Bar Snob

Più che altro per non dimenticar(Si)


Bar Snob – Episodio XCI (XX-III) – Speciale Dude Easter Party – 30 III 2018

Dopo un paio di settimane di chiusura forzata del Bar Snob, apertura pomeridiana straordinaria. Al posto della replica si va in diretta e si tira avanti per quasi tre ore. SI lascia un po’ da parte la formula standard del programma e si parte per un lungo viaggio nei ricordi: dal Bolero di Ravel, fino ai Deus, passando per Iggy Pop, i Poison, gli Audio Bullys e un sacco di altri brani a supporto di vecchi racconti. Ci sono anche il Bonz e Francesco ad accompagnarmi in questo viaggio che parte a fine anni ’80 per arrivare al nuovo millennio. Musica, locali, persone. Storie, insomma. E al Dude, questa sera, mentre si scrive, un nuovo capitolo di questa storia!

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Quando si è materializzata l’opportunità per questa inusuale apertura pomeridiana del Bar Snob, mi sono chiesto se valesse la pena riproporre semplicemente la formula classica: i vinili in spolvero, la ragazza del meteo, le celebrazioni, le Schegge Soneeke, i compleanni, le piccole fregature del Rock’N’Roll e mi son detto che, forse no. Che non fosse il caso di lasciarsi ispirare da un periodo in cui volente o nolente sono stato costretto a scavare nel mio passato e in particolare nella storia personale che mi ha portato fino a qua, anche perché la serata che questa sera ci vedrà assieme al Dude di Soliera, passarà attraverso lo sguardo che io e la Lara getteremo sulla storia della musica da ballare di Antenna 1.

Nostalgia?

Può darsi, anche se mi piacerebbe più dire che oggi son qua per tentare di raccontare una storia.

Una storia che s’è intrecciata con quelle di molti di voi: ricca di avventurette, avventurone, sentimenti, facce, dischi, locali.

Una storia che qualcuno mi ha addirittura suggerito di mettere nero su bianco con un libro.

Oh, non si sa mai, ma io non credo di essere in grado di scrivere un libro, soprattutto non riesco a convincermi della reale utilità di libro sulla mia storia.

Impressione che ho avuto anche l’altra sera, quando Lucio mi ha chiamato al suo Salotto Parlante: mentre raccontavo perdendomi random in vecchie fole. Appena mi fermavo mi veniva da chiedermi: ma a chi interessano queste cose? In realtà vedevo di fronte a me facce curiose e dopo, mentre ci facevamo la birretta della staffa, alcuni amici mi hanno detto che volevano anche il resto, che le storie sono belle da ascoltare e naturalmente tutte in una sera mica ci potevano stare!

Già: anch’io ho sempre amato ascoltare le storie, ma non pensavo potessi essere quello che le raccontava. Quindi, chissà, forse un giorno anche se oggi mi suona strano, le scriverò tutte insieme in un libro. Si può mai sapere ciò che sarà domani.

Pensando al passato e ciò che ho vissuto, ho sempre custodito con gelosia i tanti ricordi: a volte annebbiati a volte nitidi, con date marchiate a fuoco, altre confuse e impossibili da recuperare con precisione. Soprattutto ho sempre avuto paura di affogare nella nostalgia, di smettere di guardare avanti e di cercare cose nuove.

Poi però, se uno ci pensa, le storie non devono per forza finire per essere raccontate. Possono essere il prologo a qualcosa di nuovo e anche la spiegazione e l’ispirazione al domani. Un trampolino.

Questa sera al Dude balleremo e ci incontreremo e come sempre inizieremo a scambiarci ricordi: di quando avevamo i capelli lunghi, di quella volta che siamo andati a ballare in quel posto che non c’è più o a un concerto di quella band il cui cantante non c’è più, magari con un amico che non c’è più; un brindisi alla memoria e via ancora a quella volta che “oh, ti ricordi che balla?!?” e magari “ti ricordi la tipa” e tu dici di no, che forse vagamente, ma in realtà senti un piccolo crick dietro lo sterno.

Beh, io ci provo e oggi son qui a bancone per provare a raccontarvi una storia che è poi quella che mi ha portato qua. Mica con tutti i dettagli, che non c’è tempo e forse non la ricordo nemmeno io, ma semplicemente attraverso a quei momenti, che regolarmente, mi tornano in mente come quelli che hanno segnato i passaggi determinanti.

Se vi va, prendete una sedia e un bicchiere, che io comincio.

Poi, se capita, magari mi aiutate…ma oggi niente discussioni, niente attualità: solo storie.

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LE RUBRICHE

VINILE IN SPOLVERO

 

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Los Lobos “La Bamba” 7″ (London, 1987)

In questa occasione paticolare, mi son preso la libertà di reinterpretare un po’ le nostre rubriche, che fra l’altro si sono limitate a quelle musicali e in modo davvero diverso dall’idea originale, ma a mio modo di vedere più fedeli allo spirito della giornata. E così mi trovo a celebrare il vinile in spolvero “in contumacia”; già perché questo 7″ che fu il mio primo sudatissimo acquisto in un negozio di dischi, purtroppo non è più a mia disposizione. Sogno di ritrovarlo un giorno dentro ad un cassetto, in solaio dentro ad un cartone assieme a libri delle medie o n mezzo a vecchi vestiti. Ho smesso di cercarlo ormai da parecchio tempo e temo che difficilmente il mio piccolo sogno di scovarlo per caso in uno dei meandri di casa mia, sarà esauduto. Certo però non dimentico la storia e la passione che me l’hanno fatto rincorrere con pervicacia e testardaggine. I soldi delle piccolepaghette erano gelosamente custoditi nel cassetto del comodino della camera che allora dividevo con mio fratello minore e guai a toccare quelle monetine da 50, 100, 200 e 500 £ che ammucchiate in sghemi mucchietti, raggiungevano quota 3000 £ (se la memoria non m’inganna). Il gestore del Blue Note, negozio di dischi a due passi da casa mia, dove ora sorge un negozio di fiori, non ne poteva più di me e delle mie richieste. MI ordinò il disco e penso tirò un bel sospiro di sollievo quando finalmente potè vendermelo e quindi togliersi l’ormai ingombrante abitudine giornaliera di questo ragazzino che entra a chiedere “è arrivato?”. Il film non mi pare di averlo mai visto (forse una volta uno spezzone in TV, moltissimi anni dopo), ma quel pezzo rimane nella mia memoria come irresistibile. Era il meglio che potevo permettermi visto che in casa mia la radio era sempre accesa, ma purtroppo non sulla neonata Radio Antenna Uno Rockstation. Mia madre aveva gusti più morbidi e ad imperversare era il vocione di Carlo Savigni di Modena Radio City e la reiterazione massacrante di Los Lobos che riprendevano La Bamba, a compendio della colonno a sonora dell’omonimo film che ripercorreva la vita di Ritchie Valens.

 

SCHEGGE SONEEKE

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Stranglers “No More Heroes” LP (United Artists, 1977)

Sono tanti i dischi storici ai quali sono arrivato grazie alla convivenza in radio ed in consolle con Max. Lacune d’ignoranza che mi sicolmavano all’improvviso, dopo il rilascio di un vinile o il gesto di premere il triangolino del play in un lettore CD. La naturalezza della storia che incocciava con la mia ignoranza, andadola a diminuire e contemporaneamente ad accendere la mia curiosità. Un gesto naturale, quasi scontato di Max, spesso per me significava spalancare le porte su un percorso inedito e recondito. Capitò con Stranglers, che ricordo piacevano un sacco ad un amico e al quale regalai per un compleanno il Best Of. Ma delle loro prime imprese non seppi praticamente nulla fino a che queste non fossero riesumate per uno dei primi 80’s party inscenati al Condor nei primi anni del nuovo millennio. “No More Heroes” partì mentre ero nella saletta ufficio della radio e mentre Max pochi passi più in là, dietro alla vetrata e alla sottile parete che faceva da divisoria con la sala diretta, inizio a ballicchiare laconico sulla rullata d’ingresso. Qualche mese dopo mi appropriai di quella incalzante canzone e la riproposi al “Vecchio” Dude di Via Grandi a Soliera. Credo che fosse un party natalizio. Bellissima atmosfera e tantissima gente. Lancia il pezzo, conssapevole che stavo saccheggiando la cultura di Max e usando il vantaggio di passare con lui molte ore delle mia giornata. Lui non si squassò nemmeno, mentre beveva uno Jager con ghiaccio a bancone, ma la pista reagì eccome. Soprattutto Paolo del Dude si scatenò ed avvicinandosi danzante alla consolle, mi gridò: “porca troia che pezzo!!!”. Da allora “No More Heroes” degli Stranglers mi ricorda quella serata d’inverno fra la nebbia della provincia modenese, la faccia entusiasta di Paolo del Dude e non smette di farmi ricordare Max…anche se pensando solo a lui e agli Stranglers, la memoria fa partire nel mio cervello il clavicembalo di “Golden Brown”: ma questa è un’altra storia che magari ricorderemo più avanti.

 

THE LITTLE R’N’R SWINDLE

mclusky-1342101916.jpgQuesta volta non un disco, bensì una situazione ed una band. Correva l’anno 2002 e fervevano i preparativi per i festeggiamenti del 25 compleanno di Radio Antenna Uno Rockstation. Come gestire i bar, i turni, la sicurezza nell’area di Cameazzo, le dirette in radio e le dirette dal luogo dell’evento. Tutto, fra mille problemi, pareva essersi infilato in maniera tale da garantire la buona riuscita. Per la prima volta dopo tantissimi anni, eravamo anche riusciti ad assicurarci la presenza sul palco, come headliner una band straniera di quelle che avavamo contribuito a rendere grande dalle nostre parti. Venivano da Cardiff e ci avevano stesi al tappeto con il basso potente che dava la struttura al  loro singolo “To hell with good intentions”. L’album Do Dallas aveva confermato il nostro amore per loro. Parlo al plurale, perché piacevano praticamente a tutti in radio e questo era uno di quei casi che si contavano sulle dita di una mano. Convincevano ed erano roba nostra. Almeno lo pensavamo. Gli avevamo già comprato i biglietti per l’aereo e prenotato da dormire. I volantini riportavano il loro nome in gigante e noi volavamo a mezzo metro da terra. Poi ci chiamarono, tipo due giorni prima: non erano più roba nostra. Il cantante aveva mal di gola. Non venivano più a fare da gruppo principale della nostra festa. Il mal di gola era probabilmente una grande cazzata. Li avevamo talmente pompati che fu impossibile non vedere il piglio che avavano anche sul pubblico e, guarda caso, qualche settimana più tardi si esibirono in un noto locale di Bologna. A pensar male si fa peccato, lo so, ma per me questa rimane una bella fregatura e per me i McLusky, che poi svanirono di lì a poco in una bolla di sapone, sono stati delle gran teste di cazzo. Se non altro, senza di loro, ci siamo goduti un superconcerto di Red Worms’ Farm.

SCALETTA MUSICALE

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Un diario per fissare momenti e memorie altrimenti perse, dunque, che resta online e sfugge alla sfera privata solo per soddisfare quel poco di vanità che mi tiene lontano dal definitivo annullarmi: in pratica in vita.

Non troverete segreti, perché quei pochi che ho non li racconto e non li ammetto nemmeno a me stesso.

Antonio “Zanna” Zanoli

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