Bar Snob

Più che altro per non dimenticar(Si)


Bar Snob – Episodio LXXV (IV-III) – 01 XI 2017

Puntata festiva, che arriva dopo la festa della musica distorta e dei feedback raccontata al Caffè del Teatro a Fiorano da Andrea: la storia di Sonic Youth! Qui si parte coi Misfits e si arriva in fondo con Fellini. Si parla ovviamente di Halloween (che siamo poi sempre al Bar!) e di presunzione di essere i più belli. Il concetto di società che si sgretola sempre più di fronte all’interesse personale, ma anche storielle americane di sbronzoni sotto ghiaccio. Il Bar Snob, insomma, senza bisogno di spallate, che poi La Ragazza del Meteo s’incattivisce!

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Halloween.

Ci siete saltati fuori?

Vi hanno rapito il gatto per farci riti satanici?

Avete fatto ballare i vostri immacolati pargoli col cornuto?

Avete preparato la ciotola di caramelle o spianato la doppietta?

Avete dunque ceduto un altro pezzo di tradizione all’imperialismo americano o lo avete difeso con i denti, lo schioppo o anche solo con la preghiera?

Ma soprattutto: vi siete resi conto di quanto siamo andati da male?

Lo so, questa è una frase che starebbe meglio nella boccuccia al vetriolo de La ragazza del Meteo, ma questa volta non ho proprio voglia di trovare altre giustificazioni o accomodanti spiegazioni al delirio che la società italiana ha saputo creare intorno ad una festa mascherata.

I cattolici hanno perso un’occasione per dare veramente segno di aver capito ciò che comporta la propria religione e non un feticcio carico di babau e grondante bigottismo. Capisco la paura dell’estinzione, ma stravolgendo così ciò che dicono dovreste essere, non credete che di fatto accada ugualmente?

Gli antiamericani di mestiere hanno perso l’occasione di stare nascosti a vergognarsi per la doppia morale che li contraddistingue nelle polemiche che accendono; cos’è: vi dava fastidio il campanello mentre ingurgitavate tutto d’un fiato i nove episodi di “Stranger Things 2”?

I tradizionalisti integralisti hanno perso invece l’occasione per smentire chi pensa di loro siano dei musoni al gusto di muffa, che cercano d’imboscare la propria limitatezza nell’adulazione delle quattro cose che conoscono a menadito. E per non sbagliare, tutto il resto è semplicemente SBAGLIATO! Perché?…ma perché sì, ovvio!!!

Vado avanti?

No dai, basta così.

Che poi lo devo ammettere: anch’io anni fa mi misi un po’ di traverso di fronte a questa festa. Anch’io credo di aver detto roba senza senso tipo “questa festa importata”, ma poi ho semplicemente ricominciato a guardarmi intorno per capire che avevamo importato un sacco di cose che non mi piacevano o non m’interessavano e fra queste Halloween, di cui continua a fregarmi niente: proprio come del valore religioso del Ferragosto e anche del Natale.

Sono però tutti momenti in cui vedo che c’è dell’allegria.

Si esce di casa.

Si balla.

Si scherza.

Si schiamazza.

Si sta assieme.

I nostri bimbi si divertono.

Capirai cosa interessa a me se qualcuno ci guadagna che è una festa commerciale; come se fosse una novità che in una società come la nostra si lavora per guadagnare e ogni lavoro ha i suoi momenti topici, imperdibili, dei veri rigori…già proprio come il Natale e da qualche anno anche Halloween per i commercianti.

I Celti integralisti (esistono?) dovrebbero incazzarsi, se proprio, proprio, mica gli stregoni con la patente da esorcisti!

Come se un vero Cristiano s’incazzasse per la corruzione del vero spirito natalizio a partire da quel ciccione inventato da un pubblicitario americano, che però ho visto anche accettato sui sagrati, per far ridere i bambini mentre regala loro caramelle o balocchi: come non dargli ragione fra una cucchiaiata di capelletti e due fette di zampone coi fagioli e il puré?

Insomma, io dei sommelier della cultura (ma anche di quelli del vino), che sanno tutto loro, che s’inventano gli “odori di muschio giallo del bosco della Patagonia” pur di dire una cosa che sembra capiscano solo loro ed essere quindi (nella loro testa) i più toghi del mondo; dei crescenti e sempre più taglienti integralismi, beh, me ne sbatto i coglioni.

A me piace vedere la gente divertirsi, godersi la vita, stare bene e poi eventualmente tuffarmi a gozzovigliare fra loro e sol che si rispettino le regole basilari dell’educazione civica (di cui devo ancora avere il libro delle medie a casa), del mezzo che utilizzano per arrivare a questo dunque, proprio non m’importa. E nelle anime della gente non ci leggo, quindi non fatemi ridere, non provate a fare l’analisi logica della mia, che a volte non ci capisco nulla per primo!

Se vi piace brontolare, benvenuti nel club, ma se ci credete troppo di essere i più belli, scansate lo specchio e guardate fuori dal vostro giardino, che là fuori c’è un mondo che a volte è davvero troppo bello per preoccuparsi di voi.

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LE RUBRICHE

LA RAGAZZA DEL METEO

meteo Questa volta mi fa penare e mi fa giungere il prezioso contributo solo pochi minuti prima dell’apertura del Bar. Poi però si fa perdonare con un intervento che trova pieno appoggio nelle grazie del barista e, pare, anche degli scorbutici avventori: brutto carattere voi? No, è che io esco felice, poi incontro la vostra aggressività e mi arrabbio. Potrebbe anche essere una bella scusa per poi essere sgodevoli, ma in realtà puzza molto di verità. Voi che ne dite?

Si sintetizza con “brutto carattere”, ma si sta parlando di un infinito numero di IMG_4204cucchiaiate di fango mandate giù male, di groppi tenuti in gola per giorni prima di sputarli in faccia a qualcuno per riuscire a respirare.
La fate facile voi, apatici e accomodanti, tirate dritto per la vostra strada dribblando ogni ostacolo, animato o inanimato che sia, masticate anime come big bubble senza mai perdere di vista l’obbiettivo. Ma non tutti sono come voi, c’è gente che non ce la fa a passare la Alda-merini_fondo-magazinevita a calpestare schiene e cerca di far girare tutto senza lasciare a piedi nessuno, di spendere due parole per evitare che un sorpasso faccia troppo male, di lasciare il posto in fila a chi c’era prima. Uno parte sorridente, pieno di fiducia nell’umanità, poi alla terza spallata, alla sesta gomitata, e all’ennesima presa in giro le cucchiaiate di fango non vanno più giù, il sorriso sparisce, il cinismo prende il sopravvento e il carattere diventa “brutto”, non può che essere così.

E come disse qualcuno: “Mi sveglio sempre in forma. Mi deformo attraverso gli altri.” [cit. A. Merini].

LA RAGAZZA DEL METEO

VINILE IN SPOLVER

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Gus Gus “Starlovers” 12″ (4AD, 1999)

Gus Gus vengono dall’Islanda, terra lontana e gelida e che fino a quel periodo non aveva offerto molto al panorama musicale…beh, in effetti anche questo non è proprio del tutto vero, dato che se da 300000 abitanti riesci  a cavarne fuori una Bjork, forse potresti sentirti a posto per alcuni decenni. Certo non risulta immediato l’accostamento fra la ghiacciata isoletta nord europea ed i caldi suoni approcciati da questa band. Il funk a farla da base, con linee calde ed avvolgenti di basso, poi l’elettronica a dare l’originalità e spesso punte che sconfinano nella Dance. Cantati soul e gradevoli melodie completano l’opera. Qui siamo già a carriera inoltrata per la band, anzi vicinissimi al capitolo conclusivo della prima frazione di storia di questo progetto musicale in cui erano coinvolti ben 9 elementi. Singolo estratto dal terzo lavoro in studio “This is Normal”, che segna un punto di svolta e da il via libera ad rivoluzione interna che porterà di lì ad un paio di anni al netto ridimensionamento numerico all’interno della band che viene presa in mano dal triumvirato Stephensen, Guðmundsson, Þórarinsson. Singolare la collaborazione con 4AD, etichetta che nell’immaginario collettivo si era sempre distinta per la cura di altri suoni, ma redditizia almeno per questa prima parte di storia.

SCHEGGE SONEEKE

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Autechre “Ep 7.1” (Warp, 1999)

Se avete bisogno di una didascalia alla frase che sentite e sentirete spesso ripetere “Max era avanti”, forse dischi come questo possono fare al caso vostro per capire meglio cosa si intende comunicare.

Autechre non sono facili, non lo erano e non lo saranno mai, Autechre escono con forza dalla logica “rock” di cui abbiamo già parlato: attitudine che punta diretta alla sperimentazione, ma abbandonando i crismi di una composizione che segue le regole di questo denominatore comune, presente in gran parte della musica scelta anche da Antenna 1 nella sua storia, indipendentemente dagli strumenti utilizzati: basso, batterie o chitarra; Pc sintetizzatori cazzi e mazzi vari di cui non so nemmeno il nome.

“Autechre hanno un suono tridimensionale”, mi diceva Andrea Nocetti durante l’ascolto proprio di un estratto da questo album durante il mio set alla Soneek Room e la definizione ci sta larga: azzeccata direi! Ieri però ne ho letta una tecnica e sono rimasto un po’ a bocca aperta, perché noi rockettari siamo un po’ duri di comprendonio su certe cose: si parlava di “sintesi Granulare”. Tecnica alla base del lavoro di composizione in studio di Brown e Booth: leggetene qui, preferisco non avventurami troppo, per poi stramazzare grottescamente di faccia sul selciato della mia ignoranza.

Sì, noi rockettari siamo un po’ duri di comprendonio, ma grazia agli alfieri della sperimentazione come Max, prima o poi possiamo arrivare anche noi!

THE LITTLE R’N’R SWINDLE

R-2346671-1338029804-2435.jpegQuesta volta non ho scuse e pesco nel torbido, che più torbido non si può. Potrei dire che mi sono fidato, ma poi mi si potrebbe rispondere: “se i tuoi amici vanno nel fosso, tu li segui”? eh, mi sa che l’ho fatto!

Era da poco passata la metà degli anni ’90 e in Italia, dopo tanto attingere alle produzioni oltre manica ed oltreocenano, potevamo finalmente vantare una scena personale italiana. Alcune realtà fungevano da vero e proprio faro o comunque si erano guadagnate lo status di affidabili: la milanese Vox Pop di Spazio, Agnelli e Giovanardi o la Mescal di Luciano Ligabue e Valerio Soave. Poi le varie e sempre più presenti “indipendenti” come la vivacissima Gamma Pop. Ma sopra a tutte la la Dischi del Mulo, creatura discografica partorita dal ventre dell’universo C.S.I. (Ferretti/Maroccolo), da cui si beveva avidamente e senza tentennamento alcuno. Male, molto male! Perché fregare me e altri 9999 compratori del loro disco, magari ci sta (e diecimila copie nell’Italia di allora erano davvero tante per un disco “indipendente”), ma fregare i nostri santoni musicali è stato veramente un azzardo di alto livello. I veneziani Estasia infatti non hanno dato seguito all’esordio e non sono convinto solo per scelta personale, ma non vorrei risultare malizioso. Un disco che non so da che parte prendere. Provate ad ascoltare il podcast o riprendere il brano ascoltato. Non ho proprio parole. Perdonatemi…

A SUA INSAPUTA

american-beauty4Lasciamo per una volta il nostro inconsapevole preferito e cerchiamo di coinvolgerne un altro. È il “nostro” antennauniano di ritorno Stefano “Cocco” Covili, che scrive una frase forse già sentita, forse citazione non virgolettata, ma che contiene una banalità talmente forte da non poter far partire riflessioni più argute e profonde se si è, come detto sopra, dei rockettari patentati. Poche parole per racchiudere un mondo e per dare risposta ai tanti perché che ci siamo sentiti rivolgere da genitori, amici, fidanzate e conoscenti. Come diceva Ricky il figlio del Colonnello Fitts in “American Beauty” (qui la scena), gli omosessuali non hanno si preoccupano di farsi vedere come tali, per il semplice motivo che per loro non è una cosa di cui vergognarsi…beh per i rockettari è così normale sapere che le cose stanno così, che non sanno come spiegarvi perché non trovino attraente fare vasche nei centri commerciali. 

“…e alla fine ne ha salvate parecchie di vite il rock ‘n’ roll, compresa la mia: mi ha salvato da un posto in banca, dalle vasche nei centri commerciali, da un’esistenza vissuta in superficie, dalla palude della banalità.”

Stefano “Cocco” Covili (27 X 2017)

SCALETTA MUSICALE

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Un diario per fissare momenti e memorie altrimenti perse, dunque, che resta online e sfugge alla sfera privata solo per soddisfare quel poco di vanità che mi tiene lontano dal definitivo annullarmi: in pratica in vita.

Non troverete segreti, perché quei pochi che ho non li racconto e non li ammetto nemmeno a me stesso.

Antonio “Zanna” Zanoli

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