Bar Snob

Più che altro per non dimenticar(Si)


Bar Snob – Episodio LXXIII (II-III) – 18 X 2017

 

Una puntata che ci porta a più riprese a New York, grazie alla presenza in studio di Lucio Vallisneri, che ci presenta la sua “Guida Disordinata di New York” in uscita a breve su Incontri Editrice. Le nuove rubriche ed una, “A SUA INSAPUTA” che di fatto viene pensata in diretta ed entra fra queste a piene titolo, le ricorrenze, i compleanni, la musica e naturalmente La Ragazza del Meteo. 

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Non avere memoria è veramente pessimo.

Non parlo della Memoria storica che tanto è menzionata da qualche anno a questa parte, dico proprio la memoria personale, quella che riguarda la propria storia, quella delle piccole cose, degli incontri, dei dove e dei quando e magari anche dei perché.

Ad esempio, pensate mai al fatto che non ci ricordiamo proprio niente di quando eravamo bambinetti?

Io lo penso spesso quando guardo i miei e mi viene in mente che sarebbe davvero una scocciatura morire adesso che non si ricorderebbero nemmeno di me o poco, poco. Proprio una gran rottura di palle morire, ma così sarebbe morire proprio del tutto ed è una doppia rottura di palle. Perché in realtà, la memoria è la vita.

L’altra sera sono però rimasto confortato dopo uno scambio di battute sull’argomento con un amico.

Dopo una mangiata atomica di tigelle a casa sua, mentre mi avviavo a togliere il disturbo, sono passato alticcio e satollo vicino all’immensa libreria e come un bimbo guarda lo scaffale della cioccolata al supermercato, mi sono incantato sulle costine che senza sosta riempiono parecchi metri quadri di parete.

“ma come fai a ricordarli tutti?!?” m’è scappato chiesto.

E lui mi ha assicurato che infatti non se li ricorda tutti!

Ho tirato un sospiro di sollievo, perché credevo di essere io il cretino che ha cancellato la memoria sui libri letti tanti anni prima (ma non solo).

Vedo “Tropico del Cancro” di Miller. È la stessa edizione che ho io a casa e che lessi ormai una ventina di anni orsono e aggiungo: “ecco, questo l’ho letto, ma l’unica cosa che ricordo è che mi era piaciuto un sacco”

Lui, laconico, mi ha risposto: “ Eh ti pare poco?!?”

La memoria cancella parti di vita, ma dicono che in realtà noi siamo figli di tutto quello che ci è passato davanti, sotto e sopra. Anche se non ce lo ricordiamo.

Poi ogni tanto scoppiano dei ricordi a caso. Chissà da dove vengono; chi è che attiva il detonatore, ma soprattutto, perché ritornano proprio quel giorno lì e in quel momento lì.

MI viene in mente la storia del chiodo raccontata ne “la leggenda del pianista sull’oceano” o di “900” se volete fare i letterati.

Mentre stai nuotando o mentre stai per scalare una marcia per prendere meglio una curva verso Carpineti.

Sono fulmini che qualche volta fanno sorridere, altre volte ti fanno venire i lacrimoni e allora ti vien da pensare che forse era meglio quando erano fusi nel magma indistinto del passato.

Io da qualche tempo mi son messo a scrivere in un blog, soprattutto perché così mi ricordo cosa ho visto, cosa ho letto e cosa pensavo in certi momenti di certe cose, perché, lo ammetto: essere smemorati è una cosa che mi sta proprio antipatica, anche se non quanto rileggersi stupidi o in disaccordo con il noi di oggi.

Già, la memoria a volte è un bel rischio, altre addirittura una lama piantata nel costato.

Ecco, forse, perché a volte, perdere la memoria non è poi così male: lascia il tempo di rifiatare, prima che un fulmine tolga secco il fiato e rischi di farci sbagliare la curva verso Carpineti o bere un po’ d’acqua mentre si nuota.

Non avere la memoria è davvero pessimo, ma quando torna di colpo è quasi peggio.

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LE RUBRICHE

LA RAGAZZA DEL METEO

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In effetti la vita ti impone spesso dei percorsi che diventano talmente lunghi ed estenuanti da farti perdere la cognizione del perché ti ci sei avventurato. È evidente che non se ne potesse fare a meno, ma anche che ad un certo punto non si vede l’ora di arrivarci in fondo. 

La Ragazza del Meteo si inerpica questo giro su un argomento molto filosofico, ma anche molto da eterno adolescente, quale siamo ormai un po’ tutti in quest’epoca con pochi punti di riferimento e molte incognite. 

Un Bonattiano come me ha sempre sposato la filosofia del viaggio e dell’ideazione dello stesso come la parte più succosa del viaggio stesso, ma in effetti, se il viaggio è dentro sé stessi e non per una meta fisica, le cose possono complicarsi e alla prima sosta la voglia di piantare lì tutto diventa un nemico difficilmente battibile.

Chissà se ho capito quello che voleva dirci la nostra amica: durante il programma è un po’ sfuggito il succo del discorso, ma con New York sullo sfondo era difficile non incappare in questo probabile qui pro quo. Voi che ne dite?

Meteo. Andiamo avanti con i “sentito dire”.

Quando vai, per tanto tempo, verso una destinazione lontanissima, muovendoti pianissimo, con passi piccolissimi capita di dimenticarti da dove sei partita, dove stai andando e perché lo stai facendo. Quando mi capita improvvisamente io ho di nuovo 18 anni e sono seduta sul pavimento del bagno di mia madre. Perché ci sono delle volte, quando vai, per tanto tempo, verso una destinazione lontanissima, muovendoti pianissimo, con passi piccolissimi, che ti stanchi. E allora ti siedi, dove sei. E a quel punto lì, se non ti ricordi da dove sei partita, dove stai andando e soprattutto perché lo stai facendo, rialzarsi in piedi e ricominciare a metter un piede via l’altro non è più possibile.IMG_4204 Quelli che dicono “non importa la partenza, non importa l’arrivo, importa quello che provi durante il percorso”. Beh, evidentemente non si sono mai mossi lentissimi a passi piccolissimi, non si sono mai stancati e non si sono mai seduti, se no ti direbbero una cosa diversa, ti direbbero “non importa la partenza, non importa l’arrivo, importa arrivare da qualunque parte, e, possibilmente, arrivarci vivi”.

LA RAGAZZA DEL METEO

VINILE IN SPOLVERO

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Trüby Trio “A go go / Carajillo” 12″ (Compost, 1999)

In diretta, erroneamente, si è detto che questo EP 12″ targato Rüby Trio ed uscito per Compost Records, risaliva al 2003, mentre l’uscita ufficiale per il trio tedesco è relativa al 1999. Chiedo venia.

 

Suoni parecchio in voga in quel periodo di confine che ballavano attorno al millenium bug, con l’elettronica ormai parte sempre più integrante anche di progetti dallo sfondo legato a classiche ritmiche jazzate, bossate e dal gusto morbido e raffinato. Non di rado, a dispetto dei forti richiami sudamericani ci si imbatteva in questi meltin pot ad opera di ensamble teutonici o comunque nord europei. Saliti agli onori delle cronache nel sempre più prolifico mondo del Nu Jazz e del Breakbeat (o del Broken Beat, come qualcuno scrive nelle attuali bio), il trio tedesco ebbe in realtà carriera discografica breve e dopo la pubblicazione di un album nella nota collana Dj-Kicks (!K7, 2001), un paio di publicazioni per la Compost, uscirono della scena che nel frattempo aveva abbandonato progressivamente le ritmiche di cui rimangono comunque indicati negli annali, come ottimi e importanti interpreti.

SCHEGGE SONEEKE

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Andrew Oldham Orchestra “Chorus & Rarities” (See For Miles, 1984)

Il giorno in cui fu inaugurata la Sonnek Room, eravamo tutti un po’ emozionati e sostavamo nervosamente nel cupo, ma afoso pomeriggio sul piazzale antistante l’ingresso di Casa Corsini, a Spezzano. Chiacchieravamo fra noi e fu bello tornarsi ad incontrare, in alcuni casi anche dopo anni, comunque nella maggior parte dei casi dopo molti mesi. Non appena il Sindaco di Fiorano Tosi tagliò il nastro inaugurale, ci riversammo rumorosamente e disordinatamente, con una sorta d’impazienza, verso l’interno della struttura, pigiandoci nello stretto corridoio sul quale si apre la stanza  magistralmente allestita . Appena giunti sulla soglia tutti zitti come se una membrana silenziatrice avvolgesse chi si addentrava fra la suggestiva atmosfera apostrofata dalle scampanellanti melodie di “The Last Time”. 

Andrew Oldham nasce come pubblicitario e come tale arriva al mondo della musica per seguire la promozione di importanti artisti, non ultimi i Beatles. L’escalation nel mondo del rock fu rapidissima e fortunatissima a testimonianza di un talento spiccato e di un istinto che, anche grazie all’esperienza maturata nel campo della moda, lo porta a rendere irresistibili le proprie creature, a partire dalla sua più celebre: the Rolling Stones. La band viene plasmata letteralmente come alter ego dei Baronetti di Liverpool, per creare il fenomeno musicale di cui produce i primi lavori, con successo e portandoli dove la storia del Rock ben ricorda. Nel frattempo fonda un’etichetta e il suo fiuto commerciale lo porta a sfruttare al massimo le melodie delle band con cui lavora, istituendo l’Orchestra con cui incide cover orchestrali di celebri melodie alla base di grandi brani, fra cui proprio “The Last Time”, poi srubacchiata diversi anni dopo da Verve (con lunga e appassionante querelle legale) per la loro celebre “The Bittersweet Symphony”. Una delle dimostrazioni più lampanti di quanto dietro al selvaggio Rock’n’Roll ci fossero menti spesso diaboliche e autentici architetti di ciò che per lunghi anni pareva l’emblema della naturalezza, ma altro non era se un perfetto prodotto commerciale frutto di equilibrio fra libertà d’espressione e la capacità di incanalarla nei panni giusti, prima ancora che nei canali giusti.

THE LITTLE R’N’R SWINDLE

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Zebrahead “Playmate of the Year” (Columbia, 2000)

Credevo di essere il solo o comunque fra i pochi ad essersi messo in casa questo Album, ma in pochi istanti è emerso che in realtà così non era. A cavallo del 2000 il punk rock californiano ha vissuto uno dei momenti più entusiasmanti e fortunati della propria storia, con band come Offspring, Sugar Ray e Green Day, così come gli scandinavi Millencolin, finiti dai piccoli club sui palchi di mezzo mondo a fare da Headliners per molti dei vecchi e nuovi festival musicali più importanti del globo. Mentre NOFX e Bad Religion rimanevano fedeli alla linea e quindi schiacciati nel mito di sé stessi e del periodo d’oro che li aveva visti esplodere ad inizio anni ’90, un sottobosco sempre più fitto di band dedite a melodie sempre più ruffiane e da imprinting pesante, iniziò ad affollare la programmazione di network e le pagine della stampa specializzata. Si crearono addirittura riviste e canali appositi con un occhio di riguardo per queste sonorità alle quali ovviamente veniva accostato un look, un’attitudine e uno stile di vita. Inevitabile che gran parte di questo impetuoso fuoco si disperdesse e venisse dimenticato, essendo di fatto usata come combustibile la paglia. Poche idee rigirate in modi sempre più improbabili e fondamenta artistiche davvero relative. La fretta di arrivare che pagava lo scotto della fretta del pubblico di rimpiazzare con qualcosa di nuovo ogni giorno. Piccoli momenti di gloria, che in fin dei conti si tradussero in manna dal cielo per chi forse non li avrebbe nemmeno meritati. Senza infamia e senza lode: ma all’epoca fregò anche me.

A SUA INSAPUTA

A SUA INSAPUTAQuesta rubrica nasce casualmente. Nasce dalla volontà di cercare di dare continuità ad una involontaria abitudine che già lo scorso anno si stava affermando, cioè quella di srubacchiare dalla rete e in particolare dai Social Network, pensieri interessanti. Pensieri che ostinatamente cercano di andare lontano dalla caciara tipica e sarebbe quasi giusto dire “normale” che regna nel mondo virtuale di Facebook e affini. Cercherò di scegliere un pezzo, anzi un post alla settimana e se non troverò nulla, beh: saltiamo il giro. Per la seconda volta consecutiva è l’amico Pierpaolo (che temo sarà suo malgrado chiamato in causa molto spesso, sempre che non decida di farmi causa). Provvedo fra l’altro ad aggiornare la pagina dell’Episodio inaugurale di stagione con il pensiero che gli presi senza permesso la settimana scorsa. Ecco quello di questa settimana:

La memoria la immagino con una capienza massima, un locale che quando si riempie bisognerebbe fare pulizie, buttare via qualcosa. Solo che dire dimentico la capitale della Bolivia non si può, perché così la stai tenendo. Mi torna per esempio in mente una vecchia canzone di Fiorello della quale farei volentieri a meno, ma non c’è verso di buttarla. Succede così che tutte le volte in cui parlo della Grande Guerra devo tornare a controllare come andarono precisamente le cose, perché la canzone di Fiorello impedisce agli austriaci di entrare. Sono soddisfazioni.

PIERPAOLO ASCARI

SCALETTA MUSICALE

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Un diario per fissare momenti e memorie altrimenti perse, dunque, che resta online e sfugge alla sfera privata solo per soddisfare quel poco di vanità che mi tiene lontano dal definitivo annullarmi: in pratica in vita.

Non troverete segreti, perché quei pochi che ho non li racconto e non li ammetto nemmeno a me stesso.

Antonio “Zanna” Zanoli

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