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Patto dei Sindaci per il clima e l’energia – L’intervento che non ho potuto fare

Nel Consiglio Comunale del Marzo scorso era stato inserito nell’ordine del giorno il punto inerente l’adesione del Comune di Sassuolo al “Patto dei Sindaci per il clima e l’energia”, per la riduzione delle emissioni di anidride carbonica su scala locale (per saperne di più dai un’occhiata qui). Purtroppo scoccata la mezzanotte si è deciso di interrompere il Consiglio Comunale senza aver affrontato questo punto (oltre che un mio Ordine del Giorno sulla riqualificazione di Piazza Martiri Partigiani che potete rileggere qui).

Veramente un peccato, anche se forse da la misura del reale interesse sul tema della classe politica che ci governa, in perfetta sintonia con coloro che ci hanno governato negli ultimi decenni, tendenza che ahimè temo caratterizzerà anche coloro che ci governeranno nei prossimi anni.

Spero di sbagliarmi, sia chiaro: vedremo…intanto, di seguito, il testo dell’intervento che avevo preparato per il Consiglio Comunale e non ho mai potuto fare:

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I protocolli come quello che abbiamo in esame questa sera nascono sulla spinta emotiva legata ai primi  momenti in cui la comunità internazionale ha provato a farsi carico del problema emissioni, inquinamento e conseguenti cambiamenti climatici, come  ad esempio i meeting da cui scaturirono i celeberrimi protocolli di Kyoto e da quello spesso traggono teorica ispirazione. Purtroppo pare abbiano stessa sorte anche nella loro ricaduta pratica, visto che mai si sono riusciti a mantenere gli standard indicati. Basti pensare anche al fallimento degli accordi di Parigi, che denotano come la politica a livello internazionale non abbia ancora trovato una strada condivisa su questi temi, nonostante sia chiaro che siamo in netto ritardo sui tempi necessari e le sempre maggiori manifestazioni popolari sul tema dimostrano che la cittadinanza pretende risposte, per poter guardare al futuro con fiducia. Risposte che per ora non sono arrivate e quando arrivano si dismostrano assolutamente insufficienti.

Nel nostro caso specifico tutto ciò appare abbastanza evidente quanto la questione, fin dai primi tempi e quindi quando il Comune era amministrato dalla giunta di centrodestra, fosse presa sottogamba. Alla faccia degli altisonanti proclami che si potevano già all’epoca leggere nelle prime stesure dei patti poi sottoscritti anche a livello Comunale, basta affacciarsi per strada e fare un bel respirone a pieni polmoni per accorgersi che praticamente nulla di quanto strumentalmente dichiarato è mai stato fatto da allora: da nessuno di coloro che ci ha amministrato fino ai giorni nostri.

Se è infatti vero che sul nostro territorio qualcosina è stato fatto come ripiantumazioni e alcune centinaia di metri di piste ciclabili e su questi punti vedo gonfiarsi il petto di chi però, temo, così dimostri una volta di più di non avere veramente capito ciò che realmente serve per iniziare a risolvere la situazione drammatica in cui versiamo. Pensiamo sul serio che mettere un cerotto su una gamba di legno o curare la peste con l’aspirina sia ciò di cui abbiamo bisogno? Forse non sarebbe il caso che finalmente la politica smettesse di riempirsi la bocca strumentalmente e ipocritamente, magari per arrufianarsi qualche decina di elettori, con falso interesse, finta passione  e soprattutto insufficienti misure realmente capaci di invertire la tendenza e quindi iniziare quantomeno ad arginare questo autentico dramma, che ci sta uccidendo e sempre più ucciderà? La politica non ha forse il dovere di impostare concretamente un futuro sostenibile e prendersi cura fra le altre cose della salute pubblica?

Per tornare al protocollo in esame, va ricordato che qui si parla di migliorie che rispetto alle ultime evoluzioni e aggiornamenti appaiono comunque come già superate, insufficienti e soprattutto a scadenze non compatibili con le reali esigenze: si parla di una riduzione del 40% delle emissioni di CO2 entro il 2030 quando il problema ci stanno dicendo dalla comunità scientifica va risolto in modo più radicale e soprattutto molto più tempestivamente. La situazione è drammaticamente più grave di quanto si pensasse ed i cambiamenti climatici in atto più repentini del previsto, soprattutto di quando furono redatti i primi documenti che hanno poi portato alla stesura di questi protocolli. Le azioni tardano a rispecchiare le reali e minime esigenze per vedere davvero un’inversione di tendenza e di fatto salvarci da una sciagura ormai più che annunciata: in atto!

Portare nei Consigli Comunali questo tipo di documenti sulla carta positivi, ma nei fatti inadeguati, è quindi a mio avviso un’evidente ammissione da parte delle Amministrazioni coinvolte di non aver mentalizzato il problema in modo corretto, di non averlo capito, di averlo sottovalutato e soprattutto di non volerlo realmente risolvere!

Questo clima (scusate il gioco di parole), di indecisione sul da farsi mentre la casa brucia e noi siamo ormai lambiti dalle fiamme è semplicemente surreale e incomprensibile: cosa ce ne faremo delle nuove strade e delle misure per lo sviluppo incosciente di oggi se domani (non fra secoli, ma pare questione di pochi decenni), qui sarà, come ci dicono, un autentico deserto dove non sarà più possibile sopravvivere?

Fa ahimè ridere, ovviamente in modo amaro, vedere che si scrivono cose che poi vengono smentite con la non azione anche nei settori più semplici, come quello della mobilità dei nostri centri o addirittura facendo l’esatto opposto di ciò che ci viene indicato come la reale soluzione del problema da chi studia e lavora su questi temi, come ad esempio supportare convintamente un’opera come la Bretella autostradale Campogalliano-Sassuolo, già di per sé dannosa per il territorio, ma soprattutto devastante come emblema culturale. L’economia ne gioverà ci viene risposto. Posto che la cosa in sé è discutibile, vi siete forse informati o almeno posti il problema su quanti danni all’economia agro-alimentare stiano provocando i disastri ambientali come alluvioni, trombe d’aria, siccità o semplicemente non vi siete realmente voluti accorgere che non sono più solo numeri, ma tangibili cambiamenti che possiamo ormai toccare con mano, che non si risolveranno con un protocollo pieno di strumentali e temo nemmeno realmente condivise, buone intenzioni. Serve una svolta culturale e di sistema che chi ora ci amministra e anche chi si propone di farlo non sta dimostrando di volere agevolare e quindi tantomeno si candida ad attuarle.

Come scrivevo qualche giorno fa sui Social, commentando l’entusiasmo a mio avviso folle per quello scempio che sarà la già citata nuova bretella autostradale, non è che chi esulta sia persona malvagia e brutta a prescindere, anzi spesso parliamo di politici che hanno dimostrato ottime capacità, peccato che gli manchi quella di capire l’imprescindibile esigenza di cambiare rotta, dimostrandosi quindi, a mio avviso, la proposta sbagliata per tirarci fuori dal disastro a cui siamo già dentro almeno fino alla cintola. Non è questione di stucchevoli discussioni fra promotori e detrattori della “decrescita felice” o scontri ideologici partigiani, di richiami ai corretti, ma assolutamente insufficienti ,comportamenti responsabili ed ecocompatibili individuali: è ormai questione di vita o di morte e non c’è più tempo per la tattica ed i giochetti di una politica fin qui praticamente assente sull’unico tema veramente stringente che dovrebbe porsi. Scegliere la vita e smettere di rendersi complice dalla nostra condanna a morte!

 

 



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Un diario per fissare momenti e memorie altrimenti perse, dunque, che resta online e sfugge alla sfera privata solo per soddisfare quel poco di vanità che mi tiene lontano dal definitivo annullarmi: in pratica in vita.

Non troverete segreti, perché quei pochi che ho non li racconto e non li ammetto nemmeno a me stesso.

Antonio “Zanna” Zanoli

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