Bar Snob

Più che altro per non dimenticar(Si)


Werk Ohne Autor (Opera Senza Autore)

A sentire i discorsi nei bar, sui Social, nelle sale d’attesa dell’ospedale e in generale in giro per strada, pare proprio che le persone adorino la verità. In realtà mai più pacchiana menzogna fu raccontata, perché la verità non piace a nessuno, salvo che saperla non ci avvantaggi in qualche modo o penalizzi qualcuno che non siamo noi, che allora sì è perfetta!

La verità viene imboscata, camuffata con parole che ne storpiano i connotati e la portano a divenire una visione caleidoscopica che confonde e quindi come tale è tutt’altro che cristallina, come invece dovrebbe essere la verità per essere sé stessa. La verità non ha sfumature, perché allora quelle sono ipotesi, visioni, opinioni. Non verità.

Ormai siamo senza imbarazzo alcuno alla costante ricerca di un modo per imporre la nostra posizione e il nostro pensiero, che pretendiamo sia poi archiviato come verità.

E la verità non piace anche perché spesso è normale, piatta, senza colpi di scena: noiosa, oltre che spietata. Vite che scorrono fra la fortuna e la sfortuna; vite che cambiano per un segno di penna e che possono assumere o meno dignità di essere vissute a seconda dell’epoca in cui il caso decide di farle sbocciare. La verità è nelle mani di chi ha potere, spesso del caso.

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Un film intenso, profondo e denso. Basato su accadimenti presi almeno in parte dal vero e che hanno come protagonista prima un bambino, poi uno studente e infine un uomo tedesco, che cerca la verità attraverso i dipinti. Dopo innumerevoli traversie, giunge alla personale “Eureka!” dipingendo fotografie, che sono la massima espressione di verità (photoshop permettendo, ma la storia del film si ferma prima della sua invenzione, quindi il problema non si pone). Non si limita a copiarle, ma ne analizza i tratti salienti o li immette nella sfumatura che il tempo inevitabilmente impone ai ricordi.

Tre ore abbondanti di film, che passano meravigliosamente sballottati fra tragedie, dolcezza, risate e riflessioni profonde. Lente e senza effetti speciali. Un film che ti accompagna per mano e ti chiede di non avere fretta, perché la verità non può essere tale se vista di corsa e di sfuggita. Verità truci racchiuse in un paio di azzurri occhi sbarrati, in un tonfo; verità sofferenti che giocano coi giorni e con la fortuna; verità sovvertite a portare gioia inaspettata.

La cosa buffa è che l’inganno, anzi più inganni, sono ciò che permettono al nostro cercatore di verità di capire che è quello di cui il nostro mondo ha bisogno. Peccato che per ora le cose stiano andando diversamente e se non la finzione, la mistificazione, quanto meno la revisione stanno soffocando il nostro mondo in un guazzabuglio di sterile, vigliacco e lavativo politically correct, accerchiato da stolto e fanatico dogmatismo acritico. La verità se ne sbatte di entrambi e serve come ossigeno.



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Un diario per fissare momenti e memorie altrimenti perse, dunque, che resta online e sfugge alla sfera privata solo per soddisfare quel poco di vanità che mi tiene lontano dal definitivo annullarmi: in pratica in vita.

Non troverete segreti, perché quei pochi che ho non li racconto e non li ammetto nemmeno a me stesso.

Antonio “Zanna” Zanoli

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