Bar Snob

Più che altro per non dimenticar(Si)


Bar Snob – Episodio LXXXVII (XVI-III) – 20 II 2018

Era da un bel po’ che non mi toccava di passare una serata solitaria al bancone del Bar e immagino non sarà nemmeno l’ultima occasione in cui ciò accadrà. Il Bar nasce per incontrarsi, confrontarsi, scontrarsi e bannarsi, se necessario, ma non stona nemmeno come contenitore per riflessioni pindariche e più cerebrali. Qualcuno ierisera ha detto “poetiche”. Forse lo è tutto ciò che porta le persone a fermarsi, silenziare il caos e stare un po’ coi propri pensieri. La fortuna della radio porta poi a poterle contemporaneamente condividere. La magia della radio oserei dire…che un po’ mi mancava e, lo ammetto, mi sono proprio goduto. Ma non esagerate a lasciarmi solo!!! In realtà non sono comunque mancati i messaggi da casa degli ascoltatori e naturalmente le riflessioni de “La Ragazza del Meteo”, così come le rubriche che mi hanno portato sul ricordo di Max, che avrebbe in questi giorni festeggiato il suo 52esimo compleanno. Per il resto s’è parlato parecchio di bellezza…

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COPERTINA

Il mondo s’è imbruttito.

Attenti, però, non lo dico col tono di una di quelle frasi alla “si stava meglio, quando si stava peggio” e nemmeno con la pretesa di entrare nell’ambito dello stile e della moda, dove affogherei d’ignoranza e d’inadeguatezza in pochi istanti.

Pedante, torno semplicemente a parlare di empatia e di rapporti fra gli esseri umani, che m’interessano di più e che penso siano fra quegli argomenti che, al di là dei perché o percome, uno abbia il diritto di dibattere e quindi di dire se si trova bene o meno con l’andazzo generale.

L’arroganza e il mito dell’“uomo che non deve chiedere mai”, mitica figura più volte scomodata e filosoficamente avversata da questo bancone, hanno soppiantato in modo brutale la ricerca della bellezza e soprattutto della fantasia. L’hanno resa addirittura futile e le visioni alternative, da chi ama lo status quo, come ad esempio conservatori uomini tutto d’un pezzo, sono battezzate e combattute come idee pericolose per il mantenimento dell’andazzo senza scossoni della civiltà.

Un po’ come quando senza vergogna a qualcuno venne in mente di dichiarare spavaldamente e arrogantemente, con una carica di disprezzo micidiale per i destinatari dell’invettiva, che con la cultura non si mangia.

Al di là della puttanata di fondo, la brutalità di questa affermazione è mostruosa. Spazza via interi capitoli della storia e dei percorsi che hanno portato l’uomo ad essere ciò che è. Frasi come queste sono martellate alla capacità di superare le secche di umanità corrispondenti a guerre, inquisizioni, massacri, deportazioni, schiavismo e tutto ciò di cui l’uomo ha di che vergognarsi nel più profondo dell’anima, che ha fatto, ma che si è lasciato alle spalle.

Anche se di fatto, purtroppo mai definitivamente, l’orrendo ha sempre perso e anche alle brutture più raccapriccianti hanno sempre seguito momenti in cui lo splendore si faceva largo e rispondeva all’inguaribile necessità dell’uomo di stare bene e nel bello.

Anche se si preferisce continuare a mettere l’accento sulle cose orribili e sentirsi persi, forse anche in questo momento che a sentire molti pare di oscurità, bisognerebbe cercare di recuperare quanto di bello il mondo continua ad offrire: da una passeggiata nella natura, ad una serata a bere e mangiare buon cibo fra amici; dal giocare coi propri bimbi a guardare una mostra di arte.

Ci sono tantissimi motivi per smettere di dire che il mondo è una merda e che andrà sempre più di merda: il primo in assoluto è che se non la si smette di dire così, inevitabilmente lo si fa divenire sempre più di merda. Che un conto è scacciare l’assurdità del penso positivo a tutti i costi e affrontare i problemi, un altro conto è aver smesso di cercare una soluzione e farsi soverchiare dal cinismo.

A dire il vero questo lo fanno praticamente solo coloro che possono permetterselo, perché hanno comunque il piatto pieno tre volte al giorno.

Perché non tornare a parlare di cose interessanti, belle e farlo bene, senza cadere nella sciatteria e nel pressapochismo? Perché non tornare ad apprezzare chi fa le cose bene o almeno ci prova: senza pretendere di vedere opere d’arte ovunque e segare ogni tentativo di uscire dal brutto?

Insomma, perché invece che criticare a priori chi schioda il culo dal divano, chiedendosi “ma dove vuole andare quello”, non si prova a carpire il positivo che c’è nel farlo  quindi trovare un modo proprio per contribuire?

Cercare il bello, che c’è è forse il modo migliore per resistere al brutto e contribuire al limitarlo per essere più chiari.

Cosa sia bello decidetelo da soli, nessuno si arrocchi sul mio è più bello del vostro, perché è chiaro che il modo migliore per ricadere nel brutto è quello di arrogarsi la ragione e di fatto smettere di essere curiosi, per divenire a propria volta dei cinici e pigri conservatori. La curiosità non prevede poltrone comode su cui adagiarsi, ma tante emozioni e assieme al bello è di questo che dovremmo ricominciare a cercare una dose minima giornaliera.

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LE RUBRICHE

LA RAGAZZA DEL METEO

meteoQuesta volta La Ragazza del Meteo la prende un po’ larga e così mi c’infilo pure io con una digressione sul tema principale, per raccontare di quella volta in cui tirarono un mattone contro la vetrina della radio proprio mentre io stavo trasmettendo: probabilmente qualcuno che ce l’aveva con me o con noi di Antenna Uno Rock Station. Avrà avuto i suoi buoni motivi, anche se la soluzione non fu certo delle più simpatiche e comprensibili o semplicemente, utili. Perché noi di mattonate allo status quo ne tiravamo allora e ne continuiamo a tirare adesso. Non so se quando La Ragazza del Meteo parla di persone che si meriterebbero di sentirsi almeno dire bravo, pensa anche a noi di Antenna 1. Certo è che non lo facciamo per quello, anche se è innegabile che fa piacere sentirselo dire, che nessuno di noi in realtà lo fa per sé stesso, come magari dice. Schiodate il culo dal divano e non abbiate paura di tirare la vostra mattonata contro le vetrinette dei negozi di plastica: non siete obbligati a comprare niente, soprattutto se non vi serve. 

Meteo.

Oggi vorrei parlare delle mattonate contro le vetrine. Non in senso letterale, per carità, ma in senso metaforico. Vorrei parlare di quelli che a un certo punto non ce la fanno più e rompono gli schemi.

Pensiamo a una realtà costruita per funzionare, che però non funziona poi così bene, dove tutti sono sorridenti e si complimentano con chi questa società la fa funzionare, anche se non lo pensano, ma io sono un sorridente cittadino di questa plasticosa società e quindi faccio quello che devo fare: sorrido e dico “bravi”. Ecco. Una mattina ti svegli e qualcuno ha tirato una mattonata contro la vetrina di un bel negozio plasticoso che vende roba scadente ma che tutti comprano dicendo “ooooooh ma che bella questa roba di questo bel negozio in questa cittadina bella e funzionale, ooooooh, come siamo fortunati noi altri a vivere in questo bel posto” anche se non si sentono per niente fortunati, ma sono bravi cittadini e diligenti consumatori, quindi tengono la parte. Ecco, applichiamo il bel quadretto a un qualunque argomento, per esempio: politica, famiglia, figli, scuola, senso civico, quello che volete. Fa meno ridere adesso, no?IMG_4204
Viviamo incasellati e incastrati in una realtà preconfezionata da qualcun altro, le probabilità di essere soddisfatti da questa situazione sono relativamente basse, eppure nessuno lancia mattoni. Non sto dicendo di andare a fare campagne vandaliche notturne, dico che ci lamentiamo sottovoce e non facciamo niente di concreto. Tranne qualcuno, qualcuno lo fa, magari non nel migliore o più efficace dei modi, ma ogni tanto qualcuno tira su la testa e dice la sua. E quando questo accade, di tutti i lamentoni cronici non ce n’è uno che si prenda su e gli vada a dire “bravo”, anche se lo pensa. Io penso che andrebbe riconosciuto il coraggio di questi “qualcuno”, tutto qua, perché come disse qualcuno, appunto, “ci vuole più coraggio a dire no che a non dire niente”.

LA RAGAZZA DEL METEO

VINILE IN SPOLVERO

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Lamb “All in Your Hands” 12″ (Mercury, 1999)

Una mano colta in movimento. Una mano che accarezza: forse un piano, forse un viso. I suoni rotondi di Andrew Barlow accompagnano la voce cristallina di Lou Rhodes, voce di questi Lamb. Forse passati in secondo piano nel periodo del così detto Trip-Hop britannico, ma probabilmente uno dei duo più originali e profondi di quel movimento, dove venivano inseriti altri binomi divenuti ben più celebri. Uno su tutti quello di “Everything But The Girl” che grazie alla svolta elettronica e a tratti danzereccia, riuscivano a conquistare un pubblico ben più vasto e collaborazioni come quella che vedeva Tracey Thorn affiancarsi ai Signori di Bristol e del movimento in questione, ovvero Massive Attack. Un progetto da assaporare e da riscoprire quello di Lamb. Il jazz che fa capolino sovente e che condisce atmosfere dilatate, riflessive e spesso profonde come oceani in cui perdersi, orientando i movimenti solo inseguendo l’inconfondibile voce di Lou Rhodes. “All in your hands” è stato singolo estratto da “Fear of Four”, album licenziato nel 1999 dopo l’esordio omonimo del 1996 e che portò meritatamente Lamb fuori dal circuito più underground in cui vennero relegati, nonostante autentiche perle già presenti nel loro primo disco: questo, almeno, sul mercato UK…dalle nostre parti, si sa, le cose funzionano un po’ diversamente già da allora: per fortuna che c’era Antenna Uno.

SCHEGGE SONEEKE

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The Specials “The Specials” (Crysalis, 1979)

Siamo nella settimana in cui si festeggia il compleanno di Max e così ho preferito fargli un regalo buttandomi sul sicuro. Per chi lo conosceva non è certo mistero l’amore per i suoni di Specials e in particolare per il loro omonimo esordio discografico, che certo non poteva mancare nella collezione conservata sugli scaffali della Soneek Room di Spezzano. Siamo in piena epopea Punk, ma Terri Hall e compagni decidono di dare vita ad un sound che riconosca la multiculturalità vigente nelle periferie inglesi.  Il reggae trova quindi l’incontro con i suoni bianchi dell’Inghilterra e nasce il Rock steady, o meglio il Two Tones, antesignano raffinato dello Ska, poi preso in carico da band come Madness e Bad Manners, che sarebbero tornati in maniera più concreta su suoni più graffianti e vicini al punk, almeno per attitudine. L’incontro che fa la differenza è quello con Joe Strummer, che colpito dalla band, fa in modo che sia la stessa ad aprire i concerti dei già celebri Clash, regalandogli quindi insperata visibilità. Lo stile, la classe e l’originalità di  The Specials che puntavano su atmosfere quiete ed elaborate, fanno il resto, in un momento di grande fermento, curiosità e ricettività sulle nuove culture musicali. A tratti scanzonati, ma senza clamore e assolutamente da annoverare come il seme da cui germogliò l’intero movimento di riferimento. Una fiammata che durò una manciata di album e la reunion (non all’altezza), degli anni ’90; un look inconfondibile e brani immortali. Imprescindibili The Specials!

THE LITTLE R’N’R SWINDLE

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Coldplay “Vila la Vida or Death and His Friends” (Capitol, 2008)

Questa volta tiriamo già dal pero un carico da novanta e andiamo a dare la giusta sculacciata a Chris Martin e compagni. Coldplay arrivavano in sordina, quasi timidamente sull’onda del New Acoustic Movement che imperversava a pieni giri a cavallo fra la fine del ‘900 e l’inizio del nuovo millennio. “Parachutes” fu un gioiellino che riempiva le radio di mezzo mondo e “A Rush of Blood to the Head” la consacrazione totale, con una notevale maturazione e crescita della band. Da lì in poi i riflettori del mainstream si accesero su di loro e le pressioni del ruolo che gli fu affibbiato non gl’impedirono di regalare un altro buon disco con “X&Y” nel 2005 ad un solo lustro dal loto già citato esordio di inizio millennio. Ecco da qui in poi l’inizio della fine, seppur per molti Coldplay iniziarono proprio con la pubblicazione di “Viva la vida or Death and All His Friends” ad essere un fenomeno imprescindibile. Per me e molti altri, che Coldplay avevano apprezzato fino a quel momento, diventa semplicemente l’inizio della fine. No, non per snobismo. Poi, i gusti son gusti e la musica non sottostà a delle verità assolute, ma al di là di capziose e possibili tirate tecniche, che poco mi appassionano, se trovate le emozioni e l’intensità di una “Yellow” o di una “Clocks” dentro ad un qualsiasi brano di questo disco, beh, quantomeno abbiamo sensibilità e gusto musicali differenti, anzi: divergenti! Perché lo comprai è ovvio: d Coldplay sai che prima o poi prenderai la fregatura, ma speri sempre che sia l’album successivo e finché non ci sbatti il naso contro certi muri, non puoi sapere quanto siamo duri. Inutile dirvi che la mia personale discografia sulla band londinese si ferma qui.

A SUA INSAPUTA

Lupo_genericaIn questa puntata abbiamo iniziato a parlare di quanto sarebbe opportuno tornare a guardare ciò che c’è di bello al mondo, senza fossilizzarsi perennemente nella lamentite e nel dare peso solo a ciò che non funziona. Anche La Ragazza del Meteo spinge sul concetto che chi prova ad uscire dalla routine, può evitare l’ammuffimento cerebrale e quindi di morire nell’infelicità. Cade dunque a fagiolo ciò che ho srubacchiato dal profilo Facebook di una delle madri di Antenna 1 (in vari sensi!). A volte il bello, lo stupore e la felicità compaiono all’improvviso e sotto forme inattese: l’importante è avere un po’ di fortuna ed essere nel posto giusto, al momento giusto. Fondamentale, però è avere gli occhi pronti e disposti a ricevere e valorizzare il bello, perché i capolavori, che siano naturali o manufatti umani, possono essere apprezzati solo da chi non ha fette di disillusione e di cinismo calate sugli occhi.

Alzarsi all’alba, vedere fuori dalla finestra il sole che sorge dipingendo di rosa le nuvole che fanno capolino tra i rami degli alberi innevati, con i gridi degli uccelli notturni che salutano la notte come sottofondo, mi regala, ogni giorno, una sorta di fiducia nel giorno che viene.

Poi, qualche volta, arriva un’emozione più forte, che ti riempie gli occhi di sale e non sai nemmeno perché ti ritrovi con un groppo sullo stomaco che non dà dolore ma solamente gioia.

Succede una mattina, quando scendi lentamente verso la città, prestando attenzione all’asfalto gelato; è la solita strada ogni giorno, piena di curve ma sempre lì, a regalare il respiro degli spazi verdi che sembrano indefiniti nei contorni.

Percepisci con l’occhio un movimento e rallenti ancora, quasi ti fermi, per capire cosa ha allertato i tuoi sensi prima ancora della vista.

E li vedi.

Stanno là, in mezzo al campo ricamato di brina.

Ti fermi del tutto e cerchi di capire se sono cerbiatti, cinghiali o altro.

E’ un tuffo al cuore che blocca l’attimo quando comprendi che sono lupi.

Uno, due, tre… ne conti quattro e cerchi il telefono dentro la borsa per immortalare quella emozione.

Non fai in tempo perché arriva un’altra auto e devi ripartire, la strada è troppo stretta per farlo passare e far sì che tu possa restare lì a osservare ancora un poco la magia di quel momento.

Era da tanto che desideravo questo incontro, stamattina all’alba il mio desiderio si è avverato e mi ha reso felice, stupidamente felice.

DANIELA MICHELI 20 II 2018

SCALETTA MUSICALE

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Un diario per fissare momenti e memorie altrimenti perse, dunque, che resta online e sfugge alla sfera privata solo per soddisfare quel poco di vanità che mi tiene lontano dal definitivo annullarmi: in pratica in vita.

Non troverete segreti, perché quei pochi che ho non li racconto e non li ammetto nemmeno a me stesso.

Antonio “Zanna” Zanoli

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