Esce un polpettone storico monografico, per di più ambientato durante la fase iniziale di quella che diventò di lì a poco la devastante Second Guerra Mondiale e viene definito un Capolavoro: potevo non tuffarmici? Come regalare ad un orso giare di miele: irresistibile. E infatti ho resistito si e no un paio di giorni prima di fiondarmi in sala per assistere a questa nuova lettura della controversa figura di Winston Churchill. È Gary Oldan a interpretarlo e questo pare aver fatto breccia nelle opinioni dei più.
La storia è quella che conosciamo e non credo nemmeno ci sia da stare troppo a disquisire sulla “trama”. A fare la differenza è naturalmente il tipo di narrazione, cioè come si è scelto di riproporre questo momento cruciale della storia britannica e mondiale.
Questa volta temo che mi toccherà andare in controtendenza rispetto alle diffusissime opinioni che ho sentito da parte dei più e da più parti: incensare l’interpretazione dell’attore Londinese può anche starci, tutto sommato, ma la domanda vera è se fosse il caso di imporgli questa interpretazione.
Io dico di no.
Il primo ministro britannico è personaggio storico controverso e di lui se ne sono sentite di cotte e di crude. Appare sempre come un burbero e scontroso vecchio, che resiste alle tentazioni della saggezza, mantenendo fede all’iraconda e combattiva natura. Sagace e ironico, sfrontato e mal digerito dall’ingessata aristocrazia del Regno Unito. Fin qui, non c’è bisogno di essere degli storici.

Ma insistere, anzi (ab)usare come vero filo conduttore della pellicola i lati più grotteschi dei suoi comportamenti, disegnarlo come un ubriacone, un irriverente e di fatto come un istintivo improvvisatore, mi è parsa scelta discutibile. Se ad Oldan hanno chiesto di farla così quella parte, lui ha fatto solo il suo mestiere e confermo, bene. Ma creare una macchietta, che poi esce trionfale dal parlamento, perché capace d’incanalare i “sentimenti buoni” del popolo, mi pare davvero molto populista e poco interessante. Forzato e stucchevole.
Che il populismo abbia fatto breccia nei cuori di molti occidentali, ai giorni nostri, mi pare piuttosto evidente e che questo film vada a sruffianare questa moda, lo ammetto un po’ me lo fa suonare patetico.
Lo so che al cinema si dovrebbe andare per distendersi e rilassarsi e ammetto poi di essermelo anche goduto il mio bel polpettone storico, perché per il resto è fatto davvero bene. Regia intelligente, dialoghi vivaci, costumi perfetti, fotografia deliziosa. Io poi non sono avvezzo a fare la punta ad eventuali errori che regolarmente i più pignoli scovano nelle pellicole che si inerpicano sul territorio della storia (tipo il Signore che avevo dietro in una sala strapiena, che puntualizzava anche sulla moda dell’epoca e l’utilizzo di questa o quella cravatta), però qui secondo me si è tirata troppo la corda. Un personaggio teatralizzato e quindi teatrale, che al cinema non funziona, quello che si è voluto creare. E stona. Almeno a me.

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