Come ho avuto modo di raccontarvi l’inverno scorso con un post che potete ritrovare qui, per molti anni ho letteralmente scansato la saga di Star Wars, prima di imbattermi ed immergermi di colpo in questa passione che coinvolge milioni di persone. A questo punto risulta davvero dura rinunciare alle nuove uscite di questa storia, compresi gli spinoff.
Nonostante l’esperienza con “Rogue One” non mi avesse esattamente appagato, non potevo dunque perdermi l’episodio dedicato interamente alla figura di Han Solo ed anche se con enorme ritardo, ma trovando un lato positivo al tempaccio di questo periodo, sono finalmente riuscito a infilarmi in una sala cinematografica e godermi la storia che racconta di uno dei personaggi più caratteristici dell’intera saga.
La regia è affidata niente popò di meno che a Ron Howard e il ruolo che “poi sarà” di Harrison Ford, cioè quello del protagonista alla faccia impudente di Alden Ehrenreich.
Non sono certo divenuto un esperto e non vorrei urtare la sensibilità degli starwaristi della prima ora, ma mi pare che gli Spinoff di Star Wars siano tenuti volutamente sottotono rispetto agli Episodi ufficiali ed anche in questo caso l’impressione viene consolidata. Bel lavoro sulle classiche ambientazioni che mischiano medioevo a fantascienza, non manca la fantasia per esseri e abitanti di strani pianeti, come non manca, ovviamente, lo “spadone ideologico“, contro la tirannia dell’impero.
Cosa manca? Forse un po’ di trama in più. Come nell’ultimo episodio ufficiale si tende a privilegiare i dialoghi veloci, le battute acchiappa sorriso, e lo stesso Solo è “disegnato” in modo parecchio sbruffone. Il sarcasmo, la disillusione che tanto bene si sposavano con la faccia di Ford e che rende tipico il personaggio nei primi episodi e quindi nel personaggio da adulto, sono qui sostituiti da spocchia e arroganza giovanile. Un po’ forzata forse per i non più giovanissimi come il sottoscritto, probabilmente perfetta per non dire addirittura essenziale, per un pubblico più giovane: e qui si ritorna alla voglia di attualizzare la saga agli standard comunicativi del nuovo millennio e quindi richiamare a sé un pubblico che ne garantisca la sopravvivenza, pur smarcandosi un po’ dallo stile che ha reso un punto di riferimento planetario il lavoro di Lucas, senza tradirne però lo spirito.

Durante la visione m’è venuto poi d’istinto pensare che qui Solo assomiglia un po’ troppo al Poe Dameron de “Gli ultimi Jedi” e rende leggermente ripetitivo e un po’ scontato il personaggio dello spaccone, coraggioso e testardo, ma che alla fine grazie alla propria indole ribelle e irriverente, alla propria audacia e propensione al rischio, riesce sempre a cavare il meglio dalle situazioni o addirittura a dipanare matasse che con saggezza e cautela si sarebbero pacatamente, ma inesorabilmente intricate fino all’irrimediabile. Un’esortazione molto “american dream” a prendere in mano la propria vita e all’osare per ottenere?
Battaglie spaziali ce ne sono forse un po’ pochine, ma qui ritorno sul fatto che forse, per marcare la differenza con gli Episodi ufficiali, negli spinoff si fa probabilmente un po’ di economia, non tanto o solo per una questione finanziaria pura, quanto per rendere evidente che questi sono solo dei piccoli contentini per i tossici di Star Wars e sedare l’astinenza fra un’uscita e l’altra dei capitoli veri e propri della saga.
Per il resto non manca nulla. Ci sono i cattivi, i cattivi che però non lo sono poi del tutto, i figli di puttana e le macchiette. C’è anche un Woody Hallerson che dopo la grande prova nei panni di Bill Willoughby in “Tre Manifesti a Hebbing. Missouri“, qui, anche se più defilato, torna a regalare, in quelli sudici e parecchio cowboyeschi (a rinsaldare il legame per me lapalissiano di Star Wars con il Western), di Tobias Beckett.
In attesa del Capitolo conclusivo della terza trilogia, dunque del Capitolo IX, potete quindi un po’ spassarvela con le prime piroette sul Millennium Falcon, con citazioni che paiono prese da 1984 di Orwell, atmosfere totalmente Star Wars, animali strani, azione e sopratutto con un grande Chube, che diventa amico di Solo proprio come nei film degli anni ’80 e ’90: passando da una “litigata”. Ma non vi dico altro, si sa mai che non lo abbiate ancora visto.

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