“Corre James anche nella scena finale, prima di lasciarci con un grande dubbio: avrà seppellito nell’arena che sta calpestando la sua incurabile solitudine, rendendo definitiva quella di Alyssa?
Non resta che attendere la seconda stagione…”
Così chiudevo il mio commento sulla prima stagione di “The end of the F***ing Worl” (che se vi va, potete trovare qui). Una serie TV alla quale mi ero avvicinato con pregiudizio e sospetto. Troppe mi avevano deluso in quel periodo e così, un po’ fregato dalla presentazione, vi rimasi lontano a lungo dopo la sua uscita, prima di azzardare e quindi dovermi ricredere su tutta la linea. Appena uscita la seconda stagione, nonostante questo, la sensazione di possibile fregatura era rimasta quasi intatta. Ovviamente ancora meno giustificata che nella prima occasione, ma così è stato, tanto che non mi ci sono catapultato sopra al volo come avrei fatto per altre serie di cui sono follemente innamorato, ma ho aspettato qualche giorno e poi, proprio quando non avevo di meglio da fare ho spinto play al primo episodio.
Ancora una volta ho dovuto lasciare tutti i miei dubbi nel cassonetto dell’indifferenziata (perché in effetti questa volta tali erano e davvero solo retaggio della sensazione lasciatami dal pre prima volta…). Mi sono così bevuto in pochissime serate tutti i nuovi episodi (otto come nella stagione d’esordio), facilitato anche dalla lunghezza adorabile, almeno per quanto riguarda i miei personali gusti: 20/25 minuti massimo. Una pacchia e una soluzione davvero avvincente. Un po’ come avere un canestro di ciliegie o un sacchettino di Coccodrillini Haribò di fronte.

La seconda stagione, ovviamente, parte dalla scontata sopravvivenza di James (davvero pensavate che potesse morire e mollarci così alla guazza dopo solo 200 minuti di avventure?!?). Questo non lo considero nemmeno uno spoiler, sia ben inteso! Da qui in avanti invece, qualcosina potrebbe anche essere definito tale. Quindi, non volendo ricevere stramaledizioni immeritate, se non avete ancora visto la seconda stagione e volete arrivarci casti, fermatevi qui!
Da qui in avanti, però, tutto nuovo. Certo Alyssa rimane una stronzetta con le idee poco chiare (veramente poco chiare) e alla ricerca di un riscatto che fatica a trovare e James spreca fiumi di “Ok” apatici e anche se apparentemente ha abbandonato il progetto di uccidere qualcuno, rimane sempre la solita maschera di cera. Il colpo di scena arriva da una storia parallela e non meno sfortunata, carica di solitudine e di illusioni tradite, che si viene ad intersecare con i nostri due piccoli e sfigatissimi antieroi. In modo per niente casuale a dire la verità. Un’altra dimensione che scorreva a quella delle bravate della prima stagione, viene alla luce, dimostrando che dalla propria sfiga può germogliare un campo di sfighe altrui.
Dopo la separazione velocemente raccontata, la reunion fra i due è in puro stile Alyssa, ma anche prevedibile. Ciò che forse non è prevedibile è ciò che scaturisce dall’incontro con Bonnie, autentica rivoluzionatrice della storia, ma anche conferma di ciò su cui batte incessantemente l’intera storia: la solitudine, l’ingenuità che viene soggiogata dal vigliacco e spietato opportunismo, la sfortuna, che anche se un po’ te la sei cercata, magari non era il caso ti andasse così male da finire col cervello sul soffitto e rinchiuso dentro all’armadio di una delle stanze del Motel che gestisci…
Il Focus non cambia, insomma e prende di mira le persone più fragili (ma chi non lo è) ed i loro contorti e bombardati viaggi interiori. I perché si può divenire anche criminali sono spiegati in tutto il loro agghiacciante cinismo . Si continua a non giustificare, ma si lavora per erodere il confine fra il bene e il male, ricordandoci che mai è così netto da poter tirare una riga e che la furbizia può fare più male che un pugno sul naso: ma bisogna arrivarci in tempo a riparare ai propri errori ed alle proprie mancanze, altrimenti si rischia di finire in grigiastra poltiglia sotto un cavalcavia, solo perché una volta lì sorgeva un parco dove tu hai conosciuto la tua futura moglie.
Cinismo senza limitismo…anche se (per ora), alla fine pare (quasi) sempre vincere il bene.

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