La voce è sempre messa peggio, che non sia colpa del fatto che devo smettere di parlare? Può essere, ma intanto ci provo a buttarmi ancora fiducioso nella mischia della discussione, con i prodi avventori che anche questa volta non tradiscono e mi accompagnano in riflessioni sul sarcasmo e mi aiutano a capire meglio l’ormai classico messaggio de “La Ragazza del Meteo”.

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Come avrete notato, da qualche tempo ho un po’ di problemini con la voce, che non mi tiene più botta e si perde con niente e, diciamocelo per uno a cui piace fare la radio, questo può essere un problema. Per adesso proviamo a tirare avanti e speriamo che non peggiori.
Mi direte: “fatti vedere!” E in effetti mi son fatto vedere. Mi hanno detto che boh, non c’è niente. Però è passato un po’ di tempo e magari ci torno.
Nel frattempo, visto che mi hanno detto che non c’era niente, io mi son chiesto: ma allora come mai?
La vecchiaia?
Mangio poche acciughe (che fra l’altro mi piacciono un sacco, ma per un altro casino devo limitare con mio sommo dispiacere)?
Urlo troppo di disperazione allo stadio?
O è solo sconforto?
Davvero, è solo una teoria scema, mica ci credo nemmeno io, ma delle volte mi viene da fantasticare che la voce mi vada via assieme alle cose da dire. Non che non abbia niente da dire, almeno mi pare chiaro il contrario, ma va ammesso che mi sto sforzando un sacco di fronte alle costanti allucinazioni in cui ci si imbatte parlando con le persone.
Mi tolgono letteralmente la voce, visto che testone come solito, non riesco proprio a mollarci e provo a ripetizione a spiegare, che no, non ha senso quella roba dei 35 € al giorno, ancora meno dire “io non sono razzista, però…” o che per fare dispetto alla moglie tagliarsi il pisello (e quindi per non dare i soldi a BigPharma ammazzare i propri figli!).
Tutte queste e tante altre cose non hanno senso, ma hai un bel da starlo a ripetere.
Insomma, mi sono chiesto: non è che la voce se ne va per zittirmi? Per dirmi: basta!
Hai perso!
Fattene una ragione.
Smettila di discutere con il vicino allo stadio che dopo 6 minuti della prima partita di campionato aveva già sentenziato che Altinier era un bidone (anche perché poi al momento ha ragione lui) e te lo ricorda ogni santa volta che posi il tuo sederino sul seggiolino 18 della fila 22, settore G dello Stadio Giglio.
Piantala con questa filippica sullo smettere di usare la macchina anche per andare al bagno!
E basta con ‘sta rottura di scatole sul non mettere le foto dei bimbi sui social, come fossero trofei personali, anziché persone!
È ora di finirla anche con la ricerca di logica e dialogo e credere nella scienza!
Beh, per stare al modo di ragionare che tanto pare in voga di recente, bisognerebbe semplicemente dire che me la sono cercata.
È colpa mia, insomma, che sì, “hai ragione, però…forse non era il caso, sì dai te la sei proprio cercata, alla fine ti sta bene”.
È da quando ero cinno che mi succede e di conseguenza che dentro di me penso “proprio una brutta roba avere ragione!”. Pensare che a me non è mai interessato averla, volevo solo essere libero di dire come la pensavo e magari suggerire un altro modo di vedere le cose, che, non si sa mai, magari poteva funzionare.
Comunque: alla fine della fiera, adesso mi va via la voce, perché proprio non l’ho voluta capire di mettermi zitto e rassegnato e così, oh che la pianto!
Ma che dite, dovrò preoccuparmi anche per le mani? Che a scrivere vado ancora forte e i Social, lo dicono anche alla TV, danno voce anche a chi non ce l’ha mai avuta, magari funziona anche per chi la sta perdendo?

LE RUBRICHE
LA RAGAZZA DEL METEO
Lo ammetto, questa volta ho fatto più fatica delle altre volte a seguire il ragionamento de “La Ragazza del Meteo”. Si parlava di sarcasmo fino a pochi minuti prima e trovarsi di fronte a quello che ha suonato poi come un’autocritica, mi ha messo in crisi. Non me l’aspettavo, Brava a lei, dunque e ai fedeli avventori Francesco e Lucia, che mi hanno aiutato a capire meglio il messaggio vocale di questo episodio. Di seguito il testo del messaggio: così poi mi dite cosa ci avete capito voi.
Mi costa ammetterlo, ma ci sono state persone di cui sono stata invidiosa. Non molte, ma qualcuna sì. Invidiosa di chi aveva quel modo di fare disinvolto in un contesto in cui io facevo una fatica inumana a fare la disinvolta, oppure perché aveva dimestichezza con un mondo che io avevo sempre vissuto di striscio, che mi pareva complicatissimo e che avrei voluto vivermi tantissimo, o anche perché aveva facile accesso ad amicizie che io mi sudavo. O forse tutte e tre le cose.
Poi, un giorno, qualcuno ha acceso la luce e io ho visto i fili.
Ho scoperto che la disinvoltura arrivava dal non aver mai dovuto cercare la porta d’ingresso, la dimestichezza dalle conoscenze di altri, le amicizie dalla condivisione di spazi ristretti.
E allora quel modo di fare sicuro e spudorato diventava un fuoritempo, ostentato con la sfacciataggine di chi si rifiuta di cambiare non perché non vorrebbe, ma perché non sa come si fa a stare fuori dalla cornice del proprio quadro. 
E alla fine, la disinvoltura che volevo non mi è servita, la dimestichezza nemmeno, le amicizie ce le ho lo stesso. Certo che se la accendevate prima sta luce……. Perché, come disse qualcuno: “La felicità la si può trovare anche negli attimi più tenebrosi, se solo uno si ricorda… di accendere la luce.” [cit.]
LA RAGAZZA DEL METEO
VINILE IN SPOLVERO

Rovistare nei vecchi Mix 12″ può portare spesso a progetti estemporanei, collaterali, semi fantasma e comunque limitati a poche pubblicazioni. Il fermento che univa in un crossover di suoni, ma anche di esperienze, estrazione e quindi strumenti, i musicisti sul finire degli anni ’90 e l’inizio del 2000 (periodo che ovviamente ritorna e ritornerà frequentemente in questa rubrica), lasciava spazio a collaborazioni veloci, progetti che nascevano quasi dal caso e purtroppo senza lasciare troppe tracce finivano presto nell’oblio, ma che non per questo non meritano approfondimento o riascolti.
I belga Dubtiles sono probabilmente annoverabili fra questi progetti musicali. Nello specifico si fatica anche a trovare informazioni su questo ensemble che arrivava a contare poco meno di una decina di protagonisti e che pubblicò alcuni EP sotto la connazionale Downsall Plastic. Purtroppo non è disponibile l’anno di pubblicazione ed anche le ricerche effettuate non mi hanno permesso di risalire con precisione a questo dato, ma stiamo parlando probabilmente del 1999/2000 o 2001.
Un basso profondo, sinth e ritmiche che si sposano con ciò che ai tempi veniva chiamato Big Beat. Non un capolavoro, ma di certo meritevole di una rispolveratina con l’ascolto della prima traccia “Rockinsla”.
SCHEGGE SONEEKE

Un tuffo negli anni ’80 che facciamo grazie ad una band che certamente non ha segnato la storia della musica, ma che ad Antenna 1 è sempre rimasta in bella evidenza, in particolare con gli EP prodotti dal trio britannico fra il 1984 e il 1985, in pratica nel mezzo della pubblicazione del primo, ostico “The Burden of Mules” e il suo più morbido successore “Standing Up Straight”. “Scarecrow” è il primo fra i tre EP prodotti da Robin Guthrie di Cocteau Twins e pubblicato proprio nel 1981 per la storica 4AD, iniziava a far l’occhiolino a sonorità più pop, che poi troveranno pieno compimento negli anni a venire fino all’unica Hit che le classifiche ricordino per la band (“A Girl Like You” del 1992).
Per l’ascolto della serata si è optato per la lunga e ritmata suite intitolata “Deserve”, seconda delle tre tracce originalmente incluse, fra cui compare anche una ruvida e sgangherata cover ti “Respect” di Otis Redding (anche se in molti ricorderanno meglio la versione di Aretha Franklin) in cui trova posto anche l’ospitata di Elizabeth Fraser.
THE LITTLE R’N’R SWINDLE

Torniamo ancora una volta a fine anni ’90, precisamente al 1999, quando usciva il secondo ed ultimo lavoro sulla lunga distanza per i londinesi Subcircus.
La band capitanata dall’eclettico frontman Peter Bradley si inserì senza grandi fortune nel panorama Pop cogliendo a piene mani ispirazione da Thom Yorke ed i primi lavori di Radiohead, che però nel frattempo erano già entrati in piena svolta elettronica, lasciando sempre più sullo sfondo le chitarre ficcanti, che invece il quartetto in questione continuava a miscelare alle vocalità teatrali di Bradley. Un’imitazione così pacchiana e fuori tempo che ancora mi chiedo come feci a farmi imbrogliare. Orecchie fulminate da una serata più pesante del solito in consolle?
A SUA INSAPUTA
Vi assicuro che ci ho provato a cercare qualcosa che non fosse suo, ma anche questa volta mi sono dovuto arrendere. Va poi a finire che si arrabbia e nel caso ve ne accorgerete perché la rubrica cesserà o andrà a singhiozzo senza più suoi pezzi. Che dire: ringrazio Pierpalolo, che anche questa volta è protagonista di questo spazio in cui a insaputa dell’autore si riprendono post da me giudicati interessanti e reperiti sui social. Questa volta un pezzo che risale all’anno scorso, ma che è tornato attuale grazie a richiami di alcuni amici del mio collaboratore a sua insaputa preferito. Un pezzo emozionante, commovente e pieno di umanità. Le chitarre che abbiamo scelto per accontentare la richiesta finale sono state quelle di Led Zeppelin…credo che andassero bene….
“Avevamo un amico strano che conosceva tutti i testi di tutte le canzoni del mondo a memoria e te li riproduceva suonando una chitarra elettrica immaginaria. A me quelli che suonano una chitarra che non c’è hanno sempre fatto molta simpatia: più sollevano il manico, più piegano le ginocchia e più imitano con la voce tutti gli effetti di una pedaliera invisibile più mi stanno simpatici. Solo che questo nostro amico teneva sempre e soltanto dei concerti individuali, nel senso che magari stavamo tutti insieme da qualche parte ma lui parlava di musica solo a te, che così dovevi rinunciare alle ghignate del branco e prestargli attenzione. Anche perché se non gliela prestavi ti faceva lo stesso un concerto auricolare, direttamente sulla spalla, dove alternava i brani a una conoscenza davvero enciclopedica di tutti gli album e i contesti. Il punto è che a venti o trent’anni non hai voglia di isolarti con un tipo che ti canta nell’orecchio e che quando parla ricorda Paperino. Fu questo a impedirgli di realizzare il suo grande sogno di lavorare alla radio, credo: il modo in cui parlava. Poi venti giorni fa si è buttato sotto un treno. Lo avevamo perso di vista e la notizia ci è arrivata per caso. Io come al solito preferisco concentrarmi sul modo in cui descrivere quello che succede invece di pensarci e basta, perché pensarci e basta è più dura, ma al di là dei limiti personali mi premeva chiedervi un favore. Se ve la sentite, a questo sconosciuto che per motivi maledetti non ha avuto nemmeno il funerale, vi chiederei di dedicare un pezzo o anche solo un ritornello con la chitarra a bomba.”
PIERPAOLO ASCARI (18 Ottobre 2016)
SCALETTA MUSICALE
- RISCHIATUTTI – GIANCARLO FRIGIERI
- AIN’T THAT A SHAME – FATS DOMINO
- THE AGEING YOUNG REBEL (Feat. KEN NORDINE) – DJ FOOD
- DESERVE – WOLFGANG PRESS (SCHEGGE SONEEKE)
- DEATH VALLEY ’69 – SONIC YOUTH
- PHAT PLANET – LEFTFIELD
- ROCKET RIDE – FELIX DA HOUSECAT
- EXCUSE ME MR. – BEN HARPER
- SENDERO LUMINOSO – SPARTITI
- SPYING GLASS – MASSIVE ATTACK
- SUPPEGJOK – LINDSTRØM & PRINS THOMAS
- ROCKINSLA – DUBTALES (VINILI IN SPOLVERO)
- GOOD TIMES BAD TIMES – LED ZEPPELIN
- MAN OF THE YEAR – SUBCIRCUS (THE LITTLE R’N’R SWINDLE)
- WHO LOVE THE SUN – VELVET UNDERGROUND


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