La solitudine, se imposta o costante, è una brutta bestia e può davvero fare molto male.
Vado al cinema da solo, come capita spesso: da sempre. In realtà attorno a me si assiepano, man mano che il tempo passa sempre più spettatori, accorsi al richiamo di uno dei titoli più osannati da critica e pubblico degli ultimi mesi: “The Joker”.
Il fatto che abbia vinto un premio come il Leone d’Oro al Festival di Venezia, dovrebbe fin da subito mettere in guardia lo spettatore su ciò che in questo film vada cercato e ciò che soprattutto difficilmente troverà. Mi sento di fare questa premessa ,che mi rendo conto puzzi di snobismo lontano un chilometro, perché in questi giorni ho letto molti commenti sul film e dopo averlo visto, devo dire che a mio modo di vedere in molti non abbiano proprio trovato/capito la seppur agevole chiave di lettura del film. Forse proprio perché si aspettavano altro, nonostante da più parti fosse spiegato che non si stava per assistere ad un film in linea con quelli che già avevano trattato il personaggio che per tutti è il nemico numero uno di Batman? Un fumetto.
Dei fumetti la pellicola mantiene qualcosa, come l’inverosimiltà di certi passaggi e la quasi assurdità di altri. La narrativa è asciutta, semplice e spesso poco attraente se la si vuole guardare dal mero punto di vista del racconto e degli standard a cui i fumetti (di cui ammetto di non essere un grande lettore), si basano. Ma il problema sta proprio lì: Todd Phillips prima ancora che nella regia, strappa pesantemente con questo cliché nella scrittura del film. Si potrebbe dire che in un certo senso abbia imbrogliato gli spettatori? Forse sì.
Joker, quello che conosciamo e che probabilmente si è sedimentato nella memoria di tutti noi è solo uno specchietto per le allodole. Alla fine, se si legge il film nella maniera che penso sia quella giusta, Joker diventa addirittura superfluo per la riuscita del progetto. Non è di lui che si parla! Joker è solo una scusa per portare in sala persone che altrimenti non si sarebbero minimamente avvicinate a questo lavoro. Joker è un tranello per costringere qualcuno in più a sbattere il muso contro uno spadone ideologico.
Un’analisi massacrante della nostra società e del dolore che produce divenendo sempre più disumana. Ambientazione retrò nella fumettistica Gotham City, che tanto somiglia a quella che forse per tanti di noi è “LA CITTÀ”, ovvero New York City. Ma anche questa è secondo me solo un facile appoggio per far ritrovare gli spettatori in qualcosa di risaputo e in cui identificarsi senza scappare per paura di affogare in un infinito che altrimenti si potrebbe aprire. Le rivolte, lo squallore, la TV all’americana, creano una comfort zone, che assieme al protagonista prescelto, fanno parte di una trappola. Perché in realtà quello che si vuole da te è che ti metti ad ascoltare per intero, un sermone! Se non accetti che ti stanno facendo la morale, il film non lo capisci e soprattutto non lo guardi nemmeno. Magari continui a cercare con miopia questo o quel collegamento con il joker storico, o ecco perché poi si è tinto i capelli di verde e cose poco importanti così. Perché è questo che vuole fare il film: la morale. Non ti sta raccontando una storia. Quella di Joker è solo funzionale a dimostrare che la solitudine può portare a devastanti conseguenze, soprattutto quando più solitudini si ritrovano con l’ispirazione di uno dei solitari e la possibilità di sfogare la propria rabbia, le proprie frustrazioni e il proprio dolore tutte insieme: contemporaneamente.

Storie che il mondo, anche nel recente, ha vissuto sulla propria pelle. Storie senza giustificazioni: terribili, inaccettabili, ma che se continuiamo a relegare nel perimetro della follia, senza chiedersi cosa possa fare divenire così pazzi, sono destinate a reiterarsi. E noi a piangere su disgrazie per cui ci affidiamo alla sfortuna o alla malvagità altrui (sempre altrui, mi raccomando), per dar loro una spiegazione. la spiegazione può essere nel nostro interesse che per essere perseguito non si fa scrupolo di scartare chi non è funzionale o di usarlo umiliandolo per farsi grossi?
Ma era solo un sogno? Non è che il mondo, in realtà, stia forse continuando ad andare avanti come sempre, con le sue ingiustizie e regolato sul cinismo, il bullismo e l’arroganza? La mente di Arthur s’è inventata tutto? Chissà, rimane il fatto che è realmente massacrata dall’indifferenza e chiede solo di non essere sfottuta, di avere un peso, una dignità che altrimenti sarebbe pronta a strappare, senza rimorsi, facendo cose molto brutte. Le ha fatte o se l’è solo immaginato? Poco importa: se non è ora sarà prima o poi.
Esteticamente una bomba!
Interpretazione da parte di Phoenix da togliere il fiato. Chi scrive “commovente” e “straziante” trova la mia personale conferma. È così!
Semplicemente potente nel messaggio di fondo. Semplicemente è la parola giusta o sarebbe meglio dire banalmente? Il messaggio (e forse per questo chi non si accontenta mai e deve sempre trovare nei risvolti le spiegazioni, perdendosi le badilate in faccia), in effetti appare talmente semplice da risultare forse un po’ banale o addirittura scontato, ma come ho provato a dire sopra, penso sia volutamente così. Primo: è americano e si sa che da questo punto di vista oltre oceano sono abituati a farsi pochi scrupoli di finezza negli spiegoni ideologici: si ava via dritti per dritti, ravanando nell’ingenuità altrui; secondo: siamo divenuti così sordi e ciechi di fronte a determinate prese di posizione che forse l’intento era proprio quelle di limarle all’osso, renderle talmente dirette da non avere altre interpretazioni possibili. Io non ne ho viste. Chi le ha viste, mi spiace, ma credo proprio non abbia capito nulla o molto più semplicemente non abbia voglia di capire, veder, analizzare…cambiare.
La solitudine può anche sentirsi bastevole a sé stessa, ma in realtà appena può, alza le mani al cielo in un balletto vanitoso, a celebrare il successo della propria celebrità.
Lo hanno detto tutti: da vedere. Io aggiungo: da capire e su cui ragionare, cosa peraltro semplice, ma bisogna accontentarsi, sennò si vede solo estetica e quella, ribatto, è solo uno specchietto per le allodole. Quindi oltre a rimanere delusi, si rimane anche indifferenti e quindi principali target per la rivoluzione delle solitudini.
Put on an happy face…

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