SPIEGONE PRELIMINARE: Da quest’anno, avendo inserito nuove rubriche, la pagina dedicata all’appuntamento settimanale radiofonico con il Bar Snob diventerà unica e quindi più ricca di contenuti e anche di immagini legate alla serata.

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COPERTINA
Non c’è due senza tre, dice il detto…ma potrei cavarmela così?
Ma non è certo per tenere fede al celebre adagio popolare che sono qui ad aprire la terza stagione del Bar Snob.
Intanto sono qui e qui è Radio Antenna 1, perché Radio Antenna 1 esiste, che non è mica una cosa scontata, anche se qualche volta rischia di passare come tale.
Poi sono qui perché Radio Antenna 1 è fatta così e lascia spazio anche a quelli come me (anche peggio a volte, incredibile a dirsi ma fidatevi, è così!) e a programmi come il Bar Snob.
Ma veramente, perché sono ancora qui?
Non so per voi, ma per me il perché è davvero importante! O meglio È il motivo.
Inizialmente mi interessava solo dare la possibilità alla gente di parlare e a me di parlare con loro, qualche volta è anche servito, forse meno di quanto mi aspettassi e infatti ho pensato a lungo di aver fallito il progetto che avevo in testa fin dall’inizio.
Quindi? Perché perpetrare un fallimento?
Beh, ora lo ammetto: questa volta parto con il progetto di stare qui per me!
Ci ho pensato un po’ se tornare oppure no.
Ho deciso di sì, ma al solo patto con me stesso che lo facessi per me.
Non è che non voglio più fare parlare la gente, anzi, la formula di base non cambia e sono qui pronto ad accogliere chi pensa di meritare uno spazio e che non abbia paura di vedersi, gentilmente, ma senza appello indirizzato verso l’uscio.
Il Bar Snob rimane un posto con la voglia di accogliere, preferibilmente idee interessanti, persone con qualcosa da dire o anche solo voci che sono stanche di starsene da sole.
Ma non raccontiamocela, non ho più voglia di farlo solo per voi e per quelli che arrivano: ho bisogno che serva a me, perché lo ammetto, mi serve di un’iniezione di quella che se volete possiamo chiamare speranza.
Necessito impedirmi di affogare nella solitudine cervellotica del salotto e schiodare il culo dal divano, come sempre, non può che servire soprattutto a stare in contatto con il mondo e ad evitare di squagliare l’umanità in uno parallelo, viziato dalla percezione e frustato dalla paura.
Ci saranno anche alcune novità che mi sono state suggerite più o meno direttamente da persone che ho incontrato al quarantenna1 (e grazie anche per quel bagno di affetto!), oppure per la strada, perfino dove meno te lo aspetti, tipo al CERSAIE: in più di uno mi ha detto che ascolta il Bar Snob ed io mi stupivo sinceramente, perché mica pensavo che certe persone potessero usare il proprio tempo per ascoltare le storie del bancone; altri ancora che “preferisco quando sei da solo”, oppure “bello quando parli di musica, lo fai poco”.
Allora penso che chi ti ascolta ha le orecchie più lunghe delle tue e tu bisogna che almeno un po’ ascolti loro e così ho provato a capire come mettere a frutto questi suggerimenti, queste impressioni, questi sguardi da fuori.
Ho provato quindi a ritagliare piccoli momenti tutti per me, che vivranno indipendentemente dal fatto che qui a bancone io sia solo o in compagnia. Mi perdoneranno gli avventori, che per me rimangono fondamentali per una buona serata al Bar Snob, che io continuo a preferirmi quando sono accompagnato, ma ci saranno due tre momenti in cui chiederò loro di zittirsi, di ascoltare qualche minuto e mi farò aiutare dalla musica, dai dischi di Max, dai miei vinili fermi da troppo tempo e da quei dischi che ogni volta che li vedo fra gli scaffali ancora mi scappa ad alta voce un “che fregatura”.
Non c’è due senza tre era più facile, sicuramente, ma a me le cose facili non sono mai piaciute, altrimenti mi farei schifo da solo e per brutto che sia, vi assicuro che non è così, anzi, mi regalo il Bar Snob: lo faccio per me!

LE RUBRICHE
Da quest’anno cercherò di arricchire ogni puntata con alcune rubriche nuove, più la nuova formula di quella che l’anno scorso ci ha portato a conoscere La Ragazza del Meteo, dedicando qualche parola a dischi da spolverare, dischi di Max e a quelli che ti chiedi perché mai ti è venuto in mente di comprarli.
LA RAGAZZA DEL METEO
Dopo averla conosciuta e dopo aver svelato il mistero su cui abbiamo giocato per l’intera stagione passata, con Daria s’è pensato ad un modo nuovo per dare un senso alla presenza de “La Ragazza del Meteo” e visto che per me ha una voce molto radiofonica, ho creduto fosse una buona idea chiederle di farmi avere una registrazione dei suoi messaggi e non più solo il testo, che comunque continueremo a pubblicare qui sul blog, assieme alla traccia audio dell’intervento. Per la puntata inaugurale una presentazione senza stoccate, ma solo lo spiegone e la promessa di essere fedele alla fetenza che l’hanno contraddistinta per l’intero anno.
Meteo: tempo…. Tempo. Ok. Un attimo. Niente “tempo”. So che vi state chiedendo cosa ci faccio ancora qua. Allora: non sono metereologa, non sono dj, non sono scrittrice e nemmeno autrice. Sono stata barista però per un po’, vale?
Avevo detto “una volta”, sono state 30 e passa.
Avevo detto “una stagiona”, beh, saranno almeno 2.

Premetto tutto questo perché, dato che sarò appunto ancora qua, mi sembra giysto che quando penserete “ma questa non capisce veramente niente” lo possiate pensare di una persona vera, non di un personaggio nascosto dietro a uno pseudonimo.
Quindi, mi presento, sono La Ragazza del Meteo, apprendista barista, con vena polemica/cinica/caustica non indifferente e spaccio gratuitamente i miei punti di vista e le miei opinioni non richieste al bancone del Bar Snob ogni mercoledì.
Benvenuti alla terza stagione di apertura e, come disse qualcuno, “sì. Siamo tornati.” [CIT.]
LA RAGAZZA DEL METEO
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VINILE IN SPOLVERO

Nella mia lunga esperienza come Dj nei vari locali rock in cui ho avuto il piacere e l’onere di mettere i dischi, ho riempito scaffali di dischi chiamati in gergo Djistico “MIX”. Si tratta dei singoli più ballabili stampati in formato 12″ (lo stesso degli LP per intenderci). Spesso erano corredati da Remix o comunque da B-Side che raramente venivano considerata, ascoltate e proposte, ma che in realtà potevano rappresentare altissimi momenti di creatività e interessantissime prooposte musicali, ma per l’appunto, destinate spesso all’oblio. Vedere questi dischi incasellati in ordine, ma in totale stasi, mi ha sempre provocato una piccola sofferenza: come tenere degli animali in gabbia. Ogni tanto cercavo di dare un po’ di aria a qualcuno di loro, pescando a caso e facendoli girare a turno sul piatto. A questo punto mi son detto che meritavano almeno una possibilità di essere diffusi e ascoltati. Non riuscirò a proporveli tutti, ma almeno quelli più significativi o comunque più inerenti alla puntata, potranno rifarsi vivi alle vostre orecchie e tirarsi via di dosso la polvere che li ingrigisce e li intristisce.

Per il primo appuntamento, vista la serata contestualizzata nella settimana dedicata agli anni ’90 ho pensato di riprendere questa Withe Label non datata, ma che a memoria ho trovato e comprato al Dee Jay Mix di Cesena (in realtà, secondo me risalente ai primi mesi del 2001 come pubblicazione).
Erano gli anni in cui si diceva che Norman Cook, con l’Alias FatBoy Slim, trasformasse in oro tutto ciò che toccava. Ne è esempio lampante il singolo “Brimful of Asha” di Cornershop, che una volta passato sotto le mani del Dj Inglese uscì con un Remix che sbancò le classifiche di mezzo mondo e fece saltare le piste da ballo ad ogni latitudine, innestandosi nella memoria di molti di noi in maniera indelebile, assurgendo a pieno titolo allo status di grande classico. Coi suoi dischi aveva aiutato noi Dj a far ballare con leggerezza, ma con un occhio all’attualità. Manna dal cielo questo pop elettronico, capace di sfondare ogni resistenza della pista e in ogni contesto, accontentando trasversalmente il pubblico più esigente, così come quello meno accanito.
L’ex Housemartins, che già aveva tentato il rilancio con lo pseudonimo “Pizzaman” divenne un autentico semidio della consolle e non si limitò più a riempire solo club e palazzetti, ma all’alba del nuovo millennio arrivò a riempire le spiagge di Brighton e di Rio de Janeiro con decine di migliaia di persone in happening dall’eco mondiale.
In questo vinile è incisa una versione Live, proveniente proprio da una di queste performance, in cui vengono magistralmente miscelate la sotica Hit rollingstoniana “Satisfaction” e la non meno ballata “Rockafeller Skank” dello stesso Fatboy Slim.
SCHEGGE SONEEKE

Come ho avuto modo di raccontare anche fra le righe di questo Blog, proprio un mesetto orsono si andava ad inaugurare la meravigliosa “Soneek Room – Fonoteca Massimiliano Teneggi”, presso Casa Corsini a Spezzano di fiorano Modenese. Piccolo scrigio pieno di pietre preziose sotto forma di Vinile. Per chi ha conosciuto Max il valore aggiunto è che questi fossero i suoi vinili, ma in generale l’emozionalità di questo progetto può essere colta semplicemente scorrendo titoli che passano dalla musica classica al Jazz, fino alla’Elettronica anni ’90, il Pop Britannico e ancora la New Wave degli ’80 o il Punk dei ’70. Sono circa 500 i titoli pronti a soddisfare un percorso eclettico, avvincente e decisamente eterogeneo, che trova però un filo conduttore proprio nel modo di pensare alla musica del compianto Max. Spulciando la lista dei dischi presenti nella piccola, ma rovente stanzetta in cui i dischi alloggiano oggi, ho riacceso una curiosità sopita e ho scoperto dischi nuovi per le mie orecchie e che ho pensato valesse la pena valorizzare con questa rubrica, che cercherà di spulciare un po’ più da vicino alcuni di questi titoli, senza dimenticare il contesto in cui uscivano e la storia degli artisti dalla cui mente sono usciti.Anche per questa nuova rubrica, ho deciso di partire facile e di restare legato alla serata danzereccia che si consumerà sabato 14 al Vibra di Modena, con il focus sulle uscite negli anni ’90.
Quando sentii per la prima volta questo pezzo ero sulla pista del Maffia di Reggio Emilia e nonostante non facessi uso di sostanze stupefacenti, rimasi letteralemente folgorato, meglio dire allucinato sotto le luci stroboscopiche. L’ondata elettronica di metà anni ’90, con le derivazioni varie che la contraddistinguevano era ormai entrata nelle orecchie di molti, spaccando in due chi voleva ascoltare musica ad ampio spettro dando alla parola rock il significato di un’attitudine e non esclusivamente il richiamo classico a chitarre distorte e batterie roboanti. Thomas Bangalter e Guy-Manuel de Homen-Christo sono ora delle star che difendono la propria pricavy dietro robotiche maschere, ma all’epoca erano solamente due fra le centinaia di autori della così detta ondata French Touch. Il loro Homework si sarebbe però presto rivelato un’autentica bomba nel mondo della musica e avrebbe consacrato il duo parigino come fra i più creativi e importanti interpreti di un suono che sapeva essere potente, innovativo, originale, seminale e probabilmente grazie alle precedenze esperienze musicali dei due, decisamente rock, per quanto costruito quasi totalmente con sitentizzatori e macchine.
THE LITTLE R’N’R SWINDLE

Quando guardo i miei dischi, spesso mi soffermo sulla costina nel bel mezzo della fila e mi risuona in testa sempre la solita frase “che fregatura!”. Dischi che spinti dall’impeto del momento si è comprato per poi doverli archiviare come delusione. In questa rubrichetta non andranno necessariamente dischi brutti, ma dischi che mi hanno deluso. Dischi che credevo mi avrebbero fatto innamorare e invece, sotto, sotto mi hanno…fregato.
Vale quanto detto per le altre rubriche: partiamo senza complicarci la vita. ricordo benissimo che in radio questo disco è stato per molti di noi il sinonimo della delusione, della fregatura. John Squire circa una decina di anni prima aveva fatto sognare con le performance in quel paradiso musicale chiamato Stone Roses, band che aveva segnato il passaggio del pop britannico, scaldando e ritmando le sonorità anni ’80, svecchiandole e anticipando i suoni ed i ritmi che di lì a poco avrebbero fatto la fortuna di diverse band d’oltre manica, nei primi anni ’90.
Un disco non brutto, ma senza nemmeno l’ombra della fantasia e del tiro che Squire aveva dimostrato di possedere nelle sue apparizioni precedenti. Un disco che suonava ampiamente fuori contesto e fuori tempo massimo. Non a caso l’unico uscito per il collettivo di Seahorses.
A SUA INSAPUTA
Lo spiegone di questo lo trovare nella pagina dedicata all’Episodio LXXIII (II-III), perché l’idea è venuta lì…
CONTRO LA CITTÀ FATTA A PEZZI
(un manifesto tutto mio, esaltato sì ma non imbroglione)
La politica sogna la peste. Perché in presenza della peste il controllo totale della politica sulla città non solo è consentito, ma auspicabile. Può frugare nelle case, sotto le lenzuola, spezzare i legami sociali e di sangue, delegare agli individui terrorizzati la sorveglianza dei rioni, i pianerottoli, le soffitte, la porta accanto. La politica sogna una collezione di individui isolati dal fantasma assassino di tutti gli altri, una città in stato di quarantena.
A portare la peste sono loro: i tossici, le puttane, i mendicanti, gli alcolizzati, gli stranieri. Bisogna schedare e definire, bisogna disinfettare le strade e suddividere la città in zone e funzioni ben precise. L’inosservanza della quarantena verrà innanzitutto considerata indecorosa, ma della casa di un ricco avete mai sentito dire che è indecorosa? No, il decoro urbano non lo riguarda, il decoro serve per tenere a bada chi non ce la fa.
La politica sogna una città perfettamente riassunta nelle panchine con il dissuasore, dove il barbone non possa accucciarsi, quella della peste è una politica dei corpi. Riprendersi la città e liberarla dalla quarantena, allora, significa infrangerne soggettivamente le dissuasioni, attraversarla, percorrerla, ricucirne il tessuto lacerato dalla ripartizione in zone e quartieri nuovi, anche mentali, sconvolgerne il funzionalismo e liberare lo spazio pubblico dall’indecenza dei privilegi: le panchine con il dissuasore sono più incivili del mendicante.
Qualcuno l’ha definita una “grammatica generativa dei passi”, una rifondazione della città a partire dai corpi che tornano a calpestarne le strade e a sfondarne i confini. Non per renderli ancora più profondi, come fanno le ronde fasciste, ma per riannettere i quartieri alla libera circolazione della cittadinanza, tutta. È una città in cui si può finalmente spegnere il televisore e tornare fuori, perché diciamoci la verità: tante volte il parco infestato dallo spaccio lo vorremmo semplicemente vuoto, grazioso, parcheggiante, “sicuro”, ma non ci sfiora neppure l’idea di trascorrerci un pomeriggio di astinenza dal circuito asfittico dei consumi e della distinzione, soprattutto culturale.
Il principale nemico della peste è la nostra voglia di tornare nei parchi, di abbattere le recinzioni dello spaccio e della città zonizzata, di oltrepassare un confine interiore: quello della politica è un sogno di servitù volontaria. Se non fosse che i corpi non si riducono a un assemblaggio di funzioni, ma le eccedono. I corpi vibrano, esultano e si connettono tra di loro molto prima che il cervello abbia detto pronto. Usciamo dall’incubo della peste e lasciamo che si incontrino, prima che la politica abbia sognato fino in fondo la distruzione di ogni attrito, compresa se stessa.
PIERPAOLO ASCARI
SCALETTA MUSICALE
- CANZONE CONTRO LA PAURA – BRUNORI SAS
- EVERLONG – FOO FIGHTERS
- SATISFACTION SKANK – FATBOYSLIM (VINILE IN SPOLVERO)
- PURE MORNING – PLACEBO
- BANQUET – BLOC PARTY
- YOU SHOOK ME ALL NIGHT LONG – AD/DC
- GOLDFINGER – SHIRLEY BASSEY
- THE HISTORY REPEATING – PROPELLERHEADS (Feat. Miss Shirley Bassey)
- KARMA POLICE – RADIOHEAD
- DA FUNK – DAFT PUNK (SCHEGGE SONEEKE)
- CONNECTION – ELASTICA
- I WAN’T YOU TO KNOW – SEAHORSES (THE LITTLE R’N’R SWINDLE)
- BLACK STEEL – TRICKY


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