Era una vita che non partecipavo ad una manifestazione.
Arrivo a Modena nel tardo pomeriggio. Un caldo pomeriggio di metà marzo. Troppo caldo per essere solo a metà marzo: ce lo dicono da un po’ che le cose non vanno come dovrebbero andare e che stiamo rischiando grosso. Anche se farci degli aperitivi all’aperto fuori stagione ci pare una figata, così come il fatto che ci sia sempre il sole, tutto ciò è assolutamente fuori luogo. Semplicemente non va bene! Quando si dice “per un po’” s’intendono ormai anni, non giorni, non i mesi in cui è divenuta celebre dal nulla una ragazzina Svedese che di fatto ha solo la “colpa” di manifestare la propria idea in modo risoluto, continuo e imperterrito.
Va bene, parliamo subito di Greta Thunberg, così ci togliamo il dente. Anzi vi dico subito cosa so io di Greta: quasi nulla. Non ho seguito la sua storia se non marginalmente attraverso la passione per il suo operato e quindi (ahimè), per lei, di alcune persone che conosco. Solo grazie ad un’amica vengo a conoscenza di qualche dettaglio su chi sia e cosa fa di preciso e a tutti quelli che me ne parlano io dico “sì, ma non va mica bene creare un mito, si cade nello stesso errore di coloro che alla fine poi se ne stanno sul divano, pensando che ci sia già qualcuno a fare le cose per tutti! Lo sappiamo che così alla fine non si combina nulla!”. Io non credo negli uomini, ma nemmeno nelle donne e tanto meno nelle ragazzine forti, non credo nei miti e nei leader soli al comando! Trovo che questa sia una perversione pseudoreligiosa, uno sbattere lontano qualsiasi implicazione e responsabilità personale, un alzare le mani e dire pensaci te o mio idolo, così io posso godermi il meritato relax. Al limite mi vien da accettare il fatto che gli esempi possano essere utili, soprattutto nei momenti più gretti in cui l’umanità si infila: tipo questo, dove fare risaltare alcune virtù pare davvero poca cosa: basta uscire dalla corrente senza necessariamente fare alcuna rivoluzione, ma accendere il ragionamento, aprire le orecchie e le porte delle sinapsi. Questi “enzimi” servono dunque per fare un passo avanti, madiventano inutili, fin deleteri se li si vuole impiccare su di un piedistallo: cosa che peraltro li snatura e li rende vulnerabili e che quindi quasi mai desiderano. Sono consapevole che esistono persone che hanno, come si dice dalle nostre parti, la “sburla” (trad.: l’energia) per metterci qualcosa in più. Esistono dei catalizzatori, degli elementi che riescono meglio di altri ad organizzare, gestire a trovare la chiave. A volte basta veramente solo qualcuno che decida di iniziare a fare qualcosa, anche per caso, per reazione, per rabbia, per stronzaggine, per sfinimento, che tanto peggio di così…di muovere il primo passo per aprire un nuovo varco e certo: in quel momento possono divenire la persona giusta, che fa la cosa giusta, nel momento giusto! Greta io la vorrei leggere così: un enzima. Quindi, giusto per mettere a tacere le varie polemiche screditanti su di lei, non mi frega proprio niente di chi abbia dietro e perché lo faccia, perché ormai la storia di Greta, la sua figura, hanno fatto ciò che dovevano fare. Potrebbe anche essere Belzebù in persona che ha scatenato qualcosa di buono,positivo, unico e da tanto atteso. È riuscita ad accendere una miccia. Se questa miccia si spegne non è per responsabilità di Greta Thunberg, ma solo dell’incapacità della collettività di farsi carico di un problema che lei ha aiutato a far tornare attuale. Facciamo un asterisco su questa cosa, perché penso vada approfondita. Tornando a noi; se la miccia ora farà saltare la bomba definitivamente, non sarà per merito di Greta, ma solo della collettività che non ha smorzato la scintilla nel qualunquismo, nel complottismo, nel disfattismo, nella polemica, nell’interesse personale, nella pigrizia. La collettività: nulla si può muovere senza di essa. Sono utili, ma non bastano le associazioni e così vele per i leader: la collettività che va assieme in una direzione, prendendosi oneri ed onori di ciò che bisogna fare. Poi il cappello ci sarà sempre qualcuno che ce lo vorrà mettere: lasciatelo fare, tanto se la collettività ha capito che deve remare assieme, questo giochino del cappello sarà castrato proprio da essa e questi furboni rimarranno automaticamente con un palmo di naso.

Troppo ottimista? Eh, lo penso anch’io. Riprendiamo quindi dall’asterisco pocanzi appuntato. Una ragazzina svedese che fa tornare attuale un problema di cui scienziati e studiosi parlano con sempre maggiore tensione e allarme ormai da anni? Ma siamo scemi? Ecco dove mi si smorza l’ottimismo: nel vedere che la scienza non è più considerata: suo malgrado Greta ne è dimostrazione lampante! È la pessima altra faccia della medaglia. Ora però è venuto il momento di leggere, studiare ed ascoltare quelle persone che studiando, leggendo, provando, sperimentando e faticando, arrivano a delle conclusioni provate. Non con il vostro cazzo di buon senso, ma con le dimostrazioni! Gli scienziati! Se non lo facciamo staremo a brevissimo di nuovo al palo, con sempre meno tempo a disposizione per risolvere un problema che non lascia scampo e sarà sempre più vicino o chissà ormai al di là del fatidico punto di non ritorno. Saremo lì ad aspettare una nuova Greta da sacrificare sull’altare del qualunquismo, del complottismo, del disfattismo, della polemica, dell’interesse personale, della pigrizia.
Ah, già, la manifestazione. Ci sono state un sacco di cose che mi sono piaciute e alcune che non mi sono piaciute, ma queste non sono davvero argomentazioni interessanti a mio avviso (sul serio vorreste sapere perché secondo me era fuori luogo lo striscione “Go Vegan!”? Meglio che leggiate o ascoltiate gli scienziati, che già l’hanno spiegato ampiamente…oancora perchéchi va sul palco a sfodrare spadoni socialisti, forse dovrebbe essere inserito in un contesto socialista e non liberista?). Sono solo opinioni di uno dei partecipanti alla manifestazione. Opinioni spesso viziate da qualche pregiudizio, da un po’ di cinismo e da un po’ di stronzaggine. Io metto via le mie, bene sarebbe bello ed utile iniziassimo a mettere via tutti. Ognuno le proprie: perché tutti abbiamo un “si, però”. Rinfoderiamoli, che la cosa interessante è che dopo anni si sia portato nelle piazze il tema dei cambiamenti climatici e che la piazza fosse davvero quello che dev’essere: eterogenea per età, estrazione sociale e culturale. Che si sia quanto meno presa coscienza collettiva che il problema esista è stato un gran successo, che potrebbe essere fine a sé stesso e può darsi lo si rivelerà, ma non sono certo io a poterlo sapere e nemmeno tutti quelli che già profetizzano goderecci il fallimento di qualcosa che pensano non li riguardi. È la sagra del pavone. Ma torniamo dunque alla collettività, che certo comprende anche chi continua a fare orecchie da mercante o chi preferisce spararsi la posa del complottista, dello scettico, del negazionista: come dicevo poco sopra, un cincinino lo siamo stati tutti. Facciamo girare il vento annullando l’indispensabilità degli idoli e soprattutto dell’ego.
Per andare al succo del tema scatenante la manifestazione, io dico senza mezzi termini che ci sono temi che non possono aspettare i tempi della diplomazia, ma hanno necessità dell’urgenza dell’estremismo. Eh, sì: estremismo. Perché siamo in una situazione estrema e con la moderazione si arriva lunghi: lo dicono gli scienziati, non quel ribelle, impaziente e radicale di Zanoli. A volte essere radicali diviene l’unica via percorribile. Come si suol dire nel noto adagio: è semplicemente questione di vita o di morte. Non farsi stordire dalla ruffiana orchestrina del benessere e del fin qua tutto bene, è necessità per non affondare. L’iceberg l’abbiamo già centrato e il tempo per mettersi in salvo è davvero al lumicino!
Ultimo spadone poi la pianto, ma questo mi pare davvero fondamentale: smettiamola col luogo comune del “i comportamenti individuali salveranno il mondo” perché è quantomeno un equivoco, ma a mio dire, semplicemente una grandissima puttanata! Inutili no, ma nemmeno risolutivi. Per risolvere serve la politica! Serve che la politica si prenda la responsabilità delle scelte che potranno salvarci, altrimenti ogni raccolta differenziata, ogni acquisto ecosostenibile, ogni rubinetto chiuso fra una spazzolata e l’altra di denti, saranno serviti solo ad accomodare il nostro senso di colpa su un divanetto più soffice da cui godersi l’apocalisse, di fronte a cui nessuno potrà scampare. Nemmeno il più incallito respiriano.
Tornerei a ripetermi se non vi spiace: l’unica cosa che possiamo fare è dare retta agli scienziati. Sono loro che vanno ascoltati! Va fatto ciòche suggeriscono. La politica deve semplicemente prendere atto che le loro previsioni si stanno avverando, che sono gli unici a poter indicare la via e quindi agire di consegueza. Non ci sarà nessuno a sentire la solita litania del “stavo solo eseguendo degli ordini”. O così altrimenti rischiamo semplicemente di voler curare il cancro con l’aspirina. E allora tanto valeva fumarsi dei pacchetti di sigarette, mangiare solo grassi saturi, fare sesso con sconosciuti senza precauzioni, abusare dell’alcol e via discorrendo…insomma godersela senza rispetto per la propria vita.
La cosa che non va scordata, ma al contrario accettata, metabolizzata, perseguita è molto semplice e davvero inequivoca: davvero non c’è un Piano B…

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