Bar Snob

Più che altro per non dimenticar(Si)


Fās

Fās

Sa fòsa nè pianta  am srev piasù esr’un bel fās

Ed quī chi ien fora d’la màcià, i’ultem in elt

Quī chi g’an la vèsta averta, lébra vers i pās

Ed guarder i mount, al stréli, al veint, al sēl svelt

 

Srev bēl aver di pùtèin ch’is rampen da spass

E àrusir per gl’inamurē chi fan l’amor a la me ōra

Bràsēr I cavai ch’im vinen areint, ados, in brass

Quand stoff e stlè riven ad’arpunseres a l’abàsôra

 

E quand riva l’ora ‘d murir, mej sia mia descurdé

Mia lasè scher pian, pian, da mé, vōd i ôc e la pansa:

dimàndi mej Un cōlp sàch, saiéta c’am brüsa fin ai pé

mia imbambì ‘d discors fint ed chi po’ ‘t mola a la guāsa.

 

faggio.jpg

 

Faggio

Se fossi nato pianta mi sarebbe piaciuto essere un bel faggio

Di quelli che sono fuori dalla macchia, gli ultimi in alto

Quelli che hanno la vista aperta, libera verso i passi

Guardare i monti, le stelle, il vento, il cielo svelto

 

Sarebbe bello avere dei bambini che si arrampicano spesso

E arrossire per gli innamorati che fanno l’amore sotto ma mia ombra

Abbracciare i cavalli che mi vengono vicini, addosso, in braccio

Quando stanchi morti arrivano a riposarsi nel primo pomeriggio

 

E quando arriva il momento di morire, meglio io non sia dimenticato

lasciato seccare piano, piano, da solo, con occhi e pancia vuoti

Molto meglio un colpo secco, fulmine che mi brucia fino ai piedi

Non rimbecillito dai discorsi finti di chi poi ti lascia solo con la tua sorte.



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Un diario per fissare momenti e memorie altrimenti perse, dunque, che resta online e sfugge alla sfera privata solo per soddisfare quel poco di vanità che mi tiene lontano dal definitivo annullarmi: in pratica in vita.

Non troverete segreti, perché quei pochi che ho non li racconto e non li ammetto nemmeno a me stesso.

Antonio “Zanna” Zanoli

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