Una puntata molto difficile, soprattutto per le condizioni del Barista, che strangozza come un tisico ed è costretto spesso a tagliare corto dove in realtà sarebbe stato bello poter approfondire con gli astanti. Un periodo poco fortunato per il Bar Snob, che comunque pare portare a casa la pellaccia anche questa volta, con la sua chiusura ufficiale ad hoc del Quarantenna1.

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COPERTINA
Tutte le volte è la stessa, identica storia…
Ci stupiamo, ci indigniamo e ci arrabbiamo, se poi ci tocca da vicino o addirittura ci investe in pieno, diamo di matto e per quanto protestiamo con dignità a testa alta, non facciamo altro che dimenticarci del nostro recente passato e soprattutto del nostro contributo al danno che stiamo subendo.
Perché le cose non capitano per caso. O meglio: un incontro con un conoscente di Magreta, alla fermata dell’autobus di Istanbul è un caso, ma il Secchia che esonda no.
Il Secchia non è cattivo, il Secchia fa il suo mestiere.
Il Secchia è un fiume e il lavoro dei fiumi è quello di raccogliere l’acqua che esce dalle montagne e che piove sulle pianure, irrorandole e portando vita, benessere, cibo, poi di gettarsi per semplice forza di gravità (che “l’acqua la và à la bàasa”, ti dicono se vai in campagna) o in un fiume più grosso, altrimenti da vero protagonista, in un tripudio di anguille e salmoni, a seconda della latitudine, direttamente in mare. Poi il mare evapora e crea le nuvole, che tornano giù come neve, pioggia e via discorrendo.
All’esame di agrometerologia mi fregò la stupidissima conversione fra neve ed acqua e l’insegnate a mio avviso troppo severamente, mi appioppò un 26 per quell’errore. Non la presi benissimo, perché, ok, 30 no, ma almeno 28! Che io di come funziona la meteorologia ne sapevo e devo dire che mi ricordo più o meno tutto a partire dal fatto che la natura è semplice e soprattutto non ha sentimenti.
Quindi di certo non è cattiva.
Già, come dicevo prima, fa semplicemente il suo mestiere, secondo leggi scientifiche che al netto degli stregoni che vedono dei e demoni ovunque, forgiano il nostro pianeta da sempre.
La scienza miei cari, sì sempre quella gran rottura di palle che tarpa le ali alle opinioni di fantasiosi menestrelli, che sguazzano a suon di like fra leggende, invenzioni e omeopatie varie, che rendono davvero intrigante il proprio repertorio. Hanno fantasie talmente affascinanti che devono essere raccontate come fossero vere: per far sentire chi le ascolta e chi dice, “beh, può essere” più particolari e gli unici ad aver capito cose che di certo…eh no…non sono per tutti.
In realtà queste fantasie paiono davvero divenute ormai per molti, moltissimi a differenza delle grida disperate di scienziati che gridano al disastro, inascoltati.
Poi ci stupiamo, ci indigniamo, ci arrabbiamo, bestemmiamo la sfortuna, dei e demoni, piangiamo, perdiamo, ma non è sfortuna e nemmeno una punizione divina.
Siamo noi…non so se sia colpa o cos’altro, ma dipende moltissimo anche da noi: questo è certo!
E dire che bastava ascoltare quei poveri nerds che passano la vita a studiare, anziché a leggere post su Facebook e trollare chi (come loro), ci spiega che non esistono le scie chimiche fare, facendo spallucce e credendo a tutte quelle fantasie che ci rendono fighi, puliti dentro, dopo aver fatto tanta plin plin e soprattutto originali, immortali ed irresistibili…ma solo finché il Secchia, che se ne frega degli stregoni e di chi ha il SUV e chi no, non decide di entrarci in casa: che sia villa o catapecchia…anche quello non gl’interessa.
Ah…gli stregoni…ma ci avete mai pensato che senza la distrazione su cose che non si vedono, magari daremo più attenzione alle cose che si toccano e che succedono ora, mica domani reincarnati in chissà quale animale o immersi in chissà quale limbo, in attesa che qualcuno ci dica se siamo stai bravi oppure no?
Non vi basta vedere che la natura ci riserva sempre più brutte sorprese, per capire che no…non siamo stati bravi e continuiamo a peggiorare?
CONTROCOPERTINA
E così siamo arrivati in fondo al quarantenna1.
Quarantanni di una radio ammucchiati, è vero, a spezzoni ma che di fatto sono uniti da un filo continuo.
Considerando che io ne compirò 44 il prossimo anno diciamo che Antenna 1 mi ha accompagnato per più o meno tutta la vita e in certi momenti era di fatto la mia vita.
In particolare dal 2001 al 2006, quando qui era il mio posto di lavoro.
Finita amaramente, ma non solo per me e non prima di avermi regalato meraviglie, dolcezza e tante nuove conoscenze.
Alcune sono poi divenute fra le più importanti e sono ancora qua a farmi sentire il loro calore, altre, purtroppo non ci sono più, anche se hanno lasciato la loro indelebile impronta: nelle orecchie, nella mente e a volte nel cuore, che ancora piange, perché non si può imparare a fare a meno di certe cose e persone.
Amici, dischi, polvere, birre, nemici, risate, sofferenza, morose, balle tristi e balle allegre, confessioni, balli, sassate sulle vetrate, ritorni, solitudine, sfogo, ma soprattutto: LIBERTÀ!
Io spero sul serio che questi siamo solo i primi quarant’anni di Antenna 1, perché c’è davvero bisogno di qualcosa che esca dai binari, specialmente ora, forse più di ieri.
Non solo musica però, ma una più ampia attitudine che come sempre ha fatto, comprenda un modo diverso di vivere la vita.
Sono tanti quelli che hanno ammesso che senza Antenna 1 non avrebbero saputo dove sbattere la testa: un rifugio per matti, reietti, strambi e piccoli geni a cui la norma sta troppo stretta per non essere squarciata e fatta a brandelli con cui creare una dimensione in cui sono altre le cose importanti. Non i soldi, non la celebrità, non il potere: ma essere sé stessi!
Spero che potrò continuare a lungo a dare il mio piccolo contributo a questo spazio di rara libertà che è Radio Antenna 1. Spero di essere stato e di essere all’altezza, che spesso i dubbi vengono di fronte ad una storia così grande e se a qualcuno di coloro che si sono seduti qui il dubbio non è venuto, o erano troppo presi dall’urgenza di comunicare o erano dei presuntuosi.
L’urgenza, ecco l’altra chiave.
Perché non si può aspettare ad essere sé stessi e Antenna 1 ha dato la voce a molti, a cui ha di fatto permesso di poter sedare questa sete. A tanti di noi sia di qua, che di là dal microfono ha semplicemente permesso di essere come si è: punto e basta.
Grazie Antenna 1!
Lunga Vita ad Antenna 1!
Fatene conto ragazzi e partecipate, che non v’è nulla di scontato, nemmeno le cose grandi così.

LE RUBRICHE
LA RAGAZZA DEL METEO
Una Ragazza del Meteo che torna a dar legnate come se non ci fosse un domani. Lo da in particolare all’ipocrisia di chi pensa di poter traslare il concetto di perdono confessionale cattolico nella vita di tutti i giorni ed impone all’amico/conoscente/parente di turno il ruolo di confessore e rende il suo ascolto funzionale al lavarsi la coscienza. Sta tutto nell’irresponsabilità il giochino, quella per cui se io ho fatto un errore, basta ammetterlo e trovare qualcuno disposto a dire che “anche io avrei forse fatto lo stesso”, o un più laconico “ti capisco e di certo non ti condanno”, per sentirsi a posto col mondo, che però si è appena contribuito a rendere un posto peggiore. La Ragazza del Meteo, come solito, si mette di traverso e dice NO! Non ti capisco e di fatto non ti perdono! Fa bene. Il barista è con lei: si dovrebbe riscoprire il senso della vergogna, piuttosto che la liberazione di auto assoluzioni…
Meteo.
“Cerca di capirmi”. “Però te mi devi capire”. “No, ma mi capisci?”.
No. Io non vi capisco, cioè, capisco cosa volete, ma non ho intenzione di darvelo.
Come si fa a chiedere un consiglio o un’opinione premettendo “ok, adesso ti dico una cosa, ma te pensala come me se no con te non gioco più”?
Che poi, queste premesse qua, di solito sono seguite da ammissioni di colpa o di deficienza più uniche che rare, che lo sapete anche voi che avete combinato una roba di cui si vergognerebbe chiunque ma non ve lo volete sentir dire,
vi volete sciacquare la coscienza raccontandolo a qualcuno, qualcuno che vi ascolti ma che, sapete già, non condivide quello che avete fatto. E allora glielo fate promettere prima. Tipo “oh, fammi un favore, dimmi che in una situazione così avresti fatto uguale anche tu così mi sento meno male e poi andiamo al bar”.
Ripeto, io no, io non vi capisco, al bar ci vengo lo stesso ma appena finirete di spiegarmi perché dovrei capirvi vi dirò quello che qualcuno disse a me mentre confessavo i miei peccati davanti a una birra media: “Non credo di poterti capire, non conosco l’empatia, ma riconosco le cazzate”.
LA RAGAZZA DEL METEO
SCHEGGE SONEEKE

Quando si pensa al 1977, oltre che all’anno di nascita ufficiale del percorso che ha portato fino ad oggi la nostra amata Radio Antenna 1, la prima parola che viene in mente è “Punk”. Ci mancherebbe altro…”Never Mind the Bollocks here’s The Sex Pistols”, non è mica acqua fresca e così non lo sono le altre decine di dischi e gruppi musicali esplosi intorno a quegli anni e che in particolare in quell’anno sono emersi rendendo il ’77 l’anno del Punk a tutte le latitudini.
Ma non c’era solo il Punk, questo è fin sciocco doverlo dire, anche se magari potrebbe sfuggire e porterebbe a traslare più avanti sul calendario, alcuni momenti fondamentali della storia della musica: un po’ per il fatto che il ’77 è l’anno del Punk (e riga…), un po’ perché stupisce pensare che in quel periodo ci fosse chi già aveva in mano la chiave per scardinare il neonato movimento, contraddicendolo e rendendolo così più potente, per il semplice motivo che di lì a poco le due esperienze si sarebbero addirittura fuse, quantomeno avvicinate nella new, ma soprattutto nella nowave, grande protagonista degli 80’s.
L’esperienza dei tedeschi Kraftwerk era addirittura iniziata circa 7 anni prima di quell’anno cruciale per le sgangherate schitarrate e le linee di basso secche e semplici dell’ondata punk, ma in quell’anno ricevette la consacrazione storica ed entrò nell’immaginario comune ben al di fuori dei confini a cui i 4 di Düsseldorf erano comunque riusciti a sfuggire da anni, proprio con il disco che oggi abbiamo pescato dagli scaffali della Fonoteca dedicata a Max e composta con alcuni dei suoi vinili. “Trans Europe Express” è la sublimazione del mondo digitale, del minimalismo gelido delle macchine: quasi un distillato del verboso Prog, che pareva non avere rivali in quegli anni e fosse arrivato a dire: siamo definitivi, oltre a noi nulla ha più senso.
L’elettronica asciutta e robotica di Kraftwerk s’innesta alla perfezione sulle visioni fantascientifiche e futuristiche richiamate anche nei film e nei telefilm dell’epoca. I ciuffi ed il look marziali dei quattro componenti del combo sono scolpiti come le sferzate di sinth e di drum machine che rendono indimenticabili molti dei loro brani, come la title track di questo album, che abbiamo scelto per l’ascolto di questa sera.
Il ’77 rimane l’anno del punk, ma è troppo azzardato dire che è così, anche grazie a quello che Kraftwerk fecero uscire dalla loro fortezza denominata Kling Klang, fondamentale per smontare il castello pieno di sovrastrutture del Prog e lanciarci prima ancora che nel mondo dell’elettronica, dell’ambient e della Techno, in quello di una nuova era di rock’n’roll?
VINILE IN SPOLVERO

Ci avviciniamo al periodo natalizio e come non prendere in ballo questo 12″?
Sconfiniamo addirittura negli anni ’80 del secolo scorso per riprendere quello che alla lunga è forse divenuto il brano più celebre della produzione degli islandesi Sugarcubes. Di lì a poco Bjork avrebbe iniziato il suo magico e brillante percorso solista, ma nel 1988 era ancora la prima a mettere la faccia per le zollette.
Un’Ep che gioca almeno sulla celebre leggenda del Natale passato, presente e futuro con tre Christmas Mix: Christmas Eve. + Christmas Day + Christmas Present (due in realtà fusi nella facciata A e ascoltati questa sera assieme), del brano Birthday e che a dire il vero non ha bisogno di grandi presentazioni. I suoni dilatati e morbidi permettono alla stessa Bjork di cimentarsi in vocalizi che proprio nei successivi album solisti sarebbero divenuti suoi marchi di fabbrica inconfondibili.
Un’Ep evocativo, fin dalla copertina a pallini viola e blu (nell’Ep di Birthday in versione Edit i pallini erano Rossi e azzurri…).
Un’Ep che m’invidia anche Giovanni e queste son soddisfazioni…
La rivisitazione del pezzo è curata da Jesus And Mary Chain (anche se la band non è ufficialmente accreditata)…
…una bomba, insomma!
THE LITTLE R’N’R SWINDLE

In questa rubrica è capitato di inserire dischi delusione, dischi totalmente pacco e dischi non orrendi, ma che continuo a chiedermi perché siano finiti sui miei scaffali. Quando ho rivisto la costina rossa di questo “Funk”, ho trovato un cono di buio assoluto di fronte.
Vidi Blindosbarra anche in concerto, ma anche su quella sera (qualche festa dell’Unità?) onestamente non ho ricordi. Con chi ero? Ci siamo andati apposta o ci siamo capitati? Lo giuro, non ricordo come, dove e soprattutto perché, anche in questo caso…non sono buone premesse, questo è ovvio, ma il disco sta lì e anche se non ricordo esattamente il momento in cui feci l’acquisto, potrei scommettere sul fatto che l’ho comprato e non me l’hanno regalato.
Quando ho preso in mano il disco non ricordavo davvero, nemmeno esattamente cosa facessero questi Blindosbarra ed ho voluto azzardare con la legge della terza traccia. Poteva andarmi peggio, ho pensato durante la messa in onda, per i primi secondi di ascolto. Parte infatti un funk tutto sommato accettabile e inizio a pensare: “sta a vedere che da delusione, questo diventa riscoperta”…ma purtroppo l’illusione dura veramente pochissimo.
L’Italia di fine anni ’90 stava uscendo definitivamente dal momento d’oro che passando attraverso le leggendarie posse, fino alle band del nuovo rock italico come Afterhours e Marlenu Kuntz e da qualche anno suoni morbidi e funkosi erano tornati in auge, anche grazie ad influenze internazionali. Blindosbarra ci provano e affondano, secondo me, a causa di un cantato troppo italico per sposarsi con quel sound.
Torneranno e temo rimarranno ancora a lungo inascoltati nel loro angolino, che però per rispetto e monito, rimarrà loro, al calduccio e senza scossoni…ho di peggio in giro, ma per fortuna, molto di meglio e soprattutto con un perché.
A SUA INSAPUTA
Devo ammettere che nelle scorse settimane ho avuto un fortissimo distacco dal mondo Social. Per una quindicina di giorni ho anche chiuso i miei profili Facebook, Instagram e castamazzi vari. Purtroppo sapevo che mi sarei tagliato fuori da cose interessanti, oltre che dal delirio impietoso di cui sono pervasi questi strumenti e così sono tornato apposta per questi bagliori di speranza e fra i più luminosi ci sono quelli lanciati da Pierpaolo. Mi sa che la rubrica sarà praticamente sua per l’intera stagione…questa volta leggere il suo modo di interpretare, nel giorno dell’anniversario e a distanza di quasi 50 anni, il massacro di Piazza Fontana, senza mai citarla se non con l’immagine (che qui ripropongo), è più che toccante: completo. Per non lasciare in pace nessuno, per uscire dalla retorica, non solo con i modi, ma con la sostanza. Chi ha permesso quegli scempi? Chi ha permesso al Fascismo di sopravvivere? Inutile non pensare che la riflessione sia quanto mai attuale e necessaria, perché pare che ci si stia tuffando ancora una volta nella melma da cui eravamo riusciti a risollevarci a caro prezzo.
Il fascismo fa schifo: è violenza servile, pestaggio di branco, risata animale per incapacità di articolare un pensiero della propria inadeguatezza, come se inadeguati non lo fossimo davvero tutti. Il fascismo non c’entra niente con la logica degli opposti estremismi, non elabora un rifiuto della distruzione che ha causato, ma la rivendica. Il fascismo non nasce né si sviluppa come un programma di emancipazione, ma come coesione del risentimento ai danni di chi sta sotto. È bugiardo e ruffiano, irride la tensione a confortare la debolezza e celebra la forza, giustificando la prepotenza come un merito biologico. È la libera uscita della scorrettezza, di quanto fa ridere esorcizzare le proprie paure accanendosi sul disgraziato, lo storpio, il reietto, lo straniero.
Eppure ha da sempre attratto le masse degli sconfitti, il fascismo, promettendo loro un riscatto del quale non hanno mai goduto. Questo mi interessa: non quello che fa il fascismo, ma chi gli consente di farlo, il genere di biografie che mobilita e sfrutta. Quali sono le vite che diventano fasciste? Quando? Come? Quali umiliazioni personali o paterne stanno convertendo nella determinazione a rifarsi su qualcun altro?
Sono alcuni giorni che mi ronza in testa un pensiero indecente, forse equivoco, di sicuro politico: non è un pensiero che chiama in causa i buoni sentimenti, ma il successo o l’insuccesso delle azioni, anche quelle di contrasto al fascismo. È il pensiero di quanto le violenze coloniali, nazionaliste, imperiali o economiche pongano sempre all’origine del proprio dispiegamento la disumanizzazione dell’altro, ridotto di volta in volta a una bestia (l’ho appena fatto anch’io qua sopra), una scimmia, un maiale, una zecca, una pantegana, una cosa o una semplice merce. È anche in questa figurazione astratta della vita che precipita il capitalismo di “Storia e coscienza di classe”.
Il fascismo fa schifo, quindi, ma umanizzare questo schifo è già una forma di resistenza. Non significa farselo piacere, ma combatterlo proprio lì dove continua a scovare delle scandalose e insospettabili occasioni di rendita. Perché probabilmente sono le condizioni fisiologiche in cui germina e prospera il fascismo che ancora non abbiamo compreso – come non si sono mai stancati di ripetere Gramsci, Gobetti o Giacomo Ulivi – anche se preferiamo continuare a rappresentarcelo in modo sufficientemente mostruoso e disumano da non aver più niente a che fare con l’elaborazione collettiva della nostra esperienza storica, politica e personale.
PIERPAOLO ASCARI 12 XII 2017
SCALETTA MUSICALE
- ROLLER COASTER – MOOD
- COME ON HOME – FRANZ FERDINAND
- DANCER – WOLTHER GOES STRANGER
- PHONK-A-DEE-LAH-LAH – BLINDOSBARRA (THE LITTLE R’N’R SWINDLE)
- THE HARDEST BUTTON TO BUTTON – WHITE STRIPES
- GOLDEN BROWN – STRANGLERS
- LITTLE ARITHMETICS – DEUS
- NANCY BOY – PLACEBO
- SHAMROCKS AND SHENANIGANS – HOUSE OF PAIN
- DER MUSSOLINI – D.A.F.
- BIRTHDAY (CHRISTMAS EVE. CHRISTMAS DAY MIX) – SUGARCUBES (VINILE IN SPOLVERO)
- YOU WERE ALWAYS THE ONE – CRIBS
- ADORÈ – MAU MAU
- TRANS EUROPE EXPRESS – KRAFTWERK (SCHEGGE SONEEKE)
- WATER – DINOSAUR JR.
- PROCESSED BEATS – KASABIAN


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