Sono 100. Lo so, sono traguardi fittizi, che non vogliono dire forse nulla. Ma queste piccole mete, possono dare l’idea di aver provato a combinare qualcosa e magari impongono anche dei bilanci personali. Su quelli ognuno pensi per sé, ma certo va detto grazie a chi da l’opportunità di potersi misurare, al di là del successo o dell’insuccesso ottenuto. La puntata è scaldata dalla presenza di Francesco e Giovanni; dalla voce e gli aforismi di Sartre; dalle riflessioni grazie alle parole di Davide; da La Ragazza del Meteo che per una volta ci mette tutti d’accordo; dalla musica di Max che continua a regalare emozioni anche dopo tanti anni, attraverso il tesoro contenuto nella Soneek Room; dalla nostalgia e ricordi di vecchi Mondiali di calcio; dalla combattività di Ken Loach. E alla fine, per chi ci è voluto arrivare, “Don’t Be a Sucker”, che con un’attualità disarmante, arriva dal passato per farci pensare molto sull’oggi…

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COPERTINA
Siamo arrivati alla dittatura della battuta, degli sfottò, dei gne gne gne.
Una società che ormai nei bar, nelle strade, ma anche nei più alti luoghi di gestione sociale, politica ed economica, pare composta prevalentemente da bimbi dell’asilo che si scornano a suon di specchio riflesso.
Ormai quasi nessuno riesce più a fare un discorso serio…
Soprattutto pare ormai impossibile confrontarsi senza sgambetti semantici e così chi la racconta meglio, ma non giusta, diventa definitivamente un idolo.
È vero, questi ci son sempre stati, ma venivano comunque guardati con sospetto e con una sorta di disprezzo: un po’ come si guarda chi si sa che ha rubato, ma non lo si può dimostrare.
Non conta più nulla dimostrare, conta solo VINCERE!
Sì esattamente così: VINCERE E VINCEREMO!
A che prezzo non conta.
I ragionamenti sono roba da intellettuali e gli intellettuali annoiano: ci vuole del pragmatismo, mica delle chiacchiere.
Quelle le si stoppa con quattro o cinque fermini ormai consolidati, tipo:
- Basta Buonismo!
- E voi allora?
- Quando ti metti in casa il casino, poi puoi parlare, fino ad allora muto!
- Oh, rosiconi, serve del Malox?
Roba così, insomma: ah, non mi sono scordato i Marò e le Foibe, è solo che quelli ormai paiono andati in disuso. Obsoleti. Che poi dove sono finiti? Mi verrebbe da chiederlo a voi, adesso: e i Marò?!?
Il fatto è che non lo sa nessuno, perché non gli fregava nulla a nessuno dei Marò, a tutti interessava usarli come oggetti contundenti per disintegrare la logica altrui.
Un fallo tattico sistematico a centrocampo, insomma.
Una tiratina di maglietta qui, un’ostruzione di là, uno sgambettino su e con la codardia interessata di arbitri compiacenti, grazie a questo tipo di gioco, la frittata è fatta: non la spunta il migliore, ma vince il più furbo che è spesso il peggiore.
Quello che non ha nulla da dire, ma solo la faccia come il culo e soprattutto la dignità lasciata a fare la muffa sul comodino di casa. Con quella, come con la cultura, mica ci si mangia!
Che poi, per quanto vi paia insensato, ci sono ancora quelli a cui non interessa vincere, non certo a tutti i costi; per alcuni non è tutto da appiattire sulla linea della competitività e della competizione: strano a dirsi, ma a certe persone importa ancora veder rispettate le proprie opinioni ed accetta serenamente di vederle contrastate, basta che sia fatto con onestà non a suon di sgambetti.
Ma temo sia vero: si parla ormai della minoranza.
La maggioranza sembra proprio abbia ripreso a gridare VINCERE!
Che se vincerete davvero e fino in fondo è poi tutta da vedere: un po’ come l’altra volta.
Intanto noi qui al Bar Snob vogliamo continuare a fare diverso. Qui non interessa vincere, ma parlare: a volte di musica, altre di persone, poi di idee e magari anche di leggerezze.
E con questa sera siamo arrivati a cento. Cento occasioni per dire la mia e che è stata data a voi per dire la vostra. Se non capite l’importanza di questa cosa, se la pensate scontata e credete che io mi stia rivoltando nella retorica, beh, penso che siate molto pericolosi, oltre che ottusi e stupidi. Che il Bar Snob, com’è fatto, chi lo conduce, cosa vi si dice, può farvi schifo o annoiare, ma spero che concordiate sul fatto che sia bello che possa esistere, nonostante tutto. E se esiste è solo grazie ad una cosa chiamata Radio Antenna 1, che non è una persona, o solo un gruppo di persone, ma un’idea!
100 volte grazie a voi che state con me più o meno costantemente, ma soprattutto ad Antenna 1 per questa opportunità!
100 volte grazie a chi è venuto al bancone e a chi verrà, non accontentandosi delle battute, degli sfottò e dei gne, gne, gne.
100 volte fanculo a chi pensa che le minoranze (culturali, etniche, ideologiche, musicali, stilistiche…), siano solo delle inutili sfumature da inglobare forzatamente nella tinta unita del bigio, opportunista, codardo e silente, conformismo.
E come pare dicesse Sartre: “OGNI PAROLA HA CONSEGUENZE. OGNI SILENZIO ANCHE”

LE RUBRICHE
LA RAGAZZA DEL METEO
Questa volta nulla da eccepire su ciò che dice La Ragazza del Meteo: ha messo d’accordo tutto il bancone con questo suo ragionamento. Ognuno ha i suoi vizi e ne paga le conseguenze. Io stavo giusto pensando adesso che ho il vizio di non tacere quando mi converrebbe e infatti la pago cara. Poi, per gli altri vedremo. Certo è che ognuno ha diritto ad avere i propri e la mania di ritenere i propri imprescindibili universalmente, tradisce l’andazzo autoreferenziale e spocchioso in cui ci siamo infilati. A me di quelli che sono i vostri vizi, sia ben inteso, non frega nulla. Al limite posso sorridere se mi paiono buffi e rabbrividire se mi paiono scabrosi, ma di certo il massimo che mi concedo di dire è: io non lo farei mai. Vedete bene di non rompere per i miei…
Meteo.
I vizi si pagano, inutile girarci intorno, se hai un vizio da mantenere qualcosa sul piatto lo devi mettere, che sia una vita breve, qualche acciacco fisico, tempo o possibilità che togli ad altro.

Ognuno ha i suoi, di vizi, e ognuno sceglie come pagare il conto.
Io, per esempio, ho il vizio di stare ferma seduta a pensare, senza far niente, ferma, a guardarmi intorno, senza leggere, senza ascoltare musica, solo pensando.
Le persone che mi sono vicine a volte vengono infastidite da questa cosa perché ai loro occhi “perdo tempo”. Ma sarà capitato anche a voi, almeno una volta, di stare seduti da qualche parte, comodi o scomodi, a guardare il vuoto, che a un certo punto non è più vuoto, a pensare a cose a caso che poi non sono a caso, a seguire un filo logico che a confronto il viaggio di Alice nella tana del Bianconiglio è qualcosa di lineare.
C’è chi passa il tempo in bar, chi medita, chi fa sport, chi rischia la vita, io sto seduta e pago il conto in tempo e ottengo un finale stato confusionale dove non ricordo dove sono partita e a malapena dove sono arrivata, ma alla fine è il mio vizio e va bene così, seguo alla lettera chi disse “Siediti al sole. Abdica e sii re di te stesso” [F. Pessoa].
LA RAGAZZA DEL METEO
VINILE IN SPOLVERO

Questa volta si va a riprendere un disco che in realtà dei prilli sul piatto ne ha fatti parecchi anche nel recente. In effetti questo vinile 12″, di polvere ne ha accumulata pochina, visto che anche nelle recentissime feste anni ’90 o in quelle intente a ripercorrere la storia musicale di Radio Antenna 1, il suo posto lo ha spesso trovato. Fin dall’uscita è stato un disco che ha trovato posto nelle scalette, ma soprattutto nel cuore di chi affollava i locali storici gestiti dalla Radio. Se qualcuno mi chiede di citare i più grandi successi del Drum’n’Bass da ballare, la copertina giallo sparato di questo disco mi viene in mente al volo, se non per primo entro i primi due o tre titoli. Per l’ascolto della serata ho voluto fare “l’originale” e riproporre l’ascolto di una delle versioni Remix di questa “Rock the Funky Beat”. A dire il vero qualche volta anche questa versione aveva fatto capolino nelle serate più chill out o comunque più d’atmosfera, visto la ritmica meno aggressiva, rispetto all’original versione, decisamente irresistibile nonostante i 20 anni abbondanti di storia che ormai gli gravano sulle spalle.
SCHEGGE SONEEKE

Quando ho letto che Trish Keenan morì il 14 Gennaio 2011, mi è venuto da sorridere amato. Perché erano passati poco più di 15 giorni dalla scomparsa del nostro Max e ricordo che lui adorava questo progetto musicale ed in particolare la voce della cantante inglese. Erano quasi coetanei…ci ballavano più o meno 2 anni. Motivo in più per legare le ritmiche sognanti ed originali di questo gruppo che nasceva come duo negli anni ’90, per poi espandersi inglobando man mano componenti. Una produzione che si sviluppò prevalentemente con la pubblicazione di EP. E proprio, semplicemente “Extended Play” s’intitola il disco da cui siamo andati a carpire l’ascolto di questa serata, per tornare a spulciare nei dischi che sono custoditi nella Soneek Room di Casa Corsini a Spezzano. Un’altro viaggio in casa Warp Records, che grazie a questa rubrica penso si sia capito era una lieta costante nella discografia di Max. In questo caso siamo però andati agli albori del nuovo millennio per riprendere un nome ahimè poco ricordato e poco considerato fra quelli imprescindibili per la storia di Antenna 1 e naturalmente per il percorso musicale di Max.
THE LITTLE R’N’R SWINDLE

Ci sono alcuni dischi di cui, un po’ lo ammetto mi dovrei vergognare. In realtà, spesso sono quelli di cui ricordo più o meno bene il perché sono lì sulle mie scaffalature, anche se paiono dei pesci fuor d’acqua, tanto sono distanti e incompatibili con gran parte di ciò che li circonda. Qui siamo a cavallo fra i ’90 e il 2000, periodo in cui i suoni di Prozac + avevano aperto in due la passione dei ragazzi più giovani e fornito a noi Dj, addetti a farli ballare, un po’ di materiale, che in effetti non rispondeva forse ai gusti dei più raffinati, ma dava quel tocco di allegria pop, pur rimanendo legati a suoni un po’ più grintosi. Poco importa se il trio di Pordenone era per molti di noi qualcosa legato ad almeno un lustro precedente: questo era il loro momento! E come accade spesso, quando c’è qualcosa che funziona, via libera ai cloni o a progetti molto, molto simili. Qui c’era un fastidioso ausilio dell’elettronica, ma ritmiche e suoni portanti davano veramente l’idea della ricerca della brutta copia della band di Gian Maria Accusani. La fascinosa presenza scenica di Alessandra Gismondi ha probabilmente fatto emergere dal marasma dell’epoca, (P)itch, che con questo secondo disco, intitolato “Velluto”, girarono parecchio anche dal vivo. Mi dicono che ora la frontgirl della band Ravennate proponga cose decisamente più interessanti: in attesa di avere modo di poter verificare dico che, si fa poco fatica…ma è altrettanto vero che col senno di poi siam poi tutti fenomeni.
A SUA INSAPUTA
Durante la diretta, Francesco ha sottolineato: “A volte basterebbe semplicemente ricordarsi da dove si è venuti” ed aggiungo io, per evitare di divenire dei cinici mostri. La situazione si fa sempre più delicata e la tensione sale. I luoghi comuni di cui si rideva e che sembravano castronerie da Freak, trovano ormai posto anche dove non si sarebbe mai detto. La leggerezza con cui si pronunciano pensieri di volgare disumanità, è ormai disarmante. Ricominciamo a cercare le nostre storie e magari a spingere tutti a fare lo stesso. Magari ci accorgeremmo che in realtà staremmo solo augurando di affogare in mare, trattando come oggetti (che le bestie si trattano meglio), o girando le spalle a nostro nonno…a nostro padre. Riaccendere la luce sul nostro passato e non avere vergogna di ciò che è stato, potrebbe rendere il futuro meno devastante di come lo stiamo preparando.
Ho letto alcune belle testimonianze di amici venuti ad abitare in Emilia, dal Sud. Del trattamento che hanno ricevuto loro o i loro genitori, la fatica di farsi accettare, di rompere stereotipi. Aggiungo una pillolla anch’io.
Mio padre è arrivato a Modena alla fine degli anni ’50. Non veniva dall’Africa o dal Mezzogiorno, neppure da un’altra regione o provincia: scese in città dall’Appennino modenese (Serramazzoni, 40 km scarsi dalla città) con i suoi genitori e i suoi fratelli. A lui pareva un mondo diverso, anche se veniva dalla capagna e in campagna rimaneva anche a Modena. Trovò bambini diversi, con un dialetto diverso e che per di più sapevano parlare l’italiano, almeno a scuola. Lui no, o molto poco. In casa dei miei nonni l’italiano non usava molto, a scuola in montagna il dialetto era addirittura tollerato. Lui a scuola non andava neppure bene e ripeté anche un paio d’anni delle elementari. Arrivò così a Modena sentendosi un diverso e vedendo trattato da diverso. D’altra parte di meriodionali ancora non ce n’erano quasi ed extracomunitari non esisteva neanche come parola. Era più grande e robusto degli altri e questo rafforzava l’idea del neanderthal, per cui lo prendevano in giro chiamandolo sempre “montanaro” (sinonimo in quel caso di sottosviluppato, sporco, analfabeta, ecc.). I bambini in questi casi reagiscono in due modi: o si chiudono o picchiano, e lui picchiava per la vergogna, l’emarginazione, gli insulti. E forse era un cane che si mordeva la coda, rafforzando il pregiudizio.
Raccontata oggi fa ridere, a Serra si arriva con mezz’ora d’auto. A quel tempo era una distanza sufficiente per costruire un piccolo muro. E non se lo è mai scordato se è vero che lui, piuttosto taciturno e riservato, ha voluto raccontarmelo. Mi dispiace non abbia potuto raccontarlo a mia figlia. L’ho fatto io, ma è diverso.
DAVIDE BARUFFI (18 VI 2018)
SCALETTA MUSICALE
- BATTI IL TUO TEMPO – ONDA ROSSA POSSE
- CLANDESTINO – MANU CHAO
- ROCK THE FUNKY BEAT (URBAN TAKEOVER REMIX) – NATURAL BORN CHILLERS (VINILE IN SPOLVERO)
- I’D RATHER DANCE WITH YOU – KING OF CONVENIENCE
- MY ANGEL ROCKS BACK AND FORTH – FOUR TET
- STRAIGHT STREET – FIERY FURNACES
- THAT’S NOT ME – BEACH BOYS
- PAPERCUTS – BROADCAST (SCHEGGE SONEEKE)
- DRUG ME – DEAD KENNESYS
- CANTALOUPE ISLAND – HERBIE HANCOCK
- ELETTRICA – (P)ITCH (THE LITTLE R’N’R SWINDLE)
- THE BODY – GUTTER TWINS
- CLIMA DI TENSIONE – SANGUE MISTO


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