Bar Snob

Più che altro per non dimenticar(Si)


Bar Snob – Episodio LXXXII (XI-III) – 17 I 2018

Una serata piuttosto frequentata e variegata quella che vede alternarsi molti avventori e con essi parecchi argomenti differenti. Per fortuna, perché il barista ha dovuto ammettere di essersi preparato in maniera un po’ scadente, complice anche la faticosa china del recupero dalla seratona anni ’90 del Vibra. Krautrock, nastroteca e onestà non a comando, poi compleanni, ricorrenze e un bel po’ di sano cazzeggio, oltre che le ormai immancabili rubriche. Anche La ragazza del Meteo in vena romantica…

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Il celeberrimo aforisma attribuito al Geraca Nazista Goebbels “Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità” è talmente pacchiana e rudimentale, vigliacca e subdola da essere spesso citata da chi di ragionare proprio non ne vuole mezza e da chi più di farsi convincere da queste rudi ammissioni di prepotenza e disonestà, trova in esse l’appoggio ideale per annacquare nel mare di vili, la propria di viltà.

Il fatto dunque che un’aberrazione della logica come questa stia funzionando a meraviglia, almeno così mi pare, ma se mi son fatto suggestionare vi prego di riprendermi anche con dei cucchi, è per me testimonianza assoluta della decadenza culturale in cui in troppi hanno deciso di sguazzare.

La brutalità come regola e aforismi nazisti a giustificazione culturale. Andiamo bene eh…che dite?

Il fatto che questo concetto funzioni non deve portare a gridare Eureka! Non è geniale asserire che si è dei bugiardi, ma che con la caparbia e la faccia tosta si può perfino giungere a modificare la verità. Sarà tuttalpiù da furbi e con la furbizia al mondo si crea posto per pochi, di certo non per tutti.

Senza uno stolto, un distratto, un apatico, uno stupido, o meglio un’accozzaglia sciatta, egoista e superficiale di tutti questi profili, non si può sperare di averla vinta.

L’aforisma funziona solo sul fertile terreno dell’ignoranza e della paura, dell’egoismo e della mancanza di empatia umana, del cinismo e della spietatezza.

Solo così una bugia può divenire realtà e ormai sembra che non serva nemmeno ripeterla più di poche volte per affermarla. Altro che 1000, una nel posto giusto e il gioco è fatto! Pare evidente che si stia quasi ribaltando il concetto e son sempre più i cacciatori ossessivi di menzogne e falsi storici a cui questi amano appoggiare il proprio pensiero distorto dall’avidità, dalla pigrizia e dalla mal riposta iperstima egocentrica di cui siamo ormai drogati fino al midollo.

Ne abbiamo già parlato della dottrina del superuomo che ha sbaragliato quella della persona per bene, che parla solo per parlare e non per risultare il migliore a tutti i costi, perché dal secondo in poi ci sono solo perdenti e questo mondo è fatto per vincenti: ecco il trionfo della falsità e della vigliaccheria ha come unico scopo arrivare lì. A vincere. Cosa delle volte non è ben chiaro e forse non importa nemmeno: basta che procuri lustro e possibilmente ricchezza.

Con tutti i mezzi, si diceva.

Ma ci sono ancora coloro che con più gli si racconta una bugia, più li si rende forti nella consapevolezza che un mondo costruito sulle ondeggianti fondamenta della furbesca propaganda, non può reggere. E nel mondo ci sono anche loro, i loro figli, quindi non si ha voglia di vederlo collassare sotto i colpi dell’effimero e dell’ipocrita. Una fiammella accesa che deve provare a tornare fiamma: altrimenti siamo rovinati e a parte avere ragione di fatto, Goebbels vedrà realizzato postumo il proprio desiderio di male, ben oltre le sue più rosee aspettative e ragionevoli ambizioni di porco nazista quel era.

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LE RUBRICHE

LA RAGAZZA DEL METEO

meteoIo insisto nel dire che questa volta La Ragazza del Meteo s’è lasciata andare alla nostalgia, ma soprattutto ha fatto emergere il suo lato romantico. Non solo non se la prende con nessuno, ma anzi ci sprona ad essere empatici e ad esserlo in maniera retroattiva, meditando sul senso della vita che cambia direzione, ma va avanti e non perché noi non la si stia osservando, questa si sia stoppata. E un occhio anche alla limitatezza della nostra capacità di osservazione, concentrazione, presenza e quindi di vivere in maniera completa e meritata i rapporti con le persone. Quanta riflessione…forse le mie fuori bersaglio, ma non credo ci sia da temere: tornerà ai vecchi fasti molto presto. Una scappatella romantica va concessa a tutti…che dite?

Meteo.

Ma vi fermate mai a pensare alle vite degli altri? Non parlo di un mero farsi i fatti di qualcun altro o di becero gossip per amore di conversazione, dico il fermarsi a pensare a come va la vita di gente che magari avete avuto nella vostra di vita, per un po’. A me ogni tanto capita, specie con quelle persone con cui hai condiviso qualcosa, qualcosa di importante magari, e poi basta, una parentesi buttata lì.
Gente di cui ti eri dimenticata, incappi nella loro vita, su qualche social o tra i discorsi di qualcun altro, e  ti trovi a pensare a quanto è stato bello, a quanto è stato brutto, a quanto sei cambiata, a quanto non torneresti indietro, o forse sì, a quanto adesso non sarebbe più possibile vivere in un certo modo certe cose, perché tu sei diversa. Sei diversa e non permetteresti più a nessuno di trattarti come sei stata trattata, o non potresti più stare ferma in silenzio a vedere succedere cose.IMG_4204 Già, sei diversa, per fortuna, ma sei diversa anche grazie a loro, che hanno partecipato a formarti quel carattere che adesso sfoderi come un’arma letale. Adesso che ci penso, dite che dovrei mandare dei fiori per ringraziare?

E comunque, sono certa che qualcuno disse sicuramente qualcosa di estremamente vero ed estremamente pertinente a tutto questo discorso, ma non mi viene in mente.

LA RAGAZZA DEL METEO

VINILE IN SPOLVERO

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Beanfield “The Season / Catalpa” 12″ (Compost, 1999)

Una storia breve che si racchiude fra la seconda metà degli anni ’90 e che si conclude poco dopo aver scavallato il nuovo millennio quella del progetto tedesco di Beanfield. Tre album, un Ep e numerosi singoli pubblicati dal 1996 al 2004. C’è il ritmo del Sudamerica e molta Mitteleuropa nel loro progetto, connubio che proprio nel periodo di azione sopra identificato era all’ordine del giorno e trovava espressioni su più fronti, soprattutto nei paesi di lingua germanica (basti pensare alla K7! e a Kruder & Dorfmister nella vicina Austria). Elettronica raffinata con voglia di House, Garage e molto spesso di Dolce Vita, forse un po’ meno dolce, più cupa e cinica. Sono infatti davvero tanti gli echi dei ’60 e della cocktail music di quel periodo reso magico dalla Commedia all’Italiana d’autore ed anche questo nel momento di riferimento non era certo raro. Classe e tiro sopraffini in alcuni episodi, come ad esempio nel brano scelto per l’occasione, per dare una spolveratina a questo 12″ pollici, doppia A side. Sullo sfondo, ma elemento fondamentale, il marchio dell’anchessa teutonica Compost Records, fondata nel 1994 e da sempre garanzia per gli amanti di suoni all’apparenza docili, ma da un’aggressività espressiva non certo limitabile all’easy listening da aperitivo. Me ne innamorai per un lungo periodo e così credo che potrebbe ricapitare di riprendere il frutto di quell’innamoramento: diversi vinili che giacciono nella mia collezione e da cui si è deciso di far riemergere forse il disco a cui rimasi maggiormente affezionato anche nelle occasioni in cui i Dj set mi permettevano di esplorare questi suoni.

SCHEGGE SONEEKE

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Neu! “NEU! ’75 LP (Brain, 1975)

Anche per questa rubrica si va a pescare dalla produzione musicale teutonica, anzi è proprio il caso di dirlo, ma non certo in senso dispregiativo, dalla Kraut Music. Ancor più precisamente da uno dei progetti fondanti per il seminale movimento passato alla storia con l’appellativo Kraut Rock. Non poteva essere altrimenti, almeno dal mio punto di vista, dopo la meravigliosa serata vissuta solo un paio di giorni prima dell’apertura settimanale del Bar Snob, proprio nel luogo che vogliamo celebrare in questo spazio fisso, ovvero la Fonoteca Massimiliano Teneggi – Soneek Room; luogo in cui si è consumato il racconto su questo frammento di storia musicale ad opera di Nicola Caleffi e Stefano “Cocco” Covili (purtroppo giunto negli studi di Antenna 1 un po’ dopo la messa in onda della rubrica!) e di cui ho provato a raccontare qui. Neu! come caposaldo riconosciuto unanimemente per il filone musicale che sta sotto le insegne del già citato Kraut Rock: una storia che ha attraversato per intero gli anni ’70, ricca di sfaccettature e dagli echi mostruosi sul futuro di gran parte della musica che ama definirsi “alternativa” o “indipendente”. Nati da una costola dei primordiali ed ancora in fase di evoluzione Kraftwerk, il duo composto da Michael Rother e Klaus Dinger gettano infatti le basi su cui partirà una storia lunghissima e che a quanto si può sentire, deve ancora concludersi. Tre dischi, di cui in questa occasione si va a riprendere proprio l’ultimo, in cui trovare buona parte dei successivi 30 anni di suoni che ci hanno conquistato, avvinto e fatto innamorare. Mea culpa per non averli considerati a dovere fino ad oggi. Come sempre la storia musicale di Max, vissuta grazie ai suoi vinili, custoditi nel delizioso angolo di Casa Corsini a Spezzano di Fiorano, regala spunti oltre che emozioni anche a chi ha masticato tonnellate di accordi, riff e melodie.

THE LITTLE R’N’R SWINDLE

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Here “Brooklyn Bank” CD (Sonica, 1998)

Ecco un altro di quei dischi che quando le vedi lì sugli scaffali ti si aprono miriadi di interrogativi. Non ti ricordi praticamente nulla di quell’album e spesso nemmeno cosa contenga di preciso a livello musicale. Ci sono anche poche informazioni online (ammetto di non essermi sbattuto enormemente per trovarle), sul duo guidato almeno a livello di lustro da Mauro Teho Teardo, personaggio che in molti avranno sentito quantomeno nominare per aver legato il proprio nome alla composizione di colonne sonore per molti film italiani di enorme risonanza: uno fra tutti “Il Divo” (per cui vinse anche il Nastro d’Argento). Elettronica che vaga fra l’ambient, il trip hop e spruzzate di Jungle. Tutto troppo tardi e innesti vocali a me poco simpatici e così, la collaborazione fra il compositore di Pordenone e Jim Filer Coleman non decolla, anzi viene archiviata velocemente su scaffali da cui oggi abbiamo provato a riesumarla, ma con scarsi risultati. Penso ne sia  buona testimonianza anche il fatto che rimase opera unica. Da lì in poi per Teardo il modo di riaffrancarsi con grandi collaborazioni (una su tutte qualla con Blixa Bargeld) e per l’appunto le colonne sonore in cui ha trovato probabilmente una dimensione più appropriata al proprio talento. Sonica era l’etichetta, ma la Consorzio Produttori Indipendenti il garante e direi che fu quello a trarre in inganno me. Non ne è l’unico esempio e questo me lo sentirete dire probabilmente altre volte da qui a fine stagione. Piccolo neo per l’altrimenti brillante carriera di Teardo, dicevamo: uno dei tanti nella mia discografia personale dove c’è certamente di peggio, ma per fortuna molto di meglio.

A SUA INSAPUTA

pinup-woman-pug-dog-fashionable-s-legs-cute-pink-background-53348401La povertà è ormai gestita da troppo come una malattia da cui fuggire. Come se fosse contagiosa e pericolosa. Come se fosse una punizione dovuta a chi la subisce e non qualcosa di più complesso di cui nessuno dovrebbe se non umanamente, almeno tecnicamente lavarsi le mani. Ci sono poi quelli che si sentono oltre che in pericolo, proprio infastiditi. Sarà per una questione estetica, oppure perché loro meritano di meglio che vedersi sbattuta in faccia la povertà e chi la rappresenta, che così diventa un demone da scacciare, anziché un essere umano a cui porgere la mano. Del resto come si fa se sono entrambe impegnate a sottrarre dall’indecorosa realtà il proprio povero cagnolino?

Alla signora con il carlino il mendicante non piace. La vedi che comincia a fare di no con la testa quando ancora il mendicante è laggiù in fondo al portico, minuscolo, quando ancora sta per cadere in disgrazia, quando è nato. Lei paga le tasse e ha tutto il diritto di passeggiare con il piccolo Vittorio (così si chiama il carlino) senza imbattersi in un problema di ordine morale. E’ una consumatrice di strade, panorami e cittadinanza che alla comparsa della povertà si sente truffata, governo ladro. Solo che ora anche il mendicante fa valere i propri diritti, se non altro quello di riuscire a raccimolare qualcosa, il diritto minimo a confermarsi mendicante e a non venir confuso con qualcuno che ti stava proponendo un affare, a cui rispondere semplicemente «no grazie, la povertà non mi interessa». Ed ecco che la signora prende in braccio il cane al colmo della riprovazione, come quando si portano via i bambini da uno spettacolo indecente. Solo più tardi, al banco del mercato coperto, racconterà cosa le è accaduto a un fruttivendolo compiacente, che nel frattempo ne approfitterà per rifilarle di nascosto due o tre mele in più, mentre lei cercando i centesimi nel portamonete dirà: «Eh Vittorio, che cosa vogliono da noi?».

PIERPAOLO ASCARI 13 I 2018

SCALETTA MUSICALE

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Un diario per fissare momenti e memorie altrimenti perse, dunque, che resta online e sfugge alla sfera privata solo per soddisfare quel poco di vanità che mi tiene lontano dal definitivo annullarmi: in pratica in vita.

Non troverete segreti, perché quei pochi che ho non li racconto e non li ammetto nemmeno a me stesso.

Antonio “Zanna” Zanoli

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