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Più che altro per non dimenticar(Si)


After Life – Stagione 1

Tony (interpretato dall’ideatore, nonché regista della serie, Ricky Gervais), non sta passando un periodo molto fortunato: ha da poco perso la moglie poco più che quarantenne e non l’ha presa benissimo. Si è salvato dal suicidio solo grazie al senso del dovere verso Bella, la cagnona che regalò proprio alla moglie Lisa per uno dei compleanni precedenti alla malattia che gliel’ha portata via, anche se Anne, conosciuta al cimitero, dice che semplicemente non era venuta la sua ora e qualcosa dentro di lui lo aveva avvisato.

Il clichè non è  certo innovativo, ma va ammesso che Gervais riesce a fare ridere parecchio. Quante volte ci sarebbe piaciuto dare quella risposta e quante altre fregarcene altamente di qualunque cosa? Magari però ci sfugge il particolare che Tony questi momenti non se li gode per niente. Li regala a noi, quasi come una rivincita per il resto del mondo, anche se in realtà sta solo aizzando quella parte di mondo che meno gli somiglia e a fare esattamente l’opposto di ciò che è naturalmente portato a fare.

Lisa non tornerà mai più, quello accade solo in “Ghost” lui lo sa. Lui non ha più interesse per nulla. Vuole solo che finisca presto e che la gente lo lasci in pace. Provano anche a procurargli un appuntamento, ma lui non trova di meglio che farci sbellicare minacciando un bulletto di otto anni con un martello. Sì, siamo tutti un po’ dei maniaci e in fin dei conti, dai, lo sappiamo che non si fa, però…ben gli sta a quello stronzetto!  Tony, poi, conosce Anne, che gli dice anche che lui può ancora fare molto per rendere il mondo un posto migliore. Un po’ patocco, lo so…e infatti qui finisce un po’ la festa ed inizia il momento per i sentimentalisti. Io forse preferivo la parte in cui andava dallo psichiatra: che spasso quelle scene! Perché la durezza, il cinismo e la spietatezza ci avevano fatto sentire tutto sommato abbastanza a nostro agio. Si vacilla forse un po’ con la storia di Julian, ma in realtà forse solo i più moralisti, mica tutti. Io mica tanto a dire il vero…anzi.

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Sei episodi fulmine che si bevono come un bicchiere di prosecco. Prima le bollicine ci frizzano su, fino al naso e stuzzicano, poi delicatamente la vaniglia arriva ad accarezzare il palato. Fin troppo in qualche momento: poi ci vuole qualcosa di più forte per togliersi quel pastone che rischia di rimanere in bocca. Anche un bicchiere d’acqua se è caso. Ma per un po’ ti passa proprio la voglia di prosecco.

Però quelle bollicine…il desiderio di sentirne ancora la sensazione tornerà ben presto, perché per quanto si sappia esattamente di cosa si tratti, riescono sempre a solleticare e rendono anche più accettabile il retrogusto sdolcinato che rimane a ricordarci che preferivamo quando le cose andavano peggio, rispetto al lieto fine…sempre se si può comunque parlare di lieto fine. È poi la fine?

Non siete curiosi di sapere come andrà con l’infermiera?



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Un diario per fissare momenti e memorie altrimenti perse, dunque, che resta online e sfugge alla sfera privata solo per soddisfare quel poco di vanità che mi tiene lontano dal definitivo annullarmi: in pratica in vita.

Non troverete segreti, perché quei pochi che ho non li racconto e non li ammetto nemmeno a me stesso.

Antonio “Zanna” Zanoli

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