Fra me e Frankie Hi-NRG MC (al secolo Francesco Di Gesù), ballano circa cinque anni. In realtà a ballare sono sempre stato io, fin dagli albori della sua carriera, con i suoi pezzi, che poi mi hanno permesso nel corso di centinaia di DJ Set di far ballare tante altre persone sulle piste dei club, balere, feste di paese e stalle. In realtà non volevo certo parlare della mia vecchia attività da Dj: il discorso voleva parare altrove e semplicemente sul fatto che io e lui siamo quasi coetanei. Quando mia figlia ha visto la foto di copertina mi ha chiesto cosa ci facessi io su quel libro, perché in effetti, io e Frankie siamo cresciuti, ma anche imbiancati assieme ed io negli ultimi anni ho dovuto anche farmi aiutare da occhiali simili ai suoi (no, non i Rayban per me…), che uso prevalentemente in casa e da lì capisco come possa essere scattato il qui pro quo alla vista di mia figlia…perché io e Frankie non ci assomigliamo un gran ché…
Io e Frankie non ci siamo mai parlati. Qualche mese fa, in occasione del suo concerto a Fiorano per il Festival di Radio Antenna 1, ci siamo scambiati poco più che una sorta di cinque mentre lui scendeva dal palco da cui aveva appena incendiato centinaia di persone, io salivo sullo stesso per provare a tenere alta l’energia e fare ballare chi aveva ancora qualche energia in corpo (ho perso di schianto il confronto, ovviamente…). Frankie mentre io andavo verso la consolle per il cambio al volo, mi ha anche allungato il microfono e trafelato, scappando sospinto dall’adrenalina che aveva fatto scorrere a fiumi in più di un’ora di live superlativo, ma cortesemente, mi ha detto: “posso lasciarlo a te?”. Ed io “certo”. Ecco: tutto qua fra me e Frankie di persona.
Però leggendo il suo libro ho capito che fra me e lui c’è davvero tanto, tantissimo di affine. Certo io ho quel lustro in meno che mi ha forse fatto perdere alcuni passaggi, perché in quel periodo avere 5 anni in più o in meno faceva la differenza e anche di brutto, tanto le novità correvano veloci. E questo è reso evidente nella lettura di questa deliziosa stesura di eventi, racconti e storie grandi che s’intrecciano a quelle più piccole: quelle di una provincia italiana, che da nord a sud manteneva caratteristiche così sovrapponibili da poter essere descritte come un vero e proprio minimo comune denominatore.
Il libro me l’hanno regalato per il mio compleanno (grazie Cimba), ed io mi son messo a leggere le prime righe proprio pochi giorni dopo, per la precisione il mattino di sabato 25 maggio 2019. Sole tiepido nel giardino di casa mia, proprio dopo la bellissima serata sopra accennata. Da quel giorno ad oggi sono passati circa 5 mesi. Sì, io a finire questo libro ci ho messo tutto questo tempo e non solo non me ne vergogno, ma ammetto che così me lo sono goduto in modo a dir poco dilagante.

Al netto delle interruzioni per leggere altro (tipo il libro del Cimba, di cui parlo qui) e del mio perdermi fra mille impegni e altri casini (ad un certo punto in casa non si trovava più nemmeno il libro), queste pagine mi hanno permesso di fare un viaggio nella storia direttamente narrata, ma il bello è arrivato lì, perché la potenza maggiore che scaturisce dalla lussuriosa scrittura del Sig. Di Gesù è quella che ti tira, anzi a tratti ti costringe ad andare a ripescare altre 10, 20 storie collaterali per ognuna di quelle narrate. Ognuno certamente ha le sue e quindi, di fatto, chi legge partendo dalle parole nero su bianco, può farsi il proprio personale libro. Dicono che leggere stimola la fantasia: beh in questo caso più che di immaginazione bisognerebbe parlare di albero genealogico delle proprie idee e del proprio essere attuale. Hei! Anch’io sono partito più o meno da lì, come sono arrivato fin qui? Questa domanda me la sono posta almeno ogni due pagine, infilandone quindi di miei a bizzeffe.
Cinque mesi per stilare e rileggere un’enciclopedia sulla propria vita non sono poi così tanti: convenite?
Comunque il gioco è aizzato dal fatto che fra le pagine del libro ci sono i link per rivedere video relativi a quanto Frankie racconta: si apre il primo e poi apriti cielo. Da un video all’altro è un attimo. Riscoprire, ma spesso e volentieri conoscere per la prima volta (almeno a memoria e la mia è pessima) diventa lo standard. Due pagine e poi un viaggione fra video e poi aspetta che vado a cercare quella foto o quel diario. Un libro che mi ha fatto scuriosare in lungo ed in largo e anche studiare. A volte talmente in largo che nemmeno io ad un certo punto riuscivo a capire come avevo fatto ad arrivare a guardare un episodio di una sitcom anni ’70, partendo da un videoclip musicale di Alan Sorrenti, passando dallo sfogliare i flyer delle mie serate…un trip totale e totalizzante!
Una bomba di ispirazio. Altro che testo multimediale!
Se anche voi siete nati fra la fine degli anni ’60 e la metà degli anni ’70 del ‘900, non fatevi scappare l’occasione: non vi dico altro! Fatevi il viaggio, il vostro viaggio: ve lo consiglio! Se invece siete più giovani, beh con il libro di Frankie potrete buttare l’occhio su ciò che significava vivere senza uno smartphone fra le mani e soprattutto cosa accadeva quando si era lasciati liberi di sperimentare, per capire esattamente cosa fare della propria vita! Che probabilmente nessun grande artista decide a tavolino che farà l’artista, semplicemente e naturalmente vive e si forma come tale e alla fine, con un po’ di fortuna, si ritrova per esserlo. Predestinati? Può essere, anzi probabile! Le esperienze, le proprie frequentazioni, a volte sono fortunose, ma spesso di quanto si pensi sono in realtà un flusso obbligato per come ci si pone nei confronti di ciò che ci circonda.
Frankie racconta in queste pagine, meravigliosamente, di come nasce e cresce il Rap, di com’era l’Italia fino a pochi decenni fa, la sua storia personale e soprattutto di come la vita è davvero un cavallo imbizzarrito che da opportunità ma solo qualcuno ha la vista lunga per poterle riconoscere.
Ci ho messo cinque mesi a leggerlo tutto, ma se potessi scegliere vorrei non averlo ancora finito…

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