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Più che altro per non dimenticar(Si)


SAMCRO

Che le storie di banditi mi piacciono, penso di averlo ormai scritto e detto decine di volte. Che mi piacciono le moto, in particolare le Harley Davidson, idem. Mettere insieme banditi ed Harley avrebbe quindi dovuto attrarmi come un orso dal miele, ma così non è stato. Ci provò alcuni anni fa un amico, quando l’era di Netflix non era nemmeno immaginabile per uno come me, che fra l’altro non seguiva alcuna serie TV, perché la sola idea di obbligarsi alla tal ora del tal giorno ad accendere la TV mi faceva scattare una crisi claustrofobica. Mi passò un CD con tutte le puntate della prima stagione. Io infilai nel lettore, guardai un paio di episodi, ma non scattò la scintilla. Non ricordo bene il perché, ma andò così.

Arriva Netflix anche a casa mia e così inizio anch’io ad appassionarmi di serie, comprese quelle più vecchie. Solo che partire con serie da 5 stagioni come Breaking Bad, non è facile. Rischi d’impomarti. Ma con Heisenberg, nonostante stop lunghi diverse settimane e arenamenti vari, ci arrivo in fondo. Ho lì nella mia lista anche Sons of Anarchy, ma son addirittura sette le stagioni: “non ce la posso fare”, mi ripeto ogni volta e lascio perdere. Poi una volta, così, senza pensarci troppo, parto e premo play.

Come per quella volta, di diversi anni prima, rimango un po’ lì. Ambientazione un po’ troppo maranza e un po’ troppo spara, spara per i miei gusti. Ma non demordo: mi sforzo e mi dico che almeno la prima serie bisogna che provi a guardarla per intero. Per fortuna.

Se v’interessa sapere com’è andata a finire, non vi terrò troppo sulle spine: me la sono bevuta praticamente tutto d’un fiato. Sette stagioni a raffica, che mi hanno lasciato un  senso di dipendenza e soprattutto un sacco di esaltazione. Banditi ed Harley, questa volta hanno fatto effetto: eccome se lo hanno fatto!

Non potrei mai immedesimarmi con dei banditi, ma, mi ripeto ancora, non posso fare a meno di prenderli in simpatia. Ad un certo punto faccio veramente fatica a non provare la curiosità di sapere come andrà a finire per quello o per quell’altro. Sopratutto tristezza quando qualcuno di quelli che mi piacciono fanno una brutta fine: quindi grande tristezza in generale, perché quelli che mi piacciono fanno praticamente tutti una brutta fine.

Poi ci sono quelli che non sopporti e che detesti fin dentro al midollo. Gemma fa solo dei casini e vorresti che morisse, anche se sai che è praticamente impossibile, perché di fatto senza i suoi casini non esisterebbe nemmeno la serie. La sua capacità di fare danni è direttamente proporzionale al desiderio di guardarne subito un’altra appena finita la puntata in corso.

Anche Clay è uno di quelli che crea continuamente disastri, ma lo fa per interesse, non per indole e quella sorta di stupidità che acceca gli orgogliosi e le persone troppo invasate di buoni principi. Come la moglie Gemma, appunto.

Jax ha una camminata che ti viene da prenderlo per il culo, nonostante gli addominali scolpiti, il tatuaggio a tutta schiena coi colori del club e sopratutto la pistola facile. Che poi lui per un po’ è quello che dovrebbe essere il buono, il filosofo, l’intellettuale. Bruciare libri, foto e ricordi, manda in cenere anche questa sua immagine: definitivamente, anche se non serve arrivare alle ultime puntate per accorgersene. A tratti un po’ nerd, perché anche lui troppo invasato coi propri ideali, che non si fermano nemmeno di fronte a Gemma, con la quale rompe a più riprese in maniera tanto netta, quanto brutale. Gemma è sua madre, ma per lui i sentimenti non hanno sfumature: amore, odio, indifferenza. Un po’ come il suo migliore amico. Un orso boscaiolo, simile ad un vichingo e difficile da contenere. Opie, però è più cerebrale e totalmente generoso. Decide in maniera rapida e irreprensibile cosa sia giusto fare, non tanto e solo per sé, ma per l’amato MC ed ovviamente per i fratelli che ne fanno parte. Moralmente impeccabile e inattaccabile. Proprio come il padre Payne, che sul suo trike e con la sua bombola d’ossigeno, la placchetta dei First 9 e la schiettezza senza fronzoli, non può che starti simpatico e farti anche parecchia tenerezza. Opie solo simpatia e a volte quella compassione per quelli un po’ coglioni che si fa presto a prendere in giro. Mi ricorda qualcuno…

Non lo avresti mai detto, ma i sentimenti alla fine, invece, li ha anche Tigs. Alexander a sentire la sua Venus, che è inaspettatamente proprio chi riesce a farlo capire anche a noi. Carne della sua carne arsa davanti a lui, un paio di volte in cui lo avresti dato per spacciato e cattivo gusto a profuzione. Fedeltà assoluta al club e sempre ligio al proprio dovere. Un soldato perfetto, anche quando viene degradato. Ingoia e tira avanti. Un po’ impulsivo, ma le sue battute indimenticabilmente orripilanti e no politically correct, non possono che farmelo mettere fra i preferiti.

Come quello zozzone di Bobby. Grasso, trasandato e sporco fuori, quanto fine dentro. L’ago della bilancia, il calcolatore senza ambizione personale. Il saggio che non teme di dire la propria e dire no, quando proprio non gli sembra giusto. Coraggioso, oltre misura. Quando manca lui, si va costantemente sul baratro della fine.

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È uno di quelli che più adora Tara. La dottoressa che prima cambia per amore, poi cambia perché si rende conto di essere differente da come pensava. Poi rimane vittima  di sé stessa e della sua presunzione. Non è Gemma, anche se si sente più furba di lei. Sta quasi per batterla, ma alla fine l’imprevedibilità, la sfortuna e la casualità la fregano. Le menti troppo razionali non possono capire quelle troppo invasate di sentimenti e quindi non possono con loro giocare ad armi pari. Perdere è un attimo: proprio quando meno te lo aspetti e quando la vittoria finale sta per arrivare in maniera schiacciante.

A dire il vero a  Tara vogliono bene in tanti. Quasi tutti. Perché li ricuce e li salva sovente. Ma anche perché pare che si apprezzi il suo sapere tenere in riga la Mama del Club. Che però non smette di far cadere nella sua selvatica e sensuale rete tutti quelli che le si parano contro, compreso Nero. Che stava andando benissimo fino a che non l’ha incontrata e di conseguenza ha incontrato di nuovo sé stesso dopo aver avuto a che fare col Club.

Happy è il folle che serve per far sembrare gli altri più normali. Così dai Nomads passa nei SAMCRO per acclamazione e per il Club diventa un riferimento. A volte più selvatico di un lupo, ma le lacrime scappano anche a lui quand’è il momento.

Juice è il tormento in persona e il tormentato. Quello pieno di dubbi e a volte il debole. Sempre in mezzo ai guai che gli piovono addosso e che lui non sa gestire a causa del tormento interiore. Unser prova ad aiutarlo: tanto lui non ha nulla da perdere e agisce solo per amore. Un amore che viene usato, ma mai soddisfatto e che non smette di macerarlo anche quando lo rode dentro più del cancro di cui è ammalato.

Ci sono poi una miriade di personaggi più o meno passeggeri, che via via s’intersecano in modo sempre più intricato nella vita del Club della piccola ed immaginaria Charming. Una serie da prendere senza crederci troppo e probabilmente l’inverosimilità che si mischia al possibile, la rende altamente affascinate. Banditi con la B maiuscola, ma pieni di buoni sentimenti e di valori. A volte sembrano addirittura i buoni, ma direi proprio che sia chiaro che non lo siano.

Pare che Kurt Sutter l’ideatore e il regista della serie, oltre che attore (interpreta Big 8, marginale, ma a tratti esplosivo), sia ancora vivo anche se nella vita è sposato con Katey Sagal, ovvero la Gemma di Sons Of Anarchy e l’aver passato parecchio tempo con bande di motociclisti californiani, per ispirarsi a questa serie.

Ah, visto che io ci ho messo due o tre stagioni per arrivarci, vi do una mano, nel caso intendiate inforcare anche voi un’Harley Davidson e sgasare accanto a questi fuorilegge fra Niners e Mayans: SAMCRO sta per Sons of Anarchy Motorcycle Club Redwood Original.



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Un diario per fissare momenti e memorie altrimenti perse, dunque, che resta online e sfugge alla sfera privata solo per soddisfare quel poco di vanità che mi tiene lontano dal definitivo annullarmi: in pratica in vita.

Non troverete segreti, perché quei pochi che ho non li racconto e non li ammetto nemmeno a me stesso.

Antonio “Zanna” Zanoli

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