Bar Snob

Più che altro per non dimenticar(Si)


Bar Snob – Episodio CVI (III-IV) – 29 X 2019

 È un periodo a dir poco difficile per il barista ancora solo a gestire tutto in solitudine. Il nuovo Socio? A Parigi. Dice lui per sondare nuove opportunità di apertura nella capitale francese. Però mi sa che ci sia un gran bisogno da queste parti di dire, fare, brigare. La serata fatica un po’ a decollare, perché va ammesso: il barista è proprio giù di corda. Anche un po’ arrabbiato per come è stato trattato domenica allo stadio dagli Stewart addetti ai controlli: una situazione scabrosa quella dei tifosi, trattati come animali. Così…senza motivi e senza senso: perché funziona così! Poi Tognazzi, Alda Merini, scherzi ai funerali da parte di chi viene seppellito, Benigni, Bud Spencer, Winona Ryder, Lou Reed, Diego! Diego! Diego! Diego!…ma anche la tragedia di San Giuliano che non va dimenticata e che invece si continua a perpetrare, potenzialmente, nei comportamenti di chi per avidità non ha più a cuore nemmeno il futuro dei propri figli. Si chiude tifando rivolta con Pasolini…

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COPERTINA

Mi pare evidente che se uno riuscisse a fregarsene di tutto le cose andrebbero decisamente meglio ed in effetti questa filosofia ha raccolto ormai talmente tanti proseliti che, per usare una terminologia molto in voga di questi tempi, si potrebbe dire che rasenti la definizione di pensiero unico.

Quante volte, quando ve la prendete per qualcosa, vi siete sentiti rispondere: “ma fregatene!!!”. Io in decine di occasioni e tutte le santissime volte che accadeva, la mia reazione è stata la stessa: cercavo di frenare la lingua, ma dentro pensavo: bella merda!

Sì perché fregarsene è una delle cose più orrende che si possano fare.

L’indifferenza!

Oh, quante volte ne abbiamo parlato da queste parti di quanto faccia schifo l’indifferenza.

Il problema è che ormai si annida ovunque e soprattutto si traveste in maniera molto furbesca, l’indifferenza.

Ormai la puoi vedere giochicchiare a nascondino con la lealtà ovunque. Sghignazzare volgarmente e platealmente in faccia alla sua compagna di giochi che piange miseria e soprattutto, diciamolo pure in modo esplicito, ormai è valutata alla strenua di concime per il giardino.

Il suo nascondiglio preferito è nella retorica e nella dilagante disonestà intellettuale che pervade le discussioni: siano sulla partita di calcio, che sui problemi di comprensione tra persone, sul lavoro o di politica.

L’indifferenza ha come fidata compagna l’avidità, che ne reclama la presenza per darsi un tono e per giustificarsi, che “non l’ho fatto per interesse, proprio non si poteva fare diversamente!”, o ancora meglio “se tutti se ne fregano, devo essere io a fare le cose in regola?”. L’indifferenza, ovviamente, offre copertura con il gioco della retorica disonesta. Un circolo vizioso talmente tenace e veloce che nemmeno chi lo mette in atto sa più capacitarsi di dove sia il confine fra ciò che manipolato esce dal vortice e ciò che era prima di essere frullato in questo turbinio caotico.

È proprio così: un denso e maleodorante frullato di caos, in cui ormai tutti dicono tutto e il contrario di tutto. Non si capisce nemmeno più chi ci guadagna e chi ci perde. Pare un Casinò: il banco alla fin, statene certi, non ci rimette.

Detto questo, come fai a resistere dalla tentazione di sentirti in un mondo di merda? Ma non tanto per dire, retoricamente…che poi occhio che arriva anche qualcuno che ti spiegherà che il tuo mondo è meraviglioso e ti stai lamentando del brodo grasso, che c’è chi sta peggio di te e via discorrendo. Insomma, una gara al ribasso in cui non ti puoi e non devi azzardare a dire nulla, perché non ne hai proprio diritto. E mentre t’interroghi e di fai la morale, ti senti in colpa, il turbinio continua e ti investe più di prima.

Anche da queste parti queste zuffe da osteria le abbiamo battezzate come guerre fra poveri; io al poveri aggiungerei mentecatti e pavidi deficienti, che preferiscono sguazzare nel loro certo arrancare, perché le cose sono sempre andate così e sicuramente è anche un po’ colpa tua, piuttosto che alzare la testa e dire BASTA!

Sapete quante volte sono stato io lo squallido moralizzatore e forse lo sono anche in questo momento?

Decine di volte e se volete saperlo, sì, me ne vergogno, me ne vergogno un bel po’, perché mi sono scavato la fossa da solo.

Poi però accadono delle cose che ti fanno capire che il tempo non è infinito e che non puoi proprio sprecarlo dietro a delle cazzate. Le tue, ma soprattutto quelle degli altri.

Il gioco a cui partecipiamo è assurdo.

Un prendersi per il culo per ottenere poi cosa?

Non lo so.

Non riesco proprio a capirlo.

Quello che penso di aver capito è che ho perso veramente tanto tempo a correre dietro a stronzate e mi son perso un sacco di cose belle.

No, non sono uno che riesce a fregarsene e di questo, nel mare di difetti che ho, mi tengo il diritto di compiacermene, ma devo ammettere che ci sono anche le sfumature e che penso sia venuto il momento di dare una ritinteggiata alle proprio convinzioni.

Non si possono sconfiggere gli estremismi con la moderazione. I fucili contro le lance vincono, la furbizia contro l’ingenuità anche.

Se proprio non vogliamo farci furbi, meglio divenire rispettosi di sé stessi e nel rispetto che umanità impone, cercare i limiti del proprio tentennare.

Se regna la barbarie rimanerne fuori è un dovere e un impegno solenne da prendere con sé stessi, ma basta guardare al passato per vedere che la storia è costellata da persone che hanno saputo dire BASTA e la barbarie l’hanno sconfitta mettendosi in gioco, sovente forzando la propria natura e a volte perdendo la vita!

La storia è piena di persone che non si sono accovacciate nella propria ragione ragionevole, ma pur non dimenticandola e tenendola come faro , quando è stato il momento hanno alzato lo sguardo schiacciato sulle proprie teorie belle tonde e ragionevoli e di fronte all’ingiustizia hanno fatto il loro dovere: combatterla e infine sconfiggerla e non sempre è stato possibile con le buone.

Chi denigra le rivolte, lo fa spesso perché irriconoscente non si rende conto che qualche rivolta ha donato loro  la possibilità di esprimersi.

Riconoscenza, altra bella parola e soprattutto concetto di cristallo, che caduto a terra non può che  frantumarsi per perdersi per sempre…

Non c’è bisogno di essere furbi, per smetterla di essere deboli e prendersi le proprie responsabilità: bisogna essere coraggiosi e non farsi sedurre dall’indifferenza, ma nemmeno dal caos in cui sguazza la pavida inettitudine.

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VINILE IN SPOLVERO

CULT OF PERSONALITY – LIVING COLOUR – EP 12″ PICTURE (EPIC, 1991) 

74235480_2597913080231250_8067220935884668928_n.jpgAnni 90 appena accenanti. C’è ancora tanto della coda degli 80’s che gira in giro, ma anche chi già dalla fine del decennio della new have e del pop televisivo, aveva proiettato con sagacia e sfrontatezza i suoni nel nuovo decennio che di lì a poco si sarebbe consacrato con quella che ci siamo abituati a chiamare la rivoluzione del Grunge. Ruvidi nei suoni, ma raffinati nella composizione, grazie al talento mestoso di Vernon Reid, solo prestato alla musica distorta per qualche anno. Black and white che si fondono a meraviglia. Un tiro da spostare montagne ed una sincerità cristallina. Purtroppo forse troppo avanti, forse poco ruffiani, forse poco fortunati non sfondano se non nell’ambiente di riferimento, dove sono considerati eccome come una delle esperienze migliori di quello che già allora veniva indicato come crossover. Un paio di album fulminanti e brani che probabilmente vi torneranno famigliari, come “Cul of personality” rispolverata da questo raro e affascinante Picture, che da troppi anni giaceva inascoltato negli scaffali di casa mia e  che questa sera ha potuto sprigionare di nuovo tutta la sua potenza grafica, oltre che liberare dai solchi quella distorta della band americana.

SCHEGGE SONEEKE

SKA’N’B – BAD MANNERS – LP (MAGNET, 1980)

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Probabilemente una delle copertine più conosciute dei dischi Classi Ska (o Two Tone Ska). Certamente una delle band più acclamate di quella porzione musicale che si era imposta fin dalla fine degli anni ’70 e continuava a lanciare proseliti anche negli anni ’80. Un’alternativa festaiola al punk, col quale era più imparentato di quanto si pensasse. Musica nera che veniva riletta in chiave anglosassone. Anzi in versione Inglese! Rispetto ai più raffinati e complessi Specials la formazione lodninese, capitanata dall’iconico Buster Bloodvessel si tuffa in atmosfere più semplificate e dirette.  A tratti brutali come la sintetica, dissacrante, ma impattante “Ne Ne Na Na Na Na Nu Nu”. Irresistibili cavalcate che hanno rapito anche Max a suo tempo. Poteva mancare questa pietra miliare nella sua collezione e di conseguenza nelle selezioni che sono state raccolte all’interno della Soneek Room a Casa Corsini?

A SUA INSAPUTA

75220702_10217268059947507_6937226258761646080_n.jpgAvrei assolutamente preferito che fosse lei a venirlo a raccontare in diretta dal bancone del Bar Snob, ma ormai sono talmente tanti anni che non si fa viva che ho onestamente perso le speranze; quindi ve l’ho riportata nella rubrica che va a rubare ai miei contatti social pensieri, parole, opere e omissioni. Omissioni belle grosse quelle di questa gente qui (la foto è quella originale del post che abbiamo letto e che non ho nemmeno sentito il bisogno di commentare, tanto fosse finito così). Non dico altro, ma mi accodo alla domanda…

Dunque, cerco di dare una forma coerente al mio pensiero.

Quello che getta la carta per terra c’è sempre stato.

È a lui che sono rivolti tutti i cartelli di ammonimento: “Non gettare la carta per terra”. È lui che, se vede il cartello, magari ci ripensa e raccoglie la carta gettata per terra e la mette nel cestino. È lui che raccoglie la carta gettata per terra, se un altro glielo fa notare.

Ma qui siamo oltre.

Il bidone è vuoto.

Quello che ha portato il sacco ha visto che il buco è troppo piccolo per fare passare il suo sacco troppo grande.

Ha pensato “Ma che stronzi, quelli di Hera. Che fanno i buchi troppo piccoli per il mio sacco troppo grande.”

E l’ha mollato lì.

Davanti ad una scuola elementare.

Ma non l’ha fatto per distrazione, o noncuranza. No. Ha portato lì il sacco a mano, sul marciapiede. Dove non può averlo scaricato da una macchina.

L’ha proprio mollato lì apposta.

E non una volta sola.

Perché gli addetti di Hera sono passati, hanno visto i sacchi grandi per terra. Hanno compatito quelli che hanno mollato lì la loro immondizia, ma l’hanno portata via lo stesso.

E quelli?

L’hanno mollata lì un’altra volta.

Attenzione: il buco era sempre troppo piccolo, e il loro sacco sempre troppo grande. Però l’hanno mollata lì un’altra volta.

Ma ce ne sono anche degli altri.

Quelli che hanno il sacco della grandezza giusta. Ma non l’hanno chiuso.

Arrivano al cassonetto, ma ci sono tanti sacchi troppo grandi lì davanti. E hanno paura di rovesciarsi addosso la loro immondizia.

Quindi la mollano lì.

Di fianco ad un cassonetto vuoto.

Ora: che cartello di ammonimento potrà mai servire, per un cervello che ragiona in questa maniera?

Quando la spazzatura più pericolosa che si accumula è quella dentro alla testa.

 

Lara Mammi (Facebook, 28 X 2019)

SCALETTA MUSICALE

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Un diario per fissare momenti e memorie altrimenti perse, dunque, che resta online e sfugge alla sfera privata solo per soddisfare quel poco di vanità che mi tiene lontano dal definitivo annullarmi: in pratica in vita.

Non troverete segreti, perché quei pochi che ho non li racconto e non li ammetto nemmeno a me stesso.

Antonio “Zanna” Zanoli

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