Finalmente si torna a ranghi completi e serrati e alla conduzione con-giunta…non la Giunta non è poi venuta…Andrea è reduce da Parigi e ne è completamente soggiogato. La sintesi è che sono dei merdoni, ma che culturalmente spaccano. Monica Vitti e Virna Lisi per ricordare bellezze mozzafiato in bianco e nero. L’apertura è però per il muro di Berlino che cadeva 30 anni fa. Ambiente: vi romperemo le palle fino alla morte, che a quanto pare grazie alle abitudini dissennate che non vogliamo proprio smettere, diventa decisamente più probabile. Ci scordiamo di ricordare che 105 anni fa fu brevettato il reggiseno, ma non certo di commemorare Sandro Ciotti ed Enzo Biagi . Il tempo vola e fra millepiedi killer e Technoillogie varie, le due ore a nostra disposizione passano in un fulmine…

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COPERTINA
Pensateci bene: ormai le nostre vite hanno l’aspetto di un planning mosaicato a ‘mo di Tetris.
Tant ta taratà taratà taratan (canticchiando il motivo di tetris)
Corriamo sempre più veloci, man mano che passano le ore della giornata per incastrarci negli anfratti di mille impegni e altrettanti desideri incompiuti.
Tant ta taratà taratà taratan (canticchiando il motivo di tetris).
Sempre più freneticamente verso il prossimo incastro, la vita corre si attorciglia ed è sempre più dura farci stare dentro tutto, anzi i pezzi iniziano ad accavallarsi e non sono nemmeno le otto della mattina che ecco il patatrack…dentro noi non c’è più spazio i mattoncini nella nostra mente si ammonticchiano a caso, in orrende e disordinate sculture al collasso.
…
Game Over
…
Il gioco è finito perché ci abbiamo voluto mettere dentro troppe cose e non ci siamo accorti che non ci davamo nemmeno il tempo di gustarle, ma soprattutto che non ce le potevamo permettere tutte quelle cose. E invece che darci degli sciocchi e rimediare che facciamo?
Ci abbandoniamo allo sbrocco e delusione, addirittura in alcuni casi allo sfinimento e alla depressione.
Ora di corsa a cercare il rimedio, chi ci può aiutare?
Farmaci, psicologi, amici, birre, viaggi, follie, droghe…again!
Tant ta taratà taratà taratan (canticchiando il motivo di tetris).
Perché adesso, dopo tutto quel casino ci meritiamo di stare bene, altro che balle!
Ma chi ci ha messo dentro a quel casino se non noi?
Perché ci arrabbiamo sempre come se fosse stato qualcuno ad imporci di sputtanare la nostra vita nella frenesia e nel senso del dovere verso una filosofia schiacciasassi?
Mi metto in fila con tutti quelli che ora stanno annuendo alle mie parole e che si riconoscono in questa deficiente tortura, perché poi anch’io mi sono travato più volte a dirlo: sono stanco!
Ebbene sì, lo ammetto: sono stanco!
Siamo in realtà tutti troppo stanchi per vivere.
Sopravviviamo e alimentiamo le sovrastrutture barocche e pacchiane che abbiamo costruito tronfi e presuntuosi, come i vacui arzigogoli che ci imponiamo per non essere tagliati fuori da questo gioco micidiale.
Convinti che solo così sarebbe stata vita e invece ecco la vita sfumare fra stress, incazzi e pianti, rimpianti e nuove promesse verso noi stessi che non riusciremo mai a mantenere.
Sono stanco di dover ancora ribadire a chi dice “non sono razzista, però…” che in quel però c’è l’essenza del razzismo.
Sono stanco di dover ancora ribadire a chi dice “lo fanno tutti…non sarà certo colpa mia”, che è vero che non è ragionevole dare la colpa a lui, ma in effetti un po’ ce l’ha, soprattutto per non aver iniziato la spirale virtuosa che potrebbe portare a migliorare le cose, anche e semplicemente smettendo di fare piccole cose sbaglaite.
Sono stanco di dover spiegare che musica ascolto ed essere conseguentemente non capito e anzi visto come uno che se la vuole tirare. Perché ormai, da sempre ma mai come oggi, chi non si omologa al nazionalpopolare è solo un presuntuoso professorone!
Sono stanco di dovermi giustificare per non aver visto l’ultimo cinepanettone e che a me le battute di quei film non fanno per niente ridere.
Sono stanco di dovermi giustificare sul fatto che mi fa ridere altro e torno alla storia del professorone…
Sono stanco di lamentarmi e di chi si lamenta.
Ho davvero voglia di stare bene e soprattutto non ho voglia che mi si rompano le scatole con delle menate, delle furbizie, dei ricatti morali: i casini sono tanti e non c’è certo bisogno di quelli che ne creano solo perché è il loro unico modo di vivere. Fra paure, lamentele e altezzosi distinguo.
Che ognuno faccia la sua cosa e se possibile fatele assieme che la storia dell’uomo dimostra che vengono meglio. Soprattutto smettetela di correre dietro alle cose che ci dicono vanno fatte, per iniziare a fare il più possibile ciò che sentite andrebbe fatto per stare bene…senza scordarci che non ci siete solo voi!
Non so voi, ma io sono stanco dei pezzi colorati che scendono e di quella musichetta incessante che continua anche quando chiudi gli occhi e t’impediscono per ore di prendere sonno, così da svegliarsi il giorno dopo già stanco prima di iniziare a correre dietro al prossimo impegno…
Tant ta taratà taratà taratan (canticchiando il motivo di tetris).

VINILE IN SPOLVERO
THE LAST SPLASH – THE BREEDERS – LP (4AD, 1993)
È un cuore o una fragola o una fragola a forma di cuore? Tutte le volte che mi capita in mano la copertina di questo disco la domanda parte in automatico, perché poi non mi sono mai dato il tempo di darmi una risposta, che in realtà, forse, non m’interessa nemmeno avere. Un loop, come quello ipnotico che prelude al pezzo più celebre del disco: Cannonball. Anche in questo caso andiamo a riprendere questo brano trascinato dal basso e da un ritornello talmente ruffiano e vigliacco da rimanerti appiccicato addosso senza possibilità di liberarsene (“in the shade, in the shaaaadeee)…mai più! Lo ballavamo anche nelle serate di inizio anni ’90, quando la roba “commerciale” erano i Nirvana e allora se volevi essere originale dovevi andare a goderti le note di un side project di una delle componenti di Pixies (quella che all’epoca in tanti dicevano anche che nel gruppo capitanato da Frank Black era un’anomalia sbagliata, un colpo di fortuna per lei…per fortuna che suona solo il basso…solo eh…mah). Un tiro pazzesco, i nrealtà, come altre piccole chicche sparse qua e la in questo disco che rimane epocale e legato a doppia mandata con la storia di Antenna Uno Rockstation!
SCHEGGE SONEEKE
F.E.A.R. – IAN BROWN – 7″ (POLYDOR, 2001)
È Proprio il caso di dirlo: ma quanto ci ha scassato Max con questo pezzo e in generale con l’album che lo conteneva? Impossibile non trovare e scegliere quindi il supporto a 45 giri presente nella sua collezione privata ed ora in quella selezionata per la fonoteca a Max dedicata. Una venerazione per Stone Roses e per il suo ex leader che si scatenò senza freni proprio all’alba del nuovo millennio quando, dopo album carucci, ma non certo epocali, giunse alle nostre orecchie e fra le nostre mani quello che è forse il suo miglior lavoro solista. Mi diceva Andrea durante l’ascolto che gironzola anche una storiella basata sul titolo del disco “Music of the spheres”…ma senza gestualità difficile spiegarvela…forse avete capito ricollegandovi all’apertura di questo paragrafo.
A SUA INSAPUTA
Luca è una delle persone più in gamba che conosca. Soprattutto è una delle persone più attente agli altri che io conosca. Anche quando è ruvido lo è con rispetto. A quanto pare Carlotta ha preso da lui e non si fa troppi scrupoli nel mettere KO il papà e a fargli notare che anche lui può migliorare. Da lì a diventare uno dei più attenti e bravi, per Luca è un attimo e così la bicicletta non solo inizia ad usarla, ma la consuma a forza di Km. Leggete e magari, senza aspettare di essere messi KO da vostro figlio/a, prendete esempio!
E’ iniziato tutto con una domanda della Carlotta: “Papà perchè andiamo in macchina alla Monari che c’è in giro una bambina che cerca di salvare il mondo?” Ko. Così nel mese di Ottobre abbiamo cercato di invertire l’uso dell’auto con quello della bici. Nel quadrilatero Casa – Scuola – Monari calcio – Lavoro ho pedalato per 500 kilometri (700 con quelli dei figli). La Carlotta ha mollato le rotelline, Tommy ha deciso finalmente di usare la bici, Sam va da solo a scuola e calcio. Io attraverso la città due volte al giorno. In bicicletta la percezione delle distanze cambia (è tutto più vicino), si parla e si saluta molto di più, fine del problema del parcheggio. Ciclabili in buono stato (si può migliorare). Un automobilista su cinque sta guardando il telefono (siamo noi l’Isis di noi stessi). Per tre volte mi sono fermato mentre un auto superava quelle ferme al pedonale per farmi passare. Quasi tutti quelli che guidano lo fanno con auto grosse, spesso vuote, inadeguate per volumi, cilindarata e consumi alla città (e a una delle più inquinate d’Europa). Visti dalla bici gli automobilisti (me compreso) sono un’immagine molto definita della carenza di prospettiva della vita di città. Pedalate! Il 2030 è vicino.
Luca Anderlini (Facebook, 31 X 2019)
SCALETTA MUSICALE
- ORIGINAL NINTENDO TETRIS THEME – QUESIC
- KAPPLER – OFFLAGADISCOPAX
- KNEE DEEPEN (SALT CITY ORCHESTRA EDIT) – MOLOKO
- ME AND GIUGLIANI DOWN BY THE SCHOOLYARD – !!!
- CANNONBALL – BREEDERS (VINILE IN SPOLVERO)
- WHERE IS MY MIND? – MAXSENSE CYRIN
- FOOLS GOLD (GROOVERIDER RMX) – STONE ROSES
- THE LIGHT 3000 – SCHNEIDER TM, KPT MICHI.GUN
- F.E.A.R. – IAN BROWN (SCHEGGE SONEEKE)
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- SUBLIMIOR – RINOCEROSE


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