Un appuntamento speciale, in una location insolita. Radio Antenna 1 si trasferisce per tre giorni nel cuore dell’Ennesimo Film Festival, al Teatro Astoria di Fiorano Modenese. Quarta edizione per una kermesse nata in sordina, spaventata forse di essere rapportata alla realtà altisonante che l’aveva preceduta? Beh, quello che appare è che riesca a trovare dopo questo primo periodo la sua dimensione e la sua dignità autonoma dall’illustre passato a cui viene fin dagli albori accostata (Festival Ozu, ovviamente). Un Festival che non poteva non avere una radio ufficiale ed avendo trovato base in quello che è ormai a tutti gli effetti il quartiere culturale di Piastrella Valley, per molti Fiorangeles, semplicemente Fiorano Modenese, non poteva che appoggiarsi a Radio Antenna 1. Penso che oltre ad una questione logistica, sia meglio cercare i motivi di questo abbinamento che appare naturale, in una questione di affinità di attitudine. Ma magari di questo scriveremo a parte…intanto di seguito tutto ciò che vi si può riportare a proposito dell’appuntamento finale di questa tre giorni, che è stato affidato al Bar Snob! Dovevano essere due ore, poi sono diventate con naturalezza poco meno di quattro. Grande presenza del Pres. Andrea Nocetti, che col barista (vi piace quando parlo in terza persona?), ha disquisito di quasi tutti i film proiettati nella sezione principale del Festival stesso. Poi sono passati anche Francesco, il Bonz, ovviamente Greta, Fede e Mirco, Paolo ed Elena e addirittura il Sindaco di Fiorano Modenese. Purtroppo non il Pollo…ah…non poteva…

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COPERTINA
Fischia il vento e infuria la bufera, la società par tutta rotta, eppur bisogna andar.
Ma andare dove?
Vi ricordate il vecchio adagio o come direbbero i ben più tecnologici e a la page del vostro barista, dell’hashtag del Bar Snob?
Schioda il culo dal divano!
Ecco come si fa!!!
Ecco dove si va!
Via dalla stasi!!!
Intanto bisogna uscire di casa, poi ognuno faccia ciò che gli pare, anche solo un giretto al bar a dire due stupidaggini, ma via dall’autoreferenzialità del proprio angolino, che penso non ci sia nulla di peggio del rintanarsi dentro le proprie quattro mura e rendere la propria stanza l’espressione del mondo.
No, mi spiace, non mi convincete con la storia del video col mondo dentro, del mondo alla tua portata direttamente con un click: questa cosa non funziona.
Non lo vedete!
Se non ci si guarda negli occhi non ci si capisce. Se non si sentono i profumi, il tintinanre dei brindisi, la vibrazione dei differenti toni di voce, il colore dei vestiti e degli umori si perde il contesto stesso della vita e quindi la capacità di decifrarla per quello che è: esperienze da vivere coi sensi oltre che con la ragione.
La solitudine può essere un buon modo per riflettere, ma se diviene uno specchio che riflette solo la nostra immagine a tutto campo, è pura distorsione del reale.
A me ad esempio divertono i Social e li uso tanto. Io non sono più un ragazzetto, ma non sono nemmeno uno di quelli che dice che si stava meglio quando si stava peggio, anche se in effetti da buon nostalgico continuo ad amare alla follia ciò che nel mio passato ha costruito la mia vita: ciò che sono e che sarò. Ma mi piace pensare che cambierò ancora grazie al guardare avanti, per quanto con l’età un po’ di vista la stia perdendo e mi devo mettere gli occhiali per vedere meglio in lontananza.
A volte possono servire delle lenti d’ingrandimento per non inzuccarsi sempre sui soli dettagli che abbiamo a due spanne dal naso e quindi riuscire a vedere lungo.
Non c’è niente di male ad usare queste lenti, non c’è nulla di cui vergognarsi nel dover ammettere che non ci si vede benissino senza.
Le lenti che ci servono per vedere meglio il mondo che ci circonda ad esempio, possono essere anche le arti e le esperienze che esse portano in dote.
Il cinema è certamente una di queste. L’Ennesimo Film Festival è senza ombra di dubbio una delle esperienze portate in dote dal cinema.
Con il cinema arrivano vite e visioni da lontano, da mondi che nemmeno sapevi esistessero. Sì sulla cartina siamo quasi tutti bravi ad indicare questo o quel paese, tanto al massimo c’è il navigatore, google maps e pure Wikipedia a dirci tutto dentro ai nostri schermi; magari ci siamo anche stati in vacanza in questo o quell’altro posto. Ciò che però ci manca e che possiamo forse recuperare almeno in parte grazie al cinema è il guardare attraverso gli occhi di chi quelle realtà le vive e le ha dentro ai propri modi ed al proprio essere.
Ovvio che sia una soggettiva! Ma almeno è di prima mano…
Insomma, fuori la bufera infuria forte e pare non dare scampo, ma credo valga davvero la pena uscire di casa senza timore, perché il sereno può tornare solo se si volge lo sguardo più in là dell’orizzonte possibile dalla finestrella della nostra cameretta, magari stoppato a pochi passi da muri di cemento che ostruiscono la vista e quella che ci ostiniamo a condondere con la libertà. Davvero possiamo chiamare libertà un’esistenza dove forse i divieti non sono scritti, ma di fatto imposti dai limiti insiti in questi formicai stretti, contorti e inquadrati che sono le nostre attuali strutture sociali?
Ok…non ci allarghiamo e torniamo al nostro Ennesimo Film Festival…sì, nostro, perché queste sono realtà che creano comunità, per poi divenire strumento in mano alla stessa.
Un circolo virtuoso.
Sono centinaia le persone che in questi tre giorni giorni hanno deciso di schiodare il culo da divano, sfidando il vento e la bufera, ma soprattutto la comoda tentazione di accontentarsi. In massa ci si è mossi per venire a scuriosare o cercare ispirazione nel guardare attraverso la lente d’ingrandimento sul mondo, offerta dalla quarta edizione dell’Ennesimo Film Festival e questo dato di fatto, visibile in carne ed ossa, pulsioni, tempo, pensiero, desiderio, umanità e non di virtuali pollici in su, dovrebbero servire a disinnescare la boriosa e mal riposta presunzione di rappresentanza assoluta di chi da risalto solo alle piazze cariche di acredine e rabbiose bacheche telematiche: forse se chi pretende e impone di misurare la ragione con il volume della voce di chi la reclama e se l’intesta d’ufficio, venisse a dare un’occhiata da questa o dalla miriade di altre lenti d’ingrandimento esistenti, potrebbe accorgersi che le cose sono più ampie o addirittura diverse da come il limitato sguardo dalla sua finestrella gli fanno graniticamente scolpire nel marmo dell’ottusa, pigra e vigliacca supponenza. Che è spesso solo una faccia della paura e dell’ignoranza che il rintanarsi fa proliferare.
La paura di perdere qualcosa.
La paura di condividere qualcosa.
La paura di ammettere che i privilegi sono sbagliati e che non c’è motivo valido, nemmeno camuffarli da tradizioni, per perpetrarli se si vuole essere giusti.
La paura di mettersi in gioco sconfiggendo la propria interessata pigrizia che porta a non farsi più domande, ma a dare solo facili risposte per poter tornare velocemente a pensare al mondo chiuso nella propria stanza, nella propria mente e nella propria opportunistica ragione.
Uscire dalla propria comfort zone, schiodare il culo dal divano può aiutare a convivere con le naturali paure, che nemmeno di quelle bisogna vergognarsi. Saggio è però mettersi gli occhiali, usare lenti, che spesso i mostri che vediamo sono solo responsabilità della nostra miopia.
SCALETTA MUSICALE
- KALASNJIKOW – GORAN BREGOVIC
- I KNOW MY CHICKEN – CIBO MATTO
- BABY BLUE EYES – STRAY CATS
- DAYDREAM – THE GÜNTER KALLMAN CHOIR
- L’UOMO NERO – BRUNORI SAS
- TRAFELATO – CALIBRO 35
- RPEG – AUTECHRE
- SUPPERGJOK – LINDSTRØM & PRINS THOMAS
- PROTECTION – MASSIVE ATTACK
- GIRLS, YOU’LL BE A WOMAN SOON – URGE OVERKILL
- DEVIL IN MY CAR – B-52’S
- NIGHT OF THE WOLF – AL FOSTER BAND
- BUFFALO SOLDIERS – BOB MARLEY & THE WAILERS
- BLUE MONK – THELONIOUS MONK
- DAS SCHLOSS DES IRRTUMS – POPOL VUH
- HOLD ON – TOM WAITS
- CONTRATEMPO – LALI PUNA
- 1957 – BUCK 65

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