Parte con uno spavento, la novantaquattresima puntata del Bar Snob: Bonzo mi arriva alle spalle con passo felpato, subito dopo il rito della copertina e mi fa sussultare. Avete rischiato di perdere il barista per crepacuore. Un po’ alla rinfusa per alcuni momenti, poi arrivano i ricordi di Totò, che lui ci si pulisce il culo, e di una deliziosa Claudia Cardinale in versione frencesina. Poi arriva la Ragazza del Meteo che ci fa temere e tremare. Gino Strada ci fa pensare, mentre noi cogliamo i suoi spunti per fargli gli auguri, Sartre spiega che la guerra rende mostri e Il Cocco per una volta prende il posto di Pierpaolo a cui regaliamo l’immunità per il compleanno. Ed io non sapevo nemmeno che ci avesse lasciato Ronald Lee Hermed, pur omaggiandolo per una motivazione diversa…pensa te…

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Se c’è una cosa che non sono, è “tutto d’un pezzo”.
Nemmeno così sbriciolato in mille schizofrenie, debolezze e contraddizioni, ma tutto d’un pezzo proprio no.
In poche parole, mi sento uno che ha le sue cose, le sue convenzioni e le sue convinzioni e non ha paura di esternarle, difenderle, ma nemmeno metterle in discussione. Insomma a parte questo gran desiderio di condividere le idee e le riflessioni, cosa decisamente fuori dal consueto, almeno stando a quanto vedo intorno a me, mi sembra di esser uno piuttosto normale, che lo so che è una brutta parola, ma dai, cerchiamo di capirci senza fare la punta agli aghi, che questa sera non è proprio aria…
Modestamente normale, mi verrebbe da aggiungere, perché ogni volta che mi guardo intorno vedo solo persone che sanno fare un sacco di cose che io non so fare o altre che sono bravissime in ciò in cui io, sì, me la cavo, però niente di speciale. Difficilmente l’opposto.
Raramente ad essere puntigliosi.
Vi basterebbe dare un calcio ad una siepe e TAC! Ecco uscirsene un sacco di persone più in gamba di me, ma probabilmente anche di voi.
Tranquilli non son qua a fare un bagnetto d’umiltà pubblico, non m’interessa e non penso nemmeno mi serva in tutta no politically correct verità, ma solo a precisare che io a questo gioco degli uomini tutto d’un pezzo non voglio giocare.
È un’assurdità.
Come si direbbe all’osteria, una gara a chi ce l’ha più lungo.
Non fa per me, non serve.
Davvero non lo capisco. È talmente pacchiano, che come si fa a pensare di farla franca?
È una moda dopo aver visto i film su wall street degli anni 80 o quelli coi Cow Boy, con la voce profonda e il tono dell’uomo che non deve chiedere mai?
Credete davvero che non sia chiaro a tutti, prima ancora che diciate la fatidica frase “anch’io sono fatto di carne ed ossa”, che come gli altri anche voi “avete dei sentimenti”? Ma ovviamente, pensate di poterlo ammettere solo quando è arrivato quello più tutto d’un pezzo di voi…perché nella giungla o si mangia o si è mangiati, giusto?
Solo che se non ve ne siete accorti questa non è la giungla: per vostra fortuna, altrimenti non arrivereste a campare dieci minuti. Chi la vuole rendere tale ha firmato il proprio suicidio.
Questo teatrino degli uomini tutti d’un pezzo, che vanno a braccetto ideale con le “donne con le palle” è di una bruttura micidiale.
Cinici che lo sono solo fino a quando possono esserlo per primi; draghi arroganti sul lavoro, che fanno i boss con le impiegate intimidite e che poi piangono se prendono una sgridata dal capo o se rischiano il posto; fenomeni nello sport fino a che non subiscono un sombrero in area o una schiacciata sul muso.
Uomini tutti d’un pezzo o donne con le palle, solo fino a che non capita di dimostrarlo davvero, insomma, finché non viene chiesto di essere semplicemente uomini o donne, magari ammettendo di essere pieni di cicatrici, ossa a pezzettini per le vite faticose e piene di guai, ma perfettamente composti nelle loro schiene dritte.
No, non sono per niente tutto d’un pezzo e sinceramente non mi dispiace per niente: che quelli fanno quasi sempre una brutta fine, di solito a causa della scogliosi morale! Che quello più tutto d’un pezzo arriva sempre: è solo questione di tempo.

LE RUBRICHE
LA RAGAZZA DEL METEO
Tremate signori, La Ragazza del Meteo ci fa musino e ci avvisa che è stata ad un passo dal mollarci alla guazza. Roba da strozzarla. Ma alla fine ci ha ripensato e soprattutto si è rimessa nello spirito giusto della sua partecipazione fissa alle discussioni del nostro Bar. Un’opinione in più è sempre meglio che una di meno, senza contare che anche un po’ di critica fuori dal coro allarga gli orizzonti. Penso di averlo già detto in altre occasioni, ma il non condividere, il tenere per sé è a mio avviso una forma di egocentrico menefreghismo. Un errore dettato da questioni di comodo. Il vecchio detto “chi si fa li cazzi sua, torna sano a casa sua”, vale finché una casa ce l’hai: ma qui se non ci rimettiamo a dircela tutta, va a finire che prima o poi nessuno parlerà delle ruspe che stanno tirando giù il nostro rifugio. Meglio disporsi per l’elargire, che per l’imboscarsi. Poi le crisi si passano e ne so qualcosa, ma bisogna superarle senza castrarsi: non sarà mica vita?!? Davvero meglio essere un cattivo esempio, che nulla: in ogni caso, buono o cattivo, lo decideranno gli altri che ruolo occupiamo.
Ho avuto un blocco, il famoso blocco del meteorologo credo si chiami.
Mi sono guardata indietro e ho visto quasi 2 anni di più o meno precise analisi dell’intricato animo umano e previsioni comportamentali, giudizi, opinioni e morali moleste. Niente di nuovo rispetto a quello che ho sempre fatto, la differenza era che prima lo tenevo per me, sono quasi 2 anni che invece lo racconto a qualcuno ed improvvisamente è suonato strano, mi sono sentita responsabile delle mie parole, che sottoscrivo e confermo, fino all’ultima, anche quando dicevo che il calcio rovina gli animi umani e il barista è andato giù di testa, anche quelle le confermo.
Credo fermamente in quello che dico e quando cambio idea credo fermamente in quello che dicevo prima e in quello che dico dopo.
Mi sono sentita come il prete in chiesa, che ti dice che non si fa questo e che non si fa quello, che quello è giusto è questo è sbagliato, stai seduto, sbadigli, capisci che puoi fare quello che ti pare tanto poi chiedi scusa e non vai all’inferno.
E così mi sono sentita io, che dico tutto quello che non capisco e non approvo del genere umano e disumano che ci circonda, tra un intervento e l’altro del barista, che dice cose ben più interessanti di me, anche se magari lui dirà di no, se è in buona, e voi che ascoltate pensando ad altro.
Mi sono sentita inutile e improvvisamente non avevo più niente da dire. Così ho pensato di chiuderla qua, che non serviva che venissi io a dirvi cosa non va nel mondo e nelle persone, che ce la fate già benissimo da soli.
Poi ci ho ripensato, non imposta che vi serva o meno, credo sia meglio avere un punto di vista in più che uno in meno, anche se farcito di cinismo, disillusione e acidità come può essere il mio, anche se magari il mio non vi aiuta o non vi piace, perché, alla fine, come disse qualcuno, “non è vero che sono del tutto inutile, posso sempre essere usato come cattivo esempio”.
LA RAGAZZA DEL METEO
VINILE IN SPOLVERO

La V2 è un’etichetta poliedrica, che, nata per mano dell’ex patron della Virgin Richard Branson, ha licenziato artisti molto differenti fra loro e non s’è persa l’occasione sul finire degli anni ’90 di accaparrarsi i suoni del momento, con alcuni degli interpreti più accreditati e talentuosi in circolazione. Come ad esempio l’inglese Gavin King, al secolo Aphrodite, che prima di approdare alla più specializzata “Urban Takeover”, proprio con questa label ha mosso i primi passi della carriera che lo hanno visto per circa una decina di anni pubblicare lavori, riconosciuti fra i più rappresentativi del movimento musicale di riferimento. Qui un Ep che raccoglie quattro brani ispiratissimi, seminali e iconici per la produzione del Dj britannico. Non a caso i brani qui compresi usciranno quasi tutti come Singoli negli anni a venire. “B.M. Funkster” è la traccia che chiude il lato B del 12″ rispolverato in questa occasione, con la versione remixata e addizionata della presenza vocale di un’altra icona del periodo caldo della Jungle, ovvero Jungle Brothers. Suoni più morbidi rispetto alle altre tre tracce, che risultano mediamete più secche ed ipnotiche, ma naturalmente immancabili i bassi profondi e le sincopi di rullante a scandire il movimento del pezzo.
SCHEGGE SONEEKE

Quando si pensa a ciò che ci può essere dentro alla fonoteca dedicata a Max e nei cui scaffali prendono posto i circa 500 titoli provenienti direttamente dalla sua collezione privata, si è spesso propensi ad appiattire l’immaginario su ciò che lo stesso Max aveva fatto trapelare dei suoi gusti musicali attraverso i programmi radiofonici sui 104.7 di Radio Antenna Uno Rockstation e le centinaia di Dj set, da lui curati nella miriade di locali dell’emilia paranoica; dagli anni ’80 fino al primo decennio del nuovo millennio. Ma le sorprese non sono poche e così si possono trovare suoni davvero distanti da ciò che si poteva sentire quando dietro al mixer c’era lui. Ma per chi lo conosce non stupisce trovare, ad esempio, dischi che riportano al soul, come quello che in questa occasione s’è scelto per la rubrica che scava nei tesori della Soneek Room di Casa Corsini a Spezzano. Irma Thomas non è probabilmente uno dei nomi più celebri della scena degli anni ’60, accerchiata da vere dee del segmento R&B, Soul, Gospel, come Aretha Franklin o Etta James. Se la Franklin era conosciuta come La Regina del Soul, Irma Thomas si guadagna presto i galloni di Regina del Soul di New Orleans, città natale dove (come la sua illustre collega), muove i primi passi nel coro della chiesa battista. “Time is on my side” è una raccolta che esce solo nella prima metà degli anni ’80, ma il brano che le da il titolo, scritto da Jerry Ragovoy (poi firmato con lo pseudonimo Norman Meade), viene inciso nel 1964: stesso anno dei Rolling Stones. Ma a quanto pare a loro andò meglio. Una voce cristallina, piena e passionale, che a Max non era sfuggita, nonostante pagasse probabilmente, rispetto alle sopra citate illustri colleghe, l’eccessivo zelo classico e la mancanza di quel pizzico di coraggio e grinta. Troppo pulita e precisa, probabilmente.
THE LITTLE R’N’R SWINDLE

Torniamo nuovamente in casa V2 anche per questa rubrica e sopratutto all’epoca delle band “The e qualcosa”. Siamo esattamente a metà del primo decennio dei 2000 e da oltre manica arriva un’ondata di gruppetti che sfornano docili, ma piacevoli dischi che danzano fra il garage, il pop e il punk rock all’inglese. I riferimenti sono spesso quelli delle band connazionali di 30 anni prima. Dai Jam ai Police, senza mai addentrarsi troppo nello sporco. Fra questi ci arrivarono “The Rakes”, quartetto londinese che si fece conoscere con il singolo “22 Grand Job”. Il fulmineo brano mi entrò nel cuore e non passò diretta, per parecchie settimane, in cui non lo riproponessi dai 104.7. Divenne anche uno dei “miei” pezzi nei Dj set di quel periodo ed inevitabilmente mi portò ad avere un debole per questa formazione. Peccato che di questo disco non ricordi altro che questo brano e a questo punto la domanda deve sporgere spontanea: perché tutto il disco? Perché non solo l’Ep di cui mi ero innamorato? Domande che probabilmente trovano risposta nel desiderio compulsivo di costine nuove suoi miei scaffali, da cui non sono ancora guarito completamente, ma devo dire che son riuscito a mettere almeno in parte sotto controllo. Per fortuna non mi sono fatto “imbrogliare” oltre e non penso di aver nemmeno presente la copertina degli altri due dischi licenziati dal quartetto, prima del loro scioglimento avvenuto ad un solo lustro dalla prima apparizione discografica.
A SUA INSAPUTA
Compie gli anni Pierpaolo (di nuovo tanti auguri!!!), come regalo lo lasciamo in pace. E così andiamo a pescare per la seconda volta dall’istituzione di questa rubrica il buon Cocco, che già sladina saggezza nel suo programma che ci precede sia il martedì, che nella replica del venerdì. Sintetico, coinciso, ma molto efficace. Solitamente gli aforismi non mi acchiappano, anzi, mi lasciano con un retrogusto di supponenza, che mal digerisco, ma in questo caso siamo di fronte all’eccezione che conferma la regola. Quando si parla (male) di politically correct, è inevitabile che dal bancone parta la ola. Insopportabile il politically correct: un ricatto, un paravento per ipocriti, un’arma potentissima per i subdoli, i furbi, gli scadenti. Viva la realtà. Grazie Cocco!
Il naufragio del politically correct è inevitabile come il trionfo della realtà sull’artificio: la realtà è sempre più potente di qualsiasi rappresentazione deformata se ne voglia fare. Buona domenica.
STEFANO COCCO COVILI (15 IV 2018)
SCALETTA MUSICALE
- VISION INCISION – LO FIDELITY ALLSTARS
- BREEZEBLOCKS – ALT-J
- B. M. FUNKSTER (REMIX FEAT. VOCALS BY JUNGLE BROTHERS) – APHRODITE (VINILE IN SPOLVERO)
- MANO DAJAK – TINARIWEN
- MONKEY GONE TO HEAVEN – PIXIES
- SE MI AMI AMAMI – SKIANTOS
- TIME IS ON MY SIDE – IRMA THOMAS (SCHEGGE SONEEKE)
- TURNOVER – FUGAZI
- BEFORE OR SINCE – RJD2
- MY NAME IS PRINCE – PRINCE & THE NEW POWER GENERATION
- OPEN MIND – WILCO
- STAYIN OUT FOR THE SUMMER – DODGY
- 22 GRAND JOB – RAKES (THE LITTLE R’N’R SWINDLE)
- DIRT – STOOGES


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