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Più che altro per non dimenticar(Si)


The Mule

Il vecchio cowboy Clint Eastwood non tradisce mai, ma si potrebbe anche dire che in un certo senso non stupisce mai. Cosa a dire il vero non troppo necessaria, soprattutto quando si vuole parlare della vecchiaia o meglio di ciò che può divenire la stessa se è una vita che si scappa e ci si stanca di farlo.

Lo stupore è sopravalutato? Pare proprio questo ciò che vuole comunicarci lo scompaginato Earl: una vita dedicata ai fiori e alla piacioneria, a discapito della famiglia. Clichè dell’irresponsabile narcisista, come tanti ne abbiamo già visti nei film e tanti incontrati per strada o molto semplicemente davanti allo specchio. Un bidonaro seriale che riesce a tirare il pacco alla figlia Iris dal saggio di danza, fino al matrimonio, passando per diplomi, lauree e altre quisquiglie varie. Nulla lo stupisce più: l’importante è vivere al massimo ogni momento e da ognuno di questi uscirne con una manciata piena di protolike. Che poi ha un bel da bacchettare chi ha sempre la testa nel cellulare, senza capire che le dinamiche, di fatto sono semplicemente le stesse della sua vita. Poi concordo con lui, ma è pura opinione personale, meglio toccarsi che chattarsi.

Earl ad un certo punto, però, torna a stupirsi. Alla grande. La resistenza alla guida e non aver mai preso multe in vita sua lo proiettano in una vita parallela, che però pare proprio non esistere, nemmeno per lui che la sta vivendo, mentre la sta vivendo. Prova a comprarsi la redenzione, ma in realtà la ottiene semplicemente facendo un sacrificio: molto grande. Quasi definitivo. Come se racchiudesse tutti quelli che non è stato in grado di compiere per l’intera sua vita.

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Earl rimane comunque sempre sé stesso e così facendo contamina anche chi gli si avvicina: per caso, per lavoro o per fortuna. Earl è una brava persona, nonostante tutto e le persone attorno a sé lo capiscono. Earl è uno che chiama i neri “negri”, non disdegna le mignotte e appena può fa lo sborone con un SUV nuovo di pacca; ma Earl è una brava persona ugualmente e lo dimostra quando non svende la dignità. Lo sa anche Mary, che non ha mai smesso di amarlo. Lo vedono tutti che non è perfetto, ma è proprio una brava persona a cui vale la pena volere bene e che non si azzarderebbe mai e poi mai a lasciare qualcuno nei guai, anche se rischia per questo di mettercisi.

Earl è un uomo di altri tempi: un conservatore, un orgoglioso, uno con dei principii, un duro e puro come solo Clint potrebbe essere. Non più con il sigarino nel lato sinistro della bocca e gli occhi socchiusi per il sole che la tesa del cappello non riesce a fermare del tutto, ma sempre un vero dritto anche se ha 88 anni e per questo fa un po’ tenerezza. Anche a sé stesso a giudicare da come ha deciso di raccontarsi in questa sua ultima opera.

Qualcuno ha parlato di capolavoro. Certamente è grande cinema. Una grande storia, molto americana (eh, per forza, Clint…), quindi a tratti anche poco digeribile per noi del vecchio continente, perché il dolce a volte rischia di divenire stucchevole. Comunque stare con Earl per un paio di ore, vi assicuro, può essere davvero molto, molto piacevole e aiutare anche se in maniera piuttosto grossolana a riflettere: che magari non c’è sempre bisogno di fare troppo i sofisticati e la vita è bella grazie anche alle cose semplici, ma meravigliose, come ad esempio un bel fiore che sboccia.



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Un diario per fissare momenti e memorie altrimenti perse, dunque, che resta online e sfugge alla sfera privata solo per soddisfare quel poco di vanità che mi tiene lontano dal definitivo annullarmi: in pratica in vita.

Non troverete segreti, perché quei pochi che ho non li racconto e non li ammetto nemmeno a me stesso.

Antonio “Zanna” Zanoli

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