In questi giorni sta girando in modo compulsivo sui vari Social un’articolo che parla delle città più inquinate al mondo (che potete trovare e quindi consultare qui). Impossibile per noi abitanti di Piastrella Valley non sussultare nel leggere che il quartiere centrale della nostra grande città pedemontana, ovvero il quartiere di Piastrella Valley denominato Sassuolo, risulta essere la zona più inquinata d’Italia. Da qui a far divenire, come si suol dire, “virale” l’articolo è un tiro di schioppo.
Ora, senza voler far troppo i puntigliosi penso che però sia giusto e corretto fare un paio di precisazioni su questa classificazione che così introdotta risulta essere oltre che brutale, quanto poco corretta e precisa. Dire più inquinato di un luogo, senza precisare rispetto a quale inquinante è infatti fuorviante. Qui si parla delle tremende, letali e viscide polveri sottili, elementi microscopici che a spasso fra una molecola di ossigeno e un’altra di CO2, una volta inalate possono causare pericolosi danni all’apparato respiratorio di chi se le trova a zonzo nei propri polmoni; almeno così ci raccontano coloro che studiano queste cose e quindi temo che sia doveroso dargli retta senza se e senza ma. La cosa che mi va di rimembrare a voi tutti è che le polveri sottili non hanno occhi, coscienza e nemmeno dell’intelletto o comunque dell’arbitrio per scegliere le proprie vittime. Insomma, non s’intrufolano solo attraverso i bronchi di ladri, assassini e cattivi in genere: molto democraticamente e come natura/fisica vuole scende a impestare gli alveoli di tutti: bambini, vecchi, donne, omaccioni. Indistintamente.
Altra necessaria precisazione che mi ha suggerito chi di questi argomenti ha ben più cognizione di me, è che forse non è vero in assoluto che Sassuolo sia l’abitato più ricco di polveri sottili disperse in atmosfera per quanto riguarda la nostra penisola. L’unica cosa che si deve prendere per buona è che è fra quelle monitorare (quindi fra i Comuni dotati di centraline apposite), la peggiore. O la maglia nera, come ci scrivono nell’articolo già citato. Anzi non è l’unica cosa che possiamo prendere buona: lo è anche il fatto che da queste parti respiriamo aria malata. Aria che uccide.
Possiamo anche ricordare che in realtà le emissioni in atmosfera di inquinanti sono (sempre stando ai dati facilmente reperibili in rete), bene o male in media con altre zone in cui però il ristagno è minore. La Pianura Padana è in effetti un catino mal areato e dunque il ristagno favorisce l’accumulo di questo come altri inquinanti (interessante articolo sull’argomento proprio qui).
Ok, le giustificazioni sono finite. Da qui in poi si rischia di sconfinare nel negazionismo più becero e arcigno. Al netto di tutte le questioni sopra accennate, va comunque ribadito quanto già detto: viviamo in una zona in cui l’aria è malata e uccide.
Ci rassegniamo? Fin che la barca va, lasciala andare? Oppure, anche se non è certamente ciò che cambierà le sorti del mondo e invertirà il riscaldamento globale, ci mettiamo a tirare l’acqua al mulino della salute pubblica e della qualità della vita?
Ma cosa si può fare concretamente nel caso in cui si decida di non lasciarsi affogare dalla rassegnazione? Domanda a cui non è facile rispondere, soprattutto se si pensa di trovare una facile e comoda risposta piglia tutto. Ovviamente sono decine, se non centinaia, le risposte possibili a questa domanda e non ve n’è una che porti solitaria alla soluzione del problema: qui come nel resto del mondo.
Ho sempre spinto molto sul concetto che ci lega all’azione dei singoli, ma devo ammettere che nell’ultimo periodo mi sto ricredendo parecchio e devo ammettere di aver solo sposato l’atteggiamento più semplice e magari appariscente, polemico e rumoroso, ma certamente meno soddisfacente dal punto di vista dei risultati e dell’ottimizzazione degli sforzi. Fare la punta agli altri, significa esporsi poi alla replica di chi può facilmente trovare da ridire sulle tue abitudini. Ci vuole un’inversione più seria, collettiva, progettata e organizzata. Questa, la può dare solo la politica! Ciò non toglie che ogni comportamento virtuoso (se veramente lo è, attenzione, perché anche su questo bisognerebbe sempre aprire piccole indagini per uscire dal bufalismo diffuso e dai rimedi della nonna, dal si stava meglio quando si stava peggio o il vino del contadino è più sano di quello delle grandi cantine…), vada tutelato e applaudito. Ma non penso che con una guerra fra poveri si risolva nulla: tu rinfacci a me che ho fatto 3000 Km in moto ed io rinfaccio a te che sei andato in aereo a farti il week-end a Londra: poi? Tutti devono mettere qualcosa, tutti devono impegnarsi al meglio per gravare il meno possibile sulla situazione già compromessa (c’è anche chi dice che lo sia ormai irrimediabilmente), ma la logica, i dati e la realtà dicono che ciò non è comunque sufficiente. Invece che scannarsi su quello, meglio tenere le energie per ragionare su qualcosa di collettivo. Ognuno si prenda le proprie responsabilità: cambiare è necessario, penso lo sia ridimensionarsi, ma non è giusto e soprattutto efficiente pensare che la colpa sia sempre degli altri ed entrare in un’isteria collettiva del tutti contro tutti. Capirsi aiuta a risolvere. Poi ci sono gli scienziati e a loro va semplicemente creduto, come già si diceva prima.

Certo, potrei iniziare la carrellata di proposte ribadendo l’opinione che ho sulla follia che sta portando la nostra comunità a sperperare circa 500 milioni di € per la costruzione di una bretella autostradale che prolunghi l’Autostrada del Brennero fino a Sassuolo. Su questa opera da anni si scatenano polemiche forsennate, tutte concentrate sul serve/non serve e sul danno ambientale diretto che essa produrrà, deturpando alcuni Km di paesaggio naturale lungo l’asta del Fiume Secchia. Concordo in pieno sul fatto che (pare sia ormai assodato), che l’opera non serva a migliorare la viabilità del Distretto Ceramico, che vede le maggiori difficoltà sull’asse est/ovest e non certo sull’asse nord/sud. Viene maliziosamente da pensare che ormai questa infrastruttura sia stata eletta come una bandiera da piantare per associazioni che ancora credono che l’immagine di un distretto ceramico in crisi d’identità, oltre che classica, potrebbe essere elevata grazie alla scritta bianca “Sassuolo” su sfondo verde; altro elemento che i più maliziosi potrebbero sottolineare è che fermare un’opera del genere potrebbe costare per qualcuno mancati guadagni non trascurabili. A mio avviso tutto può essere vero, ma elementi in mano non ne ho e in questa Bretella mi limito quindi a vedere semplicemente il simbolo della direzione sbagliata! Se in tutto il mondo si sta ormai parlando di superamento della mobilità privata e della logistica su gomma, perché noi ci ostiniamo a intraprendere questo budello tortuoso, anziché resettare tutto e usare risorse così imponenti per iniziare a collegare il nostro distretto sia per merci che per persone su ferro? No, state rilassate faine anti Gigetto: lo so anch’io che quel commovente reperto d’antiquariato non può essere la soluzione! Serve una profonda, radicale, quanto costosa nuova idea di mobilità con una metropolitana a collegare i maggiori centri del distretto al capoluogo di provincia, oltre che a Reggio Emilia e dunque alla stazione Mediopadana. Fantascienza? O forse solo pigrizia mentale e provincialismo spinto?
Ma torniamo alle polveri sottili. Quanto tempo ancora dovremmo sopportare l’idiozia di centri cittadini invasi dalle automobili e quindi da ciò che inevitabilmente producono come scarto, quindi oltre alle famigerate Pm10 e Pm2,5, ad esempio le microplastiche prodotte dagli pneumatici, che gira che ti rigira troviamo nelle falde acquifere, così come nel pesce, nella carne, ecc… Serve sul serio tornare a far notare la bruttura (che ne fa calare anche il valore e l’appetibilità economica), così come l’assurdità di ridurre a parcheggio Piazza Martiri Partigiani a Sassuolo? Perché davvero non si vuole fare nemmeno ciò che di fatto potrebbe essere a costo zero e portare immediatamente benefici seppur ancora limitati, ma comunque certamente qualificanti per il centro storico di Sassuolo? Con un amico qualche settimana fa si fantasticava (mentre rimiravamo l’orizzonte di lamiere che formavano un freddo e policromo tappeto di statica orripilanza, formato dalle cappotte delle autovetture in sosta) “pensa che bella la piazza piena di sedie, tavolini, locali, musica, profumi, persone…vita!!!”. Le automobili elettriche dite? Oh, piuttosto che un niente è meglio un toast si usa dire da queste parti, ma nemmeno quella è la soluzione! Si deve obbligatoriamente creare un ragionamento sul trasporto pubblico, capace di rendere superfluo quello privato. Ovviamente non sarà possibile farlo al 100% e tanto meno in tempi fulminei, ma può l’automobile (costosa, ingombrante, inquinante), essere indispensabile? Qualcosa tocca! Dobbiamo ribaltare il concetto: un po’ come per i fumatori nei locali. Una volta pareva impensabile non poter fumare una sigaretta a bancone, oggi non sovviene a nessuno di fare una cosa così atroce. Sono passati sì e no 15 anni, non un’era anche se è così che pare e ci vollero pochi mesi per capire che eravamo stati degli autentici idioti a non liberarci da quella cappa puzzolente ogni volta che volevano goderci una birretta o una cena fuori casa.
Sassuolo maglia nera delle polveri sottili quindi. Non mi stupisce. Mi pare solo la naturale conseguenza di come si è amministrato il nostro territorio (non solo Sassuolo, ma la maglia nera l’abbiamo noi, quindi, ci tocca…), negli ultimi 30/40 anni. Non si salva nessuno di chi si è alternato. Imbarazzante è a questo punto sapere che entrambi i candidati Sindaco accreditati per la possibile vittoria finale siano pro-bretella, anche se ultimamente non lo sento sbandierare troppo…forse per non ricordare ai “sostenibili” che stanno appoggiando candidati agli antipodi dalle posizioni dichiarate dalle proprie liste? Un bel bubbone che sono curioso di vedere come sarà gestito una volta che dai proclami elettorali si passerà alla dovuta amministrazione reale. Un sospetto ce l’ho a voi non viene?). Soprattutto nessuno dei due candidati papabili ha mai dimostrato reale e credibile sensibilità per il tema della mobilità, tantomeno dell’ambiente, cadendo spesso dal pero come quando solo un paio di anni orsono si parlava del Piano Aria. Si sentono frasi di circostanza, balbettii e assurde ritirate (do you remember Via Legnago?): poi ci si vanta per 200 metri di ciclabile quando non si riescono a tenere le automobili giù dalle ciclabili, dai marciapiede e nemmeno fuori dall’unica area pedonale della città, ovvero la deliziosa Piazza Garibaldi. Circa 7000 permessi per 1100 residenti per la ZTL sassolese. Anche a dare la patente agli infanti si parlerebbe di poco meno di 7 permessi a capoccia. Una volta mi sono chiesto: ma se tutti e 7000 (sono qualcosa in meno, ma roba non credo faccia la differenza), si mettessero a girare per il centro storico assieme? Immaginatevi la scena e fatevi una risata, perché la questione in sé è semplicemente imbarazzante.
Imbarazzante come la campagna elettorale per le prossime amministrative che non decolla e che ormai coinvolge solo gli addetti ai lavori. Nessuno parla di Sassuolo, ma solo di sé stesso: sembra una differenza sottile, ma temo sia fondamentale. Di sottile qui abbiamo solo camionate di polveri a regalarci l’aria peggiore d’Italia e il tasso di tumori e malattie cardiovascolari fra i più alti del mondo. Ma il problema sono gli immigrati…insomma, la sottile differenza fra la politica e il tifo organizzato…

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