Bar Snob

Più che altro per non dimenticar(Si)


Bar Snob – Episodio LXXVIII (VII-III) – 06 XII 2017

Dopo una pausa di riflessione si torna ad alzare la serranda del Bar Snob. La formula è quella solita. Niente capriole, niente genialate: solo un po’ di chiacchiere e di compagnia. Grazie a Giovanni che finalmente #schiodaulculodaldivano e ci raggiunge assieme all’irriducibile Lucia e a Francesco, che arriva felice dopo un po’ di gozzoviglie. Enjoy…

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COPERTINA

Siamo nell’era della comunicazione: da quant’è che sentite questo mantra?

5/10 anni? Forse più.

Questo si è ormai elevato allo status di verità assoluta, stando a quello che si sente in giro e guai provare a precisare, allargare il discorso a qualcosa di più preciso: la comunicazione dev’essere smart, leggera, intrigante e colpire il segno.

Insomma: non importa ciò che dici e se nemmeno lo dici, l’importante è dirlo bene! Anche il nulla detto bene funziona.

Solo che io proprio non ci salto fuori con questa cosa del lasciare perdere il significato delle parole e dei concetti e onestamente non mi va nemmeno che si continui a dire che ho detto una cosa diversa da quella che in realtà ho detto, solo perché magari non l’ho enunciata nella maniera che qualcuno ha deciso essere quella giusta. Chi è poi questo qualcuno, non è dato sapersi…

Sentirsi campioni di comunicazione solo perché si acciuffano dei like e degli elogi volanti, ha portato a scartare chi pallosamente non si accontenta di dirti una cosa, ma pretende di offrire un punto di vista argomentato, pieno e perché no, anche provocatorio, ma nei concetti, non nell’effetto.

Così sento un giornalista litigare con un altro, che sembrano due fidanzatini in rotta e qualsiasi cosa dica uno, l’altro gli contesta quello che ha capito lui.

Siamo alla follia.

Basiamo la famosa comunicazione, in realtà, sull’opposto di ciò che è vera comunicazione.

Ci appoggiamo ormai a dialettiche subdole e tanto viscide, quanto il devastante politically correct bigotto in cui soffochiamo sempre più. Come se fosse intelligente essere aristocratici e mazziati…

Nessuno dice più niente per paura di dover rendere conto delle proprie idee e ormai quei pochi che ci provano sono subissati dalla marea di stangate che beccano da chi ha più o meno volutamente deciso arbitrariamente di far loro dire altro, magari l’opposto.

Siamo talmente invasati di preconcetti, retropensieri, complottismo, sospetto da non renderci conto che siamo costantemente connessi nel vuoto spinto della non comunicazione: della solitudine intellettuale.

Tutti contro tutti a tutti i costi. Che sennò non c’è gusto.

Spicca solo chi fa la battuta più bella e gli altri nel cesso.

La gogna mediatica è roba da ricchi, per noi poveracci c’è l’incomprensione pilotata e costruita.

Se io dico bianco, ad esempio, ma tu insisti all’imbecillità (e da volgare imbecille) nello sbraitare che ho detto nero, sicuro ci sarà qualcuno pronto a dire che se lui ha capito nero forse io devo essere pronto a prendermi le mie responsabilità…anzi se non la pianto sono uno che non accetta il punto di vista degli altri e quindi sono uno che non sa discutere e che non vale la pena parlare con te.

Fatto fuori in un filotto semplice, veloce ormai standard.

Non importa più ciò che dici, quanto chiaro lo dici e perché lo dici: qualcuno ti dirà la verità su ciò che hai detto, cosa volevi dire fra le righe e il motivo che ti spinge a farlo.

È vero, le parole sono importanti, ma se nessuno le ascolta più, perché tutti credono di avere già dentro quelle giuste, che “non c’è bisogno che mi dici niente, ho già capito tutto”, a cosa serve starsi a sbattere?

Perché torturarsi quando nessuno ha più voglia di farti domande semplici e quindi ricevere risposte, perché sai che spreco dover vedere crollare la nostra posizione in merito a qualcosa, solo perché chi ne è protagonista non dice ciò che noi siamo convinti abbia detto?

Comunicazione?

No, si chiama arroganza e sempre più spesso stupidità. Non è più il male di essere ipocriti, ma proprio quello di sentirsi infallibili: follia da estinzione insomma, quantomeno dei rapporti e proprio della comunicazione.

Ora, forse avete capito perché ho deciso di stare un po’ per i fatti miei, di tenere chiuso il Bar e il perché non è escluso torni sulla decisione di smetterla di parlare al vento.

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LE RUBRICHE

LA RAGAZZA DEL METEO

meteoQualche volta si ha l’impressione che La Ragazza del Meteo ce l’abbia con la ciurma del Bar Snob, in particolare, ovvio con il Barista. Questa volta si scaglia contro i tuttologi, per l’appunto da Bar, dimenticando però che ormai la categoria infesta prevalentemente la rete ed i Social. Rimane il fatto che di fatto anche a lei piace dare il suo contributo alla tuttologia. Ma a noi in realtà piace così e speriamo che non smetta, come speriamo in realtà di non smettere noi per primi. Sappiamo non prenderci troppo sul serio, anzi…

Meteo. Salute a voi, Tuttologi laureati in “ognicosa” all’università dell’aperitivo. Oggi parliamo di quelli che la sanno, qualunque argomento, qualunque situazione, loro la sanno. Vuoi un’opinione? Non ha importanza, loro te la danno lo stesso. La pensi diversamente? Non importa, loro la pensano giusta anche per te.
Se per tua sfortuna, inconsapevole dei rischi, esprimi un’opinione ad alta voce con un tuttologo nelle vicinanze sei spacciato, anche se non ti conoscono loro ti spiegano subito come stanno le cose al mondo, anche nella tua vita, anche se non sanno chi sei, perchè il tuttologo sa tutto a prescindere, non gliene frega niente della tua opinione, lui vuole solo esprimere la sua. IMG_4204
L’ambiente naturale del tuttologo è il Bar, veh moh, ed è lì che dà il meglio di sé, con un pubblico raccolto che non può scappare, che quei 30 o 40 secondi di ascolto glieli regala mentre beve il caffè.
E allora, cari miei colleghi, esprimetevi, dite la vostra che io dico la mia, buttatela lì, lasciate il tempo che trovate, consumate ossigeno per evitare che lo respiri chi non la pensa come voi, e ricordate, come disse qualcuno “qualunque cosa tu voglia dire, sappi, che c’è qualcuno che l’ha già detta meglio di te”.
LA RAGAZZA DEL METEO

SCHEGGE SONEEKE

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Lali Puna “Scary World Theory” LP (Morr, 2001)

È naturalmente inevitabile, ma ogni volta che sento il nome di determinati artisti e o progetti musicali, non posso fare a meno di collegarli al viso di Max. Questa sera proprio per attingere dalla collezione di vinili che furono suoi e che ora sono a disposizione di tutti all’interno della Fonoteca che porta il suo nome, ho voluto rendere protagonista un disco che forse più di altri mi è impossibile scollegare da lui. Elettronica eclettica e raffinata, a tratti rarefatta, spesso dall’andazzo pop, ma sempre fuori dagli schemi di gran parte di ciò che si ascoltava dopo lo scavallamento nel nuovo millenio. Lali Puna sono stati una ventata di aria fresca, proprio nel momento in cui molti dicevano che anche l’elettronica aveva ormai dato fondo alle proprie risorse. Come in realtà il Rock’n’Roll non è mai morto, nemmeno il più avveniristico genere curato dal collettivo teutonico, nato nella musicalmente poco rinomata Monaco Di Baviera. Lontani da Berlino, lontanissimi da Londra, Parigi, Bristol e New York, Lali Puna si impongono con originalità, forza ed eleganza in un mondo intasato, ma ancora non saturo. Con il loro secondo lavoro sulla lunga distanza, intitolato “Scary World Theory”, cagano letteralmente la viola, come si sentirebbe dire sui divani di Radio Antenna 1 in una discussione fra noi e come sempre Max fu il primo ad arrivarci, almeno dalle nostre parti. Nei pomeriggi di quell’ormai lontano 2001 lo propose all’ignoranza all’interno dei suoi programmi e spesso, quando possibile, nei suoi Dj Set. Mi pare di ricordare che amasse selezionare più delle alrte “Bi-Pet” e così per fargli dispetto ed evitare che poi si monti la testa, ho scelto la mia preferita per l’ascolto, ovvero la ritmata e solida “50 faces of”.

VINILE IN SPOLVERO

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Soul Caughing “Super Bon-Bon” 12″ (Slash/London, 1996)

Si torna a ravanare nel torbido della mia discografia di Mix 12″ e questo giro gli occhi cadono su di un brano dall’ottimo tiro in versione originale, ma qui ripreso con una marcia in più nel Mezzanine Remix a cura di Propellerheads. Siamo poco dopo la metà degli anni ’90 e Soul Coughing si erano fatti notare in maniera decisa con il loro secondo o se preferite penultimo, album in studio: “Irresistible Bliss”. Copertina coloratissima e caotica, quasi psichedelica. Un melting pot di idee che non è difficile trovare all’interno della produzione discografica del quartetto Newyorkese fin dalla prima traccia di quello che è stato indubbiamente il loro disco più fortunato. La prima traccia era proprio la ballabile e ruffianella “Super Bon-Bon“: un’autentica caramellona gigante con cui invogliare alla prosecuzione dell’ascolto, che a dire il vero, in breve si disperde in un mite, seppur gradevole crossover, forse un po’ tardivo, per non dal sapore retrò di Urban Dance Squad addizionati al miele e che solo con l’ultimo album “El-Oso”, trovava una dimensione decisamente più marcata in ambito prevalentemente elettronico. Qui il connubio con uno dei progetti elettronici più in voga proprio per la seconda parte dei ’90, quello del duo White/Gifford sotto l’insegna comune “Propellerheads”, da quella marcia in più al brano, rendendolo assolutamente irresistibile sul dance floor. Il piedino s’è smosso anche questa volta sotto la consolle, spero sia valso lo stesso per chi era all’ascolto, mentre la polvere su questo vecchio 12″ veniva sospinta via nella rotazione del piatto.

THE LITTLE R’N’R SWINDLE

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Why? “Alopecia” (Anticon, 2008)

E se il colpevole fossi io? Forse non li ho capiti, forse semplicemente non è scoccata la scintilla, forse mi lascio influenzare dalla copertina orrenda, ma quando vedo la policromatica costina di “Alopecia” dei californiani Why?, mi chiedo ogni volta, in un gioco di parole perverso: “PERCHÈ?!?”. Non mi sono ancora dato una risposta a tutti questi perché, ma certo è che il CD di Why? (non sto facendo il furbo, giuro…) vorrei non averlo mai messo nella mia collezione. Ma lì sta e lì rimarra, perché continuo ad essere geloso anche dei miei errori o dei miei perché irrisolti. Musicalmente non sono così drammatici, anzi, a tratti piacevoli. Un pop rock con influenze varie, che qualche volta rilascia profumo di “The National”, altre di “Cake”. Insomma, un po’ un casino nel quale si fa veramente fatica a dare una risposta definitiva a quello che Yoni Wolf e compagni si sono appiccicati addosso fin dal nome. Davvero non me la sento di essere troppo severo con loro, o meglio, non per i disco in sé, ma certo quella copertina…ma perché?!? O meglio: ma cosa vi siete fumati?!?

A SUA INSAPUTA

7becad0513fa168344c9f1efebd84e3f_XL.jpgCi sono occasioni in cui non ci si può limitare a fare il compitino e sgattaiolare fuori dalla porta. Ci sono volte in cui è necessario fermarsi a pensare fino in fondo alle cose: al loro reale significato, al loro peso, alle loro ripercussioni da lì in poi. Non importa se non si è coinvolti e se il problema non ci tocca direttamente. Potrebbe succedere, ma non è nemmeno quella la motivazione che dovrebbe spingere le persone giuste e intelligenti a farsi domande. Limitarsi ad eseguire gli ordini, la storia insegna, non significa guadagnarsi l’assoluzione, e come diceva De Andrè “…anche se voi vi credete assolti
siete lo stesso coinvolti”. La storia delle occupazioni e relativi sgomberi a Modena (ma chissà quante situazioni analoghe non si conoscono), può anche contrariare, ma liquidarle con la sciatta risposta “è illegale”, non è degna di un uomo che ha a cuore i problemi di altri uomini: cercatene una più complessa e più dignitosa, altrimenti chiedetevi se non sia meglio farsi un esamino di coscienza.

Adesso provo in due parole a raccontarvi come siete preziosi, importanti, animali dal talento simbolico e culturale oltre che riproduttivo. Lo siete perché all’evoluzione della specie date un contributo che non si esaurisce nell’obbedienza alla forza o il rispetto della legge, come fa il labrador di vostra zia, ma sapete valutare contesti e motivazioni, scopi e differenze.

Siete preziosi e importanti perché il glorioso giorno in cui Rosa Parks ha disobbedito alle leggi dell’Alabama, non vi sarebbe mai venuto in mente di confonderla con un rapinatore o un grande evasore fiscale. Avreste valutato contesti, motivazioni, scopi e differenze per poi concludere che quella signora aveva fatto la cosa più illegalmente giusta che ci fosse in giro.

Il labrador di vostra zia no, lui è talmente soggetto al comando che avrebbe trovato sicuramente qualcosa da ridire, si sarebbe messo ad abbaiare che “se tutti facessero così” eccetera, ma voi sareste stati lì a fargli notare che per giocare alle astrazioni ci sarebbe stato tempo dopo. Che a volte noi umani sappiamo misurarci con la concretezza delle situazioni senza necessariamente ripetere delle paroline magiche e che se davvero tutti avessero fatto come la signora Parks sarebbe stata una gran bella cosa, perché la sua illegalità non aveva niente a che fare con quella del rapinatore o del grande evasore fiscale.

Perché a noi umani non basta una parolina per arrestare il sistema operativo che chiamiamo cervello, ecco perché siamo preziosi e importanti. Non basta l’occupazione di un luogo abbandonato per attentare alla proprietà privata, l’ex cinema Olympia occupato non vandalizzava nessuna legge ma rappresentava semmai una gran bella occasione per renderla più sensata, corretta, inclusiva e dunque migliore.

Sempre che non amiate così tanto le generalizzazioni da mettervi davanti allo specchio a ripetere: “Quella fottuta signora si era seduta in un posto dell’autobus vietato dalla legge, in democrazia si cambiano prima i regolamenti dell’autobus e poi ci si siede”, ma penso che a quel punto notereste che alla vostra immagine riflessa nello specchio vibra violentemente una palpebra.

PIERPAOLO ASCATI (30 XI 2017)

SCALETTA MUSICALE

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Un diario per fissare momenti e memorie altrimenti perse, dunque, che resta online e sfugge alla sfera privata solo per soddisfare quel poco di vanità che mi tiene lontano dal definitivo annullarmi: in pratica in vita.

Non troverete segreti, perché quei pochi che ho non li racconto e non li ammetto nemmeno a me stesso.

Antonio “Zanna” Zanoli

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