Bar Snob

Più che altro per non dimenticar(Si)


16-17-18 VIII 2019 – Zingarata motociclistica P.d.P. in centro Italia

Riecco i PdP redivivi, dopo una stagione piuttosto travagliata con la primavera che piovosa, fredda e impegnativa sui vari fronti, ha impedito zingarate giornaliere e giretti enogastronomici con la giusta intensità. A dire il vero anche in questo caso siamo in ranghi piuttosto ridotti, ma almeno formiamo una discreta carovanina di tre mezzi che il mattino seguente lo scorso ferragosto, decidono di trovarsi al Salotto Regina di Sassuolo, per una colazione propedeutica alla prima giornata itinerante per le strade del centro Italia. Ci ho messo un po’ a riordinare i ricordi, i pensieri e le emozioni di questo viaggio, anzi di questa bellissima zingarata fra le colline del centro Italia, ma spero che qualcuno si possa trovare ispirato da ciò che ora provo a riportarvi!

GIORNO 1

Ingranata (o meglio, pestata), la prima di tante prime, ci addentriamo lungo le sonnelente strade di Piastrella Valley per raggiungere il casello autostradale di Modena Sud. I PdP non sono tipi da autostrada e ce lo ribadiremo spernigati e rintronati dalla noia solo un’oretta abbondante più tardi, ma in questo caso risulta necessario ai fini dell’itinerario abbozzato (a noi piace perderci e non siamo così schiavi dell’organizzazione), coprire un tratto di circa 120 Km lungo l’A1 in direzione Sud: da Modena Sud a Cesena Nord. Subito dopo l’uscita autostradale c’infiliamo lungo la superstrada (SS 3 Tiberina) e iniziamo a macinare veloci Km verso sud in direzione appennino, seguendo la vallata del Fiume Savio, che incrociamo nei pressi del piccolo abitato di Bora e poco dopo iniziamo la prima marcia zigzagante sulle curve delle collinette che ci separano dal Mare Adriatico. Dopo molte curve e dopo aver scollinato un paio di volte, passando o sfiorando gli abitati di Montevecchio, Montecodruzzo Oriola, Diolaguardsia, lungo la tortuosa e selvaggia SP75, ci immettiamo sulla SP74 poco sopra a Sorrivoli e a questo punto smettiamo di puntare ad Est per dirigerci decisi verso Sud nella discesa che ci porterà sul Rubicone. Non facciamo in tempo a scaldare i freni che ritroviamo la SP75 dove inizia una stretta e tortuosissima ascesa, che ci porta a Monteleone. Qui stiamo viaggiando lungo una sottile cresta che lascia ampi spazi alla vista che così può perdersi fra le nuvole di panna e le docili, affusolate colline dell’appennino forlivese, poi scendiamo nuovamente fino ad incrociare e ad imboccare, sempre verso Sud la SP9, nei pressi di Santa Paola. Solo pochi Km e ricominciamo a salire lungo stretti e aspri tornanti, fino alla periferia di Sogliano al Rubicone. Il mare fa capolino poco più in là e dove, ironia della sorte, un cartello indica che stiamo per entrare a Vignola (ma non la “nostra”). Facciamo una piccola sosta e scattiamo qualche foto assieme ad un inspiegabile uomo vitruviano gigantesco, piantato in mezzo ad una rotonda.

Si scende nuovamente e lo si fa verso il Fiume Uso, fino alla località Ponte Uso, lungo la SP30, che manteniamo fino ad Alessio ed ancora giù fino all’incrocio con la SP258 nei pressi di Secchiano. Lasciamo dopo pochissimo questa direttrice per tornarci a tuffare nelle curve, ora più dolci, e su una strada decisamente più accogliente lungo Strada Sant’Antimo in direzione San Leo. La rupe della cittadina di appare maestosa e affascinante. Strapiomba in una vallata carica di vegetazione e di massi rotolati chissà quando. Le case arrampicate e aggrappate sopra la rupe paiono dover cadere da un momento all’altro, ma sono lì da secoli ed è evidente che non sarà certo oggi che assisteremo a quello che pare, senza portare sfortuna, ma solo guardando avanti millenni, un inevitabile, disastroso patatrack.

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Siamo in giro ormai da poco meno di cinque ore e anche se la temperatura non è mai stata eccessiva, la stanchezza inizia a farsi sentire. Non da meno è la fame e così decidiamo con ampi cenni uno all’altro che è venuta proprio l’ora di fermarsi a mangiare qualcosa. Poco dopo aver sconfinato nella provincia di Pesaro-Urbino, dunque nelle Marche, c’imbattiamo nell’abitato di Madonna di Pugliano prima, nella frazione di Rancaliccio, poi, dove, proprio lungo la strada alla nostra destra si apre lo spiazzo che fa da parcheggio all’Albero Ristorante La Casetta. Parcheggiamo e ci concediamo finalmente una sosta come si deve, una birretta e alcune leccornie delle quali rimaniamo molto soddisfatti, così come del trattamento e del conto. Se passate da quelle parti potete fermarvi con fiducia! Hanno l’approvazione PdP. Abbiamo però ancora molta strada da fare e così ripartiamo in direzione sud, lungo la SP6 che scorre parallela al confine fra Marche ed Emilia Romagna. Sulla nostra sinistra costante è la presenza delle alture e delle rocche di San Marino. Continuiamo ad ondeggiare e a digerire fra le curve che ci portano a passare, sfiorandole, fra Lago Villagrande e Villagrande, poi Ponte Conca, Villa Nanni e infine Serra Nanni, prima di arrivare all’incrocio con la più ampia e pianeggiante SP 2 appena a sud ovest di Monte Cerignone. Non un gran panorama da queste parti ,a dura poco, perché pochi Km dopo torniamo a incunearci nel verdeggiante appennino marchigiano, prendendo ora direzione est continuando a seguire la SP6.

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Cà Ivano, Cà Carbone, Mercato Vecchio, Cà Volanino, Lago del Conte, Cà Mafuccio, Villa del Piano, Cà Bartolino, questi i nomi delle borgate che sfilano e ci lasciamo alle spalle pian, pianino in marcia serrata, costante, imperterrita, ma moderata, fino alla più grande Macerata Feltria. A questo punto la SP6 e dunque il nostro percorso scarta per alcuni Km leggermente verso sud/est fino ad incocciare nel bacino del Lago di Mercatale, che costeggiamo nella parte settentrionale fino all’omonima cittadina con una piccola digressione rispetto alle ultime ore di marcia procediamo ora in direzione nord/est. Lasciate rapidamente le sponde del piccolo, ma pittoresco invaso seguiamo ora la SP2 che corre nella fresca e piacevole vallata del fiume Foglia, che ci fa compagnia per diversi Km gorgogliando sempre alla nostra destra. Continuamo ad andare nel verso della corrente anche quando la stessa ci porta a riprendere direzione est, per farci conoscere anche i nomi di Case Nuove, Fontanelle e Casinina. A questo punto fiume e strada si rituffano verso Sud e subito dopo dell’abitato di Cà Gallo, attraversiamo il corso d’acqua che torna a scorrere verso il poco distante Mare Adriatico. Lo lasciamo alla sua sorte all’altezza di Ponte Foglia, dirigendoci verso Urbino…

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…dove arriviamo tramite la gradevole anche se un po’ trafficata SP9, quindi da nord. Vediamo stagliarsi le torri della celeberrima città universitaria e per quanto la tentazione di concedersi una visita, decidiamo che dato l’orario e il caldo tremendo che ora fa soffrire, meglio è proseguire. Ad Urbino promettiamo di tornare presto e dopo una rapida sosta, di quelle col casco in testa, lungo la strada nei pressi della stazione degli autobus, ripartiamo decisi percorrendo ora la SS73bis. Un’autostrada rispetto alle strette e tortuose strade che abbiamo percorso in prevalenza nelle ultime ore. Scendiamo ora fino ad incontrare un altro fiume: il Metauro e seguiamo il suo zigzagante incedere verso la propria foce lasciadoci alle spalle San Marino di Urbino, Canavaccio, Calmazzo e Ponte Trajano dove il corso d’acqua s’ingrossa grazie all’affluente Candigliano, che sopraggiunge da ovest. Repentino dietro front a questo punto, proprio per risalire la valle di questo nuova direttrice d’acqua e la SP3. Il passo del Furlo ci tenta, ma non ci sembra il caso di strafare e così  poco dopo Villa Furlo di Pagino, imbocchiamo una lunga galleria che sbuca parecchi Km a sud ovest in prossimità dell’abitato di Pianacce. Ancora qualche km della superstrada che permette ai motori di cantare allegri e alla mano e al piede sinistro di riposare un po’, per trovarci subito dopo Acqualagna a lasciare la comoda SP3 ed imboccare la più piccola ma fascinosa SP257 subito prima di incotrare gli abitati di Fossato, Bellaria, Pole, Petriccio.

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Alla nostra sinistra la costante é il fiume Candigliano, che come la strada che percorriamo cerca spazio fra faraglioni rocciosi e strapiombi. Una valle stretta e suggestiva che regala scorci mozzafiato e ripaga della fatica che ormai sta divenendo un fardello pesante. Naro, Abbadia, Cà Romano I e ancora a godersi questa meravigliosa strada completamente immersa nella natura selvaggia e i colori della roccia che si intersecano con il verde scuro di foreste arcigne e rigogliose, fino a Piobbico. Ci meritiamo una nuova pausa. Mancano ormai una cinquantina di Km alla fine di questa prima, lunga, ma emozionante tappa di zingarata e ci parcheggiamo lungo la strada del paesello, attratti dal giallo ruffianissimo di una meravigliosa Due Cavalli.

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Ripartiamo dopo una ventina di minuti e continuiamo a goderci la bellissima strada in direzione Pian di Molino prima, Apecchio poi. Ancora avanti fino ad Osteria di Pietragialla. Entriamo in territorio Umbro e poco dopo giungiamo ai 730 mslm del Valico Bocca Seriola per entrare in Val Tiberina. I curvoni prima in salita ora sono ampi e ci dondolano in discesa; il fondo perfetto e la vallata che continua ad offrire meraviglia a destra e a manca. Non potevamo sperare di meglio per quest’ultimo tratto che ci tiene anche a quote a cui la temperatura è più che gradevole (complice anche il declinare del pomeriggio in sera).

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Piano, piano scendiamo verso Città di Castello, dove il caldo torna a farsi sentire, ma poco male: tempo di orientarci e di parcheggiare le moto nell’ampio piazzale dell’Hotel Il Boschetto, sistemare le procedure di registrazione, svestirci e farci un bel tutto nella fresca piscina, mentre il sole scende a portare il tramonto su questa prima giornata. Il navigatore dice che abbiamo percorso  336 Km IN 7 ore di guida ad una velocità media di 48,1 Km/h. Siamo i PdP e la cosa ci risulta perfetta e meritevole di essere festeggiata nel centro della Città umbra con qualche bicchiere di buon vino e una sontuosa cena a base di prelibatezze locali.

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GIORNO 2

Ci svegliamo di buon ora, ma non prestissimo. Dopo una deludente colazione (eh, non mettetela compresa nel prezzo, per quanto modico, se dovete offrire quattro cianfrusaglie!!!), sistemiamo i bagagli sulle moto e intorno alle 9,30 siamo di nuovo lungo la Via Aretina, poi Via Cortonese in direzione opposta rispetto al giorno prima. Il Tevere scorre placido sulla nostra sinistra allontanandosi e riavvicinandosi in un balletto che purtroppo caratterizza anche il nostro stile di guida, obbligato dal fondo disastrato della via. Peccato perché il sali scendi sui docili colli che ci portano fino a Trestina sarebbe stato davvero piacevole, ma in questo modo siamo obligati ad un brusco risveglio e a mantenere la concentrazione sempre ai massimi livelli. Le cose migliorano quando la strada si biforca e noi giriamo a sinistra in direzione est, verso l’abitato di Montecastelli lungo la SP140. Torniamo a sfiorare il Tevere, mentre ora la strada procede verso Sud fino a Niccone, dove svoltiamo verso ovest in direzione Molino Vitelli lungo la SP146. Il panorama non cambia molto e offre grosso modo lo stesso spettacolo. Campi e saliscendi su un fondo non proprio ottimale, ma decisamente migliore rispetto al tratto precedente. Ora scendiamo leggermente verso sud/ovest passando per Sant’Andrea di Sorbello. Poco dopo, a La Mita, iniziamo a giocare col confine fra Toscana ed Umbria, rimanendo di poco nella seconda, e corriamo da questo punto in poi e per diversi Km su di una strada che ha del magico. Parallela alla grande arteria da poco abbandonata e talmente piccola e sperduta che sulle mappe non pare portare alcun nome. Piana e praticamente rettilinea si perde fra praterie e scarsi caseggiati. Fa un po’ tristezza vedere fondi probabilmente un tempo lussureggianti, ora in stato di abbandono. I campi si perdono in una piana contenuta e delimitata dalle mura naturali di collinette basse e ricoperte da boschi antichi. Facile fare volare la fantasia e rilassarsi in queste condizioni. Viaggiamo con un po’ di distanza uno dall’altro quasi a volerci isolare totalmente e non essere disturbati dal suono dei motori altrui. Allungo un po’ e sento il possente 103 pollici rollare sotto la sella, anch’esso felice di raffreddarsi con l’aria ancora fresca e indisturbata che avvolge questo paesaggio solitario, ma tutt’altro che desolato. Sogni e pensieri colorano il tempo, mentre il verde ed il giallo dei girasoli fanno da cornice. Lo stomaco brontola e i voli pindarici lasciano spazio alla fame…arriviamo a Lisciano Niccone e dopo qualche girotondo nel piccolo centro, ci fermiamo al bar del paese per supplire alla scarna e insufficiente colazione di cui sopra.

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Ripartiamo ristorati e dopo aver chiesto due dritte agli autoctoni. Mentre ci prepariamo c’è anche chi ci dice di aver vissuto e lavorato parecchio dalle nostre parti e chi ci racconta di aver una gran passione per le moto, ma che, ahimè, l’età…insomma, non c’è tempo da perdere e così imbocchiamo senza indugi la SP143 che fa subito sul serio e a farci saggiare curve, tornantini e la natura selvaggia di quei colli che poco prima vedevamo dal basso della spianata verde come corona al nostro viaggiare sognanti. Qui occorre tenere alta la concentrazione, perché purtroppo il fondo presenta qualche insidia e spesso ghiaino vigliacco proprio nel bel mezzo delle traiettorie dei tornanti, che ovviamente mi mettono a dura prova. Fortunatamente la strada prima si addolcisce, poi dopo l’abitato di Crocicchie si apre in un meraviglioso e piacevolissimo drittone fra il nulla. Soli nuvole all’orizzonte, verde e campi coltivati tutt’intorno. Pochissime auto e così giungere a Pian di Marte è veramente un attimo. Ora la strada scende a tratti dolcemente, in altri punti con curve e tornanti più impegnativi, fino ad arrivare in località Trecine ad incocciare con la più ampia SP142. Proprio all’incrocio a T al quale sopraggiungiamo veniamo colti come d’improvviso dalla vista dall’alto dello spigolo nord/est del Lago Trasimeno, ormai a pochissimi Km. Alcune foto di rito e via verso Passignano al Trasimeno.

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Purtroppo il lago porta con sè anche parecchio e cunvulso traffico dal quale non vediamo l’ora di fuggire. Percorriamo praticamente a passo d’uomo l’intero centro della già citata cittadina, fra turisti e automobili. Scappiamo verso ovest tenendoci il lungolago sulla nostra sinistra. Ci sbagliamo un paio di volte nel tentativo di imboccare strade che a quanto pare non esistono e perdiamo così anche un po’ di tempo, oltre che bollirci un po’ alla randa del sole che ora picchia forsennato sui nostri caschi e sulle nostre giacche di pelle. Rassegnati non possiamo far altro che imboccare prima un tratto del raccordo autostradale 6 Bettolle-Perugia, poi poco oltre Borghetto la SR71. Questo tratto di strada non sarebbe nemmeno male, se non fosse per il pessimo impatto dell’urbanizzazione tipica delle sgangherate e disordinate periferie che ahimè caratterizzano larga parte della nostra penisola e del traffico che scorre imperterrito ora verso sud. A Badiaccia prendiamo un altro granchio sbattendo nuovamente il muso in una strada senza uscita, poi riprendiamo fino alla caotica Castiglione del Lago. Anche qui ci perdiamo un po’, ma finalmente nei pressi di Macchie imbocchiamo la bella SP306. Qui il traffico ci lascia in pace e soprattutto torniamo a viaggiare nella bellissima campagna umbra. Scendiamo oltrepassando Olmini, Colgiordano, raggirando Panicale e giù lungo una piacevolissima discesa arriviamo all’incrocio con la SR220 fra Tavernelle e Potassa. Le indicazioni sono scarne e ovviamente nel tirare a caso sbagliamo direzione. Il dubbio però ci suggerisce di chiedere informazioni e così in men che non si dica siamo sulla retta via.

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Il Fiume Nestore ci accompagna alla nostra sinistra e poco prima dell’abitato di Piegato lo attraversiamo per tornare ad avventurarci su strade minori: in questo caso la SP307 prima, la SP59, poi. Per l’ennesima volta pare di essere finiti nel nulla. Tante curve e pochi segni di vita. Ogni volta che compare un paese lo fa con la propria torre antica. Piccole perle sparse in un Italia misconosciuta e forse anche un po’ dimenticata. Tutto scorre senza strappi, come le nostre moto che destano curiosità negli anziani con in braccio bambini sulle soglie delle antiche case che punteggiano in modo discontinuo e rado il nostro percorso. C’infiliamo senza esitazione nella SP58, che di lì a pochissimo scorrerà a fianco di Motegabbione.

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Ancora tanta solitudine ad accompagnarci. Pochi cenni di vita: a volte diffidenti, a volte quasi indifferenti, spesso incuriositi dal nostro rombare. Faiolo, Carnaiola fino alla più consistente Fabro Scalo, dove imbocchiamo, procedendo imperterriti verso sud la SS71 in direzione San Cristoforo, frazione di Ficulle. Qui con rapido cenno d’intesa facciamo marcia indietro appena passato il Ristorante La Castagneta. Scegliamo a caso ancora una volta e ancora una volta ci prendiamo. Ottimi Umbricelli alla matriciana e all’oca, un paio di Moretti da 66 e molta acqua per sedare l’arsura che ci ha colpito duramente. Ambiente e modi un po’ spartani, pralinato alle pareti, cucina da leccarsi i baffi: altro locale che merita l’approvazione PdP. Certo, da raggiungere non è proprio comodissimo, perché fuori da grandi direttrici, proprio come piace a noi, ma che dire: se passate di lì fermatevi: minima spesa, massima resa!

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Ripartiamo continuando a viaggiare verso Sud. Fa ancora molto caldo e non è facile riprendere il ritmo delle curve che rapidamente ci portano all’inaspettatamente vivace e animato abitato di Ficulle. Sempre avanti lungo la SR71: Bagni, Pian del Vantaggio, La Svolta (anche qua!), Ciconia ed eccoci in vista della celeberrima Orvieto, che aggiriamo a Sud ruotando in un’ampia curva che ci porta a seguire ancora la medesima SS71 nella circumnavigazione della città con direzione che da est ci porta verso ovest. Mentre iniziamo a salire verso Trinità possiamo goderci il panorama sull’arroccato e compatto abitato medievale, che si staglia imponente e austero sulla nostra sinistra, mentre ricominciamo a salire e a faticare lungo stretti tornanti. Dopo Buonviaggio (grazie!…eh oh…l’ho pensato), nel prendere verso Villanova, la strada prende la numerazione SR71Ter e così ci troviamo a viaggiare in un piccolo paradiso. Scorriamo lungo un dolce altopiano, con la strada che sale e scende dolcemente lungo una larga cresta su cui oltre alla striscia d’asfalto trova posto una lunga fila di pini. Le chiome larghe aperte ad ombrello formano per alcune centinaia di metri una specie di tunnel. Magicamente qui cambia anche l’aria che si rinfresca e rende per l’appunto paradisiaco il viaggiare. Anche qui per fortuna poco traffico, poi la discesa verso Osteria di Biagio e un tortuoso, ma breve tratto verso Bolsena  e le già visibili rive dell’omonimo Lago.

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Impossibile non concedersi una sosta nella graziosa località laziale. Parcheggiamo proprio sotto la rocca che imperiosa domina lo specchio d’acqua blu smeraldo e l’antico borgo nel quale ci addentriamo alla ricerca di un po’ d’acqua. Troviamo di meglio: una gastronomia, alimentari, dove ad accompagnare una Messina arrivano anche degli squisiti calamari ripieni. Lo stretto vicolo che ci accoglie nella sua secolare ombra, è invaso da una calma ed una serenità contagiosa. Ci perdiamo in chiacchiere col gestore del locale e scopriamo che la mamma è di Rubiera…lo salutiamo e quando torniamo alle moto, distratto dalla macchina fotografica con cui immortalo alcuni scorci di questo suggestivo luogo, m’inciampo. Mi scappa un …io Scandian…un signore sulla vicina panchina sridacchia. Chiedo scusa arrossendo e lui di contro mi dice che “non c’è problema, figuriamoci, solo che era tanto che non la sentivo dire…sai io a Scandiano ci ho vissuto per dieci anni”. Il mondo è piccolo, penso mentre riprendiamo la via ed iniziamo a percorrere l’estremità nord del lago.

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Siamo un po’ stanchi e per completare il percorso sul lungolago dovremmo percorrere diversi Km di strada bianca. La fine della seconda tappa è ancora distante, quindi si decide di modificare l’itinerario inizialmente pensato e suggeritoci poco prima durante la merenda dal mezzo rubierese, così ci allontaniamo dalle rive del Bolsena tramite l’anonima SS489 fino a Gradoli, poi una volta giunti a Cantoniera imbocchiamo la SR74 fino alla rocca di Pitigliano, dove ci troviamo nuovamente in terra toscana, dopo questo breve escursus in alto Lazio; giriamo intorno alle mura, ma l’intesità di turisti ci scoraggia da un’ulteriore sosta. Dopo tanto andare prima a sud, poi verso ovest, iniziamo il nostro rientro verso nord lungo la SP22. L’ultimo tratto della strada porta in un a dir poco fantasmagorico budello scavato nella roccia, che sale tramite strettissimi tornanti. Alte pareti di roccia da entrambi i lati rendono semplicemtente unico questo piccolo tratto di strada, dove la moto mi fatica, ma gli occhi e l’anima si rimpinzano.

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Troviamo il modo di riconnetterci con la strada Provinciale Pitigliano-SantaFlora e da qui ci torniamo a godere panorami tipici dell’appennino toscano. Lunghi rettilinei fra le culture e tratti di lussureggianti boschi a coprire fino alla penombra zig zag rapidi e goderecci. La salita più seria inizia qualche Km prima di Castell’azzara dove ci fermiamo anche per uno dei tanti rifornimenti di benzina e troviamo il modo anche di farci prendere un po’ in giro da alcuni autoctoni piazzati a chiacchierare a bordo strada. Riprendiamo veloci e a questo punto con la voglia di arrivare che inizia a farsi più intensa. Ma i Km sono ancora parecchi e soprattutto pieni di curve e purtroppo ancora di buche. Procediamo spediti e impegnati tagliando verso ovest fino a Selva, dove la strada riprende a salire verso nord fino a Santa Flora, poi ancora su fino a Capenti, dove entriamo in SS323. Passiamo per Arcidossoe puntiamo verso Castel del Piano. Qui ci troviamo un po’ imbottigliati nel traffico della piccola cittadina che si prepara al sabato sera. Ci divincoliamo e iniziamo a percorrere una strada che qui assomiglia veramente tanto alle numerose possibili sul nostro medio appennino. Arriviamo così a Seggiano in prossimità del quale attraversiamo l’angusto torrente Vivo…mentre noi iniziamo ad essere morti di stanchezza.

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Qui la strada è veramente disastrosa ed aumenta il desiderio di arrivare. Contiamo i chilometri che ci separano dal prossimo paese, anche se qui non se ne incontrano più molti. Poco dopo Piagge lasciamo la SS323 e andiamo verso lo scalo di Monte Amiata lungo la stretta e parecchio dissestata SP55, che proprio dopo l’attraverso della ferrovia sale ripida e tortuosa fino a Castelnuovo dell’Abate. Da qui entriamo invece in una cartolina. Siamo davvero al lumicino delle energie e forse non ce lo godiamo appieno, ma un altro piccolo paradiso ci sta accogliendo fra le proprie braccia. Le vigne di Brunello coi nomi delle aziende produttrici più celebri nel mondo ci sfilano a fianco. Una piccola serpentina ci porta al cospetto delle mura dietro cui si cela la fine di questo faticoso, ma strepitoso secondo giorno di zingarata motociclistica. Ancora pochi minuti e spegniamo i motori nel cuore di Montalcino. Ci sistemiamo, ci riposiamo e ci rinfreschiamo con una bella doccia, poi ci concediamo un piccolo aperitivo nel grazioso scorcio che si apre proprio sotto la torre del palazzo comunale. Una lunga (non per colpa nostra) cena alla Padelletti Winery, annaffiata da ottimo Rosso di Montalcino della omonima casa e poi tutti, stremati a dormire, nella brezza che sale dalla Val d’Orcia.

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GIORNO 3

Un caldo sole ci accoglie mentre facciamo colazione due tavoli più in là rispetto a dove troneggiano ancora le bottiglie di Rosso di Montalcino che la sera prima ci hanno allietato palato e sinapsi. Purtroppo è arrivato il momento di chiudere la nostra zingarata e ciò avverrà perdendo uno dei tre elementi: Torci (fortunello), ha qualche giorno in più a disposizione e se lo andrà agodere tornando verso sud a trovare parenti in alto Lazio. Io e Budu siamo invece destinati al più gramo destino del rientro.

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Se la sera prima la stanchezza ci ha impedito di godere al meglio il panorama, l’aria tersa e ancora fresca del mattina incornicia il nostro viaggiare all’interno di una cartolina. Le luci ancora tenui rendono meraviglioso l’armonico sali scendi delle collinette intorno a Montalcino che purtroppo svaniscono alle nostre spalle in poche decine di minuti, nelle quali è però una goduria totale guidare, lungo strada ancora poco affollate e dalle sinuose e dolci curve. La SR2 ci accoglie piatta e un po’ brulla, ma a tratti regala ancora scorci d’incanto. Saliamo verso nord, passiamo Buonconvento, Ponte d’Arbia, Lucignano d’Arbia, Moteroni d’Arbia, Ponte a Tressa, Isola d’Arbia, Colle Malamerenda ed eccoci a sfiorare la meravigiosa Siena, che le cui torri intravediamo sulla nostra destra, prima d’imboccare un tratto di superstrada che ci porta velocemente a nord della città dove solo pochi giorni prima si è corso il tradizionale palio. Passato Monteriggioni lasciamo la SR2 ed imbocchiamo la SR68 in direzione Colle Val d’Elsa. Qui a rovinarci un po’ il viaggio è il traffico. Del resto è domenica 18 Agosto: bisogna accontentarsi.

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Ma il nostro viaggio riserva ancora buone sorprese: la strada verso Volterra seppur trafficata offre scorci ancora molto belli, anche se purtroppo l’aver ancora negli occhi le meraviglie della Strada del Brunello forse guastano un po’ il gusto di questo tratto di strada, davvero molto piacevole nel tratto che proprio da Volterra ci porta fino a La Sterza. Decisamente meno interessante e piatta è invece il percorso ce procede inizialmente sulla SR439, per poi passare alla SP41 e che ci fa salire verso nord e quindi prima a Capannoli, a Pontedera poi. In analoga situazione saliamo ancora tramite la SP3 fino ad Altopascio, dove steraziamo la corsa a 90° in direzione nord/ovest lungo la SP61 e dopo aver lisciato la periferia di Capannori e incrociato la Via che girando a sinistra ci averbbe portato in un batter d’occhio al cospetto delle mura della fascinosa Lucca, procediamo ancora verso nord/ovest lungo la SP29 fino a trovarci a percorrere la SS12 che risale la sponda occidentale del fiume Serchio.

Borgo a Mozzano, Fornoli e poco dopo l’incrocio che attraverso un ponte porta dopo poche centinaia di metri a Bagni di Lucca, eccoci pronti per pranzare. Ci fermiamo a caso come sempre, ma purtroppo questa volta non ci prendiamo. Ci mettono una vita a servirci e questo rovina non poco la nostra tabella di marcia (perdiamo un’ora in più rispetto al preventivato!) e dopo giorni di leccornie propinateci per cifre davvero abbordabili, ci troviamo a spendere più di quello che forse sarebbe stato giusto per un pasto mediocre. Pazienza: la statistica avrebbe dovuto metterci in guardia.

Procediamo veloci lungo la larga e conosciuta strada che ci porta dopo meno di un’ora a Castelnuovo in Garfagnana. Iniziamo a sentire il profumo di casa, Le strade ora offrono punti di riferimento ben conosciuti. Ci fermiamo nel solito distributore a fare il pieno prima d’imboccare la strada che ci porterà al Passo delle Radici (scegliamo la variante corta e arcigna che sale fino ad una stipata di turisti/pellegrini San Pellegrino in Alpe, per poi ridiscendere al Passo e rientrare così nella nostra Emilia Romagna.

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Anche qui il traffico ci rallenta, ma ormai desideriamo solo chiudere la nostra avventura, ben sapendo che quel che doveva dare aveva già dato. Continuiamo a guidare, clacsoniamo mentre passiamo di Fianco allo Scoiattolo dell’amico Emiliano, ma andiamo avanti lungo curve che conosciamo quasi a memoria per averle percorse decine di volte e in ogni condizione. Piandelagotti, Montefiorino, ecco il Dolo che attraversiamo e che rivedermo qualche chilometro più in là gettarsi nel Secchia subito a valle di Cerredolo. Il viadotto sul fiume di casa nostra, dal quale ci facciamo accompagnare. L’acre odore di una torrida e sonnolenta Piastrella Valley ci accoglie senza sorprenderci.

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Sono stati giorni e chilometri meravigliosi. Paesaggi che hanno ispirato pensieri, sogni e a volte malinconie. Esperienze uniche che riempiono la memoria, la vista e che si fa fatica a riportare. In questo resoconto si è tentato di portarvi un po’ a spasso coi PdP, oggi con la fantasia e la descrizione delle immagini impresse nella mia memoria, domani, perché no condvidendo birrette, cambiate, errori di direzione, caldo, stanchezza e tanta strada!

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Una risposta a “16-17-18 VIII 2019 – Zingarata motociclistica P.d.P. in centro Italia”

  1. […] Mezzoretta e la pratica è archiviata e così risaliamo fino alla SP175/2, che scorre placida e praticamente rettilinea fra le campagne ancora addoermentate: Osteria di Ramazzano, Casa del Diavolo, Resina Sant’Orsola. Incrociamo il nostro tragitto con quello del Tevere, che scorre in direzione contraria alla nostra verso la Capitale d’Italia. Noi invece risaliamo verso Nord, seguendo come riferimento prima Umbertide, poi Città di Castello, di cui vediamo scorrere le celebri Mura e riconosciamo l’ingresso dell’Hotel in cui alloggiammo un paio di anni fa, quando la Città medioevale fu meta della prima tappa della nostra zingarata dell’epoca e di cui potete leggere qui. […]

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Un diario per fissare momenti e memorie altrimenti perse, dunque, che resta online e sfugge alla sfera privata solo per soddisfare quel poco di vanità che mi tiene lontano dal definitivo annullarmi: in pratica in vita.

Non troverete segreti, perché quei pochi che ho non li racconto e non li ammetto nemmeno a me stesso.

Antonio “Zanna” Zanoli

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