Si arriva un po’ acciaccati e mezzi influenzati alla prima volta dopo lo spostamento al martedì, ma finalmente non si ha più la concorrenza di “Chi l’ha visto?” e ciò galvanizza!
Non sono tanti i temi dell’attualità, concentrati prevalentemente sulla campagna elettorale, argomento dove si preferisce glissare al Bar Snob. E allora saltano fuori i santi…Remo e Valentino, ma così, giusto per parlare. Si preferisce poi concentrare il discorso sui diavolacci come Galileo o ricordare alle persone che il tempo di un figo, non vale più del tempo di uno sfortunato. Che no, il tempo non è solo denaro. La Ragazza del Meteo ci riporta ai traumi adolescenziali e con una buona dose di ciniscmo, sulla terra. Fin troppo. Rubriche presenti, con il Little R’N’R swindle che si tinge di angolo della vergogna.

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La celebre ripresa dal Film “Palombella Rossa” di Nanni Moretti in cui, in calottina e accappatoio lo stesso regista/attore nei panni di Michele aggredisce verbalmente e prende a ceffoni una reporter rea di linguaggio carico di yuppismo, è imperniata sulla frase divenuta poi iconica “le parole sono importanti”.
Una citazione molto usata, anzi oserei direi parecchio abusata da qualche tempo a questa parte. La cosa che fa più sorridere è che spesso viene pronunciata da chi in quella scena sarebbe probabilmente stato preso a schiaffoni da Michele.
Fra questi mi ci metto anch’io: già credo di averla usata in alcune occasioni presuntuosamente e stupidamente questa citazione.
Il fatto è che lo yuppismo ce l’abbiamo ormai nella pelle un po’ tutti. No, certo, tutti no, ci sono sicuramente gli estranei a questo atteggiamento rampante, non per forza dei puri o dei migliori, ma comunque avulsi da questa rincorsa al successo. Il concetto è che essere Young Urban Professional pare essere letta come l’unica via per affrancarsi da un’Italietta pastasciutta e caciotta e quindi entrare nel mondo che conta, altro che questa grottesca provincia dell’Impero coi vestiti che sanno di ragù. Negli anni ’80 e ’90 ci facevano un sacco di commedie su questa virata culturale, post anni di piombo, in cui regolarmente lo yuppies di turno capiva, che in fin dei conti il cacio e pepe non era poi così male.
Un paio di decenni dopo, con una capriola spiazzante, abbiamo reso hipsterici i prodotti tipici e la cultura contadina e con gaudio immenso dei nostrani coltivatori diretti, si sono decretate leccornie i cibi della nonna e a volte anche le sue abitudini. Come se non fosse bastato assaggiare.
Chiaro, tutto da fotografare e postare su Instagram. Se capita anche da gustare, ma come un’opera d’arte, una faccenda esclusiva, insomma: non certo per tutti, nemmeno quelli che ci sono cresciuti senza sapere che era una figata pazzesca!
A volerla sintetizzare, si è reso esclusivo, ciò che un tempo ero inclusivo e che forse vorrebbe solo continuare ad esserlo, perché è poi quello il senso culturale di cui sarebbe impregnato…seppur coi vestiti al gusto di ragù e le barbe scompigliate, invece che meravigliosamente smerigliate.
Qui torna il giochino delle parole che sono importanti e che col tempo però mutano magicamente il loro significato percepito.
Già, perché la parola ESCLUSIVO ad esempio, è di fatto utilizzata quasi sempre come sinonimo di figo, particolare e ricercato. Ma esclusivo vuoi proprio dire che esclude, taglia fuori, emargina.
Come dicevamo già la volta scorsa per il concetto di “buonismo”, si rende qualcosa di semanticamente negativo in culturalmente positivo.
Strano, ma è così.
Di solito la parola Esclusivo viene accompagnata da altre tipo Prestigioso. Eh, certo, perché se esclude è idealmente per pochi e solo pochi possono vantare il diritto del prestigio.
Ma chi sono quei pochi?
Chi decide chi lo merita e chi no?
E di quelli che rimangono indietro?
Dove li mettiamo? Cosa ne facciamo?
Che vite vivono nella miserrima mancanza di prestigiosa esclusività?
Quello che è stato perso di vista è proprio questo: cosa succede nel mondo non esclusivo.
È davvero così brutta e deprecabile l’inclusività? O è piuttosto una parte della soluzione?
Così, giusto per rimettere le paroline e il loro significato almeno un briciolo al loro posto, ce lo poniamo il dubbio che esclusivo è spesso ingiusto, arrogante e disgregante?
Che poi per tornare alle citazioni di Michele: “Chi parla male, pensa male e vive male.” Anche se sei il più esclusivo e prestigioso figo del mondo.

LE RUBRICHE
LA RAGAZZA DEL METEO
A me la parola odio non dice niente, anzi, mi piace proprio poco. Sopratutto in questo periodo in cui (tanto per tornarci a dire che le parole sono importanti), lo si utilizza a mio dire con eccessiva leggerezza. Questo però non mi pare uno di quei casi: La Ragazza del Meteo, sa quello che dice e ci tiene a ribadirlo. Lei odia San Valentino e ne ha anche motivo. Che sono poi gli stessi motivi di molti di noi. Miei di certo. No, nessuna menata sul fatto che è una festa inventata, commerciale, pacchiana e sdolcinata. San Valentino lei lo odia (e a me non dice niente), perché quando era il momento di goderselo, limonarselo e strusciarselo, cioè da adolescenti, si era soli…che single è una cosa diversa. Si poteva scegliere l’invidia, giustificatissima, ma poco salutare; oppure si poteva optare per un disinteresse totale e magari condito sfrontatamente dallo sberleffo. Ma la verità è che amare ciò che ti ha ferito è davvero una cosa che non regge…e non so se l’amore è solo smezzarsi l’abbonamento di Netflix o ci stiano anche due moine nel mezzo, ogni tanto, ma di certo non è San Valentino.
Meteo.
Ci sono pochi periodi dell’anno che odio, e San Valentino è uno di quelli. Insieme ai 40 gradi umidi del 15 d’agosto sul lungo Secchia. Sono una veterana dell’odio per San Valentino, non una che lo fa perché vuole andare controtendenza. E lo odio proprio, mica “odio non si dice, in realtà non si odia niente”, no no, io San Valentino lo odio. Colpa della scuola, San valentino lo ami se quando sei una cinnazza ti arrivano i mazzi di fiori durante l’ora di lettere, se no lo odi. San valentino lo ami se il tuo fidanzatino imberbe ti porta i cioccolatini con le frasone in classe senza vergognarsi come un ladro. Se no, no. San valentino fatta da single negli anni bui dell’adolescenza segna il resto della tua vita, è inevitabile. Non importa che poi tu abbia trovato un povero cristo che abbia giurato di amarti e sopportarti nonostante tutto, no, ormai è fatta, sei destinata ad odiare San Valentino per sempre. E ti impegni pure a pubblicizzare questo tuo sentimento, scansando schifata le coppiette puccipucci che non perdono occasione per limonare in pubblico o rabbrividendo platealmente davanti a orribili cioccolatini ripieni di un sentimento patocco e stucchevole.
Che poi, ma che modi avete di dimostrare l’amore?! Ma con i cioccolatini?! L’amore lo si dimostra smezzando l’abbonamento a netflix o mentendo sullo stato di rotondità del partner, mica con i cioccolatini!!
Però, una cosa la voglio dire, l’ho capita tardi e la devo dire, lo devo all’adolescente cessa brufolosa e malcagata che vive ancora in me: voler piacere a qualcuno a tutti i costi è il dispetto più grande che si possa fare a noi stessi, e poi, diciamocelo, le bugie hanno vita breve, scopriranno subito che non siete come vi spacciate, quindi tanto vale che vi presentiate subito per l’orribile persona che siete, e se chi avete di fronte non si spaventa saprete che è la persona giusta per voi!
LA RAGAZZA DEL METEO
VINILE IN SPOLVERO

In occasione del compleanno di Peter Hook mi è parsa buona scelta riprendere qualcosa che potesse omaggiare uno dei bassisti più caratterizzanti della scena New Wave di tutti i tempi. Partecipe in due progetti musicali che prendono posto nel gota del genere e amato per il suono caratteristico che ha dato proprio ai brani di Joy Division e New Order. Era da un po’ che giravo intorno a questi tre 12″, ma facevo fatica a scegliere quale omaggiare della presenza in questa rubrica. Uno con la riga di copertina rossa, uno con quella arancione ed infine quello con la striscia verde. Scelgo quest’ultimo, perché in un lato c’è posto solo per l’intro del brano, che diventa a sua volta qualcosa di divisibile dal resto. Delicato loop del piano che introduce, poi solo un accenno della voce. Un Remix certo originale…anche se solo parte di uno ben più corposo, ritmato e dance, come del resto tutti gli altri. Un trio di singoli che peraltro non ricordo nemmeno dove comprai. Forse a Londra? Nannucci a Bologna? Vuoto totale. Ricordo solo che quel singono mi fece innamorare e mi fece tornare voglia di New Order. Non fu così solo per me, perché con “Get Ready”, album che lo conteneva, anzi che si apriva con questo pezzo, New Order ripresero i contatti con i fan che li aspettavano da poco meno di 10 anni. E lo fecero esplodendo in una gloria forse inattesa, ma mi viene da dire meritata. Il nuovo millennio era partito all’insegna di suoni decisamente più rock’n’roll e New Order arrivarono a riempire un buco, che nessuno come loro sarebbe mai stato in grado di sfruttare al meglio.
SCHEGGE SONEEKE

Ci sono album che vengono incensati e ascoltati a ripetizione nel momento in cui escono e poi, per qualche strano motivo, vengono lasciati un po’ in disparte fino a cadere nell’oblio, magari per moltissimi anni. Li si da talmente per scontati che si rischia di togliere loro l’importanza che hanno avuto. Qualcuno all’epoca lo definì banalmente un disco di “cover”, ma nulla di più sbagliato si poteva dire di questo monumentale doppio CD o addirittura quadruplo LP (come nella versione custodita all’interno della Soneek Room di Spezzano). I Dj austriaci Peter Kruder e richard Dorfmeister, come si dice in gergo, cagarono la viola. E che viola! Brani che spaziavano dal pop, al jazz, all’elettronica, fino al rock, smontati, rivisitati e di fatto stravolti per qualcosa che diveniva monumentalmente massiccio. Ogni volta che lo si prendeva in mano, veniva difficile scegliere la traccia da proporre, tanto erano meravigliose concatenate fra loro e veniva quasi impossibile interrompere l’ascolto. Raffinatezza, classe e freschezza produttiva a rivitalizzare Count Basic, Depeche Mode, Sofa Surfers, Lamb, Roni Size e tanti altri. Semplicemente un monumento del remissaggio. Una pietra migliare per certi versi. Un’opera unica, ovviamente pubblicata sotte le insegne della berlinese !K7. Non l’avete nella vostra collezione? Non l’avete mai ascoltato? Vi avviso: è da 0 in condotta!
THE LITTLE R’N’R SWINDLE

Questa volta mica tanto piccola la fregatura. Certo, cercata, ma ben trovata. Qui siamo ai limiti dell’angolino della vergogna, rubrica che onestamente ancora non mi sento pronto ad aprire e che va a scovare le peggio cose che io, come penso molti di noi, possiamo reperire nelle discografie personali. Qui torniamo in quella fase di vita in cui ti senti un po’ fuori. Stai ascoltando solo cose del passato e ti stai incuriosendo a generi musicali aspri, ostici e decisamente poco alla moda. Vai alla Comet a comprare due lampadine, passi a scuriosare vicino ai banchi dei CD e trovi, nelle novità (aaaaaaaaaah che maleficio le novità!!!) questo disco che in promozione non costa nemmeno 10 €. Tu ne hai proprio voglia di darti un tono giovanile in quel momento, che dopo i primi capelli, anche la barba inizia a tingersi di bianco, sempre più. Sentiamo un po’ cosa ascoltano i ragazzi più giovani, e in men che non si dica hai speso quei 7.99 € in un disco che va bene si e no per pareggiare le pecche dei tavoli quando ballano. Il pop del gruppo danese è imbarazzante e melassato. Forse per preadolescenti che vogliono fare i grandi, più che per vecchi che vogliono fare i giovani. Ma lo lascio lì: come monito e guai a chi lo tocca: certe cazzate è giusto che lascino il segno, giusto per evitare di farne di continue, perché poi pensi: ne ho fatte altre dopo e sopratutto…ne ho fatte di peggio! Ma qui, non è possibile nascondersi, siamo veramente a livelli da vergogna. E dire che forse bastava ricordare che tutti quei patacchini vengono messi sui dischi che devono essere pompati, come una fiammata. Che in effetti questo disco fu, visto che il sestetto provò il bis, che, non ho sentito e sinceramente, non voglio sentire, che segnò la fine della loro brevissima carriera discografica.
A SUA INSAPUTA
A me scrivere post in cui si parte a dare del coglione a qualcuno non piacciono molto. Vi parrà strano, ma la ritengo oltre che di educazione, proprio una questione di stile. Poi ci sono quelli che se gli arriva dell’asino nella fronte te ne fai una ragione e ti viene da dire la fatidica frase “quando ci vuole, ci vuole”. Non so nemmeno se sia il SUV il problema, anche se ormai negare totalmente questa ipotesi non mi pare più possibile. Lotta di Classe? Beh, se pensate che dopo certe notizie sia ancora il caso di declinarla a elemento lontano nella storia, penso che stiate sbagliando. La maleducazione è una cosa, la presunzione di idolatria un’altra e ormai il mondo ne è pieno. La fretta una scusa, ma bisogna poi chiedere scusa se ti fai rapire e a causa sua sbagli. Se invece suoni il clacson pensndo che il tuo tempo valga più di quello degli altri…beh, mi viene da tirare il freno a mano e chiederti affacciandomi al finestrino, cosa ci sarà mai da suonare e cos’avrai mai di tanto importante da fare, per non riuscire nemmeno più ad avere il tempo di commuoverti di fronte all’amore e alla sofferenza.
Tu, pirla, che suoni al van della cooperativa che carica la ragazza disabile che vive qui di fronte.
Van che, in tutto, starà fermo 2 minuti: il tempo di far salire una persona con delle problematiche motorie.
Sì, tu, col tuo suv, sempre di corsa: tu sei come quello che commenta a sproposito, che ha sempre bisogno di dire la sua anche senza ragion veduta, come chi sa e non parla o come chi vede picchiare e non interviene, come chi “è sempre colpa di qualcuno di diverso”.
Sei un inetto, che si nasconde dietro un pezzo di ferro.
A te io vorrei sbattere in faccia l’amore di questa madre che scende in anticipo, proprio per non disturbare i coglioni in strada come te, con qualsiasi stagione, al braccio di sua figlia.
A te vorrei sbattere in faccia la serenità di chi non ha bisogno di avere i suoi 15 minuti di notorietà, perchè è già soddisfatto della sua vita.
A te vorrei stringere la mano, e raccontarti che basta poco per essere intelligenti: prima di tutto, mettersi le scarpe degli altri.
ELEONORA FERRARI TASSONI 13 II 2018
SCALETTA MUSICALE
- Prolog/Feurio! – Einsturzende Neubauten
- Whatever Happened to my Rock’n’Roll – Black Rebel Motorcycle Club
- Take Vows – Vatican Shadow
- Crystal (John Creamer & Stephane K Intro Remix) – New Order (Vinile in Spolvero)
- Microchip – Paolino Paperino Band
- Astigmatism – Mazes
- Requiem – Killing Joke
- Carnival Song – Tim Buckley
- Sleep the Clock Around – Belle & Sebastian
- Speechless (Drum’n’Bass Remix By Peter Kruder) – Count Basic (Schegge Soneeke)
- Buffalo Soldier – Bob Marley
- Fascination – Alphabeat (The Little R’n’R Swindle)
- Isobel (Deodato Mix) – Bjork


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