Bar Snob

Più che altro per non dimenticar(Si)


Bar Snob – Episodio XCVII (XXVI-III) – 22 V 2018

Fuori piove e il barista è un catorcio. Un orecchio toppato e la voce sempre più giù. Anche lo spirito non è del migliore, ma schiodare il culo dal divano, vuol anche dire non farsi affogare dalla disillusione, oltre che dalla pigrizia. Torna Francesco dopo una lunga assenza e con lui si discorre di compleanni, ricorrenze, parole e vinili in HD. Star Wars e improbabili documenti politici, dall’alta scuola cinematografica Monicelliana, il Corvo e il cucchiaio di Pirlo contro l’Inghilterra. Alla fine la voce tiene più o meno botta e grazie ai messaggi da casa e ad solito spunto polemico de La Ragazza del Meteo, ci pare di aver portato a casa la pagnotta anche questa volta!

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Ci sono momenti in cui ci si sente in mezzo ad una bufera: smarriti e in preda agli eventi.

Schiodare il culo dal divano, come dice uno dei motti del Bar Snob, può servire per smetterla di perdersi o quantomeno per contrastare la deriva dalla quale, più passa il tempo, più è dura divincolarsi.

Perché se c’è qualcosa che può essere più pericoloso della propria pigrizia e del proprio lassismo, forse è la disillusione, la convinzione che nulla si possa più fare. Che nulla possa cambiare in meglio.

La pigrizia ti risucchia in un vortice di annichilimento, isolamento e raffreddamento cerebrale, ma può sempre capitare di essere scossi da qualcuno o qualcosa e per quanto faticoso sia, da quella si può guarire. Volendolo si può addirittura recuperare il tempo perduto. Almeno un po’.

Rimettersi in forma dopo il dominio della pigrizia non è praticamente mai impossibile. Ci vuole volontà, a volte tanta, ma dipende quasi tutto da noi.

La disillusione è invece più dura.

Più subdola e viscerale.

Ti entra dentro e lascia segni indelebili e così, dopo, dipende tutto da lei.

Pecche nell’animo, nelle quali anche con mille attenzioni prima o poi si torna ad inciampare. Lo sai che sono lì, che aspettano il tuo alluce per arpionarlo e con un beffardo tocco quasi impercettibile, ma determinante, causare rovinose cadute.

Stramazzi faccia a terra, a grattugiarsi la punta del naso nel brecciolino, sull’asfalto, sul ghiaccio. Niente di morbido fra la vostra fronte e l’impatto.

Nemmeno le mani avanti.

Pacche secche, violente e traumatizzanti.

Cadere così umilia, brucia e lascia nuove cicatrici, ma soprattutto riapre quelle mai rimarginate del passato.

La disillusione fra l’altro, spesso si annida nelle cose più semplici, quelle che basta una canzone, un film, una frase o una foto, magari solo un odore a scatenare le sbandate nella tenebra.

Stare attaccati alla concretezza di ciò che lo sappiamo che ci piace, che ci fa sentire vivi, anche se in quel momento non sembra, è probabilmente l’unica maniera per evitare il dilagare fino all’irreversibile della glaciazione interiore.

Certo, muoversi per non gelare non basta, che prima o poi, a forza di dai e dai si rischia di sfiancarsi. Ci si ritrova quasi esanimi, snervati, spossati e risulta così inevitabile trovarsi poi a penzolare, pochi millimetri sopra la propria vita, senza poterla che sfiorare, aspettando solo il colpo di grazia. In questo si arriva quasi a sperare, giusto per non farla troppo lunga!

Muoversi certo non è sempre sufficiente, però almeno aiuta a non farci perdere di vista un semplice dato di fatto, prima che sia troppo tardi: possiamo ancora muoverci.

E muoversi sta alla base dei viaggi.

Anche quelli fatti tutti dentro sé stessi, fatti nel tentativo di essere il meglio possibile fuori.

Cancellare le ferite della disillusione non è forse possibile, coprirle con strati di fertile movimento di pensieri, dubbi e conseguenti azioni, può essere l’unica maniera per non morirne.

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LE RUBRICHE

LA RAGAZZA DEL METEO

meteoChe la stupidità danneggi prevalentemente chi la subisce, che non chi la eserciti mi trova assolutamente d’accordo, ma la vera domanda è: chi è stupido e chi se ne può sentire in salvo? Ormai la frase “siamo circondati dagli stupidi”, mi suscita prurito e voglia di menar improperi:  chi ti dice che lo stupido non sia proprio tu, mio caro lamentoso? Tutti noi siamo stupidi in qualcosa o almeno a volte: il guaio non è quello. Il problema è riconoscerci questo limite e quindi, autolimitare l’influenza del nostro lato stupido nella nostra esistenza. In ogni caso, anche se aveste ragione, cioè che siete sempre fuori dalla cerchia degli stupidi, intanto non vi verrebbe da cavarvene fuori ogni 10 minuti, ma soprattutto se foste veramente fuori dalla categoria stupidi, capireste che questo non è l’atteggiamento giusto e tanto meno quello costruttivo. E chi è cinicamente disfattistia, per me un po’ stupido…

Meteo.

Qualcuno disse “non è difficile essere stupidi: la storia è piena di esempi incoraggianti.” [F. Kafka].

Però non credo si riferisse alla stupidità divertente e scherzosa, ma alla stupidità che ti fa scegliere una cosa piuttosto che un’altra, quella che ti fa scegliere la discesa piuttosto che la salita o la bugia piuttosto che la verità, quella stupidità che ti fa raccontare a te stesso, e a chiunque abbia la sfortuna di ascoltarti, che quella scelta è dettata dal buonsenso e da buoni propositi e non dalla pigrizia IMG_4204o dall’inseguimento di interessi personali.
Perché la stupidità è più pericolosa per chi la subisce che per chi la esercita, se sei stupido e una cosa non la capisci fai fatica a ritenerti responsabile di una situazione, e poco importa se chi ti è vicino viene travolto dalla tua incapacità vedere le conseguenze di un’azione stupida. Sempre che sia incapacità.
Che poi, ok che non è difficile essere stupidi, è sicuramente la condizione più comoda, ma non penso sia difficile nemmeno cercare di evitare di coinvolgere gli altri con la propria stupidità, eppure dato il numero di stupidi in circolazione credo siamo di fronte a una epidemia. E non credo esista un vaccino.

LA RAGAZZA DEL METEO

VINILE IN SPOLVERO

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E-Z Rollers “Walk This Land- The Remixes” 12″ (Moving Shadow, 1999)

Uno fra i tanti nomi che forse hanno avuto meno eco del meritato al di fuori di addetti ai lavori e appassionati di genere: E-Z Rollers. Una manciata di album, più album di remix e diversi singoli. I maggiori successi commerciali per l’ensemble di Suffolk, arrivarono grazie ai videogiochi. Anzi al videogioco TOCA 2 Touring Cars e in seguito al cinema. Questo secondo caso è quello che abbiamo reso protagonista dell’ascolto della serata per il nostro vinile in spolvero, con la ripresa del 99 Remix di “Walk this Land”, inserito nella colonna sonora di  Lock, Stock and Two Smoking Barrels dicono a bancone una fiacca imitazione di Trinspotting. Il brano è come caratteristica della formazione, molto raffinato, incentrato sulle incalzanti e veloci ritmiche drum’n’bass, ma zeppo di riferimenti melodici e dagli arrangiamenti delicati. Un flauto e un riff che ti entra in testa. Proviamo anche a farlo girare a 33 giri e, che dire: il groove quasi aumenta. Se lo facevano i Neu! 

SCHEGGE SONEEKE

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Electronic “Vivid” 12″ (Parlophone, 1999)

Non è la prima volta e non sarà certamente l’ultima in cui si andranno a tirare fuori dei gruppi, ma in questo caso varrebbe la pena dire, dei brani che sono assolutamente ed indissolubilmente legati al nome di Max. È totalmente “Molto Max” anche la selezione che siamo andati virtualmente a riprendere dagli scaffali della Soneek Room di Casa Corsini a Spezzano. Un supergruppo dal nome immediato “Electronic”, nato alla fine degli anni ’80 per volontà di Neil Tennant di Pet Shop Boys, ma che si è consolidato negli anni ’90 grazie a Bernard Sumner di New Order e dall’Ex Smiths Johnny Marr. A dire il vero se non fosse stato per la copertina raffigurante Rasputin e questi nomi, difficilmente mi sarei sentito incuriosito da questo progetto musicale, che onestamente rimane nella mia memoria esclusivamente con “VIvid”, tormentone Maxiano di quei magici anni che chiudevano il vecchio millennio e si affacciavano sul nuovo. Pop ammiccante, a tratti quasi ruffiano. La classe non è acqua e i due cui sopra ne abbondano: a testimoniarlo le rispettive carriere, forse non sempre brillanti, ma dai momenti talmente luminosi da escludere il caso come responsabile della riuscita dei loro progetti principali. Un 12″ pollici, quello che andiamo a pescare, forse perché anche per Max questo pezzo bastava ed avanzava per ricordare Electronic.

THE LITTLE R’N’R SWINDLE

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Primal Scream “More Light” CD (First International, 2013)

Il vero amore non deve temere di essere critico quando necessario e questo vale anche in musica. Ci sono band che hanno letteralmente segnato interi periodi dei nostri ascolti ed a volte hanno trovato la chiave per aprire anche le menti più intransigenti, fra gli ascoltatori seriali. Primal Scream hanno fatto della variazione sul tema di fondo, una delle armi più importanti per portarli nei cuori di molti di noi, ma anche negli annali della musica di tutti i tempi, con alcune pietre miliari, che suonavano (e suonano a tutt’oggi), come dei veri e propri crocevia imprescindibili per l’evoluzione sonora in ambito rock, pop e affini. Pensate all’innovazione lisergica di “Screamadelica”, poi seguito sbalordendo (qualcuno in positivo, altri meno), dalla funkeggiante presa di “Give out, but don’t give up”: Primal Scream hanno saputo spesso essere camaleontici e sorprendere con il loro stile atto alla sperimentazione e all’abbattimento dei cliché che di volta in volta si era costretti a mutare, almeno nei loro confronti. Che genere fanno i Primal Scream? Dipende dall’album. Certo con loro si poteva andare sul sicuro: erano sinonimo di qualità e gradevolezza, oltre che fonte di ispirazione. Per questo veniva automatico gettarsi sulle loro nuove uscite senza farsi troppe domande e leggere troppi commenti o recensioni. Solo che Primal Scream hanno fatto anche delle cagate: una di queste è a mio avviso questo “More Lights”. Fiacco, caotico, imbranato, noioso e inconcludente. Non dico altro, che stiao sempre parlando dei Primal Scream…

 

A SUA INSAPUTA

animali-gonfiabili-coccodrillo.jpgNon vorrei scadere nella banalità che sopra criticavo a proposito degli stupidi, ma mi pare di notare che sempre più persone siano fermamente convinte di essere pure e soprattutto fuori dalla media di coloro che li attorniano. Presunzione è poco, qui ormai pare di essere di fronte all’incapacità di autovalutazione minima delle nostre possibilità. E qual è il giochino preferito di chi è convinto di essere un drago, ma non emerge perché probabilmente è sì e no una lecertolina: distruggere tutto ciò che gl’impedisce la scalata. Denigrando, infamando e instillando disprezzo incondizionato. Lo stesso che se non fosse così accecato dalla brama di prevalere, dovrebbe immaginare che probabilmente gli si ritorcerà contro a breve. Che il mondo è davvero pieno di chi si pensa indiscutibilmente inarrivabile, ma non lo è. Poi ogni tanto arriva qualcuno che sovverte, rivoluziona e quindi apre nuove frontiere. Questi però lo fa senza bisogno della destrutturazione dello status quo: a questi bastano le critiche ben fondate, il carisma, la potenza dell’idea. E spesso non si rendono nemmeno conto di ciò che stanno facendo, perché non si sentono straordinari, ma solo straordinariamente normali. Di questi ne nascono uno ogni tanto: col calo demografico, dalle nostre parti immagino la statistica ci condanni a non vederne per un bel pezzo ancora…

C’è quel genere di persone che arrivano loro e il mondo ricomincia finalmente da zero profumato di lavanda, che pensano di avere in testa qualcosa di più interessante di quello che hanno contenuto e prodotto altri miliardi di miliardi di teste nel corso della storia, che hanno evidentemente così poco spazio tra le orecchie e nel cuore da non percepire la grandezza degli altri mondi che uomini e donne hanno sedimentato nel nostro con le loro vite, le intelligenze, le scoperte, le istituzioni, le loro comunità, i loro ingegneri, gli scrittori, i medici, le massaie, i braccianti e i carpentieri. Sono persone che incarnano perfettamente lo spirito dei tempi come piccoli canotti gonfi sulla spiaggia quando tira il vento.

PIERPAOLO ASCARI (19 V 2018)

SCALETTA MUSICALE

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Un diario per fissare momenti e memorie altrimenti perse, dunque, che resta online e sfugge alla sfera privata solo per soddisfare quel poco di vanità che mi tiene lontano dal definitivo annullarmi: in pratica in vita.

Non troverete segreti, perché quei pochi che ho non li racconto e non li ammetto nemmeno a me stesso.

Antonio “Zanna” Zanoli

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