
Ritrovarsi alle prese con le nuove registrazioni di “Lei non sa che sogno io”, dopo il bagno di affetto e di consensi che hanno abbracciato l’idea ergo lo staff del progetto, è stato ovviamente più carico di senso di responsabilità. Se per le prime due puntate c’era la tensione della prima, ma anche il cervello libero o comunque avvolto dal frizzante senso d’avventura, ora ci si sente in dovere di replicare e migliorare.
Perché qualche critica è arrivata e fra me e Marcello i messaggi e il confronto non è certo cessato: diciamo che ci troviamo bene nello scansare la tentazione di dormire sugli allori.

Assieme al sole, che celebriamo con “It’s the sun” di Poliphonic Spree, arriva Andrea. Andrea è il primo protagonista del programma ad avere necessità della sedia a rotelle per muoversi e anche di questo si parla. Si piazza fra me e Marcello e pare non vedere l’ora di iniziare. Vuole sentire Battiato, preferito a Rita Pavone dunque scelto per il suo ascolto. Ce lo fa capire insistentemente e reiteratamente.
Ci racconta di lui e della scuola e di come funziona per lui la giornata, poi salta fuori che lui e Marcello uno sull’altro sarebbero più di quattro metri. Di come fa quando deve andare in bagno e s’inceppa solo quando gli chiediamo di dirci chi è la donna più bella del mondo: credo che la pagherà cara.

Si parla poi di Pugilato, grazie a Fede Ferrari, immancabile la deliziosa poesia dialettale di Emilio Rentocchini, che mi fa stare simpatico il vento, almeno per qualche istante, poi la chicca di due fratelli, amici dell’Anffas: Lucio e Giovanni Stefani, in arte i Bifolk che regalano a “Lei non sa che sogno Io” una versione deliziosa di “Black Hole Sun” di Soundgarden. C’è anche un bel pistolotto di Marcello.
Noi (io e Marcello), abbiamo invece peccato un po’ d’ingenuità: sì perché Andrea ci racconta un sacco di balle e lo fa in maniera talmente convincente che, alla fine, va bene così. Della serie volate basso voi di “Lei non sa chi sono Io”, che qui c’è gente più sgaggia di voi! Divertitevi un po’ anche voi alle nostre spalle, ma soprattutto fermate un po’ le corse quotidiane e se vi va ascoltate: magari riuscirete ad entrare un po’ nel mondo di Andrea. Molto interessante e capace di far riflettere…a me ha fatto bene.
Ah, dopo la registrazione io e Andrea abbiamo ballato Battiato in loop, per almeno una decina di ascolti consecutivi.
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