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Più che altro per non dimenticar(Si)


Stranger Things 3

Non c’è due senza tre e…

Ma andiamoci piano. Intanto avviso che può anche darsi mi scappi qualche spoiler, quindi da qui in avanti declino ogni responsabilità.

Apprendo con grande entusiasmo dell’uscita della terza stagione di Stranger Things, un po’ all’improvviso; tipo uno mi dice “Oh, ma questa sera esce la terza stagione di Stranger Things” ed io “ah, cazzo, grande!!!”. Però poi vado a rileggere quello che avevo scritto delle due precedenti stagioni e mi chiedo come mai tutto questo entusiasmo, visto che poi alla fine sono rimasto un po’ corto due volte su due.

Decido comunque di tuffarmi di nuovo nelle avventure che ruotano attorno a questo gruppo di ragazzini di Hawkins (che non esiste, ma in realtà assomiglia tanto a Sassuolo di quegli anni, solo che noi non avevamo i boschetti, ma le fabbriche abbandonate e le bici sì), ma ehi! Questi cosa fanno, ma guarda quei due!!! Limonano??? Come?!?

Già le cose procedono ed anche Undi e compagnia iniziano a fare le cose da adolescenti: limonano, limonano duro e soprattutto iniziano a vedere le crepe nel sodalizio che li aveva visti affrontare momenti difficili all’insegna del gruppo. Will non capisce, entra in loop e si chiede solo quando sarà finalmente il momento per una nuova partita a Dungeons & Dragons, e forse prima o poi ci arriverà a scoprire che probabilmente la risposta è mai più, o chissà da adulti, cos’! Per fare qualcosa di nostalgico, che “ti ricordi che figata era quando eravamo cinni!!!”

Stranger-Things-Season-3.jpg

La stagione tre di Stranger Things continua con il mood nostalgia sugli anni ’80 e lo fa in modo sempre più ruffiano. Salta fuori anche un cappellino della Castellaranese Ceramica Ariostea, dritto, dritto da un Tour de France di metà anni ’90 e dalle nostre parti ci scrivono articoli a testimonianza che la provincia italiana, resta succube di quella americana. Scintillio, Madonna che canta “Material Girl”, frappè e vestiti sgargianti, sfrontati. Il consumismo è arrivato anche nella fantomatica cittadina dell’Indiana (no, ancora una volta: Hawking non esiste), i negozietti chiudono, il capitalismo e la conseguente corruzione, fagocita tutto e chissà: che ci volesse anche essere una critica a questo? Mah…

I russi!!! Ecco chi mancava a farci sprofondare totalmente negli anni ’80: i cattivissimi e imbalsamatissimi russi! Divise cachi contro divise da marinaretti! Droghe che fanno ridere e creano situazioni a dir poco piccanti. Spunta anche un clamoroso outing: sicuri che negli anni ’80 la reazione sarebbe stata così naturale nella provincia americana? Qualche dubbio a me sovviene, ma non c’è tempo! Un mostro ultra splatter sta incombendo e in realtà i cattivi sono fra noi, ma se vado avanti così vi racconto tutto e non va mica bene.

Alla fine della fiera all’episodio 4 o forse a metà del 5, mi trovo a fare i conti con il ragionamento delle altre volte: Stranger Things subito ti accalappia, fra citazioni, musica, deja vu, addirittura riesce a farmi saltare sul divano. Mi fa meno paura adesso, perché s’impacchianisce un po’ e soprattutto si sfilaccia verso metà serie trascinandosi in modo ripetitivo per raggiungere quota 10 episodi, anche per questa terza stagione.

Non mancano i colpi di scena e forse il lunghissimo episodio finale riscatta un po’ la pochezza dei tre precedenti, ma non fino in fondo. Ovvi eroismi e altrettante scontate disperazioni conseguenti fanno quasi intuire che potrebbe anche bastare così, mah…

…temo che la quarta venga da sé con un ritorno certo, io sospetto in realtà due, con il secondo a restituire un personaggio davvero chiave per l’intera serie: staremo a vedere!



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Un diario per fissare momenti e memorie altrimenti perse, dunque, che resta online e sfugge alla sfera privata solo per soddisfare quel poco di vanità che mi tiene lontano dal definitivo annullarmi: in pratica in vita.

Non troverete segreti, perché quei pochi che ho non li racconto e non li ammetto nemmeno a me stesso.

Antonio “Zanna” Zanoli

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