Bar Snob

Più che altro per non dimenticar(Si)


Bar Snob – Episodio LXXX (IX-III) – 27 XII 2017

Niente classifiche, che ormai il tempo non ha più tutto questo senso al bar Snob: avanti, indietro, prima, dopo…al Bar Snob conta l’ispirazione che deriva dagli avvenimenti. Che siano questi di 100 anni prima o di dieci minuti dopo, non fa la differenza, quella la fa solo la densità di ciò che accade, non quando accade. E così si chiude con l’ottantesima puntata il 2017 Bar, con avventori generosi di spirito e di spiriti in bottiglia. Un piccolo momento di relax a zonzo fra improvvisazioni, ricorrenze, compleanni e commossi pensieri a chi non ci esce dal cuore e mai ci uscirà.

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Mi scuserete, oppure farete un po’ come credete meglio se a vostro dire non merito venia, ma l’episodio che va or ora ad iniziare sarà per certi versi un po’ improvvisato.

Mi ero quasi convinto a tornare dopo l’Epifania, ma sinceramente, non mi andava di starmene chiuso per tre settimane consecutive e così, alla fine eccomi qui a bancone: un po’ sprovveduto, oltre che rintronato dei bagordi abbondanti, consumati nei giorni di festa comandata, onestamente più come sedativo, che per reale piacere: con le dovute eccezioni, sia inteso!

Che fra l’altro, se c’è una cosa che mi piace poco è arrivare qui senza niente da dire, che: cosa ci sto a fare?

Certo qualche volta mi piace anche rischiare ad improvvisare, lo ammetto: è una cosa che può essere fatale errore, ma non di rado un modo per costringersi ad uscire da schemi ed abitudini. Non sempre è infatti sufficiente erigersi sulle ginocchia e muovere lontano dal salotto, per schiodare sul serio il culo dal divano.

A volte il divano lo abbiamo dentro e ci rimane attaccato alle natiche del cervello, anche se fisicamente ci smaniamo e concretamente siamo ben lungi dalla stravaccata, che poi, sia inteso, a volte ci sta proprio bene.

Schiodare il culo dal divano, vuol dire innanzi tutto uscire dallo standard, dalle abitudini, dal comodo e da ciò che abbiamo voglia o meno di fare. Viver non da paraculi, anche se necessariamente non da sgodevoli: solo con quel pizzico di cortesia all’amor proprio ed alla propria dignità. Qualche volta forzarsi aiuta a ricordarsi di sé stessi e che non si può, anzi, non è proprio giusto fare sempre ciò che ci pare.

Eppure pare che siano in tanti convinti che dire “io faccio ciò che voglio!”, sia una cosa di cui vantarsi e di cui andare fieri. Posto che spesso è millantare condizione di fatto molto lontana da quella effettiva in cui si versa, insomma si fa gli sboroni a vanvera, perché in realtà si viaggia a culo molto basso dentro a binari ben delineati e spesso parecchio scomodi. Aggiungerei inoltre che non è nemmeno elegantissimo e soprattutto onesto fare ciò che si vuole in un mondo in cui si dovrebbe provare a convivere fra soquanti miliardi si simili. Già: se parti a dire che te sei uno che fa quello che vuole, che nessuno ti può dire cosa fare e quando e che tu degli altri te ne freghi, a me non è che susciti poi tutta questa ammirazione e simpatia: al contrario mi viene da guardarti come uno di quelli particolarmente irresponsabili, che stanno accelerando lo sfascio del mondo.

Se qualcuno sta già pensando “sentite questo quanto è stronzo anche sotto le feste!”, io vorrei ricordare con banale algebrico ragionamento, che se siete degli stronzi per 364 giorni all’anno, potete serenamente restare tali anche il 365° giorno, che anzi, mantenendo la linea, magari si evita di far notare quanto si è stronzi per tutto il resto del tempo. Soprattutto, a darmi di fatto dello scocciatore, dell’antipatico, del poco diplomatico e del pedante pessimista, improvvisate o meno che siano le prossime due ore, mi dareste la soddisfazione fin da subito, e consapevolezza di non essere venuto qui per niente…

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LE RUBRICHE

LA RAGAZZA DEL METEO

meteoL’ingordigia della nostra civiltà è cosa spaventosa, che già stanno pagando in tanti e che pagheremo sempre più. Ma non c’è verso, no cara Ragazza del Meteo…non ci se n’accorge. Ci si gira di là e si vede solo ciò che non si ha, bistrattando ciò e chi si ha vicino. Ci hai anche fatto discutere, che per una volta non eravamo tutti con te. Io sì, però. Brava

Meteo.

Vi siete accorti che alla fine non va mai bene niente? Anche quando si ottiene quello che si vuole, c’è sempre un “ma” o un “però” a rovinare la festa. Ok, va bene non accontentarsi mai, aspirare sempre al meglio e bla bla vari ma ogni tanto apprezzare quello che si ha credo faccia bene.IMG_4204

Uno parte e va, alla ricerca di qualcosa, e va, supera ostacoli, incontra gente, bella e brutta, buona e cattiva, va, cade, si rialza, e fa tutte le figure metaforiche previste in questi casi. Poi, un bel momento, arriva. O meglio, pensa di poter essere arrivato, perché la parte difficile del viaggio non è andare, è riconoscere di essere arrivati alla fine. Ci vuole più forza per fermare i piedi invece che per camminare.

VINILE IN SPOLVERO

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Roni Size Reprazent “Brown Paper Bag (Nobukazu Takemura Remix)” 2×12″ (talking Loud, 1997)

Progetto musicale seminale e per questo di rara importanza trasversale, oltre che di bellezza a tratti irresistibile. Si riparte dalla rivoluzione che pochi anni prima era giunta grazie a personaggi come Goldie. Bit accelerati e sincopati per l’ormai classica struttura della Jungle, che in quel periodo tendeva sempre più ad arricchirsi di linee avvolgenti e tumultuose di basso, fino all’esplodere nel Drum & Bass. Qui però l’arricchimento avviene spesso con intarsi raffinati, jazzati e voci che sovente si lanciano sul rappato, ma altrettanto abilmente accarezzano. Una pubblicazione che mi costò un occhio della testa; una di quelle piccole follie irresistibili che oggi mi rendono felice più che mai, anche se forse non ripeterei più (ma se v’interessa oggi in giro si trova per pochi spiccioli…mah…). Quattro versioni del medesimo brano: una per facciata di due tamugnissimi vinili che girano rigorosamente a 45 BPM. Quattro versioni che vestono con classe e forza questo grande ed indimenticabile frammento di storia degli anni ’90.

SCHEGGE SONEEKE

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Popol Vuh “Nosferatu” LP (PDU, 1983)

Lo devo ammettere, scegliere il disco di questa puntata per lo spazio dedicato ai dischi che potete trovare in vinile alla Fonoteca dedicata a Max, non è stato facile. Perché questo è il momento dell’anno in cui a Max, volente o nolente si pensa di più. Era passato Natale da un giorno e aspettavo una chiamata per andarlo a trovare assieme ad un amico: come era ormai tradizione ci saremmo visti per una grappina il giorno di Santo Stefano. La chiamata arrivò e mi diceva che non c’era più nessuno con cui bere la grappina di Santo Stefano. Dunque ho preferito lasciarmi stupire dal Max che non ti aspetti, da quello che ti porta indietro al suo ragionamento e te ne fa partecipe con un pezzo della sua storia musicale, che se ci guardi bene, s’incastra alla perfezione con ciò che poi è arrivato. Ma pensarci da soli sarebbe stato impossibile. Gruppo storico quello dei Popol Vuh, ma di cui in molti, come me, ben poco sapevano prima di trovarli in quella collezione. Colonna sonora per “Nosferatu”, ariosa e a tratti evanescente. Sognante e svolazzante. Da meditazione o se preferite da viaggio. Quasi  anni ’80 che si aggrappano con forza ai primi ’70, buttando le basi per una parte sostanziosa di suoni dei ’90: spesso di quelli senza chitarre, anche se qui con quelle si addomestica e si cheta lo spirito. La versione presente nella Soneek Room è la ristampa su LP del 1983, di questo gioiello originariamente uscito nel 1978.

THE LITTLE R’N’R SWINDLE

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Two Door Cinema Club “Tourist History” CD (Kitsuné, 2010)

Capita che per aggrapparsi a ciò che si è stati e quindi a qualcosa che, bello o brutto che fosse, ci da un punto di riferimento o addirittura sicurezza. Ciò accade prevalentemente quando i cambiamenti divengono talmente vistosi, da non poterli più mascherare. Ma comprare dischi da “giovani”, non impedirà a nessuno di divenire anziano. Che pensandoci bene maturare vuol dire aprirsi a nuove strade e profondamente (per riallacciarsi alla copertina): schiodare il culo dal divano. Non me ne vogliano dunque Two Door Cinema Club, che probabilmente per qualche mese con questo dischetto avranno anche fatto bella figura con chi al momento dell’uscita aveva quantomeno un paio di lustri in meno di me, che all’epoca ne avevo 36. Non lo so se verranno ricordati o se semplicemente siano passati senza lasciare segno. Forse sono ancora lì, con il loro elettro poppettino scanzonato a canticchiare salterellanti e certamente con look ultra cool. Mi auguro di no, sinceramente, non solo perché il loro disco è di fatto di una simpatica inutilità (nel mio personale percorso musicale, ci tengo a precisarlo, perché poi non mi hanno fatto nulla di male e non sono neppure, di fatto, sgradevoli), ma perché ormai non saranno più nemmeno loro ragazzini e crescere, anzi, invecchiare a volte regala quell’esperienza necessaria a non buttare via i soldini in qualcosa che una volta addosso a noi, è evidente, non faceva per noi. Se invece sono ancora lì e in auge, ragazzi dell’indie pop, abbiamo un problema: con voi!

A SUA INSAPUTA

13001323_1020577164657278_2405870944887669519_nDi Friction mi rimane in casa una maglietta, che emulava la locandina di Pulp Fiction e che uso ancora come pigiama; tanti ricordi, fiumi di concerti, musica, birre, incontri e soprattutto la figura di Luca. Io non so se posso vantarmi di essere suo amico, perché non so se me lo merito e se a lui fa piacere. Anche perché per Friction ho fatto poco, quasi nulla, mentre Friction ha fatto molto per me, anche se magari non se n’è accorta (e ti credo, perché preoccuparsene). Forse in tanti non si sono accorti quanto Friction abbia negli anni fatto per loro…purtroppo saranno sempre di più coloro che da Friction non potranno più avere, perché Friction, ormai da un paio di anni, non esiste più. Luca ci scriveva che non era il caso di mettere in discussione i perché e non si può non rispettare il suo volere (sembra buono, ma io fossi in voi non rischierei…). Rileggere il suo saluto e il suo racconto mi sembrava una cosa bella. Ecco qui.

E’ stato bellissimo. E il fatto che stasera sia finito tutto è solo un piccolo dettaglio. L’Assemblea dei Soci di Friction infatti, poche ore fa, ha decretato la fine della storia dell’associazione. I motivi, molteplici, che portano a questa decisione, non saranno di sicuro oggetto di dibattito, a me preme raccontare la mia storia. Quando il giovane spilambertese che ha abitato il mio corpo, ha cominciato questa esperienza oltre un quarto di secolo fa, non immaginava di sicuro di poter portare tanta musica in giro, di poterne godere in quel modo che poi è stato. La lista è lunga. Mi sembra che tutto cominciò con il PCI spilambertese che mi affidò due o tre “Serate rock” perché avevo fato notare ai compagni della Festa che se i gruppi di liscio erano ben dettagliati sul programma, si poteva fare qualcosa di meglio anche con il rock. Mi sembra di ricordare che la quaterna fu Rats, Incontrollabili Serpenti, Paolino Paperino Band (credo con Lorenz di spalla) e Rocking Chairs. Andò molto bene il rock quell’anno. Mi sembra che i Paolino, di cui avevamo sbagliato il nome in Paolo Paperino, fecero dei contro manifesti con il nome Spilamberto storpiato. Il successo di quello, mi sembra, mi diede la chance di entrare nell’Olimpo degli organizzatori del concerto grosso e dopo Roberto Vecchioni dell’anno prima, proposi una band emergente fiorentina : i Litfiba. Andò bene il rock quell’anno: 1018 paganti, me lo ricordo ancora. Mi sembra che lì in mezzo organizzai un concerto degli Ataraxia e mi dimenticai di affittare l’impianto. Mi dispiace ancora adesso. Mi sembra che poi ho sempre cercato di farla, tutta quella roba che ho fatto, con grande onestà, senso della fatica, della gratuità e dell’appartenenza a un mondo di privilegi. Un mondo nel quale mi sono nutrito di aneddoti (dalla A di Afterhours che dormono a casa mia perché non ci sono i soldi dell’albergo alla T di Peter Principle dei Tuxedomoon che mi spiega la bellezza dell’architettura del centro della mia città in una passeggiata notturna). E ancora ho goduto della ricchezza dell’arte altrui, dando in cambio solo ore di tempo e fatica fisica, qualche pensiero prima dell’azione forse, qualche giorno di ferie probabilmente. Molto altro in cambio di poco altro. Sono grato a quest’esperienza, a tutte le persone con cui l’ho condivisa e un po’ anche a quel cinno di Spilamberto, incosciente, che l’ha cominciata. Hey oh, let’s go !

LUCA ANDERLINI (15 XII 2015)

SCALETTA MUSICALE

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Un diario per fissare momenti e memorie altrimenti perse, dunque, che resta online e sfugge alla sfera privata solo per soddisfare quel poco di vanità che mi tiene lontano dal definitivo annullarmi: in pratica in vita.

Non troverete segreti, perché quei pochi che ho non li racconto e non li ammetto nemmeno a me stesso.

Antonio “Zanna” Zanoli

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