Ci sono puntate che partono con una fiammata, ma che poi si adagiano un po’. Si prova a lanciare un sasso nello stagno e poi si attende che qualche onda stimoli alla discussione e quindi a movimentare un po’ la stasi. Per fortuna torna un vecchio amico del Bar Snob ad aiutarmi a mettere un po’ di sale. Questa volta non riesco a capire bene cosa vuole dire La Ragazza del Meteo, mentre non ho difficoltà a sposare in buona parte i contenuti dell’interessante messaggio di Paolo. Siamo in un momento duro, ma Albertone Sordi ci ricorda che è così da un bel po’, mentre con l’aiuto di Margherita Hack, possiamo serenamente farci due risate sull’intoccabile. Ricordiamo anche Indiana Jones e Jurassic Park: altri tempi, che non è del tutto male rimpiangere. Si chiude con la signorilità e la classe cristallina di Enrico Berlinguer e spento il microfono, abbassata la saracinesca, m’è venuto spontaneo ripropormi la solita, forse sciocca, domanda: come siamo arrivati fino a qui…?

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COPERTINA
Lo so, vi ho già rotto le scatole parecchie volte con la storia delle parole che sono importanti ed io per primo mi sono sentito in dovere di dire che, però, non bisognava poi divenire troppo radical chic, soprattutto dei maestrini o peggio ancora dei grammar nazi. Mi pare evidente quanto queste pratiche (ahimè stupidamente ancora in auge fra quelli che “il mondo è pieno di stupidi!”), siano controproducenti. Talmente asettiche da divenire, queste sì, stupide.
Vi ricordate ad esempio quando mi ero scagliato contro quelle parole che, insisto, non vogliono dire nulla, tipo il sempre più utilizzato, quanto insulso, vacuo e squallido: “buonismo”.
Dietro a certe parole ci sono dei concetti, ma anche dei modi di essere, di ragionare, di approcciare alla vita e alle altre persone.
Se le usi, anche se premetti che te non sei qualcosa di universalmente riconosciuto come sgradevole (che basterebbe già come ammissione, che sì, sei proprio quella cosa lì di universamente riconosciuta come sgradevole!), ti sei appena tradito.
Vorrei inoltre ricordarvi che anche se vi sentite i più belli dell’universo, non siete voi le persone più indicate a definirvi, ma lo sono i fatti che compite e le cose che dite.
Ci sono parole che tradiscono un pensiero. Dico tradiscono, perché spesso queste parole avrebbero la pretesa e il subdolo intento di tirare scemi gli interlocutori e di celare in maniera pacchiana qualcosa di ultra volgare e di cui si sa che ci si dovrebbe vergognare. Sono dei beceri tranelli e chi li utilizza, lo sa benissimo.
Lo ammetto: questa cosa non la reggo da mai e in questo periodo devo stare alla larga il più possibile da questi disonesti trampolai della retorica da social, per non venir meno al mio 0 nella casella delle persone menate in vita mia.
Sì, perché ad un certo punto mi pare più che umano reagire maldestramente di fronte alla faccia di culo di chi pensa di poter colorare di presentabile concetti abominevoli e lo fa con quel sorrisino arrogante di chi si sente più furbo della media: quantomeno di te che sei quello a cui vorrebbe raccontarla con le solite quattro frasi da bufalaro professionista, allevato a googlate e benaltrismo.
Insomma, io non sono mai stato uno che credeva nel potere terapeutico degli schiaffoni, ma a queste persone qua, viene proprio voglia di allungarne almeno un paio ben piazzati.
Poi per fortuna ci si trattiene, ma fino a quanto potrà durare?
Fino a quanto i vigliacchi rimarranno impuniti di fronte al loro giocare con la civiltà?
Perché la civiltà ed i diritti ad esso correlati sono stati da un bel po’ di tempo accantonati a quanto pare di capire, ma la civilizzazione della società è esattamente ciò che ha permesso a questi striscianti ipocriti di nascondersi nelle pieghe della semantica e della pazienza altrui. Che è poi come un bimbo che gioca a nascondino e si nasconde dietro le tende del salotto, senza rendersi conto che i suoi piedi sono ben visibili. Solo che il bimbo fa sorridere per la sua ingenuità, questi fanno solo vomitare.
Sdoganando certe parole, che sono piene di brutto, si sono sdoganati i pensieri che sono pieni di brutto.
Si sono avvelenati i pozzi e l’epidemia è crescente. Fermiamola!
…fermiamoci!!!
Riprendiamoci il dovere, prima ancora del diritto, di stoppare chi sta dicendo qualcosa che va contro la vera cultura di cui siamo figli, che non è certo quella del girarsi dall’altra parte e magari scaricare il barile sul disgraziato di turno: almeno, a me hanno sempre insegnato cose diverse, dai miei genitori, al vangelo, la scuola e anche la stragrande maggioranza delle persone che ho avuto la fortuna di conoscere in vita mia.
Non con saccenza e boria da intellettualoidi, ma, anche se pare non serva a nulla, con decisione e il più possibile con garbo: portare avanti le idee è un dovere anche, anzi, soprattutto quando non sono di moda. Impedire che muoiano è una speranza che si dà ai nostri pensieri di esserci anche dopo di noi.
E a chi si chiede: ma come è stato possibile, cos’è successo, dico che mi pare chiaro: la paura di perdere i privilegi di cui godiamo s’è impossessata della nostra società e la paura sguazza nell’incapacità di vedersi parte di un mondo, ma solo puntino più luminoso degli altri che deve sgomitare per far passare i propri raggi. Ma sguazza anche grazie al fatto che c’è chi pensa che certi problemi non lo riguardino, che non ci può fare niente se al mondo ci sono degli imbecilli. Perché a forza di dare per scontate le cose queste perdono di significato e se non è condivisibile e condivisa con chi ci circonda, della cultura, della filosofia, degli ideali, per quanto belli siano, non ci faremo di niente, soprattutto se li abbiamo resi elitari, solo per sentirci a superiori
Questo sono opinioni, certo!
Sono le mie opinioni e potete, anzi, se lo ritenete opportuno dovete criticarle, naturalmente!
Sono qui apposta anche per discuterle con chi ne abbia voglia, ma, mi spiace: sia chiaro che non sono disposto a stare ancora a sentire chi crede di essere furbo ed in realtà è solo un volgare e squallidissimo, avido, che pretende d’intortarmi con risposte stagne, inculcate a forza di essere vomitate dalla TV.
Come scriveva oggi su un social l’amico Lucio, se avete voglia di tirarmela con i vostri sermoni che partono con “io non sono questo o quello…però”, non posso che rispondervi “Sì, dai…ciao”.
Non vi reggo: state su di dosso e sì, c’è anche chi non è più disposto ad ascoltare le vostre stupide giravolte in cui la colpa è sempre degli altri e le giustificazioni sono sempre tutte per voi e chi lo vede benissimo che siete solo degli spaventati impostori, dediti semplicemente a pararsi il culo.

LE RUBRICHE
LA RAGAZZA DEL METEO
Doveva capitare e non ci trovo nulla di strano, ma io questa volta non ho capito esattamente cosa voleva dirci La Ragazza del Meteo. Questa cosa della “pazzeschitudine” non mi è per nulla chiara, anzi proprio non so a cosa faccia riferimento…chi è pazzesco? Quale modo di vestirsi è pazzesco? Io un’idea ce la potrei anche avere, ma non so se è la stessa che si voleva riportare qui. Si voleva forse parlare dell’idealizzazione delle persone? Di quello che costruiamo nella nostra testa e che viene smontato un giorno qualsiasi, ad un’ora qualsiasi, di un anno qualsiasi, quando l’idea viene sotterrata dalla realtà, magari dopo un incontro fortuito, dopo lungo tempo? Voi cosa ne pensate? Dai: aiutatemi…Grazie!!!
Meteo.
Oggi parliamo di quel momento di ansia che sale quando realizzi che una roba che pensavi pazzesca in realtà non lo è, che non è per niente pazzesca, anzi, che è un po’ da sfigati, un po’ da emarginati sociali addirittura. Ma non l’emarginazione sociale che ci piace, quella che comporta solitudine e silenzio, quella siamo tutti d’accordo che sia una roba pazzesca, ma quell’emarginazione sociale che di solito ti accompagna alle superiori, quando non sei proprio il più figo della classe.
Ecco, applichiamo tutto questo ai 30 anni e alle persone: io ho sempre pensato che qualcuno fosse pazzesco, il suo modo di parlare, di vestire, di pensare, tutto, pacchetto completo, poi, alla luce dei 30 e passa anni che ho messo insieme questa
“pazzeschitudine” qua non c’è più, o meglio, c’è ancora lo stesso modo di parlare, di vestire e di pensare, ed è proprio quello il problema. Il faro che illumina il palco, impietoso dall’altro dell’età adulta, elimina i giochi di ombre e non resta altro che un vecchio costume di scena spelacchiato e rattoppato che non ha niente di pazzesco. E ti dispiace, perché ai personaggi a cui regaliamo la nostra attenzione alla fine ci affezioniamo e ci speriamo fino in fondo che invecchino bene. Ma non tutti possono essere Keith Richards, che del resto disse “Qualcuno pensa io sia un mitico genio, altri che io sia un folle drogato”.
LA RAGAZZA DEL METEO
VINILE IN SPOLVERO

In questa occasione siamo andati ad unire una ricorrenza (il compleanno dell’artista), all’ascolto per il vinile in spolvero. Metà anni ’90 (davvero sono passati così tanti anni?!?), il Rap s’impone ormai da un po’ come validissima alternativa a tutto ciò che è rock. C’è chi lo mischia e chi invece ci tiene a proseguire per la propria strada. 2Pac è fra questi ultimi e si guadagna in breve i galloni nell’olimpo di quel mondo in espansione. Un mondo turbolento e violento, dove fare Rap è anche fare attivismo. Risse, sparatorie, regolamenti di conti, gelosie e una dose enorme di follia. Tutto questo portò alle stelle il personaggio 2Pac, ma purtroppo anche alla morte, a causa di un agguato con armi da fuoco al quale, dopo un paio di giorni di agonia, seguì la morte del giovanissimo Rapper. California Love è probabilmente uno degli inni con cui lo si ricorda, anche se la sua opera va ben oltre. Molti lo citano come uno dei più influenti personaggi dell’epopea Rap di tutti i tempi e i poco meno di cento milioni di dischi venduti ne sono buona testimonianza. Il pezzo in questione ebbe un salto nell’olimpo degli riempipista con la versione remixata, più veloce e ritmata dell’originale. Dr. Dree a produrre è l’autentica ciliegina sulla torta. La copertina consunta della mia copia di questo 12″ dimostra che ha riposato ben poco negli anni immediatamente successivi alla sua uscita. Brano che non manca ogni volta che si celebrano gli anni ’90: come già detto, un vero e proprio manifesto, riconosciuto sia negli ambienti più “cool” che nelle piste più nazional-popolari.
SCHEGGE SONEEKE

Lo so, può apparire come una banalità, ma non è bene dare le cose per scontate e non è male ricordare almeno ogni tanto che ci sono band che senza Antenna Uno Rock Station e soprattutto senza Max, probabilmente non sarebbero mai arrivate alle nostre orecchie: tante band, tanti progetti musicali ed alcuni, chissà perché (perché un vero motivo proprio non c’è, non per tutte almeno), mi sono sempre entrate in testa come tipicamente antennauniane. Fra queste gli eclettici Pizzicato 5. Manga in musica, diceva qualcuno all’epoca e in effetti la definizione potrebbe calzare. Atmosfere spesso scanzonate e rese esotiche dal cantato in giapponese. Impossibile non ricollegare i brani del progetto di Yasuharu Konishi alle sigle dei cartoni animati con cui siamo cresciuti un po’ tutti noi dei 70’s, fra la fine del nostro decennio natale e buona parte degli anni ’80. Sarà per questo che abbiamo in tanti nutrito grande simpatia per questo caricaturale gruppo nipponico? Fra l’altro sono a mia memoria l’unica band ad avere in qualche modo sfondato in occidente, nonostante il cantato in Giapponese; ma qui il merito va sicuramente alla Newyorkese Matador Records, che ha creduto in loro e li ha portati nel circuito a noi più consono. Beh, onore al merito a Chris Lombardi, fondatore della Label e naturalmente a Max, capace come sempre di raccogliere il suggerimento e portarlo, attraverso i 104.7 a tanti di noi!
THE LITTLE R’N’R SWINDLE

Qualche volta ci sono Band che senti nominare talmente spesso e trovi in una miriade di cartelloni di festival o manifestazioni musicali, che ti convinci che ti piacciano. Può poi capitare di passare da una bancarella o buttare l’occhio sullo scaffale di un negozio di dischi e vedere un disco di queste band in offerta. Tu pensi “ma com’è possibile che io non abbia nulla di questi qua?”. Insomma ti fai trascinare dalla suggestione, più che dalla passione per la musica e ti dici, magari, che quel nome sui tuoi scaffali, tutto sommato non può sfigurare. Ma qualche volta ti sbagli. Ulan Bator, vengono da Parigi e per un lungo periodo sono stati definiti i Sonic Youth francesi. Alcuni critici portavano poi il duo francese su un palmo di mano, a detta loro come ottimi adepri del verbo Kraut Rock. Oh, sarà che questo disco arriva a quasi dieci anni dagli esordi, con suoni in effetti ormai desueti, quantomeno stanchi, ma devo dire che anche se non sono da scheletro nell’armadio, ammetto che quando butto l’occhio sulla costina azzurrognola di questo “Nouvelle Air” (alla faccia…), mi viene spontaneo chiedermi “Ulan chi?!?”.
A SUA INSAPUTA
Avevo già scippato il brano con cui portare avanti questa rubrica e ad un certo punto mi sono imbattuto in un nuovo commento che mi ha ispirato maggiormente. Stavo per chiudere le ricerche, quando proprio in quella che calcisticamente viene chiamata la zona Cesarini (sigh…), mi sono imbattuto in questa nota di una vecchia amica, con la quale ho condiviso tanto in un ormai remotissimo passato e che raramente vedo esprimersi sui Social. Ne sono rimasto subito colpito. Non so se per la dolcezza, la sensibilità e per l’onestà intellettuale di fondo (che so appartenerle) o solo perché magari avevo voglia di sentire qualcosa da parte sua, visto che non ci si vede da molti anni e ci si sente più o meno solo per gli auguri di compleanno. Beh, io mi ci sono un po’ sciolto e ritrovato e vi ho trovato anche un po’ di conforto, visto il momentaccio in cui mi pare siamo caduti un po’ tutti e la tendenza a vedere andare tutto in vacca. Grazie Amica mia…spero che piaccia anche a voi!
Io non so come si fa ad andare avanti con la vita quotidiana nonostante tutto. In questi anni ho iniziato a farlo, ma continuo a non capacitarmene. Davanti al dolore collettivo, al dolore personale, fino a un certo punto è vero che non ci si può fermare, che la vita va costruita facendo, ma passato un certo limite per me la realtà si scioglie. Non so più cosa sto facendo e perché.
Credo che, le prime volte che abbiamo sentito parlare di periodi storici devastanti come guerre e fascismi vari, molti di noi si siano chiesti come sia stato possibile per tanti esseri umani sopravvivere nel primo caso e non reagire nel secondo. Ora e da quando mi sono resa conto che questa è la nostra quotidianità mi chiedo: come posso non fare niente mentre le persone muoiono e l’opinione dominante è tronfia di soddisfazione? Mentre ciò che è vero viene capovolto costantemente e il cannibalismo si afferma come normalità? Come posso andare avanti con la mia vita? Di quale vita stiamo parlando?
Non lo so. Mi limito a pensare che almeno vedere e sapere e mantenere la sanità mentale è un atto migliore che diventare furiosa o agire a caso. E probabilmente ormai lo faccio perché ho imparato che, a un certo punto, succede qualcosa che mi riporta a galla. Presto o tardi arriva qualcuno a ricordarmi che c’è un esercito di persone di buona volontà là fuori, e che mentre io dormo perché altro non posso fare loro vegliano e fanno. E che in qualche momento anch’io ho fatto lo stesso per altri, e che presto lo farò di nuovo. Ecco, questo è un buon motivo per respirare, per alzarmi la mattina. Per ora può bastare.
ALLIETA MELCHIONI (12 VI 2018)
SCALETTA MUSICALE
- L’UOMO NERO – BRUNORI SAS
- WONDERWALL – MIKE FLOWERS POPS
- CALIFORNIA LOVE (LONG REMIX EDIT) – 2 PAC (VINILE IN SPOLVERO)
- WHIP THAT GHOST – MOTORPSYCHO
- DINOSAUR ACT – LOW
- DIVINITY – AMORPHOUS ANDROGYNOUS
- JENNY È PAZZA – VASCO ROSSI
- GROOVY IS MY NAME – PIZZICATO FIVE (SCHEGGE SONEEKE)
- BUDDY HOLLY – WEEZER
- RHINOCEROS – SMASHING PUMPKINS
- IF ONLY – FINK
- ATMOSPHERE – ULAN BATOR (THE LITTLE R’N’R SWINDLE)


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