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Più che altro per non dimenticar(Si)


L’occasione fa l’uomo Curioso – Ennesimo (FF) post

Fiorano, o meglio, FIORANGELES come Berlino. Una forzatura, una battuta e un’ingiustificabile esagerazione. Ma anche uno stimolo a non fermarsi a ciò che ci stiamo troppo sovente rassegnando a pensare della nostra Piastrella Valley.

Non me ne vogliano i campanilisti, ma anche se la politica ce la sta mettendo tutta e con notevole successo per far fallire l’Unione dei Comuni, io (e credo parecchie altre persone), vivo il Distretto come una città unica e non mi faccio il problema di andare a Teatro a Fiorano o Casalgrande. Magari ne servirebbero di più di teatri e Cinema, in un’area così estesa e il buco su Sassuolo fa in effetti un po’ specie, ma questo è tutto un altro discorso, che non è momento di rivangare nello specifico, per non perdersi e andare troppo lontano dal protagonista vero di questo post.

Certo mi permetto solo di accennare alla mia convinzione che mi porta a pensare che servirebbero molti e nuovi spazi dedicati alla Cultura, perché crearli significa anche mettere le basi per gli incontri fra le persone, le culture e le visioni.  Avere occasioni è semplicemente il propellente per stanare dallo stantio le nostre menti e quindi le nostre prospettive, i nostri umori, le nostre speranze.

L’Ennesimo Film Festival non è solo corti proiettati, ma un’occasione per riflettere assieme. L’Ennesimo Film Festival non è solo un’occasione per schiodare il culo dal divano, come scrivevo lo scorso anno e per rimarcare quello che da qualche tempo è divenuto il mio motto, ma anche un modo per buttare un occhio sul mondo e quindi allargare la propria percezione, visto che ormai pare evidente che sia quella a comandare anche le scelte più complesse nel nostro mondo. L’Ennesimo Film Festival di Fede e Mirco (più tutto il loro staff, che non dimenticano mai di elogiare e credo motivatamente visti i risultati), non è più un esperimento, ma una realtà. Un tangibile elemento che spiega perché questi avvenimenti siano portanti per lo sviluppo dei territori: alla faccia del “con la cultura non si mangia”, che troppo piede ha preso negli ultimi 20 anni anche dalle nostre parti. L’etica del pensare, riflettere e confrontarsi a scalzare almeno per qualche giorno all’anno quella comoda (di fatto a pochi), cioè quella di chi fa più ore in ufficio o in fabbrica.

Solo che ora viene il bello, perché l’Ennesimo Film Festival non può più permettersi di fallire. Lo dicevo anche proprio con Fede e Mirco sabato sera nella piazza allegramente gremita di persone, che vivacemente si sentivano desiderose di condividere le proprie emozioni e i propri pensieri: hanno una responsabilità. Ce l’hanno loro come organizzatori, ma anche le amministrazioni del Distretto. Ce le abbiamo noi fruitori: sopratutto nel non concederci il morbido e scanzonato dare L’EFF per scontato. Partecipare è un dovere se credete come me nella valenza di queste iniziative. Tenerle vive è un obbligo per impedirsi di morire soffocati dagli escrementi del proprio ego.

Per il momento pare comunque essere andato tutto molto bene! Sala gremita, anzi proprio “sold out” (la prossima volta venite poi prima), pubblico soddisfatto, registi , produttori, attori che arrivano dalla Nuova Zelanda, dall’Iran e da mezzo mondo per presenziare. No, se guardate bene questa non sarà Berlino ma non è nemmeno la provincia, come in tanti vorrebbero declinare, forse per giustificare la propria indolenza e la propria pigrizia. Non a livello culturale. Siamo Piastrella Valley e da queste parti musica, socialità, pensare, arte in genere non sono mai state di provincia. Cioè ci sono anche tante prospettive provinciali, perché la provincia la trovi anche in centro a Milano e Roma. Le capitali non si costruiscono coi mattoni, ma con la credibilità e qui ce n’è da vendere. Solo che preferiamo continuare a schernirci e non accettiamo la responsabilità. Poi, per fortuna, in realtà, c’è chi lo fa un po’ per tutti e così nascono le realtà che ti fanno sentire in una metropoli. Quelli che dicono “ma cosa credono di fare quelli, che non siamo mica a Berlino”, sono sempre quelli che difendono con i denti e le unghie la propria indolenza e la propria pigrizia. Ci sono anche degl’irrecuperabili. È fisiologico. Però l’aumento o la diminuzione della schiera di questi è influenzabile, perché riadattando leggermente un celeberrimo adagio si potrebbe dire che “L’occasione fa l’uomo curioso”.

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Il festival, ok, parliamo anche un po’ più dettagliatamente dal festival.

Riesco a vedere tutti i corti nelle due serate di proiezione ufficiale, purtroppo mi va peggio con le iniziative collaterali e le proiezioni del pomeriggio: perché l’EFF non è solo cinema, ma anche un contorno da leccarsi i baffi. Un contorno dai sapori accattivanti e decisamente poco convenzionali, che ahimè devo lasciare agli altri.

A proposito dei cortometraggi, ciò che appare subito evidente è che viene consolidata la qualità media delle opere presentate. Io non sono un regista e tecnicamente non sono in grado di dare giudizi compiuti su regia, fotografia, montaggio, ma se una pellicola è girata in modo casareccio o con doti (e mezzi), tecniche di alto livello, riesco ormai ad accorgermene anch’io. Qui siamo a livelli elevatissimi e così, come l’anno passato sono i temi e lo svolgimento a fare la differenza.

Dopo le proiezioni, tutti coloro con cui ho parlato, notano che a rimetterci è stata la “Commedia”. Mirco mi spiegherà che è l’aria che tira. C’è poca voglia di fare commedia. C’è molto desiderio di insistere sempre più sui temi maggiormente piccanti, fastidiosi e scioccanti. Una scelta precisa ed identitaria, di certo non pavida e che da fruitore mi viene da approvare. Le persone, anzi i rapporti fra le persone sono assolutamente protagonisti. Le ambiguità e le brutture della nostra società, ma anche quelle di altri tipi di società: se si uniscono i puntini ne esce un quadro preoccupante, ma non quanto preoccupato. C’è preoccupazione nell’aria. Anche quando si ride lo si fa amaro. Sapendo che non c’è nulla da ridere: perché chi vuole dare un occhio fuori dalla finestra di casa propria non può non vedere che non c’è nulla da sghignazzare. Siamo soli, imbruttiti da ego ipertrofici, pigri, presuntuosi, rabbiosi, impauriti, sospettosi, cattivi, volgari e se ci va bene, stanchi. Più di rado, spesso dove non ce lo si aspetta, ma qualche volta sappiamo ancora essere comprensivi, sensibili, accoglienti, umani, giusti, empatici. Durante le visioni non manca l’ispirazione per meditare su sé stessi, innanzi tutto.

I corti, o meglio, la selezione dei corti dell’Ennesimo Film Festival, si dimostrano ancora una volta capaci di andare oltre la paura di non piacere. Dicono ciò che devono dire senza sottostare al ricatto dell’ambiguità, abusata per non ferire, per non offendere, per non disturbare. Sono badilate in faccia ad una società basata sul non detto e sul profitto. La cultura, l’arte che piace e interessa più a me, deve disturbare e qui in tal senso c’è grasso che cola da ogni fotogramma.

Sono arrivati 3006 film, ci dicono durante la presentazione della prima serata, e non riesco ad immaginare come sia stata dura sceglierne solo venti.

Purtroppo non ho l’opportunità di partecipare alla serata delle premiazioni, ma tanto io già so che i miei preferiti non vincono mai, quindi, me ne faccio una ragione e continuo a rimuginare su ciò che mi hanno voluto dire e anche se ci sono o meno riusciti gli autori di queste corte, ma dense perle.

Per quel che valgono ecco i miei voti, dati a caldo in sala:

  • CAUTIONARY TALES: 7/10
  • WREN BOY: 6/10
  • THE ELEVEN O’CLOCK: 9/10
  • COLD FISH: 9/10
  • MAMA: 10/10
  • KLEM: 6/10
  • CUBS: 8/10
  • BIG CITY: 5/10
  • HIDE AND SEEK: 7/10
  • KAPITALISTS: 8/10
  • IN THE WOODS: 4/10
  • WALKOMMEN UT: 7/10
  • BLIND AUDITION: 5/10
  • UNO: 9/10
  • RETOUCH: 8/10
  • ROSIE, OH: 4/10
  • ACROSS MY LAND: 8/10
  • MARGYNAUX: 6/10
  • FROM HASAKAH WITH LOVE: 5/10
  • AFTER LIFE: 9/10

Per saperne di più (preciso, competente, tecnico, autorevole…) sull’Ennesimo Film Festival, potete andare sul loro sito web o sulla loro pagina Facebook.

 



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Un diario per fissare momenti e memorie altrimenti perse, dunque, che resta online e sfugge alla sfera privata solo per soddisfare quel poco di vanità che mi tiene lontano dal definitivo annullarmi: in pratica in vita.

Non troverete segreti, perché quei pochi che ho non li racconto e non li ammetto nemmeno a me stesso.

Antonio “Zanna” Zanoli

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