Bar Snob

Più che altro per non dimenticar(Si)


La Fratellanza (Shot Caller)

Quante volte nella vita vi sarà capitato di dire o pensare “bastava poco per…”: in diverse occasioni per farcela, ma quante per franare all’inferno? Siamo forse più abituati a vedere le occasioni perse, le piccole sfortune che ci hanno privato di un possibile vantaggio o passo avanti della vita, ma se ci concentriamo onestamente sui ricordi, possiamo facilmente farci tornare sulleretine una serie nutrit, se non nutritissima, d’immagini in cui possiamo rivederci nel momento esatto in cui c’è andata proprio bene. Io ad esempio ho ancora stampato a colori nella memoria un pomeriggio di inizio autunno di quando avrò avuto si e no 10 anni. L’incrocio sotto casa mia era già all’epoca trafficatissimo e dunque pericolosissimo, con quel drittone che è Viale San Francesco e lavoglia di dare gas per la fretta o per il semplice gusto di andare veloci. Quel pomeriggio, poco prima dell’imbrunire, dovevo andare dalla Vanna a comprare delle cose per la scuola e avevo il permesso di andare da solo. Arrivo sovrapensiero alle strisce pedonali (anche ad inizio anni ’80 non era prassi rispettare il codice e fermarsi per lasciare attraversare i pedoni…insomma stando a quell’incrocio non è cambiato praticamente nulla da allora ad oggi per le strade del mio quartiere): sto per fare un secondo passo verso l’altro lato della strada, mentre penso che vorrei proprio la copertina con gli animali della Pigna per il nuovo quaderno a righe e a tagliare in due tronconi netti il mio pensiero di bimbo arriva a pochi micron dal naso il bianco della carrozzeria di un furgone…non mi aveva visto, io non avevo visto lui: la fortuna invece quella volta era ben concentrata a guardare me. Un attimo e la mia vita sarebbe cambiata. O finita. La mia vita, quella della mia famiglia, del conducente del furgone e della sua di famiglie, appese ad un attimo. Per fortuna, in quella occasione ce la cavammo tutti insieme, tutti inconsapevoli tranne me, direi e tutto grazie ad un passo più corto di qualche centimetro, o fatto qualche istante dopo…

Nel film tutto parte da un momento: un attimo che scaglia di faccia Jacob Harlon (Nicolaj Coster-Waldau) nella vita parallela di Money. Money esce dalla vita di Jacob dove era stato rinchiuso per una quarantina d’anni, a sopportare serate in ristoranti eleganti, partite a basket con amici arroganti e lunghe giornate a parlare di lavoro. L’unica cosa che Money non può fare a meno che rispettare della vita di Jacob, anzi forse questa cosa gliela invidia, è la famiglia. Katherine, la moglie carina e colta, a cui mancano pochi passi per entrare nel luccicante ed esclusivo mondo del Design; Joshua, un bel bimbone, che certo, va ripreso perché non guardi troppo la TV, ma da crescere a burro d’arachidi, onestà ed edonismo.

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Money esce dalla carcassa svuotata di Jabob, all’improvviso. Risoluto e con una violenza inaudita, ancestrale e fredda, come le severe lame con cui si afferma nel primordiale brodo di umanità in cui si trova a dover sopravvivere. Una convinzione glaciale su ciò che va fatto per stare nel posto che possa garantire la sopravvivenza sua e della famiglia del suo bozzolo, ormai morto e sepolto a suon di coltellate nel cortile polveroso del carcere in cui La Fratellanza Ariana decide di accogliere prima come adepto, poi come vertice il corpo, i baffi e l’indole cinica di Money, che si indurisce a furia di flessioni e tatuaggi.

Money e Jacob condividono anche una brillante intelligenza e si distinguono dal resto dei propri simili per lungimiranza, astuzia e saggezza. Il primo sarà così bravo a sfruttare queste caratteristiche, da surclassare quelle dell’alter ego, uccidendolo senza spargere una goccia di sangue, con il solo scopo di proteggere la famiglia che gli aveva lasciato in carico: un amico severo, ma profondamente leale, che non teme di perdere la vita, ma solo di non poterla dirigere dal più alto dei gradini della sua nuova società, che non senza sacrificio, ma come un predestinato, va a conquistare incurante della bestialità a cui si dovrà sottoporre, per poter vantare il diritto di tatuarsi un smeplice,piccolo, definitivo quadrifoglio,



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Un diario per fissare momenti e memorie altrimenti perse, dunque, che resta online e sfugge alla sfera privata solo per soddisfare quel poco di vanità che mi tiene lontano dal definitivo annullarmi: in pratica in vita.

Non troverete segreti, perché quei pochi che ho non li racconto e non li ammetto nemmeno a me stesso.

Antonio “Zanna” Zanoli

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