io lo sia), ma che nemmeno lo si utilizzi per coprire qualcosa di oltre che fondamentale, urgente e gravissimo.
Però, alla fine ci si ritrova qui a rincorrersi l’un l’altro, per obbligarsi ad avere un nemico comune.
Poco importa che alla fine, dopo gli slogan, sulle cose veramente imminenti da sistemare, il presunto nemico e il presunto eroe dicano fondamentalmente la stessa cosa: è così non ci resta che tirare fuori la stortura del meno peggio.
E chi mi conosce lo sa come la penso sul meno peggio…
Se vi va, sinteticamente e visto che piacciono tanto le battute la chiudo subito questa solita sfuriata nel nulla: i mali sono mali, se volete avere fiducia bisogna iniziare a fare del bene. Poi ci sono mali che si portano dietro anche quel poco di bene che si può aver fatto.
Se rendi impossibile la vita, se ammazzi la gente di lavoro, stress, inquinamento, ingiustizie, sai cosa importa se lo fai con lo Ius Culturae o senza?
Che va fatto (lo dico per la terza volta!!!), ma se non mettiamo mano ad altro, qui non ci arrivano i nostri figli a godersela davvero questa importante conquista di giustizia sociale per la quale è giusto battersi!
Schiodate il culo dal divano, ma non solo per dire che in piazza c’eravate, con un selfie e via. Dateci dentro: reimpostate le vostre esistenze proiettandole al futuro.
Altrimenti son solo pose per Instagram.

VINILE IN SPOLVERO
CASSIUS 1999 – CASSIUS – 12″ (HBF/JUSTICE/VIRGIN, 1999)
Una delle pietre migliari del French Touch di fine anni ’90, che contribuiva a proiettare la notorietà dell’house transalpina a livelli stratosferici. Uno di quei dischi trasversali: ormai sdoganata la musica elettronica e disco anche negli ambienti più eclettici e indipendenti (ma qui d’indipendente non c’era proprio nulla…), sfondò oltre che nelle piste di mezzo mondo, anche se quelle dove normalmente si era avvezzi a suoni più rudi e alle chitarre. Antenna Uno Rockstation, l’Oasis e i locali dove i nostri Dj dell’epoca si impegnavano a far ballare, non si fecero scappare l’occasione e l’apertura culturale ormai definitiva, per proporre a heavy rotation questo brano anche nelle proprie scalette. Purtroppo il duo parigino si è rotto forzatamente, proprio alla vigilia dell’uscita del loro ultimo disco, vista la tragica scomparsa di Philippe Zdar, avvenuta nell’estate da poco conclusa.
SCHEGGE SONEEKE
NEW FORMS – RONI SIZE REPRAZENT, Doppio LP (TALKING LOUD, 1997)
Impensabile non trovare questo disco nella collezione custodita fra le mura di Casa Corsini a Spezzano e quindi negli scaffali della Fonoteca dedicata a Max. Infatti a disposizione fra i vari titoli che lì sono presenti, non c’è solo il doppio LP, ma anche il singolo di “Heroes” in 12″ (e l’ascolto della serata è andato proprio su questo che è l’ottavo brano nella scaletta dell’album). Un disco che andava a gettare un ponte e che cambiava la prospettiva di fruizione della da poco nata musica “jungle” o “drum’n’bass”: da un’esclusiva fruizione sulle piste da ballo, con potenti incedere cadenzati e bassi scuoti budella, ad atmosfere pastello, morbide e dalla consistenza della seta. La finezza dei suoni caratteristici del disco, riportano spessissimo a sofisticati ambienti jazz, voci morbide e delicate a sedare i trotti impazziti della drum machine, che non picchia duro sul rullante, ma essa stessa si ammorbidisce per lasciare spazio a contrabbassi e morbidi svolazzi sintetici. Un disco che ha aperto anche in questo caso, seppur di fatto abbia rinchiuso il produttore di Bristol in una gabbia dalla quale non è più stato possibile liberarsi. Ancora buone cose nel suo procedere di carriera, ma di certo nulla che possa ambire alle vette raggiunte da questa meraviglia.
A SUA INSAPUTA
Basta poco per capire che il cortocircuito innescato da tutta la vicenda legata a Stefano Cucchi non può essere ridotta,come qualcuno ha voluto fare, ad una mera argomentazione da campagna elettorale. In gioco c’era e c’è tantissimo. Il baciamano del Carabiniere ad Ilaria Cucchi sono l’emblema di chi ha capito cosa si è difeso, assieme alla dignità della famiglia Cucchi, alla giustizia. Chi non lo dovesse capire, beh, ha ragione Giancarlo quando dice che, forse, è un coglione e non vale nemmeno la pena perdersi in troppe parole e spiegazioni.
Recenti studi scientifici hanno stabilito che chi non arriva a capire che la sentenza Cucchi è a garanzia di ogni privato cittadino e della sua sicurezza individuale, forse, è un coglione.
Giancarlo Frigieri (Facebook, 15/11/2019)
NON È SUCCESSO NIENTE
PERCHÈ NON TI SEI INCAZZATO?

Nuova Rubrica? Mah forse è ancora presto per dirlo, ma ci stiamo seriamente pensando. Gli scritti di Nicolò Targhetta (che potete trovare oltre che in libreria, anche su Facebook alla pagina “Non è successo niente”), ci stanno ispirando e ci stanno facendo divertire. Facciamo un po’ come possiamo nel reinterpretarli, ma spero che rendano almeno un po’ l’idea che noi ci siamo fatti nel leggerli. Divertenti, certo, ma anche carichi di riflessioni. Voi ad esempio quand’è che non vi siete incazzati, quando invece, diciamocelo chiaramente, avreste dovuto?
– Ti ricordi quando non ti sei incazzato?
– Eh?
– Dico, te la ricordi la prima volta che non ti sei incazzato?
– Io… non ho capito… stavo qua a mangiare le gocciole…
– Quand’è stato?
– Cosa?
– Quand’è stato che hai cominciato a non incazzarti.
– Ma non saprei…
– È stato quando hanno detto quella cosa orribile?
– Che cosa orribile?
– Lo sai.
– Eh, ma ne dicono tante.
– La prima.
– Non mi ricordo bene.
– Sì che ti ricordi.
– Va bene, mi ricordo.
– Perché quella volta lì non ti sei incazzato?
– Ma erano quattro gatti.
– Ma era una cosa veramente brutta da dire.
– Sì, però lo capisci pure te. La madre dei cretini…
– Va be’, ma poi?
– Poi cosa?
– Poi quando hanno trasformato quella cosa brutta da dire in un partito?
– Ah.
– Lì perché non ti sei incazzato?
– Ma perché è la democrazia, uno ha il diritto di… di… associarsi in…
– C’è una costituzione.
– Sì, va bene. Ma non è che possiamo star lì a rompere i coglioni a tutti. Poi, parliamoci chiaro, questi non hanno mai contato niente politicamente. Non valeva la pena incazzarsi.
– E quando hanno iniziato a contare?
– Eh?
– Dico, quando hanno iniziato a contare politicamente perché non ti sei incazzato?
– Ma a quel punto i tempi erano cambiati, loro erano cambiati. Era un’altra cosa. Le sfumature viravano più sul pastello.
– Sicuro?
– Abbastanza.
– E quando hanno iniziato a dire il falso?
– In che senso?
– Il falso. Il falso su persone, numeri, statistiche, realtà sociali, economiche, politiche. Perché non ti sei incazzato?
– Ma dai, ma erano così buffi! Ste faccette, sti personaggi da commedia dell’arte. Con la cadenza, le fronti sporgenti. Chi vuoi che credesse a quello che dicevano sti pupazzi.
– Poi però hanno cominciato a crederci.
– Eh, sì. Poi sì.
– E tu perché non ti sei incazzato?
– Ma cosa vuoi, l’Italia è così. C’è sempre il boccalone di turno pronto a credere a tutto quello che gli si dice.
– E quando hanno cominciato a diventare aggressivi? Perché non ti sei incazzato?
– Volevo eh. Però poi ho pensato che un bel meme…
– Un bel meme?
– Ma sì, un bel meme divertente. Con la musichetta sotto. Ci facevamo due risate alle loro spalle.
– E com’è andata?
– S’è riso assai.
– E quando hanno imbrattato targhe, spaccato tombe, aggredito, minacciato.
– Lì devo dire che un po’ mi sono incazzato.
– E che hai fatto?
– L’ho scritto su internet.
– E quando hanno attaccato quella brava persona e poi quell’altra, quando l’hanno insultata, quando ne hanno sminuito la vita o la morte? Perché non ti sei incazzato?
– Mi sembra perché stavo al mare… Però ho preteso le scuse!
– E quando non si sono scusati?
– Ah perché non si son scusati?
– Eh no.
– Ah, quella è colpa mia che mi son scordato di richiedergliele ste scuse.
– E quando hanno iniziato a bruciare i locali?
– A bruciare…
– I locali, sì. Perché non ti sei incazzato?
– Immagino che ormai un po’ me lo aspettassi.
– Te l’aspettavi.
– Sì.
– E quando hanno minimizzato?
– Quando hanno…
– Quando hanno minimizzato. Tutte le volte che hanno detto “poche mele marce”, “è un punto di vista”, “i problemi degli italiani sono altri”. Perché non ti sei incazzato?
– Ma veramente…
– E quando hanno iniziato a inventarsi parole, a cambiare il significato di quelle che c’erano, a dirci che la memoria non serviva più. Che il passato era passato e non valeva la pena di starci a pensare. Che potevamo prenderci il lusso di dimenticare cos’era successo e cosa poteva succedere ancora. Quella volta lì perché non ti sei incazzato?
– Pensavo…
– Pensavi?
– Pensavo fosse troppo tardi.
– Be’, non lo è.
SCALETTA MUSICALE
- CHANT OF A POOR MAN – LEFTFIELD
- PACKED LIKE SARDINES IN A CRUSHED TINBOX – ROBERT GLASPER
- L’ALTRA SERA AL RISTORANTE – MONSIEUR BLUMENBERG
- SHADOW OF A GUN – INUDE
- CASSIUS 1999 (DJ TOOL VERSION) – CASSIUS (VINILE IN SPOLVERO)
- LITTLE MAN (EXEMEN REMIX) – SIA
- ATTACK OF THE GHOST RIDERS – RAVEONETTES
- DANCE ON VASELINE (THIEVERY COROPORATION REMIX) – DAVID BYRNE
- HEROES – RONI SIZE REPRAZENT (SCHEGGE SONEEKE)
- JOGA (ALEC EMPIRE REMIX) – BJORK

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