Bar Snob

Più che altro per non dimenticar(Si)


Bar Snob – Episodio XC (XIX – III) – 13 III 2018

Abbiamo fatto 90. Senza paura, però. E proprio nella settimana in cui si celebrano per l’ultima volta nella stagione invernale gli anni ’90 del secolo scorso, che poi sono quelli più legati a molti di noi: vuoi per esperienza diretta, vuoi per il mito che è arrivato dai fratelloni o addirittura dai genitori. La pizza di Cracco che non è un problema, ma un simbolo, il lusso e il pensiero di Beccaria che a fine ‘700 diceva ciò che oggi pare incomprensibile al cuore dei più. Il visionario Tonino Guerra e Amarcord, il Padrino, le Harley Davidson e Steno che con Un americano a Roma, ci spiegava proprio perché cadiamo sulla pizza di Cracco. Io vado con quella del forno Giacobazzi, molto felice. Però ci siamo scordati di Carlo Marx…a proposito: quale gobba?!?

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COPERTINA

Se c’è una cosa che adoro è la pizza, però a me della pizza di Cracco non frega assolutamente nulla. Assaggiarla è una di quelle cose che proprio non mi manca.

Mica perché è brutta. No. Proprio per ciò che rappresenta o che pretende di rappresentare.

A me interessa il dover vivere in una società in cui la pizza di Cracco sia un problema, una cosa di cui discutere e su cui scannarsi, vantarsi, metterci la faccia.

Più precisamente: sono preoccupato del fatto che la nostra società giudichi un vero problema la pizza di Cracco.

Bacchettone?

Solito intellettualoide che non si sa divertire un po’ con il gossip?

Può anche darsi e allora, girate la rotella della radio, perché il qui presente rompi coglioni non vuole mica imporre le proprie riflessioni, ma nemmeno subire un banale sbuffo di superficialità in risposta alle sollecitazioni che avrebbe voglia di espandere in condivisione e confronto.

Perché, sì, lo capisco che un po’ di gossip possa anche essere divertente e so che tutti ormai si sentano in dovere di commentare di tutto. Non so se per noia o per boria, ma comunque sia, non penso che questo fenomeno sia innocuo.

Del resto, è vero, lo facciamo anche qui al Bar Snob. Il Bar Snob è nato esattamente per quello: commentare tutto, parlare senza taboo di tutto e possibilmente senza troppe cerimonie. Sì anche di ciò di cui non si sa nulla o poco.

La differenza sostanziale è che però poi, qui, non è che ci si prenda proprio sul serio.

Si rischia un po’, ma mai di dire di essere più bravi di un chirurgo ad operare o di un di broker di Wall Street a fare affari. Soprattutto siamo qui a dircele in faccia al bancone e con chi pur a distanza di transistor, può sempre raggiungerci fisicamente, volendolo, in poco tempo. Perché in realtà siamo qui per provare ad infrangere quella coltre di vetro, dietro la quale tutti diventiamo peggiori di ciò che in realtà siamo. Quasi tutti.

Qui si ascolta un po’ di musica e si fanno discussioni da Bar, che però ci tengono a non regalare verità: solo spunto e magari in qualche occasione anche un po’ di sfogo.

Il mattino dopo io torno regolarmente a spedir piastrelle e a mangiare la pizza del Forno Giacobazzi, che a me piace un casino: anche fredda.

La volta scorsa abbiamo chiuso con i Paninari e con la loro mentalità che ha seminato negli anni ’80 e che continua subdola a propagarsi in lungo e in largo come un’erba infestante: né è testimonianza questa roba qua.

V’interessa il lusso e non potete permettervelo?

Vi piace essere quelli sempre alla moda che preferiscono mangiare Gourmet, anziché le cotolette fritte della Rana: nocive alla salute, ma goduriose sia di gusto che per il contesto in cui vengono servite?

A me no. Io preferisco l’osteria, anche perché lì non ci sono camerieri che ti spiegano che sensazioni proverò ad addentare gl’involtini fritti o le tagliatelle al ragù e quando esco non mi sento di aver provato un’esperienza unica, solo una bella serata e, ok…un po’ di peso in più sulle gambe.

Magari mi sbaglio a vederla come una fortuna quella di non dovermi imporre una vita basata sull’obbligo di realizzare enormi guadagni, per far poi vedere che io posso permettermi il lusso.

Io, ad esempio, anche se fin lì ci posso arrivare, con la pizza di Cracco la risolvo semplicemente non ordinandola.

Perché se non posso permettermele, certe cose, dico che è la mia fortuna, non certo il mio limite.

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LE RUBRICHE

LA RAGAZZA DEL METEO

meteoAh! Il senno di poi. Una brutta bestia. No, non si può tornare indietro e cambiare ciò che si è fatto. La vita è così. Si fanno cose irreparabili e non conta se poi te ne penti. La vita non è confortata dalla confessione come espiazione totale, che porta ad azzerare i conti. Nessuno di noi è un dio e può permettersi il perdono o pretenderlo solo perché si ha capito di aver sbagliato. Quindi è forse inutile struggersi? No, capire di aver sbagliato serve quantomeno a farci sentire stronzi direttamente mentre reiteriamo l’errore. Perché se siamo fatti così, l’unica cosa è provare a migliorarci, ma anche accettare il fatto che è quasi impossibile. Ciò che ci capita ci cambia di più che la nostra volontà. Probabilmente noi abbiamo aiutato a sanare la pericolosa ingenuità di qualcuno. Non importa di chi è la colpa, l’importante è solo guadagnarci più di quanto ci si perda e non sempre a farlo è chi apparentemente ci rimette.

Meteo.

A volte penso a quelli a cui ho fatto del male inconsapevolmente, a quelli a cui consapevolmente non le ho mandate a dire invece non penso mai.
Sono sicura che se avessi avuto idea che quello che mi stava per uscire dalla bocca avesse potuto ferire qualcuno, a volte, sarei stata zitta, o forse avrei scelto altre parole. E mi dispiace, io vorrei andare da queste persone e dire “oh, ti ricordi quando ho detto che era colpa tua e tu ci hai creduto? Ecco: era una balla.

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Red Auerbach

Era la mia incapacità a parlare, non la tua.” o avere la possibilità di dire “il problema non eri tu, ero io”, che ho sempre pensato fosse la scusa perfetta per troncare relazioni o amicizie ma di per sé una frase completamente priva di senso, invece qua lo avrebbe.
Siamo sempre così concentrati a difenderci dagli altri che a volte dimentichiamo che nello sgomitare per stare a galla qualche botta la diamo anche noi. Anche perché, come disse qualcuno, “Le uniche azioni corrette sono quelle che richiedono né spiegazioni né scuse.” (cit. Red Auerbach)

LA RAGAZZA DEL METEO

VINILE IN SPOLVERO

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Wassermann “W.I.R.” 12″(Profan, 2000)

August Von Wasserman è stato colui che ideò il test diagnostico per l’accertamento della sifilide (Rezzione Wassermann). Non so se affascinato da questo Wolfgang Voigt, scelse proprio Wassermann come pseudonimo con cui pubblicare questo EP 12″ ad inizio millennio. Suoni fra la tech house e l’electro jazz in questo caso arricchiti da alcuni remix, uno dei quali ad opera di Sven Vath, l’altro (quello ascoltato) firmato Thomas/Mayer. Due cavalli rampanti  speculari, bianchi su uno sfondo rosso vivo ad accogliere gli occhi di chi si approccia a questa pubblicazione che compendiava quella del singolo originale uscita un anno prima, dunque nel 1999. “W.I.R.” viaggia avvolgente e a tratti ipnoticamente. Qualche parola in linea teutonica a rendere paradossalmente più esotica l’atmosfera: più difficile raccontarla, che rimanervi affascinati ed incastrati. Più diretta e danzereccia la traccia curata da Sven Vath, il remix scelto è invece una ideale via di mezzo rispetto alla più asciutta e a tratti cupa versione originale. Brani che sentono poco il peso dell’epoca in cui sono prodotti e che potrebbero non sfigurare in un Dj set odierno: questo potrebbe far pensare alla stasi dell’elettronica su alcuni capisaldi, anche se in realtà è forse più probabile ammettere che la tecnologia permette infinite vie di esplorazione, di cui solo una parte sono state svelate in tutti questi anni.

SCHEGGE SONEEKE

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Laurent Garnier “Unreasonable Behaviour” LP Doppio (F Communication, 2000)

Assimilare Laurent Garnier all’ondata del così detto Franch Touch sarebbe probabilmente un mezzo errore, visto che probabilmente il Dj transalpino, ha più portato acqua a quel mulino, offrendo ampio beveraggio alla sua fonte, anche a coloro che nel corso degli anni hanno vissuto momenti di gloria probabilmente più luminosi dei suoi. Un Dj amato dalle band inglesi che lo conobbero come resident dell’Hacienda di Manchester, città nella quale si è per lungo tempo trasferito ad inizio anni ’90. Pare che band del calibro di Stone Roses e Happy Mondays debbano molto all’ispirazione che il Dj francese regalò loro attraverso i suoi Dj set a cui i membri di queste band assistetterò regolarmente. Deep House che fu cavallo di battaglia e filo conduttore di “Shot in the Dark”, oltre che per lunghi anni di carriera e che traspare in molte tracce anche in questo storico album, uscito per la sua F Communication agli albori del nuovo millennio. Uscita che arrivava ad un lustro di distanza dal sopra citato predecessore: ma sono l’acid house e soprattutto le sempre più forti influenze jazz, a regalare autentiche perle e un sapore di immortalità e capolavoro a questo disco, che rimane probabilmente la punta massima della carriera di Garnier. Mente e mani chirurgiche nell’immaginare e assemblare un crossover di suoni a tratti dall’eleganza mozzafiato, in altri dall’irrisistibile tiro, per poi sfociare in momenti di pura brutale energia techno. Chissà se racconteranno di lui anche Cecc e Andrea, magari con un ascolto da questa pubblicazione, che proprio questa sera (mercoledì 14 Marzo), si occuperanno della storia del mondo dei Dj nella calorosa Soneek Room, dove ovviamente questo disco non manca e dalla quale siamo andati a riprenderlo, per ricordare ancora una volta quanto Max fosse fra coloro a cui non poteva sfuggire uno dei personaggi più avanti e seminali del panorama musicale mondiale.

THE LITTLE R’N’R SWINDLE

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Zwan “Mary Star of the Sea” Cd (Martha’s, 2003)

Torna protagonista della rubrica che va a scovare dai miei privati scaffali i dischi per cui ancora mi chiedo perché, un personaggione della storia della musica che abbiamo tanto amato. Un personaggione sia per stazza fisica che per importanza artistica, con la sua band principale che ci ha fatto a tratti innamorare negli anni ’90: Billy Corgan. Pare fra l’altro che la storia con Smashing Pumpkins sia pronta a riprendere corpo, dopo un decennio tormentato subito dopo lo scioglimento post “Machina”. Tossicodipendenze, litigi interni, invidie, lo stesso Corgan che viene spesso accusato di essere despota non frenano la sua creatività e la sua urgenza di stare sulla scena musicale. Nella smania, si rischia però di perdere il controllo e di sbandare e probabilmente non c’è metafora migliore per descrivere l’inciampo “Zwan”. L’amico Chamberlin segue Corgan nell’avventura, ma il risultato è un flop tremendo. Il talento di Corgan appare a sprazzi (Il pop chitarroso di Honestly ti entra nel subconscio ed esce in canticchiamenti incontrollabili e persistenti fin dopo il primo ascolto), in un contesto che cerca troppo spavaldamente e in maniera un po’ goffa un facile consenso. Se è vero che Smashing Pumpkins per evoluzione spesso dettata dalla necessità, avevano ormai da tempo abbandonato la costanza di ruvidezza degli esordi, è altrettanto vero che erano sempre riusciti a creare affascinanti insieme di stile, fino a scomodare l’elettronica (in Adore, per sopperire alla mancanza dello stesso Chamberlin allontanato per disintossicarsi). Malinconia e raffinatezza anche nei momenti più ostici. Ma qui c’è solo la malinconia dell’urgenza che produce caos e si aggrappa per assecondare la necessità di non sentirsi soli. Ci fidavamo di Corgan e non possiamo vergognarci di avere questo album sui nostri scaffali (parlo al plurale, perché la fregatura l’abbiamo presa in tanti), così come non possiamo esser irriconoscenti e buttare tutto nel fuoco, per l’appunto, per un inciampo. Forse questo disco serve più a lui che a me come monito.

A SUA INSAPUTA

Nuvola-bullismo-1.pngCi sono occasioni in cui devo accantonare la mia totale avversione per la sintesi esasperata. Quindi mi tocca solo ammettere che a volte c’è chi riesce a spiegare concetti complicati con poche parole. Naturalmente, quando si parla di capacità sopra la media, non poteva che tornare protagonista il più citato in questa rubrica. Pierpaolo lo dice spesso e in diverse salse che il problema non sono gli ultimi, ma il modo in cui li si vuole guardare e il ruolo che gli si è voluto affibbiare. Come se non ne avessero già abbastanza dei propri guai. Sono una scusa per farci sembrare sempre nel giusto a difendere le nostre cose ed i nostri privilegi. Anche quello di gratifica e accettazione sociale. A noi meno sfortunati o proprio fortunati. Ma non è prendendo in giro un ignorante o schifando un mendicante che si fa progredire la nostra società, anzi, la si fa regredire. Perché abbiamo un bel da dare la colpa a Facebook, al desiderio di “sdrammatizzare”, di attaccarci al diritto di fare ironia, che pensiamo innocua, ma nel mucchio diventa macigno; poi facciamo le campagne sul bullismo a scuola, senza accorgerci che sono gli esempi a fare la differenza, anche quelli più piccoli e che ci sono momenti in cui non ci si può permettere di sgarrare nemmeno di una bavetta. Perché poi i nostri ragazzi si stanno solo adeguando alla società bulla che gli abbiamo confezionato e che continuiamo a sentire e denunciare, nei punti dolenti come inequivocabile colpa degli altri.

Mi limito a constatare che per multare i mendicanti, sfottere quelli che sbagliano i congiuntivi e spassarsela con la storia dei quattro o cinque disgraziati che il giorno dopo le elezioni si precipitano in un ufficio per avere il reddito di cittadinanza, non solo non c’era bisogno di uscire dal Novecento, ma nemmeno di entrarci.

PIERPAOLO ASCARI (09 III 2018)

SCALETTA MUSICALE

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Un diario per fissare momenti e memorie altrimenti perse, dunque, che resta online e sfugge alla sfera privata solo per soddisfare quel poco di vanità che mi tiene lontano dal definitivo annullarmi: in pratica in vita.

Non troverete segreti, perché quei pochi che ho non li racconto e non li ammetto nemmeno a me stesso.

Antonio “Zanna” Zanoli

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