Sono arrivato a casa nel cuore della notte e avrei voluto trovare la forza per poter scrivere subito di questo concerto, ma alla fine le forze mi hanno abbandonato. Alla fine ho dovuto cedere il passo, tralasciando il senso d’urgenza lasciatomi addosso dal duo di Mood.
Mentre la tangenziale mi riportava verso casa, in testa mi girava solo una frase “I Mood spaccano il culo”; poi mi torna in mente che hanno in due meno dei miei anni e m’impongo di contenermi, che alla mia età essere così eccitato per un live non è cosa che possa passare inosservata. Non vorrei prendermi del pervertito o di quello che vuole a tutti i costi farsi accettare da questo ambiente giovanile. No, in effetti non voglio fare l’Iwannabeforeveryoung, so benissimo di essere ormai fuori contesto in situazioni come queste, ma grazie alle pacche dei due ragazzotti posizionati in mezzo al Dancefloor del Vibra me ne dimentico. È una cosa molto bella se uno ci pensa bene: per niente forzata e di certo non imbarazzante.

Sì, suonano in mezzo alla pista, non su un palco e come piaceva dire a noi un tempo, menano come dei fabbri. Chitarra e batteria, poi effetti, pedali e un sacco di fantasia, ma soprattutto una sburla che a vederli seduti sul divanetto del backstage poco prima dell’esibizione, non diresti. A parte che mentre suonano io non li vedo. Sono relegato nell’angolino del Merchandisin con i gadget del Quarantenna1 e i due dischi che Mood hanno già messo in circolazione. Un tavolino a pochi metri dalla bufera di suoni da cui mi separa solo una coltre spessa e ondeggiante di persone. Un pubblico risucchiato dai musicisti, come se questi fossero il terminale di un vortice. Attraggono fatalmente con forza propria della natura e tutto ruota attorno ai loro riff, alle ritmiche mozzafiato ed incalzanti. Gi arpeggi dolci lasciano tempo di rifiatare, prima di lasciare posto alla grancassa che romba come se piovesse e rincorse, dialoghi fantasiosi fra i due. Si prendono e si mollano intersecandosi e gli arabeschi sonori fanno sembrare che a buttare l’anima nella musica siano in sette o otto, ma in realtà sono solo in due. Solo per modo di dire, perché è più che evidente che bastino e avanzino.
Per chi come me ha avuto occasione di vedere molte esibizioni e di ascoltare milioni di canzoni, sarebbe facile appoggio paragonarli a qualcosa di già sentito: dai cassetti della memoria mi escono in effetti molti nomi, perché Mood non è che siano una cosa mai sentita, però sono una cosa da sentire assolutamente se si ha voglia di emozioni.
Eccitato come un ragazzino, aggredisco l’esile signorina che vende magliette e CD, facendo man bassa di tutto. Mi faccio anche fare l’autografo sui dischi. Poi torno piano, piano il vecchio brontolone, il barista sgodevole del Bar Snob, il cinico melomane che ormai crede di aver sentito tutto, ma sono felice che questi due ragazzini mi abbiano smerdato.
Zio Zanna dice grazie ai Mood e soprattutto: fée a Mood…che a féer a mod a fée seimper in teimp!

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