Polpettoni biografici storici: BOOM! Non me ne perdo uno da tempi immemori. Se poi, come un questo caso di parla di Karl Marx (che per chi non lo sapesse a me sta piuttosto simpatico, anche se non lo conosco nei minimi termini e soprattutto non me lo sentite mai citare, perché detesto chi lo cita in continuazione), beh, il gioco è fatto.
Ambientazioni che ti fanno pensare per l’ennesima volta a quanto la nostra vita sia stata enormemente più semplice di quella di poco meno di duecento anni fa (che sembrano tanti, ma sono uno schiocco di dita) e a quante vite siano ancora ben più dure della nostra. C’è del lugubre e dello smog primordiale. La rivoluzione industriale inglese e i movimenti operai che nascono come naturale contraltare. Le ingiustizie, i bambini che lavorano, anche la notte, perché altrimenti non si è competitivi.
Facce sporche dei pezzenti, anime lerce dei padroni. No, non è una mossa propagandistica, anche se sicuramente a qualcuno farà comodo pensarla così. Quelli del profitto e della competitività come bene supremo. E baciati i gomiti che ti lascio le briciole.
La storia è nota, credo. Spero…sapete chi è Karl Marx?
Qui si racconta di un trentenne, spiantato idealista, che incontra un ricco giovane che cova in seno la rivolta verso sé stesso, la propria famiglia e il proprio stato. Ma non lo rinnega nei fatti, anzi lo utilizza per cercare di andare oltre, per aiutare se possibile. Non è proprio cristallino Friedrich Engels, almeno da come viene presentato in questa pellicola. Ma davvero gli fareste la morale? Voi? Ma valà! Fra l’altro risulta indispensabile per equilibrare il fuoco sacro dell’amico Karl e con lui gettare le basi per uscire dalla retorica filosofica dei salotti e riportare il pensiero filosofico politico ad incidere sulla società.
Vi ricorda qualcosa?

Marx: figura attualissima, da riscoprire e da reinterpretare al netto dei pregiudizi. Dio mio quanti pregiudizi offuscano i pensieri del passato e così impediscono la reale costruzione, partendo da essi, di quelli del futuro. Ormai sguazziamo nel pregiudizio, nel sarcasmo e nel cinismo. Fa comodo quando si pensa di non averne bisogno. E pare che si sia un po’ tutti convinti che non se ne abbia bisogno. Già per il momento pare che ce lo possiamo permettere. Ma la storia si sta accartocciando, i lembi del passato sfregano sempre più abrasivamente quelli del presente e altro che “non esistono più le ideologie” “andiamo oltre a destra e sinistra”: son pellicole che fanno capire quanto sarebbe vantaggioso per i più ripercorrere certi argomenti e ricominciare a credere nelle idee, nella politica e nella filosofia che la ispira. Ma qui a comandare è solo la contingenza, l’urgenza, il mettere le pezze, a ficcarci in un vortice di benaltrismo, come se non ci fosse il dovere di risolvere più questioni contemporaneamente. Oggi si guarda a domani si e no e si è persa la speranza di rendere utile un ragionamento che sappia incidere e modificare la storia. È un cane che si morde la coda e che esclude a priori il largo respiro di chi non pensa che la filosofia sia un vezzo, perché ciò che conta è solo lavorare. Soprattutto se lo fanno gli altri per te. Perché non c’è nulla di più innovativo che capire la storia ed impedirne l’evolversi secondo gli stessi schemi nefasti che di lì a poco (rispetto all’ambientazione del film), avrebbero portato a decenni drammatici per la nostra umanità. Ma se vi guardate intorno pensate davvero che la storia sia stata capita?
Dunque questo non è un film da guardare con la disillusione di chi sa come va a finire la storia, perché in realtà la storia non finisce: prosegue, anche se ora pare aver fatto una brusca inversione di marcia. La disillusione disinnesca il benessere e la felicità: non solo la nostra, ma anche quella di chi verrà.
Il film non è una passeggiata e non ci sono effetti speciali. Gradevole, ma a tratti impegnativo. Ma ogni tanto pensare fa bene. Riflettere su noi e sull’intorno a noi, lasciandoci ispirare da storie non sempre tempestate di successo (qui di enorme povertà, frustrazione ed umiliazione). Poi va bene anche divertirsi, che non è con l’austerità e l’intransigenza ad oltranza e quindi con la coercizione moralistica che ingabbia proprio nei pregiudizi, che si ottiene un pensiero capace di essere libero.
E se vi sentite stanchi, abbattuti e sconfitti, se pensate che adagiarsi ed accontentarsi sia saggio o addirittura inevitabile, sperate di avere al vostro fianco un amico come Engels. Auguratevi di avere vicino chi vi dirà cose che non vi piacciono, ma non vi lascerà alla deriva dell’apatica disillusione, capace di radere al suolo anche gli animi più geniali, focosi e combattivi. Auguratevi soprattutto di essere in grado di tenervelo stretto e di placare l’impulso a sentirvi persi: non c’è niente di più arrogante del convincersi che nessuno possa fare niente per noi, anche perché ci giustifica nel non fare nulla per gli altri.

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