Bar Snob

Più che altro per non dimenticar(Si)


Bar Snob – Episodio CVIII (V-IV) – 12 XI 2019

Parliamo di scarpe? O proviamo ancora una volta ad addentrarci nel guazzabuglio inestricabile dell’attualità e della nostra società? Al Bar Snob abbiamo la testa dura e ci proviamo ancora. La prendiamo dolce, molto dolce, con il Maestro Morricone, per chiudere amaro con Leonardo Di Caprio e il suo documfilm sui cambiamenti climatici. Nel mezzo technoillogia dove ribadiamo che siamo nel grande fratello, Paolo Valenti e 90° minuto, Francesco Rosi e come sempre Gian Maria Volontè, Boninsegna (che con un nome così non poteva che fare il centravanti!), Hernst Junger e la Prima Guerra Mondiale che non è ancora finita e Vittorio De Sica. Ci viene anche a trovare Filla che ci parla dello sportello dei lavoratori organizzato dall’associazione Notti Rosse di Casalgrande e noi ci divertiamo a reinterpretare una gag divertente, ma dal retrogusto amarognolo sul “diretto di dire la propria”. Puntata densa e a tratti impegnativa. Il Bar Snob come crediamo debba essere: voi che ne dite?

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COPERTINA

Lo sapete che a me piacciono un sacco le scarpe tinta unita? Ho, da quando sono bambino, una passione spasmodica per le scarpe in modello cartone animato. Non avete presente di cosa sto parlando? Scarpe lineari, semplici, paffute e comode, dai colori univoci. Come quelle di Peter di Heidi. Pochi fronzoli. Ben abbinabili nella loro semplicità e soprattutto senza pacchianerie. Io poi con le scarpe ho sempre avuto un po’ di problemi, mi ricordo che era così fin da quando mia madre mi portava da Cerchiari, storico negozio sassolese, a comprare le Canguro con gli strap (vacca se ero avanti all’epoca!!!), che quando le vedo ai piedi di mio figlio non sapete quanto gliele invidio! Oggi poi non riesco quasi mai a trovare un paio di scarpe che mi siano realmente comode e spesso devo rinunciare a quelle che mi piacciono, perché la mia pianta larga e il mio collo alto me le rende impraticabili!

Una vera tortura questa delle scarpe per me, ve lo posso assicurare!

Però ultimante ne ho trovate di quelle veramente comode e sono felicissimo, perché già mi vedevo con quelle simil pantofole che vanno tanto di moda nei circoli per anziani…insomma con tutto il rispetto mi sembrava un po’ prestino e fuori luogo, che vabbeh, non sono più un ragazzino, non sono nemmeno troppo malato di look, però a tutto c’è un limite, dai!

Insomma…

Come?

Come dite?

Perché vi sto parlando delle mie scarpe’

Cosa frega a voi delle mie scarpe e dei miei calli?

Beh, immagino ovviamente nulla.

Come del resto mi pare che ormai non importi più nulla parlare o starsene zitti.

Visto che fare un programma in radio e stare zitti è poco sensato, dovendo trovare qualcosa di cui parlare nel mio spiegone, pistolotto, sermone iniziale, o come vi piace chiamarlo, tanto non conta veramente, ho pensato che tanto valeva partire diretto con qualcosa che non importava a nessuno, per non uscirne deluso.

Perché lo ammetto: è deludente vedere che nessuno ti ascolta. No, non intendo che nessuno si sintonizza sul Bar Snob, non ne faccio una questione di numeri o di audience, ma semplicemente mi pongo la domanda cruciale del: ne vale la pena o no?

Guardate, questa volta non voglio dirvi qualcosa, ma chiedervi qualcosa: secondo voi ne vale la pena ed io sbaglio, oppure, no ?

Non dico altro e non mi aspetto nemmeno delle risposte alla mia domanda, ma solo un’ondata cataclismica di suggerimenti dagli innumerevoli esperti di scarpe che indubbiamente non vedono l’ora di erudirmi sul tema. Ringrazio in anticipo.

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VINILE IN SPOLVERO

CLINT EASTWOOD – GORILLAZ – 12″ (EMI, 2001)

gorillaz.jpgProbabilmente uno dei singoli più fortunati di inizio millennio quello che veniva pubblicato a nome di questa “nuova” e fantomatica band che veniva rappresentata con dei simpatici cartoni animati. L’anonimato per i componenti della band ovviamente era cosa improbabile, in particolare per Damon Albarn che dava la voce e quindi si rendeva ben più che riconoscibile a primo ascolto. Programmazioni ininterrotte ad ogni latitudine e utilizzo forsennato anche sulle piste da ballo di ogni genere. Uno di quei pezzi trasversali che anche grazie alle sapienti mosse di marketing di contorno, riuscì a sfondare in modo unico. Per l’ascolto della serata però ci siamo rifatti al Remix, anzi al Refix curato dal guru Londinese del two step Edwin Macromallis, in ambito musicale meglio conosciuto come Ed Case, che lascia un’impronta più che evidente sul pezzo.

SCHEGGE SONEEKE

RUNNING TIME – BANDULU – 12″ (BLANCO Y NEGRO, 1995)BANDULU.jpg

Se qualcuno mi chiedesse di parlare di Bandulu, mi verrebbe d’istinto rispondere con un laconico “è uno di quei gruppi da Max”, perché in effetti i suoni, ma soprattutto le credenziali di questi progetti musicali sarebbero per noi rimasti lettera morta se non fosse stato per il talento e il fiuto di Max, che ce li ha portati alle orecchie. Una scheggia di “Mezzoretta di Elettronicuccia” come Scheggia Soneeka della serata con la dilagante e avvolgente Running Time, brano emblematico per stile e incedere del trio britannico. Semplicemente Max come abbiamo detto in diretta. Ovviamente una testimonianza fisica, non poteva mancare nella collezione custodita all’interno della Soneek Room di Spezzano, luogo magico dove potete trovare anche questo 12″.

A SUA INSAPUTA

il-sindaco-di-cantu-e-liliana-segre-dico-si-alla-cittadinanza-onorari_b7a108f4-0324-11ea-b02d-27193fb12a7e_998_397_original.jpgSiamo in un momento particolare della nostra storia. Nulla che si fosse già visto o di cui non si fosse già sentire l’olezzo in tempi non sospetti, ma a quanto pare i continui gridi d’allarme lanciati da più parte e a più riprese, paio essere caduti nell’oblio dell’indifferenza. Marco (vecchio amico del Bar Snob, che speriamo di avere a bancone, presto, per commentare di prima mano), sintetizza in modo esemplare e che non necessita nemmeno troppi commenti, ma certamente molta riflessione. Sarebbe ora, quanto meno…

Se in Italia c’e’ bisogno di assegnare una scorta a una donna di 89 anni la colpa e’ anche di tutti quelli che pubblicano fake news a scopo razzista. E anche di tutti quelli che non lo farebbero mai, ma non cazziano o segnalano chi lo fa per evitare polemiche. Il razzismo non si sopporta, si combatte.

Marco Busani (Facebook 08 XI 2019)

NON È SUCCESSO NIENTE

SECONDO ME NO

Copertina_Non-è-successo-niente.jpgQualche giorno fa ho trovato questo dialogo ovviamente inventato, ma che purtroppo va a pescare nel vero e  raccogliere frammenti di vissuto sempre più frequenti da qualche anno a questa parte. Ci siamo divertiti a inscenarlo senza troppe introduzioni e spiegoni. Non siamo attori, ma ci siamo impegnati per renderlo il più “verosimile” possibile. Qui il testo che volendo potete trovare, come me, sulla pagina Facebook intitolata “Non è successo niente” di Nicolò Targhetta, che ovviamente ringraziamo. Non è successo niente è anche un libro e uno spettacolo teatrale. Speriamo di aver reso onore agli intenti originari e chissà che non ci venga voglia di riprovare…

– Secondo me no.

– Scusa?

– Ho detto che secondo me no. Secondo me non è così.

– Come non è così?

– No, secondo me no.

– Dai, non voglio litigare.

– Ma manco io.

– Ecco, allora per favore, ‘sti discorsi, dai.

– Però non son d’accordo. Secondo me non è così.

– Ascolta, è una bella giornata, sto bene, ho pure beccato un porno che mi eccita senza farmi sentire in colpa dopo. Cerchiamo di star tranquillini.

– Io dico solo che ci sono più punti di vista sulla questione.

– Ah!

– Cosa?

– Ah! Male, malissimo.

– Che hai?

– Non so, mi fa male qua.

– Qua dove? Chiamo qualcuno?

– Qua, qua.

– Ma dove?

– Qua dove m’hai rotto il cazzo. Ascoltami bene. Sta cosa dei punti di vista è bella e sarà pure vera in tante circostanze, ma porca di quella miseria ci son cose che son cose.

– Eh?

– Ci son cose che son cose. Ripeti.

– Ripeto?

– Ripeti.

– Cose che son cose…

– Bravo. Istanze della realtà non soggette a interpretazione.

– Secondo me…

– Secondo te un cazzo. Secondo te niente. Il fatto che tu abbia un punto di vista sulla cosa, non significa necessariamente che sia un punto di vista valido. A me sta tendenza che adesso il parere altrui è sacro, mi sembra un po’ una scusa per non andarsi più a leggere niente. Non è che domani l’acqua si mette a bollire a cinquanta gradi perché te non sei d’accordo.

– Anche se il voto popolare…?

– Anche se il voto popolare. Perché, grazie a dio, dillo con me…

– Ci son cose…

– … che son cose. E campano benissimo ignare del tuo parere.

– Va be’, ho capito. Facciamo che ognuno rimane con la sua opinione e…

– No!

– No?

– Eh no! Ma rimane cosa? Ma opinione cosa? Non stiamo parlando di una tela di Rothko, stiamo parlando di cose concrete che esistono e non sono interpretabili. Guarda, vieni qua. Guarda fuori dalla finestra.

– Embé?

– Ti presento la realtà. Realtà, coso, coso, realtà.

– Piacere.

– Ecco, sai quanto alla realtà frega di cosa pensi tu?

– Quanto?

– Zero. E non è che, per fare un favore a te, quando non la capisci diventa automaticamente relativa.

– Ma tutto è relativo.

– Tutto è relativo?

– Sì.

– In che senso?

– Che tutto è soggetto a interpretazione.

– Va bene, allora adesso io ti do un bel calcio nei coglioni e tu sentiti libero di interpretarlo come vuoi.

– E-ehm.

– Che fai?

– Mi schiarisco la gola.

– Non farlo.

– Cosa?

– So cosa stai per dire. Non dirlo. Se mi vuoi bene non…

– “Io combatto la tua idea, che è diversa dalla mia, ma sono pronto a battermi fino al prezzo della mia vita perché tu possa esprimerla liberamente.”.

– Eccolo.

– L’ha detto Voltaire.

– A parte che no, non l’ha detto Voltaire. Poi, questa cazzo di citazione ha fatto più danni dell’olio di palma.

– Ma perché? È bella, è sulla libertà di espressione.

– Ma guarda, io sono uno strenuo difensore della libertà di espressione. Ciò nonostante ti invito a riflettere su una cosa.

– Cosa?

– Poniamo per un secondo il caso che tu sia un idiota.

– Dici per assurdo.

– Per assurdissimo.

– Okay.

– La tua sarebbe certamente un’opinione, ma, seguimi bene, sarebbe l’opinione di un idiota. E secondo te quanta voglia ho io di dare la vita per permettere a un idiota di esprimere la sua opinione?

– Non capisco.

– Perché sei un idiota. Mettiamola così. Io sono pronto a battermi fino al prezzo della mia vita per farti leggere una cazzo di Enciclopedia. Te la compro io. Copertina rigida e rilegatura pregiata. Ma non ti faccio da scudo umano contro il cecchino sul tetto mentre sali le scale del Campidoglio solo per permetterti di andare in giro per il mondo a berciare le tue deliranti minchionate.

– Ma siamo in democrazia.

– A parte che essere in democrazia non vuol dire che fai quello che pare a te. Te stai pensando a un’altra cosa. Te stai pensando a Mad Max. Con le moto cingolate, le creste, i predoni e i cannibali. Quello è il mondo dove tutti fanno come pare a loro. E, fidati, non è un bel mondo dove crescere i propri figli.

Democrazia significa che se tu passi il tempo a diffondere schifose, dannose falsità facendoti scudo dietro il diritto di opinione, io non posso prenderti a badilate sui denti liberando il mondo dall’influenza nefasta delle tue odiose stronzate. Impedendo loro di trasformarsi in cose più grosse e pericolose, cose incontrollabili che certe volte finiscono pure per mettersi una cravatta, si piazzano dentro un cerchio e vanno a farsi votare.

– Però io penso che uno se ha svariate opinioni su un argomento, magari può farsi un’idea più…

– Ancora. Io non ti sto dando un’opinione. Io ti sto dando un fatto concreto che va molto al di là della tua e della mia considerazione nei suoi confronti. I fatti concreti possono spaventare, mi rendo conto, perché ti tocca farci i conti per quello che sono nonostante quello che ti piacerebbe che fossero. Ma, per la salvezza di tutti noi, ci deve essere qualcosa di non interpretabile là fuori e qualcosa la cui non-interpretabilità venga sempre tutelata. Siano esse regole della fisica, prove scientifiche o norme costituzionali. Perché sono le cazzo di fondamenta su cui si basa il nostro vivere civile.

Guarda, mi rendo conto che aver a che fare con gli aspetti della realtà non soggetti a interpretazione, possa essere una gran rottura di balle. Perché ti costringe, certe volte, ad avere torto. E da quando ti puoi fare un profilo su un social tutti odiamo avere torto. È la cosa che odiamo di più. Ma può succedere ogni tanto di avere torto. A me capita continuamente con gli orgasmi femminili, a te può benissimo capitare con questa cosa qua. Niente di male, niente di cui vergognarsi. Siamo su sta terra per imparare insieme. Però lo capisci che io non posso permetterti di andare in giro ad avvelenare le falde idriche della nostra esperienza collettiva solo perché sei troppo pigro, troppo stupido o troppo orgoglioso per andarti a informare su come stanno davvero le cose.

Perché ci sono delle cose che sono cose e non opinioni!

– Okay.

– Okay?

– Okay, okay. Ho capito.

– Oh. Meno male.

– Però secondo me è meglio col Campari.

– Va bene, stronzo. Da capo!

Non é successo niente (Facebook)

SCALETTA MUSICALE

 

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Un diario per fissare momenti e memorie altrimenti perse, dunque, che resta online e sfugge alla sfera privata solo per soddisfare quel poco di vanità che mi tiene lontano dal definitivo annullarmi: in pratica in vita.

Non troverete segreti, perché quei pochi che ho non li racconto e non li ammetto nemmeno a me stesso.

Antonio “Zanna” Zanoli

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