Bar Snob

Più che altro per non dimenticar(Si)


Bar Snob – Episiodio CI (XXX-III) – 26 VI 2018 – Gran Galà di Chiusura

Finisce il Bar Snob, speriamo non definitivamente, ma non si può mai sapere. Va in archivio definitivo la terza stagione e contemporaneamente si spezza il cuore al barista con la fine assurda della sua squadra del cuore. Se ne parla tanto, forse troppo, ma ci si ride anche un po’ su, perché poi i momenti duri si passano anche così. Ridevano poi gli altri, a dire la verità, io e Antonio alto, che torna dopo tanto al bancone e che condivide l’amore per il granata, mica tanto. C’è anche il commovente commiato stagionale de La Ragazza del Meteo, poi ci sono Baudelaire, Anna Frank, Mario Carotenuto, Wagner, Pirandello, Gassman e tanto altro. Un po’ di caos, che diviene cosa normale quando al bancone si è in tanti. Il Bar Snob è anche questo. Mi auguro di tornarvi ad incontrare dal prossimo autunno! Sempre Forza Reggiana!

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COPERTINA

Qualunquisti, razzisti, ipocriti, idioti, presuntuosi, Yuppies, ignoranti, bigotti, vigliacchi, ruffiani, stupidi, volgari, paraculo, infami…me la sono presa un po’ random in questa terza stagione del Bar Snob. Ne ho dette di tutti i colori, senza risparmiare nessuno.

Ma badate bene: soprattutto me stesso!

Perché quando mi sentivate inveire con la mia manfrina iniziale qui al bancone del Bar Snob, quello che mettevo in guardia e quello a cui tiravo le orecchie ero soprattutto io.

Potete non credermi, ma è proprio così!

Le dicevo a me quelle cose, consapevole che non mi sarei compatito nel guardarmi allo specchio e riconoscermi in uno di quei profili che stavo linciando.

Ed è capitato: altroché se è capitato!

In queste mie copertine ho spesso usato delle parole su cui provare a far girare un concetto più ampio: parole prese come capri espiatori, anche se forse sarebbe più elegante dire che li ho sfruttati come enzimi. Ok, faccio un po’ il figo: l’enzima di questa sera non può che essere “autocritica”.

Probabile che l’abbia già tirata in ballo parecchie volte, perché credo che gran parte dei problemi che viviamo, parta dall’assenza di essa.

Per quanto mi riguarda, quella più feroce inizierà fra qualche ora, una volta chiusa per l’ultima volta di questa terza stagione la saracinesca del Bar Snob.

Dovrò rendere conto a me stesso su quanto fatto in queste trenta puntate e capire se il mio intento di inizio stagione è stato rispettato: cioè quello di fare del bene a me stesso.

Non sto qua ora a rovinare con delle analisi l’ultima serata, che, chissà, potrebbe anche rimanere tale definitivamente, ma di certo non potrò farne a meno nei prossimi mesi.

Poi chissà, dopo un po’ di riposo e il necessario stacco per ricaricarsi di motivazioni e per migliorare il migliorabile saremo ancora qui. Soprattutto perché vorrebbe dire che sarei riuscito umilmente ad accettare i miei limiti invalicabili.

Se ci sarà ancora spazio, perché poi anche questo, lo dicevamo proprio nel pistolotto di inizio stagione, non va mai dato per scontato!

I limiti, dicevo…già perché a tutti piace fare un po’ dei fenomeni, ma quasi nessuno lo è, quindi a volte, per quanto sia dura, dobbiamo solo ammettere che certe cose non sono alla nostra portata. Che i fenomeni non siamo noi…

Non confondete la presunzione con la caparbia o, ribaltando l’equazione, la remissività con l’umiltà e la consapevolezza.

Ci sono momenti in cui darsi un freno e riconoscere che non si può fare tutto.

Semplice, quanto raramente accettabile dai nostri ego ipertrofici.

Sì: quelli delle pubblicità e in quei corsi motivazionali vi hanno raccontato una cazzata! Un sacco di cazzate!

Non potete fare tutto e non siete adatti a fare tutto.

Ma guardate che è bello così! Anzi: è una liberazione!

Prima lo capirete e prima appunto vi libererete dalla frustrazione del non arrivare e soprattutto, forse, ricomincerete ad essere un minimo empatici e smettere di odiare, con un senso di superiorità verso il resto del mondo, improprio, ingiustificato, sbagliato, devastante.

Smetterete di voler avere i figli più belli e più bravi del mondo e lascerete finalmente crescere in pace i vostri.

Dobbiamo farlo, se vogliamo ancora avere una possibilità per il domani.

Non c’è più tempo.

Bisogna iniziare subito.

Schiodate il culo dal divano e mettetevi in discussione.

Io ogni volta che son venuto qui ho provato a farlo.

E se ce la faccio io, vuol dire che ce la può fare chiunque…ah, no, non chiunque, è vero…ma in tanti sì, dai!

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LE RUBRICHE

LA RAGAZZA DEL METEO

meteoLo sgabello de “La Ragazza del Meteo” sarà a lei riservato finché il Bar Snob esisterà e quindi, non si stia a crucciare: non c’è bisogno di segna posto, basta entrare e ormai il posto privilegiato è suo. Speriamo di tornare e di ritrovarla: come ha detto lei, le cose possono cambiare ed evolvere. È successo in corsa, può succedere anche in questa pausa estiva. Certo per ora, come barista, anche se qualche volta me la sono presa con lei, devo dire grazie all’impegno che la nostra insostituibile tuttologa ha messo per aiutarmi. Rispettare gli impegni è già cosa da non dare per scontata, oggigiorno, farlo con passione, qualità e dedizione appartiene quasi ad altra epoca. Eppure lei lo ha fatto e quindi Grazie!…e a risentirci!!!

Meteo.

E così ci siamo, di nuovo. È la seconda volta che mi lancio in saluti e ringraziamenti, e come la prima non so da che parte prendere.
Sono partita al Bar Snob in un modo e sono arrivata in un altro, e non me lo aspettavo, i tuttologi come me sono solitamente ben incastrati nella loro attitudine, capita raramente di avere cambi rapidi in tempi rapidi, eppure qua qualcosa è successo, sono partita arrabbiata, stanca e un po’ schifata. Adesso son qua che tiro giù il sipario sul mio bel cartonato da metereologIa senza avercela con nessuno di preciso, son quasi preoccupata all’idea di non insultare nessuno per un po’, forse perché ho dettoIMG_4204 tutto quello che dovevo, oppure perché ho capito che non importa quanto tu possa prendertela per qualcosa, ci sarà sempre qualcosa che ti farà arrabbiare di più.
In questo momento in cui tutti si indignano per tutto io non voglio farlo, mi ha sempre dato fastidio uniformarmi alla massa. E così vado, con la mia cartina sotto al braccio e i miei fulmini e nuvolette in mano, libero lo sgabello e ringrazio il barista per l’ospitalità, lascio un “parzialmente nuvoloso” dietro alla spina delle birre, così se mi capiterà di passare dal bar posso sempre fare due previsioni al volo.

LA RAGAZZA DEL METEO

VINILE IN SPOLVERO

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TO.SSE (Torino Posse) “Legala/Da Bun” 12″ (Vox Pop, 1992)

Spulciando fra i miei scaffali, salta fuori questa variopinta copertina e mi si accende un gran punto interrogativo sulla testa. Non chiedetemi quindi perché e dove io abbia comprato questo 12″ nell’ormai lontanissimo 1992 (o giù di lì). Era il periodo delle Posse e questi collettivi nascevano a Bologna, Roma, Napoli, come funghi. Alcuni lascivano il segno, altri meno. In questo caso pare proprio di trovarsi davanti d un progetto esplicitamente estemporaneo: membri di Africa Unite, Casinò Royale e altre realtà in voga in quel periodo brulicante di rivolta musicale, ma anche sociale, raggruppati sotto le insegne di TO.SSE (Torino Posse). Un paio di brani ultrapoliticizzati di esplicito contrasto alla Lega Lombarda, per la prima volta dirompente forza politica di rottura nel panorama nazionale. All’epoca ce l’avevano coi “terroni”, poi questi ultimi se lo devono essere dimenticati visto come vanno le cose. Fatto sta che “Legala”, sladina su base raggamuffin un testo che, cambiando solo qualche nome, funzionerebbe anche oggi. Ironia, sarcasmo e critica. Dritti per dritto, senza troppo voler fare i poeti, per descrivere un periodo in cui la sostanza poteva ancora far dimenticare i limiti stilistici e ciò che si diceva era più importante di come suonava: l’importante non era vendere i dischi, ma dirla. E qui la dicono tutta, la loro idea, fin dalla copertina.

SCHEGGE SONEEKE

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Mark Stewart “Hypnotized” 12″ (Mute, 1985)

Altro nome molto antennauniano quello che tiriamo fuori in questa ultima rapina virtuale alle scaffalature della Soneek Room di Casa Corsini a Spezzano. Una storia di primo livello quella di Mark Stewart, con Pop Group, progetto smembratosi dopo una breve, ma intesissima storia vissuta fra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80. Limitarsi a descriverli come post punk o ancor di più come schegge impazzite della New Wave non renderebbe nemmeno minimamente l’idea e lo stesso vale per il progetto solista di quello che fu il loro leader. Mentre altri componenti del Pop Group, dopo lo scioglimento si buttarono a capofitto su sonorità più morbide, per lui parve necessità continuare a sperimentare. Oltre al suo amore per il funk, inizia ad emergere una grande curiosità per lo stile innovativo portato dai Dj americani, che da lì a poco impareremo a chiamare Rapper. Scretch, elettronica e frammenti cuciti in modo sincopato. Il tutto in maniera parecchio avveneristico, almeno stando a ciò che poi abbiamo potuto ascoltare, con tecnologia esplosa a rendere possibili e più “facilmente” realizzabili idee tracciate fin qua da pionieri di questi stili, come Stewart è stato, soprattutto dopo la commistione artistica col trio dei Maffia. Provate ad ascoltare questo pezzo (nota non da poco, prodotto da Adrian Sherwood) e subito dopo un brano dei Coldcut, tipo “More Beats and Pieces”: poi mi dite…

THE LITTLE R’N’R SWINDLE

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Rchard Ashcroft “Alone With Everybody” CD (Hut, 2000)

Se per il Schegge Soneeke abbiamo potuto ammirare quanto un solista possa evolversi e quindi trovare nuovi modi di esprimersi anche dopo aver partecipato a seminali progetti musicali, qui possiamo notare come il tentativo, spesso orchestrato dalle etichette musicali, di spremere fino all’osso la notorietà di un frontman anche dopo la fine del suo progetto musicale di riferimento, possa essere un completo buco nell’acqua. Ci avevano imposto l’immagine di Richard Ashcroft, letteralmente a spintoni e chi non aveva seguito i suoi Verve fin dagli albori, forse faticava a capire perché con la botta di successo segnata dall’uscita da “Urban Hymns” la band avesse deciso di sciogliersi. Ce lo chiedevamo in tanti, ma a quanto pare bastava voler vedere che la parabola si era ormai conclusa e forse non era conveniente protrarla artificialmente con a carico un gruppo intero. Si puntò dunque sull’ossuto vacalist e a circa tre anni dall’uscita del prima citato terzo lavoro di studio della band inglese, ecco il suo primo lavoro solista. Il singolo tutto sommato non era male. “A song for the lovers” era un po’ lagnoso e melenso, ma per radio girava bene e ci si cascava sopra sovente. Questa prima anticipazione, forse grazie anche alla suggestione sul nome di chi ce lo proponeva, instillò fiducia e probabilmente convinse molti di noi a fidarsi a scatola chiusa: fiducia mal riposta, perché a parte quel brano il disco merita di essere ricordato come un acquisto da evitare. E pensare che “Alone with Everybody”, che fin dalla copertina dimostra su cosa si vuol puntare, non è stato nemmeno il primo e ultimo disco solista di Ashcroft. Gli altri? No, una fregatura basta e avanza. Del resto non si può arrivare ovunque…

A SUA INSAPUTA

14610910_10209520663246983_7097349542117411403_n.jpgSe ho deciso di inserire questa rubrica nel programma, molto del merito (anche se rigorosamente a sua insaputa), va a Pier. Perché leggere le sue cose e lasciarle lì onn mi andava: avevo proprio la voglia di condividerle e portarle a più gente possibile. Quasi come un grido di speranza da lanciare in giro e far capire che c’era da tenere duro, che non tutto era perduto: nemmeno su Facebook. Poi ho trovato altri pensieri meritevoli e dico ancora grazie a tutti coloro a cui ho scippato riflessioni e parole. Pier, per chi non lo conoscesse di persona, poteva però essere passato a causa mia come un Filosofo pesante, serioso e austero. Penso fosse dunque doveroso mostrare un’altro suo lato, che per mia responsabilità in questa rubrica non era emerso, ovvero quello poetico, ironico e soprattutto ricco di fantasia e voglia di riderci su. Grazie Pier!!!…questa volta esagero e ti rubo anche la foto…

Ogni tanto fermatevi un minuto al parco, al tavolino di un bar, ordinate una birra. Le sentite le automobili che passano laggiù in fondo? C’è dentro di tutto: uomini, donne, vecchi, bambini, odore di pane e di dopobarba. Un po’ più in alto cominciano le finestre delle case, tinelli con il televisore sempre acceso, angoli cottura con le patate a lessare sul fuoco, piccole soddisfazioni e tanti, tantissimi problemi. Bevete pure la vostra birra: non è ancora emozionante appartenere a questa razza di animali che ogni mattina scende dal letto, prepara il caffè con le mani ancora addormentate e poi affronta tutto quello che deve succedere, fino a sera? Ormai sono le sette e mezza, fa davvero molto caldo e la coppia di adolescenti che si stava sbaciucchiando sull’altalena vola via, altrimenti lei non potrà uscire dopocena. Siete anche loro, siete la donna di mezza età che è appena spuntata dal vialetto con il cane, il bambino sulle spalle del fratello maggiore, la barista che sta portando un ciottolino di arachidi sul tavolo accanto al vostro, l’anziano che ha già cenato da un’ora e che adesso se ne sta sul balcone in canottiera azzurra. La sentite la risonanza di tutte queste vite nella vostra, la dolcezza della loro evenienza, l’approvazione degli alberi? Bene, direi che avete bevuto abbastanza.

PIERPAOLO ASCARI (22 VI 2018)

SCALETTA MUSICALE

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Un diario per fissare momenti e memorie altrimenti perse, dunque, che resta online e sfugge alla sfera privata solo per soddisfare quel poco di vanità che mi tiene lontano dal definitivo annullarmi: in pratica in vita.

Non troverete segreti, perché quei pochi che ho non li racconto e non li ammetto nemmeno a me stesso.

Antonio “Zanna” Zanoli

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