Bar Snob

Più che altro per non dimenticar(Si)


Bar Snob – Episodio LXXXIX (XVIII-III) – 06 III 2018

Dopo un paio di settimane di riflessione intimista e solitaria, il Bar Snob si affolla di vecchi e nuovi avventori. C’è molto cinema in questo episodio: sia legato ai recenti Oscar, che alle ricorrenze che riportano alla mente figure storiche come quelle di Anna Magnani, Juliette Binoche. Pasolini per un po’ la fa da padrone e ce ne fosse. Poi figure purtroppo dimenticate come Giorgio Bassani e Matilde Serao. Non mancano ovviamente le rubriche musicali e il commento de La Ragazza del Meteo. Si finisce coi Paninari, per provare a dire che le cose non capitano per caso.

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Se c’è una cosa che mi ha sempre preoccupato è la superficialità e l’indifferenza che spesso da questa deriva.

Tutto il resto, paura compresa, cerco sempre di tenerlo controllato per evitare di affogare in me stesso e nella paranoia. Mi pare che bene o male io ce la stia facendo, anche se non mancano i momenti di crisi e in cui la rabbia sopraffà la lucidità.

Il vecchio detto “male non fare, paura non avere” è probabilmente una buona banalità su cui appoggiare la propria serenità. Ma è ovvio che non bastano i vecchi adagi o i nuovi aforismi per girare per il verso giusto. So anche che è più complicata di così, che ad ogni respiro si rischia di sbagliare o di subire un errore, ma vivere nell’ansia dello sbagliato non fa proprio per me.

Ci sono momenti in cui capisci di aver sbagliato e negarlo può essere una difesa istintiva, ma non per questo una buona idea. Anzi: se poi ti abitui a questa droga, diventi un altro fra quelli che mentono a sé stessi pur di proteggersi e così devastano tutto ciò che hanno intorno, con la menzogna sistematica.

In altri momenti, invece può succedere di subire un’ingiustizia. Se si è indifesi ed impotenti viene da disperarsi, ma se ci guardi bene capita meno di quanto accade a tanti altri che stanno tenendo botta. Perché non puoi provarci anche tu? Per tenere le energie e trovare il modo di liberarsi dall’ingiustizia, se necessario aiutati.

Altre volte non stai sbagliando, ma sei semplicemente solo.

E la solitudine può essere una brutta bestia.

Io a volte vado in montagna a cercarla e lì me la godo proprio. A chi mi chiede se non ho paura solo, così lontano da tutto e da tutti, mi viene dal cuore e d’instinto rispondere che non capisco di cosa dovrei avere paura e che anzi, su un crinale roccioso a 2000 metri di altitudine e a diversi chilometri dal primo accenno di civiltà, mi sento nel posto più lontano possibile dalla paura.

La solitudine che mi porta a dover combattere contro lo sconforto e la paura è invece proprio quella sancita dalla superficialità e dall’indifferenza e ci stanno dicendo che questo tipo di solitudine sia ormai dilagante nel mondo che abbiamo voluto.

A questa non mi abituerò mai.

Non so tollerarla quando la vedo applicata.

Se la subisco, mi viene da inginocchiarmi sfinito.

Poi reagisco e alla faccia della prima legge del dibattito di Arthur Bloch “Non discutere mai con un idiota: la gente potrebbe non notare la differenza”, provo a rispondere anche al più stupido, viscido, astruso attacco.

Perché ormai siamo tutti l’idiota di qualcuno e questo dovrebbe farci riflettere su quelli che riteniamo, per l’appunto, il nostri idioti.

Gli idioti ci sono, esistono e forse sono tanti. Non lo so, non credo esista un censimento, perché poi si fa fatica a trovare uno che ti dice che, eccomi, sono un idiota, piacere!

Nessuno pensa di esserlo e il fatto che qualcuno lo sia sul serio, non giustifica pensare che il mondo ne sia pieno. Anche se fosse, questa non può essere una scusa per smettere di parlare, spiegare e di fatto vivere assieme agli altri.

Questo è uno dei peggiori frutti della superficialità. Giudicare qualcuno un idiota perché fa qualcosa che non ci piace.

Penso sia meglio chiedersi perché quella persona ha fatto ciò che non ci piace e magari ammettere che, no, non mi piace, ma lui ne ha tutto il diritto e le giustificazioni per fare così. Non è un idiota: ha solo una prospettiva, delle motivazioni, degli interessi e una visione diversi dalla mia.

Non ci hanno cresciuto nel mito del diverso è bello?

Dov’è finito?

Forse schiacciato dalla superficialità e dall’indifferenza che rende molto leggeri e pronti al godimento, ma anche troppo impegnati a raggiungerlo a tutti i costi e costantemente.

Ciò che crea le difficoltà è spesso frutto di un percorso, raramente di un attimo di sfortuna.

In realtà quando le cose vanno a rotoli siamo probabilmente tutti contribuenti col nostro pezzettino d’idiozia.

Perché a dirla con una battuta, le crociate contro gli idioti sono la cosa più idiota che si possa fare. Perché gira, gira arriva in mezzo alle corna di tutti.

Ve lo dice un asino, come si proclamava un tempo nei bar di paese e riprendiamo qui al Bar Snob per dare il là a questa nuova serata in cui se anche capita di tirarsi addosso, non vuol dire disprezzarsi: solo confrontarsi senza lo sterile ricatto del politically correct.

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LE RUBRICHE

LA RAGAZZA DEL METEO

meteoChe a volte si faccia prima a costruire da zero che aggiustare qualcosa di vecchio e sgangherato è risaputo, quindi anche con le persone è più facile farsi stare simpatico uno sconosciuto, che aggiustare un rapporto compromesso con altre. Anche se poi, non sempre, certo, ma ogni tanto sì, le cose vecchie ristrutturate sono davvero affascinanti e due spanne sopra a quelle nuove. Certo va a gusti. Le aspettative di ognuno di noi modificano la percezione e pregiudicano un giudizio obbiettivo. Non saremmo esseri umani se funzionasse così. Se per rinunciare ai pregiudizi vanno abbattute le mura della nostra storia, perché non si è capaci di rielaborarla, beh vuol dire che siamo stupidi e lo siamo in effetti un po’ tutti. Ma almeno siamo vivi e non parte di un film. 

Meteo.

C’è una certa differenza fra preconcetti e aspettative.

Io, per esempio, ieri sera ho guardato un film che non avevo mai avuto voglia di guardare perché avevo dei preconcetti. Non mi piacciono i film italiani, con quel modo italiano di girarli, con i budget limitati e gli effetti speciali scadenti, e questo ce le aveva tutte. Però, convinta dalla noia, mi son detta, magari questo è diverso, e l’ho guardato. Cento preconcetti. Zero aspettative. Risultato: film piaciuto tantissimo.
Sarebbe bello riuscire a fare la stessa cose con le persone. Invece lì andiamo peggio. Tanti preconcetti, tante aspettative, conferma dei primi, disillusione delle seconde. IMG_4204Un casino. Pensate come sarebbe più facile partire dal niente, fidarsi, sentire di non dover scoprire niente, accettare quello che ti viene mostrato come vero, reale e sincero. Invece no, partiamo diffidenti e ci aspettiamo grandi cose, non accettiamo mai quello che ci viene detto, dato o mostrato, fissiamo la superficie aspettando che emerga il fondo, e non se non arriva non siamo contenti, andiamo a scavare per tirarlo su, e se non c’è, per non dover ammettere di esserci sbagliati, ce lo inventiamo pure, un torbido e inconfessabile segreto che confermi i preconcetti ed elimini le aspettative.

Sarebbe bello fare il contrario, noioso ma bello, anche se come han detto in tanti “la vita non è un film”.

LA RAGAZZA DEL METEO

VINILE IN SPOLVERO

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Groove Armada “If Everybody Looked the Same” 12″ (Zomba, 1999)

Questo vinile dei dischi ne ha fatti parecchi già a suo tempo e sentiva proprio la voglia di uscire dagli scaffali della mia stanza dei dischi per poter tornare a far vibrare una puntina. Si potrebbe quasi definire un calcio di rigore se volessimo fare un paragone calcistico. Un singolone che spopolò anche dalle nostre parti e nei nostri party e che consacrò un progetto musicale che univa basi jazz, funk e naturalmente house. Andy Cato e Tom Findlay suggellano le rispettive esperienze da Dj nei locali e come polistrumentisti, sublimandole sotto la comune insegna “Groove Armada”, dal nome del locale in cui iniziarono a lavorare assieme molti anni prima del loro esordio discografico che avvenne nel 1998, con un disco passato in sordina ai più. Ma proprio grazie a questo brano si sfonda la porta della celebrità e ci si inserisce nel florido mondo della dance di quel momento. Passano ancora un paio di anni e Groove Armada fanno il botto con brani come “Superstylin”, ma per me impossibile non rimanere estremamente affezionati al tambureggiante incedere e al raffinato modo di fare pop elettronico, rappresentato da “If Everybody Looked the Same”.

SCHEGGE SONEEKE

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Elmer Bernstein “The Man With the Golden Arm” LP (Decca, 1956)

Fra i dischi più utilizzati nei Dj set che hanno inaugurato le prime iniziative all’interno della Soneek Room di Spezzano. E dire che se pensi a Max non ti viene certo in mente il Jazz e tantomeno l’estro di Elmer Bernstein, autore della colonna sonora di “The Man With the Golden Arms”. Un disco che ci porta a metà degli anni ’50 del secolo scorso e su atmosfere intense ed elaboratissime. Testimonianza del percorso musicale percorribile fra i circa 500 titoli contenuti in quegli scaffali dorati, dove il filo conduttore rimane costantemente la fantasia e il desiderio di evasione da schemi precostituiti e confezionati in etichette rigide, che chi ama veramente lasciarsi trasportare nel mondo della musica, non può certo sopportare. In diretta si parla anche del film, che purtroppo non ho mai visto, ma con Frank Sinatra e Kim Novak, direi che buttarci un occhio sarebbe cosa buona e giusta!

THE LITTLE R’N’R SWINDLE

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311 “Get Chaos” CD (Volcano, 2001)

Ci sono band che ti rimangono impresse nella memoria perché fra le protagoniste di maggior spicco di un certo momento musicale. Magari non sono nemmeno le formazioni di punta di questi movimenti, ma azzeccano il brano o semplicemente pubblicano dischi che colpiscono la tua memoria, sensibilità a e fantasia. Così si sedimentano dentro te come gruppi importanti, validi, bravi. Questo è il caso di 311, che s’inseriscono a pieno titolo nell’ondata del crossover fine 80’s inizio 90’s. I suoni funkeggianti, ritmati, rappati, ma anche abbondantemente schitarrati, che di lì a poco avrebbero preso sempre più corpo e perso tocchi di finezza, mischiandosi spesso coi suoni Metal e Rock distorto per esplodere in uno dei fenomeni più segnanti della fine dello scorso millennio. Il primo crossover già sopra citato aveva già mostrato la corda e per quanto uno lo potesse amare, va ammesso che suonava vecchio già a pochi anni dalla sua uscita. Il grunge, un po’ come il punk nel ’77, aveva tirato una riga e tutto ciò che era avvenuto prima finiva nel calderone del vecchio. Fosse anche sei mesi prima, non conta. Vecchio. Bella fregatura per chi sapeva il fatto suo in quel segmento musicale, ma irrisolvibile. Ingiusto? Forse. Certo è dissennato riproporsi nel 2001 con cose vecchie già dal 1992. Gli statunitensi 311, però ci provano ugualmente, come se le lancette dell’orologio si fossero fermate e toppano. Io più di loro a mettermi in casa questo disco: chissà perché. L’etichetta Omaggio attaccata sul retro non è una buona giustificazione.

A SUA INSAPUTA

28576641_10216022172817713_6087079382801469899_n.jpgSiamo usciti da pochissimo dalla campagna elettorale e ora siamo nel tumultuoso post voto. Sui Social si fa davvero fatica a scovare chi non parla di elezioni, governabilità e seggi. Non c’è niente di male, anzi, al di là del livello e dai contenuti, è positivo che sia così. Però, poi ti viene voglia di staccare. Di pensare almeno per un po’ a qualcos’altro. Una cosa bella. Non un capolavoro, solo un’immagine che faccia distendere la tensione per un po’, faccia tacere i pensieri e perdere lo sguardo, mentre in testa ti parte la canzone più appropriata fra le migliaia che hai sentito in vita tua. Certi attimi vanno presi. Si deve fermare la macchina, scattare la foto e concretizzare la poesia che quel momento ti ha regalato. Meglio non perderlo: non sono infiniti i momenti spettacolari.

Stamattina nella bassa c’era moderatamente freddo e la solita malinconia da bassa, accentuata da quella pioggerellina che ti bagna anche se non la senti, quella che, per una volta che te lo ricordi, l’ombrello non serve a niente – in sostanza quella che spacca più i coglioni.

È la sesta o settima volta che passo davanti a questo pioppeto (credo che sia un pioppeto) e oggi era incredibilmente suggestivo, la nebbia non consentiva di vederne la fine, così ho iniziato a canticchiare “A Forest” dei Cure e mi sono fermato a fare una foto.

Near Ponte Motta.

ANDREA NOCETTI (06 III 2018)

SCALETTA MUSICALE

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Un diario per fissare momenti e memorie altrimenti perse, dunque, che resta online e sfugge alla sfera privata solo per soddisfare quel poco di vanità che mi tiene lontano dal definitivo annullarmi: in pratica in vita.

Non troverete segreti, perché quei pochi che ho non li racconto e non li ammetto nemmeno a me stesso.

Antonio “Zanna” Zanoli

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