Bar Snob

Più che altro per non dimenticar(Si)


Bar Snob – Episodio XCVIII (XXVII-III) – 05 VI 2018

Un episodio che parte per dovere. Il barista è acciaccato dentro e fuori e la tentazione di rimanere sul divano è alta, ma la coerenza con la propria filosofia ha un prezzo. Così, piano piano, fra compleanni, messaggi da casa e alcuni spunti davvero interessanti che arrivano da casa si consuma una solitaria al bancone. Piacevole riascoltare le voci da “L’attimo fuggente” o da “C’era una volta in America”. Si ricordano i compleanni dell’immensa Stefania Sandrelli e si parla di attualità. Grazie a Paolo ci si interroga sulla bestialità che la nostra società sa esprimere. Ma ci sono anche momenti più leggeri, come quello legato allo studio secondo cui la voce femminile danneggerebbe il cervello maschile. Poteva poi mancare la frecciata de “La Ragazza del Meteo”? C’è anche uno Schegge Soneeke che potrebbe stupire molti. Poi, ovviamente, tutte le rubriche consuete, con un Pierpaolo che regala stangate meritate.

 

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COPERTINA

Vi è mai capitato di sentirvi dei rottami?

Vi è mai successo di passare periodi, più o meno lunghi, in cui ogni stupido virus o batterio che vi passa di fianco , voi ve lo beccate su?

Di sentirvi tritati, svogliati e soprattutto irrecuperabili?

Beh, io sono messo più o meno così da almeno un paio di settimane e devo dire che ora, a dispetto di tutta la mia solita propaganda motivazionale a schiodare il culo dal divano, vorrei proprio esserci sul mio divano a sforzare solo i polpastrelli, impegnato in un inutile e ipnotico zapping televisivo.

Ma ho una coerenza da difendere, io.

Non è che a seconda di come cambia il vento giustifico il mio venire meno ad un impegno, ma soprattutto ad una filosofia e alle idee su cui questa si poggia.

Lo so che non va più tanto di moda ed anzi si è presi per coglioni quando si è intransigenti, soprattutto se lo si è con sé stessi.

So benissimo che siamo nell’epoca dell’autoindulgenza, dell’opportunismo come unica fede e amiamo immergerci nei “eh si però…” o nei “ma le condizioni sono cambiate” e via discorrendo.

Insomma, sono messo un po’ da schifo (un po’ più del solito), sono davvero mal disposto, ma eccomi qua a rispettare innanzi tutto ciò che penso davvero: nell’immobilismo i cervelli affogano, così come nella deriva del lassismo.

Che non reggo a sentire i “eh, vabbeh, dai, cosa vuoi che sia!…per una volta…”.

Una volta rotto l’argine, rimetterlo su è davvero un’impresa. A volte impossibile.

BASTA GIUSTIFICAZIONI!

Serietà orca boia!

Rispetto per sé stessi e per la propria dignità: che non la vendono al mercato e nemmeno si smacchia con il detersivo, una volta infangata troppo pesantemente.

Comunque…il dottore mi ha detto che forse ho il sistema immunitario un po’ basso a causa dello stress.

Lo Stress…

Sarà così: il dottore è lui. Io mi sento solo che non ho nemmeno voglia di stapparmi una birra. Sono annoiato da quello che leggo, vedo e mi viene solo da imbambirmi di nulla.

Sai quando non ti scuote nulla?

Non apatico del tutto, ma lontano da tutti: desideroso di essere lontano da tutti, per la precisione.

Stanco di ascoltare cose che non crede nemmeno chi le dice, o altre alle quali non sai più come fare a rispondere: non c’è un modo, in realtà e dico anche che, ormai basta ribattere a chi sente solo la propria voce. Non ne ho proprio voglia.

Quindi, se è così, se ha ragione il mio Dottore (e ce l’ha per forza, direi), vedete bene di darmi una mano e naturalmente evitate quantomeno di rompermi i coglioni: soprattutto con le giravolte dalle quali vi piacerebbe uscire lindi e profumati.

La puzza di sterco che impregna tanti si sentirà da qui a molti anni a venire: purtroppo…ed anche se vi ci siete abituati e voi non la sentite più, è forte e vi segna ogni volta che passate da qualche parte.

Rispetto a certi muri di gomma, che non valga la pena rivalutare l’apatia.

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LE RUBRICHE

LA RAGAZZA DEL METEO

meteoQuesta cosa che le parole sono importanti sta diventando un tantino ingombrante e un po’ troppo sfruttata, ma in parte rimane pur vera. Certo, c’è chi se ne approfitta e se trova chi è disposto ad ascoltarlo, magari se ne approfitta anche un po’…ne so qualcosa. C’è però anche da dire che questa smania di sintesi ha creato mostri e soprattutto ha portato in auge quelli dalla battuta al fulmicotone, quelli che però arrivano fin lì e assottigliano i concetti fino a renderli trasparenti. Ma ci sono concetti che hanno bisogno di parole e non ne abusano: le usano. Poi innegabile: l’attenzione piace a tutti e non c’è niente da eccepire sul fatto che pochi ti ascolterebbero se non sapessero che di lì a poco gli verrà restituita la cortesia.

Meteo.

Io ve le farei pagare la parole, un tanto al chilo, così vi passa la voglia di sproloquiare, di usare il triplo delle parole necessarie per esprimere chiaramente un concetto. Non ce la fate, quando partite non vi ferma più nessuno, partite bene “soggetto-verbo-complemento”, poi prendete fiato e via, rompete gli argini e lo straripamento verbale è inevitabile. Del resto, si sa, quando a uno che parla viene data l’idea di essere ascoltato, ascoltato davvero, questo coglie l’occasione e cerca di tenerla più lunga possibile.

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Edgar Watson Howe

Un po’ come me qua, potevo fermarmi alla prima frase, e invece no: mi ripeto, sottolineo il concetto, avanti e indietro, ribadisco più volte, lo faccio un po’ perché voglio essere sicura che l’idea esposta risulti chiara, un po’ perché l’attenzione piace a tutti, meteorologi compresi, e quando si riesce ad averne un poco accontentarsi è difficile, ci sentiamo importanti, anche se, pensandoci, la verità è un’altra, perché, come disse qualcuno “Nessun uomo ti ascolterebbe parlare se non sapesse che dopo tocca a lui.” [cit. Edgar Watson Howe]

LA RAGAZZA DEL METEO

VINILE IN SPOLVERO

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Beck “Sexx Laws” 12″ (Geffen, 1999)

Negli anni ’90 ci sono stati alcuni personaggi di cui mi sono letteralmente innamorato e pur non avendo mai avuto la smania del collezionista, difficilmente di questi mi facevo scappare uscite discografiche se mi si paravano sotto il naso. A parte i dischi ufficiali, non andavo a cercare chicche o singoli con versioni particolari, ma se le vedevo su uno scaffale divenivano per me come miele per gli orsi. Capitò così (non ricordo dove e quando, ovviamente), che mi misi in casa questo 12″ con vinile bianco semi trasparente, del singolo Sexx Laws di Beck. A parte la versione poi presente anche nel disco (“Midnight Vultures”), vi erano altre due versioni remixate del pezzo, più una B-Side “Salt in the Wound”. Scelta per l’ascolto e preferita alla più banalotta e piatta rivisatione “Wizeguys Remix”, la ben più rielaborata “Malibu Remix”. Una marmellatina di 80’s dalle forti tinte Lips Inch, a volte quasi sonoramente “citati”. Leggera e scanzonata. Con la vena di follia di un Beck, che rimane indubbiamente fra i miei personaggi preferiti dell’ultimo decennio del secolo scorso.

SCHEGGE SONEEKE

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Alan Sorrenti “Alan Sorrenti” (Harvest, 1974)

Se si va a spulciare per bene nella discografia condensata sugli scaffali della Soneek Room di Spezzano e selezionata da quella sterminata di Max, si possono trovare un sacco di titoli che ovviamente riportano direttamente allo stesso Max e che non potrebbero certo mancare. Poi però ci si può imbattere in dischi che sembrano capitati lì per caso o addirittura per errore. Chi ha conosciuto Max sa che però c’è sempre un motivo e una spiegazione anche a quelle che potrebbero apparire stravaganze. Come ad esempio questo disco omonimo di Alan Sorrenti…sì, esatto, proprio quello di “Figli delle Stelle”. Il distacco quasi ostentato di Max dalla musica italica e per tutto ciò che ha anticipato il fatidico ’77, rende teoricamente ancora più emblematica la presenza di questo album. ma andandolo a riascoltare si può capire il perché nella sua discografia non poteva mancare. Ammetto che non ho mai condiviso l’entusiasmo per questo lavoro, così, come è d’uopo ammettere che ben poco centrasse con il panorama musicale nazionale dell’epoca e che spingesse su suoni ben lungi da quella che allora si amava definire “musica leggera”. Un disco coraggioso e a tratti sfrontato se lo si contestualizza nel periodo d’uscita (1974). Un disco che vale davvero la pena provare almeno a riprendere in mano. Poi se continua a non ispirare, pazienza. Ma liquidarlo nei clichè, quello no: sarebbe un errore e Max lo sapeva bene.

THE LITTLE R’N’R SWINDLE

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Elastica “The Menace” CD (Deceptive/Atlantic, 2000)

Non c’è delusione più cocente, a livello musicale, di una band che dopo averti fatto perdutamente innamorare, si mette a giocherellare con le suggestioni del proprio successo e a spremerle in modo a dir poco opportunistico. Colpa della casa discografica, come si disse allora per giustificarli? Può darsi, ma fatto sta che, dopo l’esordio mozzafiato e spettacolare con l’omonimo disco “Elastica” del 1995, per Justine Frischmann e compagni sarebbe stato più dignitoso pagare una penale, che rovinarsi la reputazione musicale con l’inutile “The Menace”, giunto dopo circa cinque anni di silenzio discografico. Il tentativo di riprodurre le fulminanti e secche sferzate sonore che componevano la scaletta dell’esordio, finì miseramente in uno scimmiottamento di sé stessi, che è quasi meno accettabile del fare il verso a terzi. All’epoca provai a resistere e a difendere il quartetto inglese, ma ben presto mi dovetti arrendere e ammettere che sarebbe stato meglio non rovinare i bei ricordi e l’amore spassionato nutrito per “Elastica”. Ma il disco è lì, a ricordare che a volte le delusioni possono giungere da dove meno te lo saresti aspettato. Ma anche a dirti “beh, davvero non te lo aspettavi?…coglione!”

A SUA INSAPUTA

75727.jpgHo smesso di fumare da alcuni anni e devo dire che non ho fatto molta fatica a privarmi di questo fastidioso, dispendioso e impestante vizio. Sono davvero felice di non fumare più, ma devo ammettere che l’unica cosa che può capitare mi venga a mancare (di rado a dire il vero), è la sigaretta fumata nel silenzio notturno prima di andare a letto, in giardino. Lì in effetti mi fermavo a riguardare il film della giornata e a fermarmi sui fotogrammi di ciò che mi era passato davanti agli occhi e che in quel momento, magari, non avevo avuto il tempo di soppesare con la dovuta attenzione. E allora in effetti mi veniva da ripensare a quanto ero stato sgarbato con quel tipo alla rotonda, o stupido a non spegnere il motore al passaggio a livello; ancora a come ero stato vigliaccamente e superficialmente freddo con quel mendicante e stronzo con quell’autista della DHL, che probabilmente si era svegliato ben prima di me, per uno stipendio probabilmente più basso del mio e un contratto decisamente meno confortante del mio. Però, ha ragione Pierpaolo, anch’io, seppur non potevo vederla dall’alto, non vedevo nella città tutti questi delinquenti e tantomeno gli effetti dello Spread…rivedevo le persone e i loro casini, purtroppo sempre più irrisolti.

Se uno si ferma la sera a fumare una sigaretta in balcone, vede tutte le luci elettriche di un mondo pieno di gente che verso l’anno e mezzo finisce in una struttura correzionale, di infanzie e adolescenze devastate dalle insoddisfazioni degli adulti, di amori sui quali scaricare illusioni o cinismo. Vede vite contraddistinte da un rancore assassino nei confronti degli altri, bimbi che per i loro papà vorrebbero essere degli smartphone e vecchi che muoiono in compagnia della sconosciuta moldava con la quale hanno trascorso in silenzio gli ultimi pochi anni che avevamo ancora in corpo. Ecco cosa vede uno normale che fuma le sigarette in balcone, altro che i clandestini o la kasta o lo spread.

PIERPAOLO ASCARI (01 VI 2018)

SCALETTA MUSICALE

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Un diario per fissare momenti e memorie altrimenti perse, dunque, che resta online e sfugge alla sfera privata solo per soddisfare quel poco di vanità che mi tiene lontano dal definitivo annullarmi: in pratica in vita.

Non troverete segreti, perché quei pochi che ho non li racconto e non li ammetto nemmeno a me stesso.

Antonio “Zanna” Zanoli

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