Una mezzoretta in solitaria, poi l’arrivo di Francesco e una serata che parte cupa, poi trova momenti di leggerezza. Da Primo Levi ai nuovi cartoni animati come Zig & Sharko. Siamo al Bar Snob e passare di palo in frasca ci viene naturale. Nulla in realtà è inutile, basta non conficcarsi nella banalità. Da casa Paolo conferma e noi andiamo avanti come dice Mad Max nel suo whatsapp, anche perché in fondo non possiamo farne a meno. C’è poi La Ragazza del Meteo che torna a prendersela con voi e Simone che s’ispira con una semplice, ma non certo banale riflessione sullo sport, in particolare quello giovanile.

ASCOLTA IL PODCAST
COPERTINA
Dicevamo: le eminenze grigie…
Esistono dai tempi, dei tempi e da allora hanno giocato a tirare i fili del mondo. Stavano ben coperti nel loro cantuccio e pronti, senza ritegno, a sacrificare vite altrui per ottenere il successo dei proprio intenti. Non sempre ciò andava a loro diretto vantaggio, quanto a quello di qualcosa ancora più grande di loro, di cui erano al ligio servizio, ma che senza di loro sarebbe drasticamente collassato e andato perduto in un batter d’occhio. Simbiosi perfetta.
Le eminenze grigie erano i burattinai che dovevano stare ben attenti a non essere scoperti mentre tiravano i fili, perché il mondo li conosceva, li temeva è vero, ma soprattutto li odiava e non sperava altro che poterli mettere nel sacco e fargli pagare tutte le angherie commesse.
Poi però qualcosa è cambiato e così le eminenze grigie, in un mondo che odia i poveri e premia sempre più il profitto senza più chiedersi da dove provenga e con che mezzi è stato ottenuto, sono divenuti non solo tollerati e non più detestati, ma addirittura ammirati. Cinicamente portati alla ribalta come demoni a cui prostrarsi in segno di rispetto. Non più i vigliacchi e subdoli giocatori di Risiko, ma veri e propri idoli da guardare come ispirazione e cercare di emulare.
Divenire eminenza grigia pareva l’ambizione per molti, troppi e così il mondo si è intasato di aspiranti burattinai, spesso maldestri e altrettanto sovente troppo spietati, anche per il più cinico dei maestri.
Basta eroi, rockstar, calciatori, attori, presidenti o semplicemente ricchi: le eminenze grigie vincono ormai a man bassa su tutti.
Chissà se girano già i costumi da carnevale che li raffigurano.
Insomma, pare che ormai sia volontà dei più di voler furbescamente agire dietro le quinte. Solo che ormai non c’è più posto ed è tutto un gran spintonare. Che poi, come succede per le audizioni dei reality, ci sono quelli che vorrebbero tanto, ma proprio non sono capaci e alla fine l’incapacità o semplicemente la presunzione li frega e li fa cadere pacchianamente allo scoperto a faccia a terra, sconfitti e derisi.
Quelli che ce la fanno, quelli bravi, invece, si fanno vedere in pubblico solo quel tantino per occupare il miglior posto a tavola nei momenti che contano e godere di un briciolo di celebrità. Rimangono sempre pacati, accondiscendenti, per darsi un tono da saggi: mai troppo di qua o di là.
Vietato precludersi passaggi! Guai perdere anche il più angusto dei pertugi, in cui infilare i propri fili per manovrare al di là: figuriamoci mettersi in posizione esposta; bisogna sempre stare concentrati e giocare di equilibrio. Ammiccare, ma mai e poi mai cedere all’ingenua tentazione di schierarsi e dire qualcosa di inequivocabile, sincero e preciso. L’onestà intellettuale è roba da ingenui. Tassativo impostare il tutto in funzione di avere sempre la possibilità di dire che si è stati fraintesi. Meglio ancora se si evita di dire qualsiasi cosa direttamente, avete presente quel banchiere anziano che negli anni ‘90 provavano invano ad intervistare mentre camminava ingobbito nel suo cappotto? Insomma è ovvio: meglio istruire qualcuno, aizzarlo o ancor meglio farlo aizzare da terzi e mandarlo avanti a prendersi le legnate, poi tenersi pronti in saccoccia il modo sicuro per delegittimarlo, che se di gloria si deve essere ripagati, beh, quella di certo non può andare al galoppino usa e getta di turno. In quanto alla gloria, van tenuti da parte i suoi 15 minuti: poi fuori dai piedi. Con le buone o le cattive!
Il detto: “il silenzio più bello non fu mai scritto” è la regola principale delle eminenze grigie e loro infatti non scrivono mai niente o molto di rado: solo qualche vacua posizione cerchiobottista, ragionevole e come amano dir loro “di buon senso”. Tengono tutto a mente e i loro conti sono sempre salatissimi. Dispensano poi ambigui quanto sagaci aforismi, testimoni della loro violenza interiore, fra l’altro di questi tempi tornati di gran moda e abusati per meme colorati, spesso fuori contesto, sui social.
E quindi se tutti vogliono fare questo, chi è che parla più? Chi ci mette la faccia?
Per quello ci sono i sinceri e passionali. Quelli che maldestramente non sanno proprio contenere le proprie pulsioni verso la trasparenza.
I coglioni, insomma.
Ormai ovunque ti giri è pieno di sedicenti eminenze grigie, ma per l’appunto non sono proprio bravi a mimetizzarsi e più che grigi tendono al marrone.
Non sono nemmeno eminenze, salvo nella loro testa…perché in realtà andrebbero chiamati col loro nome: nel linguaggio popolano era entrata, ma direi impropriamente e ingenerosamente, la dicitura “democristiani”, oggi sarebbe bene precisare che si tratta proprio di codardi paraculo.

LE RUBRICHE
LA RAGAZZA DEL METEO
Ed anche questa sera La Ragazza del meteo riesce a dividerci un po’. Non tanto, ma giusto quel tantino per accendere una piccola discussione. Torna alla carica puntando il dito verso i difetti più lampanti della società: diciamo pure che tira un rigore. Ma ogni tanto le va concesso, ci mancherebbe! Dunque il bisogno di attenzione. Non ci accontentiamo più di condividere il nostro mondo, vogliamo essere certi che questo sia stato notato. Non ci limitiamo a cercare attenzione, la pretendiamo. Vogliamo vedere le nostre esigenze messe in primo piano, seguite. Come se il mondo ormai fosse un Hotel, noi i Clienti e tutti gli altri portinai, portantini e camerieri.
“Oh, ma dov’eri?!?! Ti ho mandato un messaggio ma non hai risposto?” e lì, su due piedi, la risosta giusta sarebbe “Eh, e così hai pensato bene di chiamarmi per portare a termine la missione del rompermi i coglioni?”, ma dato che sei educato e sai che non si risponde a una domanda con una domanda ti fermi al tuo rassegnato “eh”.
Oppure quelli che ti chiamano e ti dicono “Ti ho mandato una mail”. Tu cosa rispondi a uno così? Un “Certo, l’ho vista e l’ho ignorata, cosa ti sfugge?” sarebbe adeguato, trovo.
Credo che la tecnologia che ci ha investito e abbia reso semplice comunicare con chiunque a volte ci scappi di mano, ma vi ricordate quando il massimo della tecnologia era avere la segreteria telefonica? Che se chiamavi qualcuno che non ti rispondeva se ti andava bene potevi lasciare un messaggio “ciao,sonoiochiamamiquandopuoi” sparato alla velocità del suono per battere il BEEP che interrompeva la registrazione, se no stavi lì ad ascoltare il suono del telefono che squillava libero ma non rispondeva nessuno. E se non rispondeva nessuno sapete cosa si faceva? Ci si arrangiava. Non si chiamavano i parenti del soggetto da contattare chiedendo dove fosse?

Non si movimentavano conoscenze varie per sapere dove trovare questa persona, non si allertavano le forze dell’ordine. Semplicemente ci si arrangiava. E poteva andare bene e poteva andare male, ma si faceva qualcosa, non si aspettava con l’occhio sbarrato che qualcuno si mettesse in contatto con noi per dirci cosa fare.
Anche se bisogna ammettere che il telefono ha anche i suoi aspetti positivi, perché, come disse qualcuno “Il telefono è un buon modo di parlare alla gente senza essere obbligati a offrir loro da bere.” [Cit. Fran Lebowitz]
LA RAGAZZA DEL METEO
VINILE IN SPOLVERO

Un logo inconfondibile esattamente come i suoni che l’hanno da sempre caratterizzata: la Metalheadz è dall’anno della sua fondazione (1994), una delle etichette fondamentali per la rivoluzione elettronica della seconda metà degli anni ’90. Goldie, Photek, Ed Rush e naturalmente Matt Quinn, meglio conosciuto come Dj Optical che pubblica questo Ep 12″ nel 1997 e di cui siamo andati a riprendere la Title Track. Sul lato opposto a quello che ha a centro vinile il celeberrimo cyberteschio con le cuffie che caratterizza la già citata etichetta, due brani che forse si perdono un po’ nel panorama Jungle, ma questa “To Shape The Future”, riprende in modo eccellente la traccia segnata solo poco prima dal precursone Goldie. Inizio cupo e dilatato, fino all’esplosione di battute sincopate. Un tiro irresistibile che porta mente e gambe a muoversi senza confini.
SCHEGGE SONEEKE

Mentre si andava in onda, all’interno della Fonoteca dedicata a Max si stava consumando una, immagino, interessantissima e avvincente serata dedicata ai suoni di New York, grazie alla combo Giancarlo Frigieri / Lucio Vallisneri. Ma al Bar Snob, dove piace fare le cose per bene, peschiamo dal repertorio della Soneek Room una band del Surrey…UK. Band che ha spesso acceso impegnative diatribe quella di Paul Weller e Mick Talbot, in particolar modo per la virata di stile netta che si sono dovuti trovare ad affrontare i fan di Jam nel seguire il loro beniamino Weller. Via la grinta rock’n’roll e tutte le affinità e gli spigoli del punk, che probabilmente suonavano ormai troppo strette al bel Paul. Via libera dunque al lancio a capofitto in una miscela di soul, pop, con ambizioni Jazz. Prodotto decisamente più ostico ed impegnativo che fatica ad affermarsi e a farsi largo in un momento sonoro più favorevole ai suoni della New Wave e del sinthpop tipico degli anni ’80. Lo stile raffinato era fondamentale, non solo nel nome, ma nei suoni e così faticò a trovare una reale dimensione, capace di andare oltre una interessante fiammata iniziale. Il progetto durò di fatto poco più di un lustro e si esaurì dopo 4 album (il 5° venne pubblicato 10 anni dopo lo scioglimento della band), la seconda metà dei quali a detta del leader furono addirittura una lenta agonia verso una fine che meglio avrebbe fatto a tutti i componenti del progetto, se fosse arrivata con qualche anno di anticipo. Il secondo disco, preso in ballo in questa occasione, rimane comunque assieme al predecessore “Cafè Bleu”, un esercizio di stile ricco di momenti suggestivi e imprescindibili per la carriera di Weller e quindi per tutti coloro che amano il suo incondibile…stile.
THE LITTLE R’N’R SWINDLE

Ricordo ancora quanto sul finire degli anni ’90 resistevo nella mia abitudine di passare parecchi (se non tutti), i miei sabato pomeriggio dentro ai negozi di dischi e dentro al Peeker Shop di Via Mazzini a Sassuolo ad aspettarmi c’era il mio mucchietto di CD, preparatomi da Rossano, col quale poi si litigava e si discuteva: di musica, politica e di quello che capitava. Non eravamo praticamente mai d’accordo su niente, ma poi verso sera si beveva un Gin Tonic e io non potevo fare a meno che entrare nel negozio anche solo per un saluto, quando per qualsiasi motivo ero costretto a passare per il centro. Ricordo bene anche quando mi venne incontro con il CD di tali “At The Drive In”, intitolato “Relationship of Command”, dicendomi “Beccati i nuovi Nirvana!”. Io in quella band di El Paso, Texas non ci trovai proprio nulla dei Nirvana, ma convenni che il disco era molto bello e lo comprai. Seppi solo poi che era già il terzo disco per Jim Ward e soci. Più lo ascoltavo e più me lo mettevo dentro. Più lo mettevo nei Dj set, anche spingendocelo un po’ a forza, più lo programmavo per radio e più diventava per me uno dei dischi fondamentali. Presi una cotta grossa come una casa per questo disco, che ancora oggi riprendo volentieri e mi mangio sbraitando i ritornelli delle canzoni, squassando la testa come se avessi ancora i capelli lunghi. Ci arrivai tardi, insomma, ma ne fui investito in pieno. Talmente tardi che mentre io ero in adorazione gli At The Drive In decisero di sciogliersi e quindi questo divenne il loro canto del cigno. Perché vi parlo di At the Dirve In e non di Sparta e del perché ho scelto il loro Wiretap Scars come piccola fregatura di questa settimana? Vi basti sapere che Sparta sono stati la nuova band fondata da ben tre degli ex At The Drive In, fra questi anche il capofila Jim Ward e semplicemente non regge nemmeno da lontano il confronto: non fa schifo, non è terribile, quindi, provate per credere.
A SUA INSAPUTA
Lasciamo riposare per una volta il nostro mentore superiore e prendiamo in ballo Simone: un amico del Bar Snob, che in fatto di sport la sa molto lunga. Lui è un calciatore, qui parla di basket, ma le cose stanno così un po’ ovunque. I figli come antenna per recepire l’assoluzione alle proprie frustrazioni e lo sport come mezzo di rivalsa, anziché come passaggio verso benessere fisico, mentale e sociale. Una storia ormai vecchia quella dei genitori ultras, che imbarazzano con urla sguaiate i propri figli, che erano scesi in campo solo per divertirsi e stare in compagnia, per passione e anche con la voglia di vincere, ma non obbligatoriamente per divenire dei campioni (miliardari…eh…), visto che sotto, sotto ambiscono magari a fare il medico, l’avvocato o l’agricoltore, ma amano anche poter vivere ogni tanto, “quella manciata di secondi”.
Poco fa sono andato a vedere la prima partita di basket di mio nipote (6 anni). Al mio fianco avevo un padre che urlava al figlio frasi come “e muoviti”, “devi prendere la palla, non ti mangia muoviti!!”, (con sguardo perso del figlio), “ma cambialo quello!!”
Poi c’era il raro momento in cui un bambino faceva andare la palla dentro il canestro e contemporaneamente il fischio dell’arbitro a decretare il punto e il conseguente urlo dei genitori con annessi applausi. Quell’insieme di suoni, unito all’eccezionalità dell’aver fatto canestro, creava in questi esseri minuscoli con i pantaloncini fino alle scarpe un’emozione durata non più di una manciata di secondi ma talmente forte da pietrificarli senza farli comprendere realmente cosa fosse successo.
Ecco, vorrei dire a quel padre che suo figlio non sarà mai Michael Jordan e spero per tuo figlio che qualcuno ti insegni a gestire questa frustrazione, a chi sta sulle tribune di tacere o ad essere educata perché vi garantisco che chi gioca vi sente e sentirsi offendere per niente non è piacevole e a quei bambini di andare avanti indipendentemente da come andrà o da ciò che sarà o che sentono perché il segreto dello sport è racchiuso tutto in quella manciata di secondi.
SIMONE ZOCCHI 20 I 2018
SCALETTA MUSICALE
- DESCENT – EMPTYSET
- NOIR DÉSIR – VIVE LA FETE
- GOVINDA – KULA SHAKER
- COME TO MILTON KEYNES – STYLE COUNCIL (SCHEGGE SONEEKE)
- TOTALLY WIRED – FALL
- ASHES TO ASHES – FAITH NO MORE
- DRIVE – INCUBUS
- TO SHAPE THE FUTURE – OPTICAL (VINILE IN SPOLVERO)
- HOW DOES IF FEEL? – SPACEMEN 3
- AIR – SPARTA (THE LITTLE R’N’R SWINDLE)
- THE CROOCKED BEAT – CLASH
- ANGEL INTERCEPTOR – ASH
- MI AMI? – C.C.C.P. FEDELI ALLA LINEA


Lascia un commento